Pie Case di ricovero e industria di Monza ( 1831 - 1985 )

Tipologia: Ente

Tipologia ente: Ente di assistenza e beneficenza

Sede: Monza

Codici identificativi

  • MIDB00181F (PLAIN) [Verificato il 22/10/2013]

Profilo storico / Biografia

La Pia casa di ricovero cominciò la sua attività il 28 settembre 1831 con sede nel caseggiato denominato San Gerardino (edificio del vecchio ospedale che era affittato a privati dopo il trasferimento dell’Ospedale nella casa Dugnani di piazza Isola) (1).
Ma la sua erezione venne progettata fin dal 1826 quando la Congregazione municipale di Monza e la Direzione delle elemosine di concerto con I. R. Commissario distrettuale dell’Amministrazione dell’Ospedale cominciarono ad incontrarsi per provvedere anche a Monza al “bando della mendicità sulla strada”. Il progetto venne approvato con Dispaccio governativo 27 luglio 1928 n. 14854-2118 (2).
Con lo stesso dispaccio venne approvata l’erezione della Pia Casa d’industria la cui attività ebbe inizio il 17 ottobre 1831.
Lo scopo delle Pie Case di ricovero ed industria fu così determinato: “La Pia Casa di ricovero ha per iscopo di ricoverare e mantenere poveri vecchi di ambo i sessi, impotenti per età a procurarsi i mezzi di sostentamento, prestando loro sino alla morte una completa assistenza fisica e morale. La Pia Casa d’industria ha per istituzione di fornire lavoro verso una modica retribuzione in denaro ed in viveri a poveri comunisti di Monza, esclusi i ragazzi, che per eventuali crisi commerciali, ed in causa di tempi eccezionali non ne potessero trovare altrove, o che per fisica costituzione non fossero adatti a lavoro stabile e gravoso” (3).
Sempre lo Statuto precisava “Questi stabilimenti sebbene concentrati in un locale e destinati a coadiuvarsi l’un l’altro, per intrinseca loro natura e per il loro rispettivo interesse, si considerano l’uno dall’altro divisi” (4).
Le spese del primo impianto furono a carico dell’Amministrazione ospedaliera e della Direzione delle elemosine e delle doti (5).
In virtù del R. D. 5 ottobre 1864 la Pia Casa di ricovero passò alla Congregazione di carità (6).
Le due Case ebbero patrimonio comune fino al 1874, quando la Congregazione di carità costituisce il patrimonio speciale della Casa d’industria con le rendite del Legato Segni del Natale (31 dicembre 1896) e del Legato Leoni (31 dicembre 1906) (7).
Per quanto poi riguarda il numero dei ricoverati si passò dai 40 del 1831, ai 55 nel 1837, ai 61 nel 1885, ai 72 del 1892 (8). Il numero massimo di capienza era ritenuto in 75 unità (9).
Nel 1897 la Pia Casa di ricovero acquistò l’edificio del vecchio ospedale in piazza Garibaldi e vi stabilì la propria sede insieme alla Pia casa di industria (10).
La sede cambiò nel 1928 quando con la donazione di Samuele Cambiagli in memoria del padre Giuseppe venne costruito il nuovo edificio della Casa di riposo in via Arnaldo da Brescia (11).
Nello stesso anno la Casa di ricovero vendette l’edificio di piazza Garibaldi al comune e i vecchi vennero trasferiti in via Arnaldo da Brescia, nella nuova casa (12).
In forza delle Legge 3 giugno 1937 la Pia Casa di ricovero e industria passò all’Ente Comunale di Assistenza (13).
In realtà, come indicato nel 1931 nella lettera del presidente della Congregazione di carità Vincenzo Brigatti allegata al Questionario relativo alla Pia Casa di industria compilata per il censimento, “… la Casa di industria, da oltre 10 anni, non è più in grado, dati i mutati sistemi di lavorazione, di fornire lavoro giornaliero ai poveri. Con i suoi redditi, esigui peraltro, […] si cura il mantenimento di vecchi presso la Pia Casa di ricovero amministrata da questa congregazione di Carità” (14).
Con R. D. del 5 settembre 1938 le Pie Case di ricovero e di industria furono rese autonome dall’ECA (15).
La legge 3 giugno 1937 n. 847 prevedeva infatti all’art. 8 “il decentramento con amministrazione autonoma delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, già amministrate dalla Congregazione di carità, che hanno fini diversi dall’assistenza generica, immediata e temporanea, come ospedali, ricoveri di vecchi e inabili, orfanotrofi, ecc.”. In ottemperanza a tale legge con D.R. del 29 giugno 1939 furono decentrate anche l’Opera pia Bellani e il Ricovero di mendicità. Dopo un periodo di commissariamento le quattro opere pie dall’agosto 1940 vennero amministrate da un unico (16) Consiglio di Amministrazione delle Pie Case di ricovero e Orfanotrofi di Monza (17).
Per quanto riguarda il numero dei ricoverati per il periodo 1941-1950 esso oscillò da un massimo di 100 nel 1941 ad un minimo di 54 nel 1956 per diminuire col passare degli anni fino ad arrivare al minimo di 32 nel 1968 (18).
Nel 1971 con la convenzione stipulata con l’Ospedale di Monza la Casa di ricovero mise a disposizione dell’Ospedale stesso il fabbricato denominato “Casa Cambiaghi” di via Arnaldo da Brescia affinché l’Ospedale realizzasse degenze chirurgiche e sale operatorie mentre l’Ospedale mise a disposizione in cambio per gli ospiti della Casa di ricovero il piano terreno del padiglione Vittorio Emanuele.
Con successiva convenzione nel 1981 l’Ospedale concesse in comodato al Comune di Monza e per esso alla Casa di riposo, in cambio della conferma dell’uso della Casa Cambiagli, l’utilizzo dell’intero padiglione Vittorio Emanuele per la realizzazione di strutture per anziani autosufficienti (19).

