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Comune di Bergamo

Comune di Bergamo (1041 - 1811)

Fondo

Storia archivistica:

I documenti che costituiscono l’archivio del comune di Bergamo sono stati prodotti da un complesso di uffici di nomina sia locale che veneziana e non solamente dall’ufficio di cancelleria costituitosi a partire dal XV secolo(1).

Ai due cancellieri, eletti dal consiglio maggiore, spettava da una parte la redazione delle scritture “politiche” (atti del consiglio, avvisi, “gride” e proclami) e la tenuta della corrispondenza, dall’altra la conservazione degli atti prodotti da altri funzionari del comune (sindaci di palazzo, deputati, tesorieri, massari, ecc.) o da altri “uffici comunali”, intendendo per questi ultimi sia quelli che facevano capo a collegi o magistrature eletti dal consiglio maggiore, sia quelli che facevano capo alle magistrature di nomina veneziana, ad iniziare dal podestà.

L’obbligo per tutti i notai degli uffici comunali di consegnare “ad armaria communis” ogni scrittura, privilegio, libro o statuto riguardante il comune, è sancito già dallo statuto del 1331(2). Tuttavia, eccettuati pochi frammenti ora conservati nella biblioteca(3), nulla ci è pervenuto dei documenti comunali prodotti fino al 1428 (anno della sottomissione di Bergamo a zia); questo probabilmente sia per le lotte tra guelfi e ghibellini, che durarono fino al XV secolo inoltrato, sia a causa degli incendi che danneggiarono l’archivio, una prima volta nel 1453, devastando la cancelleria che aveva sede nella loggia adiacente la chiesa di S. Michele dell’Arco, e altre due volte negli anni 1512 e 1513 durante la guerra tra Francesi e Spagnoli.

Nel 1616 l’archivio fu trasportato nel “Palazzo Nuovo” del comune, costruito nello stesso luogo in cui sorgeva la loggia, per decisione presa nel 1592 dal consiglio maggiore, anche al fine di fornire una migliore sistemazione alla cresciuta mole dei documenti dell’archivio.

La storia seguente dell’ubicazione dell’archivio vede, negli ultimi cento anni, un succedersi di trasferimenti al termine dei quali l’archivio storico tornò al suo luogo d’origine, il Palazzo Nuovo, oggi sede della biblioteca civica “A. Mai”. Nel luglio del 1873, infatti, a seguito della decisione di trasportare la sede del municipio nella città bassa, nel palazzo di via Tasso, si cominciò a trasferirvi anche l’archivio corrente dell’ottocento, insieme a parte dell’archivio dei secoli precedenti: i registri delle azioni del consiglio, i libri d’estimo, i registri delle ducali, i testamenti, le relazioni di cittadinanza e le carte della repubblica Bergamasca.

La parte rimasta, invece, nel Palazzo Nuovo, nel 1880, rischiò addirittura un clamoroso scarto quando la giunta comunale di allora propose di venderla all’asta. Fortunatamente l’opposizione di alcuni consiglieri fece sì che venisse nominata una commissione, di cui fece parte anche lo storico Angelo Mazzi, che difese strenuamente il valore di tutto il materiale documentario di questa parte dell’archivio, denominata allora “archivio pretorio”. La commissione evidenziò, nella propria relazione, l’importanza di serie come quelle del giudice al maleficio, dei consoli dei mercanti, del vicario pretorio, dei giudici delle strade e incanti, dei consoli di giustizia, degli inventari cure e tutele, dei calmieri, dei mandati dotali, delle lettere del nunzio di Bergamo in Venezia; tutte serie che, fatta eccezione per quella del giudice al maleficio, di cui non restano che poche unità, sono ancora oggi esistenti grazie all’intervento di questa commissione che fece recedere la giunta comunale dai propri propositi.

Nel 1881, quindi, anche questa parte dell’archivio storico comunale, fu trasferita nella sede municipale di via Tasso, in un’ala diversa da quella che ospitava già la parte trasferita nel 1873.

Nel 1908, la responsabilità dell’archivio storico fu assegnata dal commissario prefettizio alla biblioteca civica “A. Mai”, nel cui edificio fu subito trasportata la parte di archivio contenente le azioni consiliari e i registri delle ducali, che oggi trova posto nel mezzanino della biblioteca.

L’altra parte, impropriamente denominata “archivio pretorio” dalla commissione del 1881, aveva nel frattempo già subìto un trasferimento nell’ex chiesa del Galgario; di qui fu portata, in un primo momento, al pianterreno del palazzo di Cittadella, poi nell’ex chiesa di S. Francesco e solo recentemente, nel 1981, nel seminterrato dell’attuale sede.

