Marzoli spa [numero REA: 329299 Bs] ( 1989 - )

Tipologia: Ente

Tipologia ente: Ente economico / impresa

Sede: Palazzolo sull'Oglio

Codici identificativi

  • MIDB001988 (PLAIN) [Verificato il 22/10/2013]

Profilo storico / Biografia

Numero REA: 329299 Bs

Ragione sociale/forma giuridica/capitale sociale e settore di attività iniziali:
Fratelli Marzoli e C. – Società per azioni – Lire 30.006.160.000 (versato 22.656.160.000, sottoscritto 22.656.160.000) – esercizio dell’industria meccanica in genere e della fondiaria in ghisa e metalli con particolare riguardo alle macchine ed accessori per filatura e tessitura

Ragione sociale/forma giuridica/capitale sociale e settore di attività finali:
Marzoli spa – Società per azioni – euro 15.493.707, 00 (deliberato);€15.493.707, 00 (sottoscritto);€12.394.966,00 (versato) – costruzione di macchine ed accessori per l’industria tessile; 29.54.1.

Profilo storico
Le origini di questa società risalgono alla metà del XIX secolo e precisamente al 1 gennaio 1851 quando, Cristoforo Marzoli (1829-1894), un armaiolo già al servizio della Marina Imperiale, diede vita ad una piccola officina meccanica in via Gorini a Mura di Palazzolo sull’Oglio (BS), la ‘Cristoforo Marzoli e Figli’. L’opificio in brevissimo tempo riportò un grande successo tanto che Marzoli, potendo contare sulla collaborazione dei figli Gaetano, Vittorio e Francesco, affiancò alla riuscita attività meccanica anche quella di costruzione di macchine tessili, valendosi di una propria fonderia. Nel 1889 arrivò il primo riconoscimento esterno: la Marzoli venne infatti premiata con una medaglia d’oro per un banco da filanda completo (che venne anche brevettato). Dall’anno successivo, dopo essersi trasferita in un vecchio filatoio di seta di proprietà dei conti Lantieri de’ Paratico, opportunamente ristrutturato e rinnovato, ampliò la propria produzione estendendola ai settori della rubinetteria, delle pompe per pozzi e agli articoli di enologia. All’inizio del nuovo secolo però i tre fratelli scelsero strade differenti: Francesco proseguì l’impresa paterna, ottenendo nel 1904 un nuovo riconoscimento con lo stabilimento di Palazzolo che conquistò ’ all’esposizione di Brescia – la medaglia d’oro per le macchine da filanda e per la rubinetteria e che, nello stesso anno, diede il via alla produzione di fusi ed anelli per filatoio; il fratello Gaetano fondò un proprio stabilimento, mentre Vittorio si trasferì a Brescia. Nel gennaio 1907 Francesco Marzoli ed il figlio Carlo subentrarono con la ‘Fratelli Marzoli e Compagni’ (numero Rea 15216 Bs), società in accomandita semplice con un capitale sociale di mezzo milione di lire, alla storica ‘Cristoforo Marzoli e Figli’, riuscendo fin da subito a guadagnarsi sbocchi produttivi anche all’estero, specialmente in Austria. Gli anni Dieci del XX secolo registrarono continue migliorie nell’organizzazione della produzione e del lavoro: dopo aver ampliato lo stabilimento (che nel 1912 occupava un’area di oltre diecimila metri quadrati, estendendosi con un nuovo impianto anche sulla riva sinistra della Seriola vecchia ed occupando oltre duecento operai), la ‘F.lli Marzoli & C.’ riuscì a dotarsi di proprie turbine elettriche fin dal 1904, rifornendosi così di forza motrice in via privilegiata. A premio di tale sviluppo Francesco Marzoli ottenne nel 1913 la nomina di ‘cavaliere del lavoro’, per essere stato il primo in Italia ad avviare la fabbricazione di bottoni in corno. All’indomani della Grande Guerra Marzoli modernizzò il suo opificio e, grazie ai viaggi del figlio Luigi recatosi in Inghilterra ed oltre oceano per approfondire la conoscenza dei metodi di produzione lì utilizzati nel settore tessile, entrò in contatto anche con la tecnologia statunitense. Nuove tecniche e una gestione commerciale decisamente dinamica portarono i Marzoli a differenziare ancor di più la produzione di macchine per lavorazione delle varie fibre (dal cotone alle nuove fibre sintetiche). In seguito alla scomparsa di Francesco, nel 1924, la gestione passò ai figli Luigi e Carlo, che con Italo, Roberto, Martino ed Arnaldo, riuscirono ad espandere l’attività dell’azienda verso il mercato polacco e quello francese. La restrizione delle importazioni impartite dal regime fascista e dagli avvenimenti bellici, spinsero i Marzoli ad approvvigionarsi sia di minerali che di energia in territorio italiano, acquistando miniere in Valtrompia ed in Valcamonica e la costruendo sul fiume Oglio 2 impianti idroelettrici ad Urago e Palosco. Anche Luigi ’ nel 1949 ’ ottenne il titolo di ‘cavaliere del lavoro’ e fu il primo italiano a conseguire negli States una laurea honoris causa in ingegneria. Nel 1952 la società, dopo aver spostato la sede sociale in vicolo Duranti al civico 1, aprì una filiale a Bergamo in Via Moroni (rea 65752), per la lavorazione di macchinari tessili. Nel 1955 la ‘Fratelli Marzoli e C’ mutò la propria forma giuridica in società per azioni a seguito dell’incorporazione, mediante fusione, della ‘Officine Meccaniche Orobiche ’ OMO Società per Azioni’ costituita a Milano nel maggio 1948 (attiva nel settore meccanico), conservando però la denominazione di ‘Fratelli Marzoli e C.’ e dotandosi di un capitale sociale di 126 milioni di lire (subito aumentato a 189 milioni, raddoppiato a 315 milioni tre anni dopo e ad 1 miliardo di lire nel 1959). Nel corso degli anni Sessanta, aumentato nuovamente il capitale sociale a un miliardo e mezzo (1965) e a 5 miliardi (1968), la Marzoli si collocò sempre tra le prime imprese mondiali produttrici di macchine tessili, e all’inizio degli anni Settanta era la sola in Italia ’ e fra le poche nel mondo ’ a riuscire a produrre l’intera gamma di macchine per la filatura del cotone e delle fibre chimiche a taglio cotoniero. Alla fine degli anni Ottanta, dopo alcune trattative con la società Savio di Milano, il controllo della ‘Fratelli Marzoli e C. spa’ passò alla Vamatex dei fratelli Pezzoli: a seguito del passaggio di proprietà la Marzoli venne incorporata nella ‘Unimarfin spa’, con sede a Bergamo. Assunse poi la denominazione sociale di ‘Fratelli Marzoli & C. spa’ e spostò la propria sede a Palazzolo sull’Oglio (passaggio a cui corrispose l’assunzione dell’attuale numero Rea 329299). La riorganizzazione societaria avrebbe quindi portato nel 1992 ad un nuovo spostamento della sede in via dei Partigiani a Bergamo, contestualmente all’apertura di una nuova posizione alla Cciaa di Bergamo con il numero Rea 268238, riducendo la sede di Palazzolo a mero stabilimento per la «costruzione di macchine e

