Scuola elementare "Antonio Stoppani" ( 1902 - Dall'anno scolastico 2000-2001 la scuola fa parte dell'Istituto Comprensivo Stoppani, comprendente i plessi scolastici delle scuole Stoppani (primaria), Bacone (primaria) e Santa Caterina da Siena (secondaria di primo grado), per effetto del ridimensionamento previsto dall'art. 21 della legge 59/1997 e dal DPR 297/99 che sancivano l'autonomia scolastica. )

Tipologia: Ente

Tipologia ente: Ente di istruzione e ricerca

Altre denominazioni: Istituto Comprensivo Stoppani [Denominazione attuale]

Condizione: pubblico

Sede: Via Antonio Stoppani, 1 - 20129 Milano

Collegamenti

Abstract

La Scuola elementare di via Stoppani fu costruita all’inizio del Novecento su un’area comunale all’epoca ancora poco urbanizzata in prossimità di Porta Venezia. Le opere di realizzazione furono eseguite in tempi brevissimi, su progetto dell’ingegnere dell’Ufficio Tecnico comunale Giuseppe Filippini (luglio 1900). Il 26 ottobre 1901 fu consegnata già la prima parte del fabbricato, comprendente i corpi Sud ed Ovest, con le aule, i servizi e le docce della sezione maschile, consentendo di inaugurare le attività didattiche già con l’anno scolastico 1902-1903. Subito dopo seguì il completamento del complesso con i corpi di fabbrica Nord ed Est (1904), destinati alla sezione femminile, attivata nel 1905, mentre tra il 1911 e il 1912 fu realizzata l’ampia palestra lungo il lato Nord, affacciata sul cortile. Fin dai primissimi anni gli iscritti alla Stoppani giunsero a superare complessivamente i 1200 allievi, tra maschi e femmine, arrivando a più di 1500 negli anni trenta, con classi di più di 40 bambini. Oltre alle scuole elementari diurne maschili e femminili, in sintonia con le indicazioni normative d’inizio secolo, fino agli anni Trenta presso l’istituto furono al tempo stesso attivati una serie di corsi per l’istruzione degli adulti semianalfabeti o lavoratori, come in particolare: le scuole festive elementari, le scuole serali maschili elementari e superiori, le scuole di avviamento maschili e femminili, trasformate poi in corsi di avviamento professionale.
L’attuale struttura consente di riconoscere ancora l’impianto originario, che ha subito nel tempo solo poche modifiche. Articolato su due piani, oltre al terreno, intorno alla grande corte centrale, comprendente ad Ovest la sezione maschile e ad Est quella femminile (separate per diversi anni nel mezzo da una cancellata in metallo), il complesso era dotato fin dai primi anni di 33 aule, servizi e impianti di docce per maschi e femmine, un gabinetto medico, una grande palestra (1912), con tre refettori sottostanti, e in seguito un museo didattico e una sala per proiezioni.
Dirette da un’unica presidenza, le due sezioni – maschile e femminile – della scuola elementare di via Stoppani furono gestite a lungo separatamente dal punto di vista didattico, distinte fin dalle origini anche nella denominazione. La sezione intitolata al geologo lecchese Antonio Stoppani riguardò inizialmente solo la scuola femminile. La sezione maschile, denominata in origine semplicemente “Maggiore”, fu intitolata nel 1924 a Ugo Pepe, giovane fascista militante ucciso a Milano il 24 aprile 1922, durante una rappresaglia di una squadra di Arditi del popolo.
L’intitolazione ad Antonio Stoppani anche per la sezione maschile risale solo al secondo dopoguerra: in particolare al 16 aprile 1947 (sancita ufficialmente poi il 13 ottobre), quando, con la ripresa delle attività didattiche regolari interrotte temporaneamente durante il conflitto bellico, furono cancellati tutti i riferimenti al precedente regime fascista.
Fonte ricchissima ancora inesplorata, la documentazione riguardante la scuola Stoppani consente di ripercorrere le tappe che nell’arco del Novecento segnarono i cambiamenti più complessi in materia di istruzione in ambito sia milanese che nazionale, offrendo al tempo stesso spunti significativi sull’evoluzione politica, sociale e del costume, riflessa puntualmente nell’amministrazione e nella quotidianità scolastica.
Con l’anno scolastico 2000-2001, la scuola elementare fu trasformata nell’attuale Istituto Comprensivo Stoppani, comprendente i tre plessi delle scuole Stoppani, Bacone (primarie) e Santa Caterina da Siena (secondaria di primo grado), in seguito al ridimensionamento previsto dall’art. 21 della legge n. 59 del 1997 e dal DPR n. 297 del 1999 che sancivano l’autonomia scolastica.

