Pio Luogo di Sant'Ambrogio ( 1573 - 1803 )

Tipologia: Ente

Tipologia ente: Ente di assistenza e beneficenza

Profilo storico / Biografia

La compagnia della Pietà di S. Ambrogio fu creata durante l’episcopato di mons. Ippolito de Rossi, vescovo di Pavia, con un istrumento datato 9 settembre 1573, rogato dal notaio Pietro Molla, dal titolo Fundactio venerandae congregationis sancti Ambrosii Papie. Lo strumento concede alla confraternita la cappella situata presso la parrocchia di San Michele Maggiore di Pavia sulla piazza dell’odierna via Capsoni. La compagnia era, come altre simili sorte nello stesso periodo in svariate città italiane, specializzata in “vergognosi”, oltre che in sussidi ai carcerati e doti . Tra gli altri, sono segnalati lasciti alla Compagnia da parte di Ottaviano Martinelli (30/6/1606), Gio. Battista de Capitanei, Luca Manzolo, Bianca Cremante, Pietro Antonio Carpone, Aurelio Bellisomi. L’attività regolare iniziò nel giugno del 1576, con la formazione del capitolo generale della compagnia. Nel 1587 essa venne aggregata all’Arciconfraternita della Pietà di San Gerolamo di Roma.
Il 30 gennaio 1667, la Compagnia stampa una serie di decreti da cui figura che a capo della congregazione era posto un governatore, coadiuvato da un vicegovernatore, oltre a due procuratori, due causidici o sindaci, due consiglieri, due maestri del coro per gli uffici religiosi, due sacrestani per la chiesa, due infermieri per l’assistenza ai fratelli malati. L’attivo nel 1770 era pari a 7.610 lire, di cui 3.150 erogate in doti, come tipico delle confraternite specializzate in poveri vergognosi. Vista la natura della confraternita, era inevitabile che l’azione di riforma giuseppina andasse a toccarla in modo rilevante. Un decreto del ministro Wilczeck del 12 settembre 1784 ordina lo scioglimento della congregazione, nominando due deputati interinali per il disbrigo delle pratiche relative alla sua dissoluzione e per gli affari correnti. Il 13 maggio 1786, il governo austriaco decreta la concentrazione in un istituto elemosiniere, denominato Pio Istituto Limosiniere, di tutte le attività e gli enti della città che si occupavano di distribuzioni di doti e elemosine. Amministratore unico del neo costituito organismo era nominato il marchese Benedetto Corti, già confratello di S. Ambrogio. L’operazione era piuttosto semplice, e netta: come si evince anche dalla Consegna della sostanza mobile e stabile del 10 giugno a Benedetto Corti), lo scopo del Pio Istituto Limosiniere era di concentrare tutte le doti della città, sottraendole ai vari luoghi pii, poiché «non si confacevano alla qualità dei caritativi loro uffici». Ciò portò il Limosiniere a raccogliere svariati lasciti, anche di piccole dimensioni, provenienti pure dal S. Matteo e dai monasteri soppressi. Inoltre, esso continuò a ricevere una serie di legati anche in seguito alla sua istituzione, poiché la carità per doti continuò a essere assai attiva. Le più importanti tra le “distribuzioni” concentrate, furono comunque la confraternita di S. Ambrogio, e i “luoghi pii” Cosmo Colesina e Olevano.
Il lascito di Cosmo Colesina (testamento del 20/11/1522) era amministrato dal Collegio dei mercanti e dalla confraternita di S. Innocenzo, mentre quello di Uberto Olevano (testamento del 27/4/1614) da quattro esecutori, con la prescrizione che alla morte di uno di essi ne subentrasse un altro nominato dai superstiti, e così in perpetuo. Nel 1774, Cosmo Colesina e Olevano avevano una rendita pari a 2.000 lire annue ciascuno, mentre nel 1880 Olevano rendeva poco meno di 1000 lire. Il Pio Istituto Limosiniere aveva invece una rendita di 7.000 lire nel 1774.
La concentrazione dentro l’istituto elemosiniere sollevò una serie di proteste, e di questioni, relativamente a diversi legati. Una delle maggiori riguardò l’assistenza ai carcerati. Una lamentela del Podestà di Pavia del 4/7/1786 fece notare che con la soppressione del pio luogo «sono cessati a quei poveri carcerati alcune pie somministrazioni nonché il beneficio del medico, chirurgo e portantino» . La risposta del governo del 15 agosto dello stesso anno era che «Non teneva, né tiene il Pio Luogo della Pietà di S. Ambroggio di Pavia, ultimamente aggregato all’Istituto Elemosiniere della stessa città, alcun altro obbligo in favore de detti poveri carcerati della medema se non in dipendenza del testamento del fu Pietro Andrea Carpone 13 luglio 1626 rog. Agostino Porcellino», un’eredità universale. Inizialmente, la rendita del lascito era di 6.000 lire poi ridottosi ad un quarto. La riduzione era stata dovuta alla tacitazione della madre per «le sue pretese di dote e di successione al medemo», per inesigibilità di alcuni censi e per la riduzione dei tassi di interesse sui crediti verso i pubblici .
L’ipotesi del Commissario delle pie fondazioni era di vendere tutte le proprietà del pio luogo di S. Ambrogio, fatta eccezione per il Colesina, il cui edificio era da adattarsi a direttorio provinciale dell’Istituto elemosiniere. La perizia stabilì in 5.812 lire il valore della chiesa del pio luogo con le adiacenti “cassine”. Il canone perpetuo era stimato in 176 lire . L’attività della Compagnia riprende il 25 marzo 1791. Leopoldo II, infatti, succeduto a Giuseppe II, richiamò in vigore svariati capitoli e congregazioni, tra cui la Compagnia di S. Ambrogio, alla quale inoltre viene affidata l’amministrazione del Pio Istituto elemosiniere. Una congregazione del 3 aprile 1791 della confraternita di S. Ambrogio, tenuta nell’abitazione del marchese don Pio Bellisomi, ci informa che la Regia giunta esecutiva e la Consulta di governo avevano richiesto, tramite Benedetto Corti, amministratore dell’Istituto Elemosiniere, allo stesso Bellisomi a Siro Antonio Trovamala, la consegna delle sostanze attive del pio luogo, del Pio luogo Colesina e Olevano.
Le richieste della congregazione erano, in risposta, di poter ottenere «qualche Chiesa tra le vacanti per le accadute soppressioni con qualche caseggiato unito ad uso e per abitazione di un sacerdote col titolo di loro cappellano maggiore, coll’oggetto di poter in essa e con l’assistenza del cappellano eseguire come in addietro quelle opere di pietà di originario loro instituto», praticate a livello individuale dai membri dopo la soppressione del 1784, «oltre le altre opere pure di loro instituto in soccorso de poveri e zitelle», dopo la vendita all’asta dei beni immobili per 7.511 lire, poi utilizzate per sanare il debito in materia di doti arretrate. La seconda richiesta è di poter nuovamente dispensare le doti «portate dalle disposizioni de’ rispettivi testatori».
L’ultimo verbale della confraternita è in data 10 dicembre 1795, dopodiché segue la cessazione delle attività, allorché nel 1796 Pavia è invasa dalle truppe francesi. Il patrimonio è affidato a un amministratore unico, e nel 1803 Sant’Ambrogio confluisce in via definitiva nell’istituto elemosiniere.

[testo del prof. Emanuele Camillo Colombo]

Complessi archivistici

Compilatori

  • Prima redazione: Saverio Almini (archivista) - Data intervento: 20 febbraio 2026