|||
V. Servizio sanitario e di culto (ex Archivio Bianco)

V. Servizio sanitario e di culto (ex Archivio Bianco) (1476 - 1880)

861 unità archivistiche di primo livello collegate

Fondo

Metri lineari: 36.0

Consistenza archivistica: 247 bb.

Il fondo, fino a questo intervento di riordino conosciuto come Archivio Bianco, raccoglie la documentazione dell'attività generale dell'Ospedale Maggiore, medica e amministrativa, con l'esclusione della gestione patrimoniale, dalla metà del XVI secolo al 1827. Si trovano qui anche pochi atti riguardanti la gestione economica interna, prodotti dalla Amministrazione nel periodo 1828−1863, già collocati nel Titolo V “Servizi sanitari e di culto” della Sezione storica dell’Archivio ospedaliero.
I documenti sono organizzati nelle seguenti “Rubriche”, rispettando il Titolario originale: Direzione Medica, Economia, Polizia Giudiziaria, Scuole, Servizio di culto, Servizio d'Istituto, Spezieria, Uffici e Officine, Ospitalità.
Il nucleo più consistente della documentazione è compreso tra il 1785 e il 1827. Gli atti antecedenti sono costituiti per la gran parte da raccolte di ordinazioni capitolari riunite, per argomento, dagli archivisti di fine Ottocento e inizio Novecento; erano collocate in buste con numerazione bis nell'Archivio Rosso o nella distinta del Titolo V.
Per i fascicoli della Direzione Medica tra il 1828 e il 1863, si veda l'Archivio Rosso.

Storia archivistica:

Il 6 maggio 1784 l’imperatore Giuseppe II istituì la “Giunta per le Pie Fondazioni”, sottoposta al Governo, per amministrare tutti gli istituti di assistenza e beneficenza. Come per gli altri Enti, anche il Capitolo preposto all’ospedale venne soppresso e sostituito da un amministratore unico, creando però anche il ruolo di Direttore Medico: il primo nominato fu Pietro Moscati nel 1786, a cui successe nel 1788 Bartolomeo De Battisti (a lui si deve il fondamentale “Piano disciplinare per lo Spedal Maggiore di Milano e pe’ suoi annessi”, Milano, Gaetano Motta, 1790).
Il Capitolo fu ripristinato nel 1791 da Leopoldo II, per poi essere definitivamente soppresso per volontà di Napoleone nel 1796 quando viene sostituito da una commissione di cinque Cittadini.
Moscati fu reintegrato il 7 giugno 1796; successivamente i Direttori medici furono: Giovanni Maria Mazzi (eletto interinalmente da gennaio ad aprile 1786; nuovamente nel 1800, infine dal 22 settembre 1821 al 17 dicembre 1827), Gaetano Strambio dal 1810 al 1816. Poi si successero: Antonio Crespi (1817-1821), Giovanni Battista Duca (1827-1829), Luigi Sacco (1829-1832), Carlo Piantanida (1832-1843), Paolo Acerbi (1843-1845), Andrea Buffini (1845-1851), Andrea Verga.
Nel 1816 fu istituita la figura di Amministratore unico, il primo fu Giovanni Orleri (per 3 anni), a cui seguirono Carlo Bellani (1818-1839) e Vincenzo Sanpietro (1839-1863).
Dal 1808 al 1825 l’Ospedale fu amministrato dalla Congregazione di Carità napoleonica (decreti reali del 5 settembre e del 21 dicembre 1807 e del 25 novembre 1808), incaricata dell’amministrazione di tutti gli enti assistenziali e della beneficenza del territorio milanese, e ripartita in tre sezioni (1. Ospedali, 2. Ospizi e orfanotrofi, 3. Luoghi pii elemosinieri e Monte di Pietà). Anche i carteggi della Congregazione di Carità sono raggruppati in un fondo d’archivio a sé stante.
Nel 1863 venne ripristinato un organo di governo collegiale: il Consiglio degli Istituti Ospitalieri. Da tale data inizia la c.d. “Sezione amministrativa” dell’archivio.

Durante il periodo 1786-1829 l’archivio era stato affidato al sacerdote Carlo Borbone, che lavorò presso l’Ospedale per oltre 42 anni. Insigne figura di archivista, è definito dai contemporanei “persona abilissima in questa materia”. Con notevole perizia, affrontò le azioni di riordino dell’archivio seguendo il “Piano” elaborato da Bartolomeo Sambrunico; riuscì a governare l’archivio negli anni in cui il Capitolo venne soppresso, poi ripristinato e nuovamente soppresso; operò in un periodo che vide la fondazione delle case della Senavra (1775) e di Santa Caterina alla Ruota (1780), l’accorpamento dei luoghi pii (con i relativi archivi) della Immacolata Concezione in San Francesco Grande (1781) e di Santa Corona (1786), la creazione e cessazione della Congregazione di Carità.

