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Levi, Carlo

Levi, Carlo (1910 - 1994)

1.205 unità archivistiche collegate (totale del complesso)

Fondo

Metri lineari: 3.9

Consistenza archivistica: 1.205 unità archivistiche

Abstract:

Il riordino e l’inventariazione delle carte dell’Archivio Baldini è stato inserito, insieme alla schedatura dell’Archivio Carlo Levi, in un progetto approvato dalla Soprintendenza archivistica e bibliografica della Lombardia (a cui si rimanda per le specifiche tecniche e scientifiche) con nota numero 0002976 del 13/06/2019 (CI. 37.31.16.01/1), e in una richiesta di finanziamento a Regione Lombardia (ai sensi della LR 25 del 2016 – Bando 2019).

Il lavoro è stato affidato alla Società CAeB; la direzione scientifica è stata di Gabriele Locatelli, il coordinamento tecnico di Stefany Sanzone, l'inventariazione di Stefany Sanzone e di Giusy Bucci, il riordino e l'etichettatura di Andrea Capelli e di Stefany Sanzone.
L'impaginazione e la grafica dell'inventario è stata di Stefany Sanzone.

L’intervento di riordino e inventariazione delle carte del Fondo Carlo Levi presente a Pavia ha avuto inizio nel settembre 2019 e si è concluso nel dicembre 2019.
Al momento dell’avvio dei lavori erano presenti diverse tipologie di documenti conservati all’interno di cartelle di colore diverso.
I documenti erano stati collocati all’interno di ogni singolo contenitore differenziati per tipologia.
Prima del nostro intervento, il Fondo Carlo Levi conservato a Pavia era stato oggetto di studi e di un riordino (solo per quanto riguarda le poesie, i discorsi parlamentari, gli scritti di carattere letterario, artistico e politico), subito dopo l’acquisto delle carte, da parte di due “studiose pavesi” (così definite da Maria Corti nel saggio intitolato “La presenza di Carlo Levi nel Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia”).
Le poesie si trovavano conservate all’interno di 8 cartelle di colore blu.
All’interno delle cartelle le poesie erano state suddivise cronologicamente ma erano presenti anche poesie senza data.
Tutte le poesie erano state fascicolate singolarmente e su ogni camicia (costituita da un foglio di carta A4 piegato in due) era stato riportato il titolo o l’incipit della poesia.
Lo stesso lavoro di fascicolazione e descrizione dei documenti era stato effettuato sui discorsi parlamentari e sugli scritti di carattere letterario, artistico e politico.  
Il riordino delle poesie all’interno delle 8 cartelle non era legato comunque a fini editoriali. Tutte le raccolte di poesie leviane pubblicate sono postume. Mentre Levi era in vita alcune poesie furono pubblicate in numero ridotto su quotidiani, riviste o cataloghi di mostre, senza mai confluire in un’opera che avesse una propria autonoma consistenza.
Certamente sin dagli anni Quaranta, dopo l’esperienza della prigione e del confino forzato, cresce in Levi la volontà di dare ordine e organicità a tutti i versi e componimenti da lui prodotti, o quanto meno a una selezione ragionata degli stessi.
In una lettera datata 5 luglio 1946, Carlo Levi scrive a Linuccia Saba: Ho trovato tra le vecchie carte queste poche poesie, da aggiungere alle altre. Una o due (Non c’è sole, Ritratto) non sono male, le altre sono scherzi o cose da nulla. Vedi un po’ tu se inserirne qualcuna (le migliori) secondo la data, e mettere le altre tra le varietà, in fondo al libro.
Dal carteggio con Linuccia emergono riferimenti a un “libro” di poesie già predisposto per le stampe dallo stesso autore.
In effetti esistono tre esemplari di un volume dattiloscritto e rilegato intitolato Poesie (1934–1947), composto da 260 fogli divisi in otto sezioni e comprendente in ordine cronologico le poesie scritte durante il periodo del carcere e del confino, oltre a varie composizioni di periodi successivi.
Una copia di tale volume è presente nel Fondo pavese, un’altra era custodita da Raffaella Acetoso, erede di Saba e Levi, e oggi conservata probabilmente alla Fondazione Carlo Levi; e un terzo esemplare, incompleto, è stato invece acquisito dalla Biblioteca civica “Renzo Deaglio” di Alassio.
Nel 2008 Silvana Ghiazza curò un’edizione di questo libro e nel 2009 la più completa edizione di poesie leviane (si tratta di una raccolta di oltre 400 testi conservati presso il Centro manoscritti di Pavia, la Fondazione Carlo Levi di Roma, l’Archivio centrale dello Stato, il Fondo Levi della Biblioteca di Alassio e la Fondazione Spadolini).