A parte uno scarto operato nel 1873, di cui si possiede la documentazione, tutti gli altri scarti che sicuramente sono avvenuti, non sono per nulla documentati; così come mai ci si è preoccupati di documentare gli spostamenti e i traslochi a causa dei quali il materiale documentario ha subìto danni e perdite.

Al momento del presente riordino, nella parte di archivio storico sistemata nel seminterrato, consistente di circa 9000 unità, vigeva una suddivisione in serie che si è man mano rivelata imprecisa. Alle origini di tale ordinamento sta, probabilmente, l’inesatto intervento della commissione del 1881. Nella relazione di questa commissione si afferma, infatti, che l’operazione di collocazione dell’"archivio pretorio" nella sede municipale di via Tasso, sarebbe stata agevolata dal fatto che " (…) tutte le filze degli atti portano l’indicazione della materia e dell’anno, onde con facilità potranno essere distribuite per materia e per ordine cronologico (…)"(4). In realtà, dalla puntuale ricognizione operata nell’ambito del Progetto Archidata, è emerso con chiarezza che “l’indicazione della materia”, ovvero il titolo che compare sui piatti delle filze o sulle copertine dei registri, non identificava, in taluni casi, il contenuto delle serie, o, variando nel tempo, aveva determinato errati accorpamenti e divisioni.

Il risultato più importante è stata l’individuazione, e la sua separazione dall’archivio comunale, dell’"Archivio dei Rettori"(5).

All’interno dell’archivio comunale si sono riunificate serie in precedenza distinte, come quella del giudice alla ragione e del giudice alla ragione e dazi, quelle della camera dei pegni e dei giudici delle strade e incanti e quelle dell’ufficio delle vettovaglie e dei giudici delle vettovaglie; per contro la serie delle lettere è stata divisa fra l’archivio comunale e quello dei rettori. La riunificazione di quattro serie(6) in quella degli atti della “Cancelleria Pretoria” ha condotto alla loro distinzione da quelli dell’"Ufficio Pretorio", operazione alla base della separazione dei due archivi.

Oltre ad una suddivisione più logica delle serie, si sono verificati ritrovamenti importanti come quello dei “registri delle consegne degli atti civili alla cancelleria comunale”, serie del tutto nuova e di grande utilità per la ricostruzione storica delle altre serie e dell’archivio in generale; e, da ultimo, si è configurato il nuovo ordinamento dell’archivio.

Il presente inventario deve essere considerato il prodotto provvisorio e parziale di un lavoro “in fieri”.

La vastità e la complessità dell’archivio storico del Comune di Bergamo non hanno consentito di portarne a termine l’ordinamento e l’inventariazione.

La presenza di una vasta sezione miscellanea di carte sciolte ha imposto l’adozione di un elenco delle serie “aperto”, dal momento che non è da escludersi l’individuazione di unità che potrebbero dar luogo a nuove serie archivistiche.

Per motivi sopraddetti la numerazione delle serie si presenta discontinua e di molte serie, non ancora inventariate o in corso di inventariazione, si dà solo il titolo.

Da un punto di vista quantitativo, la parte inventariata corrisponde a circa l’ottanta per cento della consistemza complessiva dell’archivio.

1 Cfr. G. O. Bravi, “Guida all’Archivio Storico del comune di Bergamo”, in “Archivio Storico Bergamasco”, n.2, 1982, pp.63-89

2 Cfr. C. Storti Storchi (a cura di), “Lo statuto di Bergamo nel 1331”, Milano, 1986

3 Cfr. G. O. Bravi, cit. “Guida…”, cit. pp. 70-71

4 Cfr. G. O. Bravi, cit. “Guida…”, cit. p. 85

5 Cfr. introduzione all’ “Archivio dei Rettori”

6 Cfr. introduzione alla serie “Ducali municipali”

Codici identificativi:

  • MIBA002F8C (PLAIN) | Annotazioni: Verificato il 18/10/2013

Soggetti conservatori

Soggetti produttori

Progetti

Compilatori

  • Renata Badi
  • Elena Barzaghi
  • Silvia Beretta (Archivista)
  • Annalisa Bonazzi
  • Giovanni Boninelli
  • Mario Felini
  • Antonio Carvelli
  • Alessandro Giaconia (Archivista)
  • Cristina Giampaolo
  • Francesca Giupponi
  • Paola Loreto
  • Fabio Luini (Archivista)
  • Elisabetta Martinelli
  • Rosalba Nola
  • Salvatore Piacenza
  • Anna Maria Ricci