Nel 1985 la Pia Casa di ricovero e la Pia Casa d’industria vengono fuse per incorporazione nell’O. P. Bellani con Decreto del Presidente della Regione Lombardia del 3 luglio 1985 n. 336/Ass.(20).

Nell’estate del 2000 gli ultimi ospiti della Casa di riposo (collocata in via Arnaldo da Brescia) vennero trasferiti nella Residenza Don Angelo Bellani di via Lipari.

Note:
(1) Cfr. l’approvazione del 27 luglio 1828 da parte dell’I. R. Governo del progetto inoltrato dalla Delegazione provinciale di Milano di erigere una casa d’Industria e di ricovero in Monza nel locale di San Gerardino “detto anche Spedale vecchio” nel fascicolo “Atti relativi all’attivazione della Casa di ricovero ed industria” in ASCRIMz (1/2).
(2) Cfr. i verbali delle sedute del Consiglio comunale di Monza, degli amministratori dell’Ospedale cittadino, della Congregazione di carità e dell’I. R. commissario distrettuale riguardanti l’erezione di una Casa di ricovero e d’industria nella città di Monza e la scelta dei locali adatti (1817-1827) nel fascicolo “Pia Casa di ricovero e d’industria in Monza”, in ASCMz1 (22/3). Nell’archivio delle Pie Case di ricovero e industria è comunque presente documentazione di un precedente progetto di attivazione di una casa di lavoro dipendente dalla Congregazione di carità nato su iniziativa del Prefetto del dipartimento di Olona nel 1808; cfr. il fascicolo “Atti della Congregazione di carità sulla progettata Casa di ricovero e industria”, in ASCRIMz (1/1).
(3) Cfr. art. 3 dello “Statuto organico delle Pie Case di ricovero e di industria in Monza”, in ASCRIMz (1/3).
(4) Cfr. art. 2 dello “Statuto…”, Ibidem.
(5) Cfr. per le diverse direzioni dell’Ospedale i fascicoli: “Creazione della Congregazione di carità” e “Concentramento dell’Amministrazione e delle Diverse direzioni nella Congregazione di Carità”, in ASHSG (39/1 e 39/2).
(6) Cfr. Statuto organico della Congregazione di Carità in Monza 1868 in ASCSRMz (1/2). Vedi inoltre in ASHSG il fascicolo “Concentramento dell’Amministrazione e delle Diverse direzioni nella Congregazione di Carità” (39/2); in ECA1Mz il fascicolo “Stato patrimoniale della Congregazione di carità”(60/15B); in ASCMz1 il fascicolo “Concentrazione dell’amministrazione delle Opere pie nella Congregazione di carità” (22/2).
(7) Si stabilì nel 1896 di devolvere le rendite del Legato Segni del Natale a favore della Pia casa d’industria in attesa dell’istituzione del Ricovero di mendicità, tale rendita venne poi di nuovo stralciata nel 1906 con l’istituzione del Ricovero di Mendicità; cfr. i fascicoli “Ricovero di mendicità in Monza – Repressione dell’accattonaggio” e "Ricovero di mendicità e Casa d’industria in ASCMz1 (23/1 e 24/1).
(8) Cfr. il fascicolo "Movimento annuale dei ricoverati, in ASCRIMz (36/9).
(9) Cfr. il fascicolo “Progetto per migliorare il trattamento ai ricoverati” in ASCRIMz (36/11).
(10) Cfr. il fascicolo “Opere somministrazioni pel parziale riordinamento del vecchio Ospedale ad uso Pia Casa di Ricovero”, in ASCRIMz (16/1).
(11) Cfr. il sottofascicolo “Donazione Cambiaghi” , in ASCRIMz (18/4).
(12) Cfr. il fascicolo “Vendita dell’edificio della Casa di ricovero”, in ASCRIMz (18/4).
(13) Cfr. “Relazione sulla costituzione dell’Ente Comunale di Assistenza” a cura del presidente della Congregazione di carità (12 giugno 1937) e “Verbale di consegna della Congregazione di carità e delle opere pie da essa amministrate” nel fascicolo “Statuto e istituzione ECA” in ECA3Mz (14/4) e il fascicolo “Statistica opere pie amministrate”, in ECA2Mz (8.2.1 b. 38).
