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Camera confederale del lavoro di Cremona

Camera confederale del lavoro di Cremona (1945 - 1981)

9 unità archivistiche collegate (totale del complesso)

Archivio

Titolo A: Congressi della Ccdl. In molti lavori di riordino in questa voce rientrano soltanto i documenti riguardanti l'attività del congresso stesso: documenti approvati, interventi e relazioni, il lavoro delle commissioni, il risultato delle votazioni. Abbiamo adottato una soluzione discutibile ma sostenuta da una ragione sostanziale: i documenti riguardanti i vari congressi sono stati conservati, nella maggior parte dei casi, ad opera del responsabile dell’organizzazione; si tratta di una documentazione comprendente anche l'attività preparatoria sia per il congresso nazionale che provinciale. La divisione di questa documentazione sarebbe stata davvero artificiosa.
Titoli B e C: Comitato direttivo e Comitato esecutivo. A che nell'archivio sindacale il criterio della provenienza, rigorosamente applicato, abbia una sua ragione d'essere molto relativa possiamo portare l'esempio di questi due titoli. Si tratta di due organismi con i contorni anche statutariamente ben definiti nel quadro decisionale ed organizzativo. Ciò giustifica il fatto che tutti i documenti che li riguardano siano collocati sotto i rispettivi titoli classificatori. In realtà molti di questi documenti (convocazioni, fogli di presenza) sono riconducibili all'attività svolta dai vari funzionari e dell'apparato tecnico.
Titolo D: Segreteria. Si potrebbe obbiettare che la suddivisione di questo titolo di classificazione abbia prodotto una eccessiva frammentazione del materiale. è d'altronde la stessa Segreteria, essendo il motore dell’attività sindacale, ad avere una tale molteplicità di funzioni che non può essere fotografata con un modello descrittivo semplificatorio. Alcune sottoclassi nascono dalla tipologia di atti prodotti e di funzioni svolte, altre dalla nostra necessità di creare gruppi omogenei di carte come ad esempio “D2 Affari della segreteria – serie cronologiche”. In “D3 Affari della segreteria – gruppi per materie” troviamo il materiale riguardante le varie competenze, sia rivolte all’organizzazione stessa che al lavoro sindacale in senso proprio. Come abbiamo già fatto notare, la scarsità di materiale ritrovalo fa sì che i fascicoli molte volte non siano da intendere come “pratiche” ma come miniserie cronologiche di documenti, spesso ulteriormente divise in “sottofascicoli” per annate.
E' il criterio di consultabilità a prevalere quando ad esempio la serie di bilanci viene contrassegnata con un solo numero (D 322−1) perché l'ordine cronologico secondo l'anno di apertura (o meglio l'anno di produzione del documento primo in ordine cronologico), rispettato nell'ordinamento dei fascicoli all'interno delle classi o sottoclassi, avrebbe disgregato un insieme molto agevole. (Vale lo stesso criterio anche per il D 333−1, dati del tesseramento.) La creazione di serie intese non come serie di documenti ma come serie di “fascicoli” e considerate alla stregua di unità archivistiche coordinate non separabili ci è parsa una soluzione appropriata.
Si noti la mancanza di suddivisione per “uffici”. Le dimensioni della nostra Camera del Lavoro non hanno sicuramente consentito la creazione di uffici veri e propri in certi campi, come per esempio la formazione. Con ricerche più approfondite si possono chiarire molti punti riguardo alla macchina organizzativa dell'apparato politico e tecnico, ma siamo convinti che i nodi strategici siano stati quelli che noi chiamiamo “competenze”, al di là della loro possibile formalizzazione in uffici. Da questo punto di vista sarebbe molto difficile collocare le carte riconducibili ad un “ufficio sindacale” e a un “ufficio contratti e vertenze” o a un “ufficio vertenze”. Una rigorosa distinzione avrebbe creato inutili divisioni in un materiale già non troppo ricco.
Le classi D 371−378 si riferiscono ai vari campi di interesse e di azione del sindacato. Per quanto riguarda il materiale qui collocato, siamo in mancanza di indicazioni circa l'originale appartenenza di questi documenti, ritrovati per lo più sparsi, quindi in mancanza di “unità archivistiche” da
rispettare. L’unica cosa possibile è stata la creazione di varie “miscellanee”.