La raccolta del 2009 non comprende comunque tutte le poesie presenti nel Fondo Levi pavese, ma una selezione di esse.
Per ogni poesia è stata creata una scheda in Archimista contenente il titolo o, quando non presente, l’incipit, la data cronica, se si tratta di un testo manoscritto o dattiloscritto, ed eventuali note (come la presenza di numerazioni, segni grafici, disegni di Carlo Levi).
Le poesie sono state ordinate cronologicamente, lasciando in fondo le poesie senza data (cui sono stati attribuiti estremi cronologici molto ampi che si riferiscono agli estremi generali della cartella di origine), ordinate alfabeticamente.
All’inizio dei lavori erano presenti, inoltre, 24 cartelle di colore verde contenenti le lettere inviate da Linuccia Saba a Carlo Levi (dal 1945 al 1968) e 21 cartelle di colore rosso contenenti le lettere inviate da Carlo Levi a Linuccia Saba (dal 1946 al 1968).
Ogni cartella riportava esternamente l’anno relativo alla corrispondenza contenuta e la quantità di lettere presenti.
Ricostruire il carteggio di Carlo e Linuccia è come comporre i capitoli di un romanzo epistolare.
Tutte le lettere erano state fascicolate singolarmente da Linuccia Saba che ne aveva anche redatto una trascrizione accurata, ancora presente e conservata nei fascicoli che quest’inventario presenta (la presenza della trascrizione a cura di Linuccia Saba è indicata nelle note di ogni singola unità). Queste lettere offrono la possibilità di conoscere dietro le quinte un personaggio che diventa prepotentemente pubblico dopo i lunghi anni del fascismo e della guerra, e da noto ma elitario pittore e militante politico si trasforma in scrittore di successo e in reporter d’eccezione, per concludere poi la sua parabola umana e intellettuale come senatore e uomo impegnato alacremente nel confronto quotidiano con la realtà sociale. 
Tutte le lettere sono state pubblicate nel 1994 all’interno del volume Carissimo Puck: lettere d’amore e di vita, 1945−1969 (Mancosu editore, a cura di Sergio D’Amaro) grazie al lavoro di riordino e trascrizione effettuato sulle fotocopie delle lettere ancora presenti presso la casa della signora Acetoso dopo la vendita al Centro manoscritti. 
Al corpus delle lettere con Linuccia Saba si aggiunge il carteggio con la famiglia (principalmente con la madre Annetta, le sorelle Lelle e Luisa, il padre Ercole e il fratello Riccardo). Si tratta, in particolare, delle lettere inviate e ricevute durante i periodi del carcere e del confino.
Sia l’epistolario con la famiglia che quello con Linuccia risulta nutrito e alquanto insolito.
Sono presenti, infatti, le lettere “non solo a Levi destinatario, ma di Levi mittente […] merito senza dubbio della infaticabile Linuccia Saba”.
Carlo Levi era solito, infatti, consegnare periodicamente a Linuccia la documentazione presente presso le proprie abitazioni e affidava alla stessa il riordino e la custodia. “Di qui il privilegio di epistolari a due voci, veri carteggi” cui è stata dedicata una descrizione analitica, lettera per lettera e non per mittente (anche i fascicoli dei corrispondenti contengono, in alcuni casi, lettere originali inviate da Carlo Levi).
Il carteggio presenta una miniera di dati biografici, “si possono ad esempio trarre informazioni sull’iter editoriale, sulle incertezze e i ripensamenti che accompagnarono la stesura di alcuni romanzi”, sulle abitudini e i viaggi effettuati da Carlo Levi e sui propri accompagnatori (si pensi al viaggio in Russia del 1955, in India del 1956, in Cina del 1959 e ai vari spostamenti al Sud compiuti durante il periodo dell’impegno politico e parlamentare).
Alcune lettere presentano parti di testo barrate.
Si tratta probabilmente di segni apposti successivamente da Lionello Giorni, o dalla stessa Linuccia Saba, su frasi e notizie di carattere strettamente personale.
Sono presenti, inoltre, lettere in cui non è presente la data (in questo caso, quando possibile, è stata ricavata dalle trascrizioni di Linuccia Saba) o che presentano solo l’anno di invio. Anche il carteggio con la famiglia permette di scandire due momenti importanti della vita di Carlo Levi: il periodo del carcere (presente nelle lettere dal marzo 1934 al giugno 1935) e il periodo del confino (presente nelle lettere dall’agosto 1935 al maggio 1936).
In molti casi le lettere di questo periodo sono indirizzate a tutti i membri della famiglia, in alcuni casi a “Carissimi” o “Miei cari”, senza nessuna specifica.