(14) Cfr. Questionario Pia Casa di industria nel fascicolo “Censimento generale delle istituzioni di assistenza e beneficenza”, in ECA2Mz (8.2.2 b. 38).
(15) Cfr. il fascicolo “Decentramento delle Case di ricovero e d’industria dall’ECA”, in ASCRIMz (2/4). Pur rimanendo il nome formale di Case di ricovero ed industria in realtà dal 1921 la Casa d’industria cessa di funzionare come si dichiara nella scheda relativa all’opera pia redatta nel 1931: “La Casa d’Industria, da oltre 10 anni, non è più in grado, dati i mutati sistemi di lavorazione, di fornire lavoro giornaliero ai poveri. Coi suoi redditi, esigui peraltro come desumesi dal questionario n. 1, si cura il mantenimento di vecchi presso la Pia Casa di Ricovero amministrata da questa Congregazione di carità”, cfr. il fascicolo “Statistica Opere pie amministrate”, in ECA2Mz (8.2.1. b.38).
(16) “E’ noto che la legge sulle IPAB n. 6972 del 1890 prevede (articoli 58, 59) la possibilità che istituzioni aventi affinità di scopi possano essere riunite in gruppo. Tale ‘raggruppamento’ consiste nell’unione permanente di due o più opere pie sotto un’unica amministrazione autonoma, separata dall’ECA, la quale può essere o quella preesistente di una delle opere raggruppate, cui è devoluta la gestione della altre, o è addirittura un’amministrazione nuova. Ogni opera pia, soggetta a raggruppamento, mantiene cioè inalterata la propria figura e personalità giuridica, la propria autonomia patrimoniale, il proprio scopo e i propri soggetti passivi; soltanto per ragioni di economia e di semplicità di gestione, l’organo cui spetta la gestione e quello cui spetta la rappresentanza delle O.P. sono unici per tutte le OO. PP. raggruppate. Nelle nostre OO. PP. È avvenuto appunto ‘un raggruppamento’, voluto dal Ministero dell’interno. Cioè, l’Amministrazione della P.C.R. (O.P. decentrata per prima) assunse la gestione anche dell’O.P.B.” (cfr. verbale di deliberazione del Consiglio di amministrazione del 25 giugno 1964, n. 9, in ASBMz (6/5).
(17) Cfr. Sulla complessa vicenda della costituzione del Consiglio di amministrazione vedi la dettagliatissima risposta dell’Amministrazione delle Pie Case di ricovero e Orfanotrofi di Monza al Comune di Monza che contestava l’irregolarità della nomina del Presidente, ASBMz (6/5).
(18) Cfr. il fascicolo “Situazione dei ricoverati”, in ASCRIMz (38/1).
(19) Cfr. il fascicolo “Convenzione tra l’Ente Ospedaliero, il comune di Monza e l’Opera Pia Casa di Ricovero Cambiaghi per l’utilizzo del padiglione Vittorio Emanuele da destinarsi ad anziani autosufficienti”, in ADCMz (1981/34-106).
(20) Cfr. il fascicolo “Statuto 1985” in ADBMz (49/4) e nello stesso fascicolo la relazione del commissario straordinario del 30 ottobre 1986.

Congregazione di carità di Monza, Breve cenno sulle origini, sullo scopo, la consistenza e sviluppo patrimoniale delle Opere pie amministrate dalla Congregazione di carità di Monza, Monza Stab. Tipo-Litografico G. Ghezzi 1913.
Napoleone Mariani, Cenni sulla beneficenza monzese, Monza Tipografia I. Paleari 1887.
La beneficenza e l’assistenza sociale nella provincia di Milano, a cura della Deputazione provinciale, Milano 1919, pp.924-950.
Giuseppe Colombo, Istituzioni religiose benefiche nella storia di Monza, parte seconda, La Città di Monza, n. 11 settembre-ottobre 1960, pp. 24-32.
Giuseppe Colombo, Angelo Bellani e le istituzioni caritative nella storia di Monza, Monza, Società di studi monzesi, 2002).

Complessi archivistici

Compilatori

  • Paolo Pozzi (Archivista)