Storia archivistica:

Il materiale che costituisce questo fondo è il risultalo del primo intervento di salvataggio, operato all’inizio degli anni ottanta. In quel periodo tale fondo era già da considerarsi chiuso, senza quindi ulteriori incrementi (con la riorganizzazione delle strutture, nel 1981 nascono le Camere Territoriali del Lavoro), anche se è stato poi di fatto arricchito da successivi ritrovamenti e versamenti da parte dei funzionari e dell’apparato tecnico. Allo stato attuale abbiamo poche speranze di colmare vistose lacune se non grazie ad auspicabili donazioni di ex funzionari e dirigenti della Cgil provinciale.
Dei cento anni di storia sindacale l’archivio documenta gli ultimi cinquanta. Per un caso fortuito, con l’acquisizione dell’archivio della ditta Frazzi, abbiamo alcuni documenti dell’inizio del secolo, resi ancora più preziosi dal loro numero esiguo (cfr. più avanti). Bisogna considerare anche il fatto che nella provincia di Cremona tradizionalmente e per molti decenni è esistita una categoria, la Federbraccianti, che sovrastava per forza e importanza tutte le altre; avendo a disposizione l’archivio della Federbraccianti, riordinato e di discrete dimensioni, abbiamo il naturale e per molti versi organico “completamento” dell’Archivio della Camera del Lavoro. Allo stesso modo, anche i fondi di altri sindacati di categoria contengono molti documenti della Camera Confederale del
Lavoro. Attraverso mezzi informatici non è difficile rimetterli in collegamento con l’archivio della struttura di provenienza.
Considerate la forza organizzativa della Cgil in provincia di Cremona e l’attività puntuale e rigorosa svolta dalla Camera del Lavoro in tutti i campi della vita economica e sociale di sua competenza, il materiale conservato può apparire la lontana ombra del lavoro di (auto)documentazione dell’organizzazione. Con i limiti sia temporali che tipologici, quel cumulo di carte inizialmente non incoraggiava la speranza di avere, come risultalo finale, un vero archivio ma, se mai, una raccolta di carte. Pochissimi fascicoli originali, alcune “miscellanee” in perfetto disordine, vari dossier e serie creati durante il precedente intervento di riordino (alla cui origine vi erano scatoloni di carte alla rinfusa): le condizioni del fondo dalle quali parte il riordino definitivo hanno posto numerosi interrogativi riguardo le procedura da seguire. L’inventario che qui presentiamo è la somma delle risposte date a questi interrogativi.
Il fondo di una struttura sindacale non più funzionante difficilmente ci giunge in forma di vero archivio, raramente e solo in pochi settori rivela attività di archiviazione (o meglio registratura) in senso proprio, il più delle volte è il risultato della volontà (postuma) di conservazione di una memoria storica. Molte volte, purtroppo, è anche il risultalo di una selezione operata più o meno consciamente tra quello che ai fini di conservazione di questa memoria storica veniva considerato importante o irrilevante, mettendo in evidenza soprattutto i criteri di valutazione del momento in cui la selezione era avvenuta.
Nel momento in cui è iniziato il lavoro di riordino del fondo della Camera Confederale del Lavoro di Cremona (nel 1990) si e potuto fare affidamento solo in piccola parte su certezze metodologiche. Vi era invece la consapevolezza di non poter e non dover mantenere una documentazione preziosa (allora solo potenzialmente) nelle condizioni in cui si trovava. Si è dovuto partire dalle carte stesse, cercando di verificare se in quel cumulo, con tutte le possibili alterazioni e le più o meno casuali o inevitabili perdite subite, esistesse davvero “l’ossatura da archivio”.
