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Comune di Pavia

Comune di Pavia (0891 - 1845)

960 unità archivistiche collegate (totale del complesso)

Fondo

Storia archivistica:

L’istituzione dell’archivio storico civico si deve all’opera di monsignor Rodolfo Maiocchi, storico pavese e conservatore del museo civico dal 1894 al 1905, che riuscì ad ottenere dalla giunta municipale il trasporto in due momenti diversi, nel 1895 e nel 1903, di tutto l’antico archivio comunale sino al 1815 da palazzo Mezzabarba all’attuale sede di palazzo Malaspina.

Anticamente l’archivio era conservato nella “sacristia” dell’antico duomo incorporato nel broletto del palazzo vescovile e poi comunale, con un custode detto “sacrista”.

Gli statuti pavesi “De regimine potestatis …” redatti nel 1393 stabiliscono esplicitamente le norme per la formazione e custodia dell’archivio, dandone una sommaria descrizione. All’art. 8 si prescrive che il podestà, gli amministratori, i notai e i funzionari del comune siano obbligati a consegnare agli ufficiali della ragioneria, detti “rationatores”, e al custode dell’archivio tutte le loro scritture. Si precisa inoltre che durante il passaggio di consegna fra custodi venga redatto un atto pubblico alla presenza della maggioranza dei dodici sapienti. All’art. 43 si ordina una trascrizione in un libro “pulcrarum chartarum et bonae litterae”, per mano di un notaio, delle pergamene contenenti gli antichi privilegi, per evitare la continua consultazione degli originali.

I principali nuclei dell’archivio, raccolti in appositi registri, erano:

- consigli, provvisioni (verbali delle sedute del consiglio generale e del tribunale di provvisione);

- riformazioni (deliberazioni degli organi suddetti);

- gride (raccolta degli ordini ed avvisi esposti pubblicamente);

- ambasciate ricevute e spedite (corrispondenza);

- libro mastro di tutti gli statuti;

- scritti cartacei e pergamenacei anteriori al 1381.

L’archivio subì diversi danneggiamenti e smembramenti nel corso dei secoli, a partire dal sacco di Facino Cane nel 1410. Nel 1498 il duca Ludovico Sforza diede facoltà ai cronisti Tristano Calchi e Bernardino Corio “perché i privilegi, gli istromenti, gli annali e le altre scritture dell’archivio di questa città ispezionino”, concedendo che il detto materiale venisse trasportato a Milano. Inutile aggiungere che questa parte dell’archivio, di cui non è rimasto alcun elenco, non è mai stata restituita.

Durante l’assedio del 1527 i soldati del Lautrec “cacciarono per strame sotto i cavalli carte preziose e casse intiere trasportarono in Francia”. Ancora nel 1707 il principe Eugenio di Savoia fece asportare le carte del contado pavese ceduto al Piemonte.

Nonostante queste vicissitudini, si deve alle disposizioni di tutela e conservazione emanate dall’amministrazione comunale e all’opera di riordinamento e inventariazione di diversi archivisti il fatto che la consistenza attuale dell’archivio sia comunque considerevole.

Significativa fu l’opera del letterato Siro Comi, membro dell’accademia degli Affidati, nominato nel 1786 ordinatore dell’archivio della congregazione e in carica, salvo brevi intervalli, sino al 1803. L’archivista, seguendo il metodo caro alla cultura illuministica, suddivise le carte in filze ed assemblò in ordine cronologico tutti i documenti relativi ad una materia, indipendentemente dall’ufficio di provenienza dei documenti medesimi. Quasi tutte le carte dell’archivio comunale parte antica recano in alto a sinistra il regesto e molto spesso sono accompagnate da un vero e proprio inventario analitico, soprattutto per alcuni argomenti.

Gli subentrò nell’incarico l’archivista Visconti che, in base al decreto dell’8 giugno 1805, ebbe l’incombenza di riordinare l’archivio corrente, suddividendolo per materie.

Nel periodo dal 1812 al 1820 sei casse di scritture pubbliche ed amministrative dovettero essere spedite all’archivio di stato di Milano e non tutte ritornarono. Nel 1834 la congregazione municipale incaricò il nobile Vincenzo Beccaria del riordino dell’archivio, facendo separare le carte antiche, ora conservate in un ambiente particolare, da quelle dell’archivio corrente.

Le preoccupazione di conservare correttamente i documenti più antichi spinse la congregazione a versare temporaneamente all’archivio notarile, gli atti del tribunale di provvisione (1500-1786) all’archivio notarile, ancora conservati presso l’archivio di stato, dopo averne compilato un indice – inventario(1).

