Ghiotto, Renato ( Montecchio Maggiore (VI), 1923 gennaio 25 - Malo (VI), 1986 aprile 10 )

Tipologia: Persona

Codici identificativi

  • MIDC00081F (PLAIN) [Verificato il 22/10/2013]

Profilo storico / Biografia

Nasce a Montecchio Maggiore (VI) il 25 gennaio 1923, da Nicola e Letizia Brendolan. Primo di quattro fratelli (Renzo, Vittorio e Giancarlo), frequenta le scuole dell’obbligo nel paese natio (le stesse scuole che saranno poi frequentate anche dal poeta Fernando Bandini). Prosegue gli studi superiori presso il liceo ginnasio “A. Pigafetta” di Vicenza, ove incontra per la prima volta Luigi Meneghello.
Nel 1940 si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia presso l’Università di Padova, senza conseguire il titolo. Qui conosce Neri Pozza e Gigi Ghirotti, rafforza la sua amicizia con Meneghello e avvia i primi contatti con il mondo del giornalismo accostandosi alla redazione della rivista studentesca de «Il Bo». L’anno successivo inizia la collaborazione con il quotidiano padovano «Il Veneto», scrivendo recensioni, articoli culturali e racconti. A questo periodo risale il suo progressivo avvicinamento agli ambienti antifascisti veneti; nell’ottobre del 1943, a seguito dell’inasprirsi delle repressioni repubblichine, è costretto a rifugiarsi in Svizzera e a soggiornare in vari campi di lavoro per profughi (Zurigo, Zweidlen, Rabius, Möhlin). Continua a scrivere articoli per periodici locali destinati ai rifugiati e stringe amicizia con Antonio Cederna e Luciano Erba, oltre a intrattenere rapporti epistolari con Gianfranco Contini.
Rientrato in Italia al termine della guerra, nel giugno 1945 gli viene affidata, su proposta dell’amico Licisco Magagnato, la direzione de «Il Giornale di Vicenza», con lo scopo di trasformarlo in organo ufficiale del locale Comitato di Liberazione Nazionale. Direttore capace e rispettato dalla redazione, firma in questi anni numerosi articoli di fondo e corsivi.
Allontanato dalla direzione nel gennaio 1950 a seguito del cambiamento dell’indirizzo politico del giornale, tra la fine dell’anno e l’inizio del 1951 si trasferisce in Argentina, raggiungendo il fratello Renzo e ricoprendo l’incarico di direttore commerciale di un’industria metallurgica fino al 1953 (soggiornerà poi a Buenos Aires anche in anni successivi, nel 1956 e nel 1969).
Al suo ritorno in Italia ricopre per alcuni mesi l’incarico di capo dell’ufficio stampa di Amintore Fanfani, allora ministro dell’Interno, e accetta il ruolo di direttore del settimanale femminile «Stella» fino al 1955, quando fonda con l’amico Gian Luigi Brignone l’agenzia di pubblicità “Studio Linea” e con Ottavio Jemma la rivista «Cronache del cinema e della televisione».
Nel 1959 sposa la fotografa e giornalista Giovanna Sportiello, con la quale ha quattro figli (Francesca, Lucia, Agostino e Sebastiano).

Il suo primo romanzo, Scacco alla regina, viene pubblicato da Rizzoli nel 1967 e arriva finalista al premio Strega, con grande attenzione di pubblico e di critica, sia in Italia che all’estero, dove viene tradotto in una decina di lingue. Il regista Pasquale Festa Campanile due anni dopo ne trae il film omonimo. Il secondo romanzo Adiòs (Rizzoli, 1971) entra nella cinquina finalista del premio Campiello.
Sempre negli anni Settanta Ghiotto fa ritorno nel mondo del giornalismo: scrive elzeviri di costume e società per «La Stampa» e pubblica alcuni racconti su «Il Gazzettino». Nel 1973 accetta di dirigere il settimanale «Il Mondo» (dopo esserne stato condirettore dal 1969 al 1972): i due anni di gestione si rivelano complicati per scioperi della tipografia, sospetti politici e querele, ma non impediscono a Ghiotto di rinnovare con impegno la testata.
Dal 1975 consolida il suo rapporto con il cinema con recensioni per quotidiani e riviste quali «Il Giornale d’Italia» e «Il Gazzettino» (1975-1976), la curatela della rubrica Telecinema per «L’Espresso» (1977-1985) e la stesura di sceneggiature cinematografiche e televisive. Nell’aprile 1976 viene nominato segretario del Sindacato nazionale critici cinematografici italiani, e negli anni successivi partecipa a diversi eventi dedicati al cinema. Svolge anche il ruolo di ghost-writer per Maria Mercader, moglie di Vittorio De Sica, per la sua autobiografia pubblicata da Mondadori nel 1978. Nello stesso anno traduce le Satire di Orazio per Newton Compton.
Attivo anche in campo teatrale come autore di commedie (quali ad esempio Quattro è il numero perfetto), pubblica nel 1985 il suo terzo romanzo Rondò con l’editore Rusconi, vincendo il premio Scanno per la sezione narrativa.

Muore a Malo, presso Vicenza, il 10 aprile 1986, dopo aver da poco iniziato a scrivere articoli di costume su «Il Messaggero». L’anno successivo esce postumo il romanzo I vetri (Longanesi, 1987, con prefazione di Luigi Meneghello).

Funzioni e occupazioni

  • scrittore
  • giornalista
  • pubblicitario

Complessi archivistici

Fonti

  • Palmiero, 2024 = Oreste Palmiero, "In questo arrabattarsi gioverebbero i discorsi con gli amici". Renato Ghiotto: una biografia dalle lettere, Marsilio, 2024
  • DBI, 2000 = Massimiliano Manganelli, Ghiotto, Renato in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 53, Treccani, 2000

Compilatori

  • Silvia Albesano
  • Integrazione successiva: Nicoletta Trotta - Data intervento: 06 agosto 2020
  • Rielaborazione: Chiara Andreatta - Data intervento: 09 febbraio 2026