Mettendo come primo paletto di riferimento lo Statuto della Cgil(con le varie modificazioni) e la struttura organizzativa da esso prevista per le camere del lavoro, è stato possibile effettuare il primo raggruppamento dei documenti e stabilire i grandi titoli della classificazione: Congresso – Comitato Direttivo – Comitato esecutivo – Segreteria. I vari organi, ai vari livelli decisionali, hanno competenze diverse e sono queste ad imporre una ulteriore divisione dei documenti in classi e sottoclassi.
Durante lo svolgimento dell’attività legata ad una specifica competenza, l’organizzazione produce e raccoglie documenti diversi per tipologia. Circolari, verbali, corrispondenza ecc., se non facevano parte di un incartamento organico (come un fascicolo, per esempio), sono stati raccolti in serie
cronologiche. In fascicoli avrebbero dovuto essere raccolti i documenti riguardanti pratiche specifiche all’interno di una determinata competenza. Ma una ricostruzione così rigorosa non è sempre possibile. Molte volte, per la scarsezza di documenti, un fascicolo contiene tutto quanto e rimasto per documentare l’attività rispetto ad una certa competenza. Dal momento che la creazione postuma di “pratiche”, oltre ad essere quasi impossibile, e anche metodologicamente scorretta, abbiamo raccolto in serie tematiche corrispondenti alle competenze i documenti ritrovati alla rinfusa e attribuibili alla Segreteria. Altre volte ci siamo trovati in presenza di incartamenti che all’apparenza potevano essere considerati fascicoli: erano in quello stato i corposi raccoglitori dei vari funzionari responsabili per l’organizzazione. Rispettando però questi “fascicoli originali” come unità archivistiche, ci saremmo trovati, soprattutto nelle classi organizzazione e amministrazione, con una lunga serie di miscellanee, contenenti potenzialmente le in cui avrebbero potuto essere
ordinati i documenti. Partendo dal presupposto che un’organizzazione decide di riordinare il suo archivio per una puntuale documentazione della propria attività e della propria storia, la nostra scelta è stata quella dello smembramento e ricomposizione di simili incartamenti per serie cronologiche e per fascicoli che in essi tendenzialmente si intravedevano. Questo sembra in contraddizione con gli autorevoli insegnamenti secondo i quali è scorretto riportare un fondo in una forma nella quale “avrebbe dovuto essere”, ma pesa altrettanto il dovere dell’archivista di riannodare dei fili che legano tra di loro le carte di un fondo.
L’archivio sindacale deve rispecchiare la struttura interna e l’attività dell’organizzazione, comprendendo anche il lavoro di documentazione che è parte integrante dell’attività stessa. Vi possono essere perciò distinzioni sul collocamento delle carte appartenute a singole persone (carte da loro prodotte o da loro raccolte). A nostro avviso queste carte devono far parte organica dell’archivio. In un’organizzazione come il sindacato le tracce lasciate da ogni persona fisica sono tracce lasciate dall’organizzazione stessa. Le carte sembrano suggerirci che una netta distinzione tra “personale” e “ufficiale” toglierebbe un
aspetto molto importante e pieno di intriganti spunti di analisi non soltanto all’archivio sindacale ma, di conseguenza, anche al quadro complessivo che attraverso esso possiamo ricavare sull’organizzazione, sul lavoro sindacale. La raccolta di discorsi che un dirigente si costruisce nel tempo entrerà certamente sotto il titolo “carte personali”. Ma gli appunti a mano che il responsabile per l’organizzazione lascia tra gli altri documenti come promemoria per le riunioni e per i vari impegni organizzativi per realizzare una certa iniziativa faranno parie del fascicolo riguardante quell’iniziativa. Infine occorre accennare ad alcune soluzioni di collocamento e di distinzione che potrebbero suscitare perplessità.

Soggetti conservatori

Soggetti produttori

Progetti

Compilatori

  • Inserimento dati: Primo Ferrari (Archivista) - Data intervento: 18 maggio 2016