La corrispondenza con la famiglia e con Linuccia è stata ordinata cronologicamente e per ogni lettera è stata creata una scheda in Archimista contenente la data cronica, la data topica, se si tratta di lettera, cartolina o biglietto dattiloscritto o manoscritto e la presenza di eventuali allegati.
Tale scelta è motivata dalla consistenza dei due carteggi (suddivisi a loro volta in “Lettere di Carlo Levi alla famiglia” e “Lettere dalla famiglia a Carlo Levi”, “Lettere di Carlo Levi a Linuccia Saba” e “Lettere di Linuccia Saba a Carlo Levi”).
Il carteggio con la famiglia è composto da 135 fascicoli (contenenti in alcuni casi due lettere perché spedite nello stesso giorno alla madre Annetta Treves e alle sorelle Luisa e Lelle) e quello con Linuccia Saba da 477 fascicoli (contenenti in alcuni casi due lettere o telegrammi perché spediti nello stesso giorno).
La corrispondenza con altre personalità era, invece, conservata all’interno di 4 cartelle e ordinata alfabeticamente (riordino, anche questo, effettuato da Linuccia Saba).
In fase di schedatura sono stati mantenuti i fascicoli dei corrispondenti, contenenti tutte le lettere che costituiscono il carteggio, presente nell’intero archivio, tra Carlo Levi e i singoli mittenti e/o destinatari. All’interno dei fascicoli le lettere sono state ordinate cronologicamente. Per ogni corrispondente è stata creata una scheda in Archimista contenente l’elenco delle lettere di cui è indicata la data cronica, la data topica, se si tratta di lettera, cartolina o biglietto dattiloscritto o manoscritto e la presenza di eventuali allegati.
La ricca trama di pensiero, di ricerca e passione di Carlo Levi si rispecchia nella molteplice produzione di scritti.
Il fondo pavese conserva diverse tipologie di testi: alle pagine diaristiche (spesso su fogli sciolti, quaderni o agende) si affiancano i discorsi parlamentari (redatti durante gli anni da Senatore della IV e V legislatura) e gli scritti di varia natura (testi letterari, trafiletti di presentazione di artisti, appunti su scene e soggetti lucani, raccolta di frasi dialettali, testi di carattere sociale e politico, etc). L'unico possibile criterio di classificazione sembrava essere costituito dal contenuto dei testi, alcuni dei quali si presentavano come unità organiche mentre altri nella forma di appunti sparsi, abbozzi, brutte copie.
Tutti i testi, conservati all’inizio dei lavori in cartelline diverse per ogni tipologia, erano stati fascicolati singolarmente durante il lavoro svolto in precedenza dalle due studiose e su ogni camicia (costituita da un foglio di carta A4 piegato in due) era stato riportato in alcuni casi il titolo o l’argomento trattato.
L’attuale classificazione degli scritti in settore (scritti parlamentari, scritti letterari, artistici, politici e sociali) è motivata dalla pluralità del mondo leviano, testimonianza della circolarità delle sue idee, dei molteplici interessi e delle infinite attività svolte dall’autore nel corso della sua vita.
Per ogni testo è stata creata una scheda in Archimista contenente il titolo dello scritto, se presente, o l’incipit, l’argomento trattato, se si tratta di testo manoscritto o dattiloscritto e gli estremi cronologici.
Il fondo conserva, inoltre, studi per scenografie, sceneggiature (con divisioni in scene e parti e dialoghi) e soggetti cinematografici (relativi non solo alla trasposizione cinematografica del Cristo si è fermato a Eboli). A questo materiale si affiancano piccoli saggi e brevi appunti sul cinema.
Dalla lettura di queste carte emerge l'immagine forse inedita di un uomo teso all'espressione continua del suo mondo interiore attraverso vari codici espressivi: la fertilità del lavoro pittorico è testimoniata dalle lettere alla Saba in cui Levi racconta di riuscire a completare anche due quadri al giorno; la stessa tensione dà vita a una grande quantità di riflessioni estemporanee, di appunti progettuali o autocomunicativi, a una scrittura autobiografica infine che si caratterizza per costanza di stile. Tale costanza trova giustificazione nel ruolo che lo scrivere sembra svolgere in questo autore: quello di fissare esperienze di vita che, per quanto legate alla realtà storica, vengono come decantate da ogni contingenza dolorosa (come l'esperienza del carcere e del confino) per assumere una dimensione simbolica.

