Comune di Branzi ( sec. XVI - )

Tipologia: Ente

Tipologia ente: Ente pubblico territoriale

Sede: Branzi

Codici identificativi

  • MIDB0012B0 (PLAIN) [Verificato il 22/10/2013]

Profilo storico / Biografia

Branzi appare unito a Fondra e a Carona a formare il comune di Valfondra, menzionato sin da metà Duecento (1). Nel 1595 i tre comuni si separarono. Il capitano di Bergamo Giovanni Da Lezze, l’anno successivo, parla di Branzi come da poco costituitosi in comune e lo descrive assieme alle altre comunità che formavano la Valfondra (2). Il comune era proprietario di una caneva (taverna) dove il vino veniva venduto a prezzi calmierati. Vi erano, inoltre, un forno e due fucine per la lavorazione del ferro, quattro mulini, due segherie, tutti alimentati dal Brembo. A quella data, complessivamente i tre centri contavano 258 fuochi e 1410 abitanti.
Branzi faceva parte del distretto di valle Brembana Oltre la Goggia, geograficamente situato nella parte settentrionale del territorio bergamasco delimitato a nord dalla Valtellina, ad ovest dalla valle Averara e dalla Valtorta, a sud dalla valle Brembana Superiore e ad est dalla valle Seriana Superiore.
La valle Brembana risulta soggetta per la prima volta ad un vicario nel 1338 e poi nel 1349. La situazione, evidentemente, non era ancora definita con certezza. Nel 1359 la valle Brembana appare assieme alle valli Imagna e San Martino. Nel 1363 e 1365 è, invece, con la valle Seriana. Nel 1368 si ha ancora un riferimento ad un vicario “vallium Seriane et Brembane” e a statuti (che per la Brembana risalgono al 1364). Nel 1379 la valle Brembana è ancora unica. Nonostante ciò, il termine “Goggia” comincia ad essere sempre più presente a testimoniare una sempre più evidente differenza fra l’alta valle e il resto. Nel 1397 abbiamo per la prima volta sindaci delle due parti. Risale al giugno 1428 la prima menzione di un vicario dell’Oltre Goggia residente in Piazza con amministrazione nel civile fino a 25 lire. La situazione datava, probabilmente, ai primi anni venti. Gli statuti di valle furono rivisti solo nel 1587-88. La valle, di cui in età veneta facevano parte i comuni di Piazza, Lenna, Valnegra, Moio, Piazzatorre, Piazzolo, Baresi, Bordogna, Ronco, Valleve, Foppolo, Branzi, Carona, Fondra, Trabuchello e Cambrembo, era privilegiata fiscalmente (era esente dal pagamento di alcuni dazi quali quelli su carni, pane, vino), era amministrata da un vicario inviato da Bergamo che risiedeva a Piazza e Valnegra e da un consiglio di valle, al quale spettava l’elezione dei funzionari di valle. Il consiglio della valle era formato dai consoli e da uno o due anziani per ogni comune, si riuniva con il vicario e, fra le altre competenze, eleggeva il tesoriere di valle al quale, al termine del mandato, rendeva conto.
Così viene descritta l’alta valle a fine Cinquecento “… sterile et montuosa, che in tutto non si raccolie grani per un mese ciové formento et milio, senza vino et senza castagne; ma a Bergomo et nel teritorio levano i grani e vino et parte del vino in Valtulina. Fa gran quantità de carboni, i quali per il più si consumano nei forni et fusine del ferro come si dirà et il resto si porta a Bergomo. Et in oltre questa gente traffica in borre che tagliano nei monti superiori di Valleve intorno 3000 l’anno, che conducono giù per il fiume Brembo fin al Ponte Santo Pietro di dove poi con carri et muli conducono a Bergomo per brugiar. Vi è la mercanzia della ferrarezza, lavorando gli huomini così nelle minere come nei forni et fusine. Altri atendono a gl’animali vacchini, quali al tempo del està per quattro mesi pascolando nei monti di essa valle et l’invernata si reducono nei piani del Milanese, dove stanno otto mesi del anno, attendono alle grassine de formazzi et bottieri, over onti sotili.” (3).
Il vicario di valle veniva inviato annualmente da Bergamo, nominato dal consiglio maggiore cittadino. Aveva giurisdizione nel civile sino a 100 lire (somme in seguito incrementate, 400 lire nel 1612 e 600 alla fine del Seicento) e nel penale sino a 25. Risiedeva a per sei mesi a Piazza Brembana e per sei a Valnegra. Il suo salario era pagato dalla valle alla camera fiscale di Bergamo. Le condanne criminali venivano versate alla camera di Bergamo, le civili alla valle. Al termine del suo mandato era sottoposto al controllo di tre sindacatori secondo il dettato degli statuti di valle.
Nel corso del Seicento, data la loro lontananza da Piazza e da Valnegra, i comuni dell’alta valle, in particolare Foppolo e Valleve, chiesero di poter disporre di un luogotenente stabilmente residente in Branzi. Il capitano di Bergamo respinse la richiesta ma ribadì l’obbligo per il vicario, o per il suo luogotenente, di recarsi per almeno quattro giorni al mese in alta valle. Dall’ottobre del 1739 il vicario ebbe sede nella sola Piazza Brembana (4).
Alla fine del Settecento Branzi contava 330 abitanti. Date le ridotte dimensioni, Branzi aveva una struttura amministrativa più semplice, essendo limitato alle figure del console e dei sindaci (oltre a deputati eletti dai consigli per operare su specifiche questioni) l’organigramma comunale. Ad essi si affiancavano i calcolatori in occasione delle verifiche contabili e il rappresentante del consiglio di Valle.
Durante l’età napoleonica (1797 – 1815), il territorio bergamasco conobbe sostanziali e numerosi cambiamenti del proprio assetto politico istituzionale. L’arrivo delle truppe francesi nella primavera del 1797 determinò la fine della presenza veneziana, e del cosiddetto Ancien Regime, e l’avvio di un’esperienza nuova, inaugurata dalla Repubblica Bergamasca. L’Oltre Goggia reagì alle notizie da Bergamo con una mobilitazione generale. La documentazione di Branzi testimonia in tempo reale i momenti di tale reazione (5). Il periodo napoleonico fu caratterizzato dalla rottura rispetto alla stabilità istituzionale dei tre secoli precedenti. Il 17 aprile 1797, in primo luogo, l’ente comune così come si era andato definendosi e organizzandosi nel tempo vide chiusa la propria esperienza. In quel giorno, infatti, in ogni chiesa della bergamasca gli uomini capaci di voto si riunirono per eleggere i propri rappresentanti all’organo che entro pochi giorni avrebbe dato vita alle nuove amministrazioni locali denominate “municipalità”. Venne rivista anche la plurisecolare suddivisione amministrativa del territorio e Branzi fu inserito nel cantone di Piazza Brembana assieme a Piazza San Martino, Averara, Baresi, Bordogna, Carona, Cassiglio, Cusio, Fondra, Foppolo, Mezzoldo, Moio, Olmo, Piazzatorre, Piazzolo, Ronco, Santa Brigida, Trabuchello, Valnegra, Valleve, Valtorta, Ornica (6). L’esperienza della repubblica bergamasca si esaurì nell’estate del 1797, quando il territorio orobico venne incorporato nella repubblica Cisalpina. Nel marzo 1798 venne introdotta una nuova distrettuazione che inserì Branzi (ufficialmente unito a Carona) nel distretto delle Sorgenti del Brembo, con centro come di consueto in Piazza Brembana (7). In seguito Branzi seguì le sorti degli altri comuni della zona, diventando parte delle partizioni che in età napoleonica a più riprese ridisegnarono la mappa del territorio bergamasco. Dal punto di vista della propria autonomia, Branzi superò indenne il drastico ridimensionamento della legge 31 marzo 1809, legge che attraverso accorpamenti ridusse il numero di comuni da circa 400 a poco più di 130. Dal primo gennaio 1810, in seguito alla legge citata, Branzi aggregò Carona, Trabuchello e Fondra, a ricostituire l’antico comune di Valfondra.
Con l’attivazione dei comuni della provincia di Bergamo, in base al compartimento territoriale del regno lombardo-veneto, venne collocato nel distretto VIII di Piazza (notificazione 12 febbraio 1816); aggregò Monaci con Cagnolo dei Branzi con decreto 8 febbraio 1817 (Variazioni compartimento provincia di Bergamo, 1816-1835; Variazioni compartimento provincia di Bergamo, 1816-1838); fu confermato nel medesimo distretto in forza del successivo compartimento territoriale delle province lombarde (notificazione 1 luglio 1844). Nel 1853 fu inserito nel distretto V (notificazione 23 giugno 1853); a quella data era comune, con convocato generale, di 707 abitanti. Il comune di Branzi prima dell’Unità d’Italia, per il breve periodo del Regno Sardo Lombardo, fu amministrato sulla base della Legge 20 novembre 1859, n.3754 sull’ordinamento comunale e provinciale e per quanto concerne l’amministrazione patrimoniale dalla Legge 25 ottobre 1859 sui bilanci preventivi e consuntivi. Secondo il Titolo I della Legge comunale e provinciale 1865/n.2248 il Regno venne diviso in Province, Circondari, Mandamenti e Comuni. Il Prefetto divenne il rappresentante del potere esecutivo nell’ambito della provincia, coadiuvato da un Consiglio di Prefettura (le attribuzioni di entrambi erano fissate dalla predetta legge n.3754/1859). Nell’ambito del circondario era collocato un sottoprefetto che eseguiva oltre alle incombenze prefissate dalla legge le direttive del Prefetto. Branzi venne collocato nel circondario di Piazza Brembana. In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Branzi con 759 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento X di Piazza, circondario I di Bergamo, provincia di Bergamo. Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 767 abitanti (Censimento 1861). In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Nel 1867 il comune risultava incluso nel mandamento di Piazza Brembana, circondario di Bergamo e provincia di Bergamo.