accessori industriali tessili e fonderia di ghisa». Nel marzo 1993 si procedette quindi alla trasformazione della Marzoli da società per azioni in società a responsabilità limitata (con modifica della denominazione sociale da ‘Fratelli Marzoli & C. spa’ in ‘Fratelli Marzoli & C. srl’ e aumento del capitale sociale da 200 milioni a 32 miliardi e mezzo di lire), a cui fece seguito tre mesi dopo l’incorporazione della ‘Industrie Meccanotessili Marz Meccaniche Orobiche ’OMO Società per Azioni’ costituita a Milano nel maggio 1948 (attiva nel settore meccanico), conservando però la denominazione di ‘Fratelli Marzoli e C.’ e dotandosi di un capitale sociale di 126 milioni di lire (subito aumentato a 189 milioni, raddoppiato a 315 milioni tre anni dopo e ad 1 miliardo di lire nel 1959). Nel corso degli anni Sessanta, aumentato nuovamente il capitale sociale a un miliardo e mezzo (1965) e a 5 miliardi (1968), la Marzoli si collocò sempre tra le prime imprese mondiali produttrici di macchine tessili, e all’inizio degli anni Settanta era la sola in Italia ’ e fra le poche nel mondo ’ a riuscire a produrre l’intera gamma di macchine per la filatura del cotone e delle fibre chimiche a taglio cotoniero. Alla fine degli anni Ottanta, dopo un’intesa con la Savio di Milano, il controllo della ‘Fratelli Marzoli e C. spa’ passò alla Vamatex dei fratelli Pezzoli: a seguito del passaggio di proprietà la Marzoli venne incorporata nella ‘Unimarfin spa’, con sede a Bergamo, che da quel momento assunse la denominazione sociale di ‘Fratelli Marzoli & C. spa’ e spostò la propria sede a Palazzolo sull’Oglio (passaggio a cui corrispose l’assunzione dell’attuale numero Rea 329299). La riorganizzazione societaria avrebbe quindi portato nel 1992 ad un nuovo spostamento della sede in via dei Partigiani a Bergamo, contestualmente all’apertura di una nuova posizione alla Cciaa di Bergamo con il numero Rea 268238, riducendo la sede di Palazzolo a mero stabilimento per la «costruzione di macchine e accessori industriali tessili e fonderia di ghisa». Nel marzo 1993 si procedette quindi alla trasformazione della Marzoli da società per azioni in società a responsabilità limitata (con modifica della denominazione sociale da ‘Fratelli Marzoli & C. spa’ in ‘Fratelli Marzoli & C. srl’ e aumento del capitale sociale da 200 milioni a 32 miliardi e mezzo di lire), a cui fece seguito tre mesi dopo l’incorporazione della ‘Industrie Meccanotessili Marzoli srl’ con sede a Bergamo e una nuova trasformazione in società per azioni. L’iscrizione presso la Camera di Commercio bergamasca sarebbe durata fino alla fine del 1998 quando la società avrebbe deciso di trasferire la propria sede ancora nella provincia bresciana, a Palazzolo sull’Oglio, trasformando l’edificio di via S. Alberto n. 2 in sede sociale. Il 3 marzo 1999 il gruppo Camozzi – attuale proprietario della società – assunse, con la partecipazione della Bipop, il 100% della proprietà della Marzoli. La ‘Fratelli Marzoli e C. spa’ mutò la propria denominazione nell’attuale ‘Marzoli spa’. Alla fine del 1999 la Marzoli rilevò goriziana Vouk, produttrici di stiratori e pettinatrici; questo ha permesso alla Marzoli di offrire ai clienti impianti completi. Oggi l’impresa vanta un capitale sociale di oltre 15 milioni di euro e più di 300 dipendenti.

Bibliografia: M. Zane, La storia della Manchester d’Italia in «Giornale di Brescia», giovedì 2 novembre 2000, pag. 37.

Data aggiornamento: 09/01/2004
Autore della scheda: Emanuela Fraccaroli

Complessi archivistici