L’attività di schedatura ha dunque prodotto 1205 unità archivistiche che sono state organizzate nelle seguenti serie e sottoserie: 
Serie 1 – Fascicoli dei corrispondenti
− Sottoserie 1.1 – Corrispondenza inviata e ricevuta da Carlo Levi
− Sottoserie 1.2 − Lettere di terzi a terzi
Serie 2 − Corrispondenza con la famiglia
− Sottoserie 2.1 − Lettere di Carlo Levi alla famiglia
− Sottoserie 2.2 − Lettere dalla famiglia a Carlo Levi
Serie 3 − Corrispondenza con Linuccia Saba
− Sottoserie 3.1 − Lettere di Carlo Levi a Linuccia Saba
− Sottoserie 3.2 − Lettere di Linuccia Saba a Carlo Levi
Serie 4 − Opere e scritti
− Sottoserie 4.1 − Cristo si è fermato a Eboli (1945)
− Sottoserie 4.2 − Paura della libertà (1946)
− Sottoserie 4.3 − L'Orologio (1950)
− Sottoserie 4.4 − Altre opere
− Sottoserie 4.5 − Poesie
− Sottoserie 4.6 − Diari e pagine diaristiche
− Sottoserie 4.7 − Scritti di carattere artistico
− Sottoserie 4.8 − Scritti di carattere letterario
− Sottoserie 4.9 − Scritti di carattere politico e sociale
− Sottoserie 4.10 − Scritti parlamentari (IV e V legislatura)
− Sottoserie 4.11 − Studi e scritti sul cinema
− Sottoserie 4.12 − Altri scritti
Serie 5 − Interviste rilasciate
Serie 6 − Documenti personali
Serie 7 − Articoli di giornale e altri materiali
Serie 8 − Scritti di mano non leviana
Serie 9 − Materiali del Centro manoscritti di Pavia