Nel 1858 l’amministrazione municipale incaricò il canonico Pietro Terenzio di un ulteriore ordinamento; lo studioso e storico locale se ne occupò con solerzia, ma “introducendo altri criteri, quindi scompaginando gli ordinamenti anteriori, senza venire a capo del nuovo”. Nel 1877 le pergamene comunali vennero trasportate al museo civico Bonetta e l’anno seguente fu nominato il nuovo archivista, don Cesare Prelini. La sua opera consistette nel riordinare “i fasci degli istromenti dal 1401 al 1798, scrivendone il catalogo; raccogliere insieme le lettere ducali, i paratici, le cartelle del campanile, delle fiere e gli atti del consiglio di provvisione”.

All’opera di monsignor Rodolfo Maiocchi, cui si è accennato in apertura, si deve la sostanziale e definitiva sistemazione delle carte dell’archivio comunale. Si può ipotizzare che, seguendo e mantenendo l’ordinamento del Comi, egli abbia sciolto le filze formando l’attuale struttura degli 844 pacchi che compongono l’archivio. Redasse inoltre un repertorio sommario che definì “inventario analitico”(2). L’inventario riporta sul lato sinistro il numero del pacco, seguito dal contenuto e dagli estremi cronologici. Il lavoro del Maiocchi termina al pacco 781. Il successore Leopoldo Fontana completerà l’opera per i pacchi successivi 782 – 844, arrivando sino alla fine del periodo francese e segnalando in modo più dettagliato il contenuto, probabilmente anche a causa della maggiore complessità ed eterogeneità dei documenti.

Durante la sua trentennale attività Renato Soriga (1910-1939), direttore del museo civico di Storia Patria (ora biblioteca Bonetta – archivio storico civico), oltre ad acquisire importantissimi fondi archivistici privati, compilò numerosi inventari, nel tentativo di definire un quadro completo di tutto il patrimonio archivistico. Il “Repertorio dei fondi archivistici del museo civico” offre un riassunto della consistenza quantitativa di tali fondi, per un totale di 1372 cartelle.

Nel giugno 1940 i materiali bibliografici più preziosi furono trasportati nella camera corazzata della Banca Popolare di Novara mentre altri materiali del museo, cioè libri e documenti, furono trasportati nella cripta del duomo, nella villa dei Nocca a Linarolo e nei rifugi sotterranei di palazzo Mezzabarba.

L’archivio è composto di 844 pacchi suddivisi per argomento e contenenti ciascuno da 300 a 1.000 carte circa. Essendo le relazioni tra un documento e l’altro fondate sull’argomento e la materia trattata, la tipologia documentaria è molto varia e diversi sono gli uffici di provenienza. Le tipologie che più frequentemente ricorrono nei pacchi sono cause e ricorsi, convocazioni, sentenze, mandati di comparizione, ordini e gride, “propallazioni” ossia dichiarazioni, fideiussioni, mandati di pagamento, istrumenti notarili, suppliche. Gli uffici che più frequentemente emettono tali atti sono il consiglio generale, il tribunale di provvisione, la giudicatura delle vettovaglie e delle strade, l’oratore, la podestaria, i prefetti sopra l’estimo e poi le autorità milanesi quali il magistrato delle entrate e il governatore.

Appartengono inoltre all’archivio comunale parte antica 173 registri manoscritti, cartacei e pergamenacei, 10 pacchi così detti “fuori serie” e 329 pergamene.

Sono inoltre depositati e conservati presso l’Archivio di Stato di Pavia 30 pacchi di corrispondenza fra gli abbati e l’oratore, 8 pacchi appartenenti all’ufficio del consiglio generale e 65 pacchi relativi al tribunale di provvisione.

L’intervento di Archidata non ha modificato la struttura originale dell’archivio. Dell’inventario Maiocchi sono stati presi in considerazione i pacchi contenenti documenti anteriori al 1796. A questi ne sono stati aggiunti altri detti “fuori serie”, i registri di cui si è detto, le pergamene, 73 pacchi e 30 volumi di corrispondenza depositati presso l’Archivio di Stato.

1 Cfr unità 959

2 Cfr R.Maiocchi, “Nota dei pacchi che si sono formati colle carte del vecchio Archivio Comunale (dal secolo XIII al principio del secolo XIX) trasportato dalla sede degli uffici comunali a quella del Civico Museo di Storia Patria sulla fine del marzo 1903, con sommaria indicazione del loro contenuto”

Codici identificativi:

  • MIBA003555 (PLAIN) | Annotazioni: Verificato il 18/10/2013

Soggetti conservatori

Soggetti produttori

Progetti