Note
(1) Testamento di Alberto de Casso a favore, fra l’altro, del comune di Fondra, Branzi e Carona, 2 luglio 1259. Curia vescovile di Bergamo, Fondo Pergamene, 2233.
(2) Giovanni Da Lezze, “Descrizione di Bergamo e del suo territorio 1596”, Bergamo, Provincia di Bergamo, Assessorato Istruzione e cultura, Centro documentazione beni culturali, 1988,pp. 269-272. Notizie dall’opera “Il comprensorio minerario e metallurgico delle valli Brembana, Torta e Averara dal XV al XVII secolo” di Marco Tizzoni; provincia di Bergamo, 1997.
(3) Da Lezze, op. cit., pp. 260-262.
(4) F. Luini, voci relative al territorio dell’alta valle in “Istituzioni del territorio lombardo dal XIV al XIX secolo”, Milano, Regione Lombardia, settore trasparenza e cultura, servizio biblioteche e beni librari e documentari, 2000.
(5) Cfr. unità 14.
(6) Distrettuazione della Repubblica Bergamasca, 17 aprile 1797.
(7) Legge per l’organizzazione del Dipartimento del Serio 6 marzo 1798, Consiglio dé Seniori della Repubblica Cisalpina.

Complessi archivistici

Compilatori

  • Fabio Luini (Archivista)