La consistenza complessiva è di 1205 unità archivistiche, conservate in 49 fascicoli e 13 scatole lignee collocate all’interno di una cassaforte.
Durante la fase di inventariazione sono stati eliminati materiali potenzialmente dannosi per le carte (graffette,plastiche, elastici); ogni unità archivistica è stata raccolta da una fascetta di carta non acida su cui è stata apposta un’etichetta
La segnatura assegnata a ciascuna unità archivistica è costituita dalla sigla LEV (che identifica all’interno del Centro Manoscritti il soggetto produttore Carlo Levi) seguita dal numero di serie (da 01 a 09) e da un numero progressivo di fascicolo per ogni serie. 

Il livello descrittivo è stato mantenuto coerente tra tutte le sezioni dell’archivio.

Storia archivistica:

Il Fondo Carlo Levi conservato a Pavia è composto da materiale documentario di varia natura, chiara testimonianza della molteplicità degli interessi dell’autore e delle varie forme di espressione dei pensieri da lui utilizzate nell’arco della sua vita.
L’arrivo del fondo a Pavia è datato al 1986 a seguito di trattative condotte da Lionello Giorni, marito di Linuccia Saba, con Maria Corti. In quell’anno fu, infatti, acquistata dal Centro manoscritti una parte delle carte leviane trattenute da Linuccia presso la sua abitazione.
Si hanno poi notizie dell’acquisto da un antiquario del volume dattiloscritto contenente le poesie dal 1934 al 1947.
L’Archivio Carlo Levi, come molti archivi di persona, è caratterizzato da una dislocazione frazionata delle carte (per questo motivo si parlerà qui di Fondo Carlo Levi,indicando la partizione delle carte presenti a Pavia), materiale disomogeneo raccolto nel corso degli anni in modo non sistematico.
I motivi di tale frazionamento, oggetto di convegni e studi, risalgono al modus operandi di Linuccia Saba, erede del patrimonio artistico di Carlo Levi come da disposizioni testamentarie. Dopo la morte di Carlo Levi, infatti, Linuccia Saba istituì nel 1975, nel rispetto della volontà testamentaria di Carlo Levi, la Fondazione Carlo Levi di Roma, con l’intento di raccogliere e preservare il cospicuo lascito letterario e artistico leviano.
Tuttavia, è appurato che fosse consuetudine di Linuccia prelevare del materiale e trattenerlo nelle sue abitazioni private. Si hanno notizie, quindi, di diversi fondi archivistici relativi al corpus documentario leviano.
Alla documentazione presente al Centro manoscritti si aggiungono i fondi presenti presso l’Archivio centrale dello Stato, che custodisce i documenti prima conservati presso la Fondazione Carlo Levi di Roma, la Biblioteca civica “Renzo Deaglio” di Alassio (del trasferimento delle carte ad Alassio si occupò nel 2004 l’erede di Lionello Giorni, Raffaella Acetoso), la Fondazione Spadolini (che conserva una piccola donazione di documenti da parte degli eredi di Levi al Presidente Spadolini), il Centro Carlo Levi di Matera, e il Cdec-Fondo Carlo Levi Meridionalista (che però conserva solo fotocopie di documenti presenti a Roma).
Non si esclude la presenza di altri documenti presso eredi o privati.
Si ricorda, inoltre, la presenza del manoscritto del Cristo si è fermato a Eboli presso l’Università del Texas (Austin) cui fu venduto nel 1964 da Anna Maria Ichino.
Maria Corti, nel testo “La presenza di Carlo Levi nel Fondo Manoscritti dell’Università di Pavia”, presentava il Fondo Levi come il corpus di un artista le cui attività intellettuali sono tante che egli rende plurima ogni sua giornata, scandita allora in più mattini, più pomeriggi e crepuscoli, dove si danno il cambio l’uomo politico, il confinato, il medico, il pittore, il poeta, il prosatore, col tempo il membro del Senato.
Il Fondo Carlo Levi infatti “colpisce lo studioso, inondato com’è dagli esiti delle attività multiformi del suo creatore” che si rispecchiano nelle diverse tipologie delle carte presenti.
Il fondo pavese, costituito da materiale eterogeneo per qualità e cronologia, conserva, in particolare, due cospicui nuclei documentari: il primo è formato dai carteggi con la famiglia (risalenti al periodo del carcere e del confino) e con Linuccia Saba (dal 1945 al 1968), il secondo dai testi poetici (sono presenti oltre 300 poesie in fogli sciolti, raccolte o su quadernetti, scritte dagli anni Venti fino alla morte).
A questi documenti si aggiungono testi narrativi, sceneggiature, scritti di carattere letterario, politico e artistico e documenti personali. Sono presenti, inoltre,i testi manoscritti e dattiloscritti de L’Orologio, il testo manoscritto di Paura della libertà, le introduzioni e le note per l’edizione scolastica del Cristo si è fermato a Eboli.
Prima del presente intervento il fondo si presentava non organizzato e privo di strumenti di corredo utili alla ricerca e alla consultazione delle carte.
Al momento dell’avvio dei lavori era presente un elenco di consistenza in formato word del contenuto di alcune cartelle relative alle poesie e agli scritti. In alcuni casi la descrizione non corrispondeva, inoltre, al materiale contenuto, poiché sotto una voce molto generica erano raccolti scritti diversi.
È stato quindi valutato come prioritario un intervento di descrizione analitica e di riordino delle carte dell’intero fondo.

Condizione di accesso:

liberamente accessibile

Condizione di riproduzione:

consentita per uso studio

Stato di conservazione:

ottimo

Soggetti conservatori

Soggetti produttori

Progetti

Compilatori

  • Inserimento dati: Stefany Sanzone (Archivista) - Data intervento: 20 dicembre 2019
  • Revisione: Gabriele Locateli (Archivista) - Data intervento: 21 dicembre 2019