La ripartizione in due sezioni dell’archivio della Direzione Medica e del Luogo Pio di S. Corona risale originalmente al 1828. Secondo quanto riferito da Giuseppe Belloli, impiegato presso l’Ospedale Maggiore dal 1845 come protocollista, nel 1828 fu infatti impiantato un nuovo archivio, in seguito al passaggio della gestione economica interna dall’Amministrazione alle competenze della Direzione. Gli atti di questa gestione interna dal 1558 al 1827 (con protocolli e rubriche dal 1796 al 1827) furono compresi nella prima parte dell’Archivio e conservati temporaneamente presso l’Amministrazione; il 26 febbraio 1834 furono consegnati alla Direzione.
La documentazione prodotta dal 1828 in poi fu organizzata separatamente, secondo un nuovo titolario, simile nell’impostazione a quello amministrativo, con 12 “sezioni”, ma con classi diverse. Nel 1846 fu affidato a Belloli un riordino di entrambe le partizioni, in modo da poter compilare una guida utile a ritrovare più facilmente gli atti.
Belloli operò una semplificazione riducendo il numero delle classi in uso per gli atti prodotti dopo il 1828, “ravvicinandole” per quanto possibile all’uso dell’Archivio ante 1827, stralciò le posizioni dei ricoverati a pagamento fino al 1842, ormai scadute, collocò in ordine alfabetico i fascicoli dei ricoverati e del personale. In tutto furono movimentate più di 122.000 posizioni dell’archivio dal 1828 al 1846 e rettifica la classe a circa 30.000 atti.
A partire dal 1853 l’archivista si dedicò alla prima parte dell’Archivio [1558-1827], limitandosi ad una generale sistemazione degli atti fuori sede, delle cartelle ammalorate e delle etichette. Al termine dei lavori la porzione d’archivio con gli atti ante 1827 era costituita da 331 cartelle. Secondo il programma, Belloli compilò un “Inventario e repertorio dell’Archivio della Direzione Medica” che “indica le classi sotto cui è distribuita la materia dell’archivio dal 1828 in avanti e, [nel]l’apposita finca i numeri delle cartelle in cui l’identica materia, sotto diversa classificazione, è conservata nell’archivio dal 1827 retro”. Una relazione dettagliata sul lavoro svolto è invece contenuta nel suo fascicolo personale di Belloli, conservato in Archivio Rosso, Uffici-Direzione, Impiegati – Distinta, b. 28

Verso il 1912 l’archivista Pio Pecchiai intervenne in maniera significativa sulla documentazione, mutandone l’organizzazione, soprattutto per la formazione del cosiddetto “Archivio Bianco”. Innanzitutto decise di scorporare i documenti antecedenti al 1796, conservando in questa partizione solo gli atti relativi al periodo dalla Repubblica Cisalpina al 1827. I documenti più antichi furono in gran parte, secondo il successore di Pecchiai, Giacomo Bascapé, “ricollocati alle rispettive sedi”, senza altra specificazione. Al termine di questo riordino il numero delle cartelle fu ridotto a sole 171 unità dalle originali 331.
Parte delle carte più antiche rimasero nell’Archivio Bianco, altre furono da Pecchiai sistemate nell’Archivio generale, prevalentemente nel Titolo V “Servizi sanitari e di culto” della Sezione storica, che ha conservato impropriamente, fino al momento del presente intervento, documenti dal XVI secolo al 1863. Al termine dell’intervento l’archivio della Direzione medica dell’Ospedale Maggiore di Milano è risultato fino ad oggi diviso in due sezioni conosciute come Archivio Bianco (1796-1827) e Archivio Rosso (1827-1863), dal colore delle cartelle in cui erano conservati gli atti.
A Giacomo Bascapè vanno attribuiti ulteriori interventi, eseguiti negli anni ’30 del Novecento, come la creazione di fascicoli o raggruppamenti interni alle cartelle, inserimento di buste “bis” di documenti, che modificano la numerazione originaria.

Durante la schedatura dei fascicoli dell’Archivio Bianco, sì è constatato che la documentazione è per la gran parte prodotta dalla Amministrazione ospedaliera. La maggioranza delle pratiche riportano la classificazione amministrativa e la firma di Carlo Bellani, Amministratore unico dell’Ospedale Maggiore dal 1818 al 1839.
Appartengono effettivamente alla Direzione Medica quasi esclusivamente le buste annuali di “Direzione Medica – Affari generali”, che contengono la corrispondenza di quell’ufficio. La voce Direzione Medica costituiva in effetti la Rubrica X del Titolario applicato dall’archivista Borbone per la classificazione degli atti ospedalieri.
Maggiore omogeneità ha invece la documentazione dell’Archivio Rosso, effettivamente compresa negli estremi cronologici 1828-1863 (con l’eccezione delle già menzionate cartelle “bis”) e prodotta dalla Direzione medica, in ottemperanza alla riforma entrata in vigore nel 1828.

L’Archivio Bianco non è quindi l’archivio della Direzione medica ospedaliera tra il 1796 e il 1827, ma in realtà l’archivio dell’attività generale dell’Ospedale Maggiore, con l’esclusione della gestione patrimoniale. Poiché la sistemazione dei fascicoli era il risultato di diverse operazioni di scorporo e sistemazione della documentazione, susseguitesi dal 1828 al 1912, si è deciso di procedere, in accordo con la Soprintendenza Archivistica, a una nuova organizzazione del fondo, ora denominato “Fondo Servizio sanitario e di culto” (ex Archivio Bianco).
Si è innanzitutto ricostruita l’originaria sezione della Direzione Medica con estremi cronologici 1558-1827, come previsto nel Piano descritto da Belloli; si è poi riunita a questa la documentazione antecedente al 1827 compresa nelle cartelle “bis” dell’Archivio Rosso e in quelle del Titolo V “Servizi sanitari e di culto”. Si è inoltre scorporata la documentazione impropriamente collocata in una partizione fittizia “Casa di residenza” creata da Pecchiai in analogia con quella presente in Archivio Rosso. I fascicoli, riguardanti l’affitto di botteghe e cantine sotto i portici dell’ospedale o nell’immediato circondario, sono stati ricondotti all’archivio patrimoniale.
Constatato il carattere amministrativo dei fascicoli, sono stati posti in questa sede anche i pochi atti relativi alla gestione economica interna, prodotti dalla Amministrazione nel periodo 1828-1863, già collocati nel Titolo V “Servizi sanitari e di culto”.

Compilatori

  • Prima redazione: Daniela Bellettati (archivista)