Profilo storico / Biografia

La nascita della scuola e le relazioni con il territorio
La costruzione di un fabbricato scolastico “pel quartiere di Porta Venezia tra le via Spallanzani e Paolo Frisi”, su un’area comunale all’epoca ancora poco urbanizzata, fu voluta dall’Amministrazione comunale del sindaco Giuseppe Mussi all’inizio del Novecento (cfr. Archivio Storico Comunale di Milano [ASCo-MI], Finanze – Edifici scuole, 242).
La decisione si inserisce nel quadro degli interventi deliberati dal Comune in quegli anni per far fronte alla sensibile crescita della città nella fascia esterna ai bastioni e allo straordinario incremento demografico che nel giro di un trentennio, a cavallo del secolo, comportò quasi il raddoppio della popolazione, fino a toccare un milione di abitanti.
Tra le numerose realizzazioni dovute ai sindaci Mussi (1899-1903) e Barinetti (1903-1904), oltre alla scuola di via Stoppani, basti ricordare, ad esempio, i complessi di via Dal Verme, via Moscati (1900), via Sacco, via Stella (ora via Corridoni), via Donatello (1901), via Gentilino (1901-1905), il primo nucleo a San Cristoforo (1903), seguiti durante le amministrazioni Ponti, Gabba e Greppi, tra il 1904 e il 1915, dalle scuole di via Arena (1905), delle vie Bergognone, Settembrini e Giulio Romano (1906), da quelle ai bastioni di porta Nuova (1906-1907) e di porta Volta (1908), e delle vie Cesare Melloni (poi Andrea Costa), Monviso e Ruffini (1910), di via Comasina (1911), viale Lombardia, via Sondrio (1911) e via Colletta (1914), per citare le principali.
Le opere di realizzazione della scuola Stoppani furono eseguite in tempi brevissimi, su progetto dell’ingegnere dell’Ufficio Tecnico comunale Giuseppe Filippini (luglio 1900) e sotto la direzione dei lavori dell’ingegnere comunale Paolo Besana, appaltate per un importo complessivo di 238.000 lire all’impresa del capomastro Pietro Vanoni (cfr. ASCo-MI, idem, 242).
Il 26 ottobre 1901 fu consegnata già la prima parte del fabbricato, comprendente i corpi Sud ed Ovest, con le aule, i servizi e le docce della sezione maschile, consentendo di inaugurare le attività didattiche già con l’anno scolastico 1902-1903.
Subito dopo seguì il completamento del complesso con i corpi di fabbrica Nord ed Est (1904), destinati alla sezione femminile, attivata nel 1905, mentre tra il 1911 e il 1912 fu realizzata l’ampia palestra lungo il lato Nord, affacciata sul cortile (appalto alla ditta Giuseppe Premoli).
Di pari passo, progredivano intanto il processo di urbanizzazione e la crescita demografica del quartiere circostante, dettati dal Piano regolatore generale degli ingegneri Pavia e Masera nel 1911, come ampliamento del precedente Piano Beruto (1884), superato ben presto dall’incalzante espansione della città.
Fin dai primissimi anni gli iscritti alla Stoppani giunsero a superare complessivamente i 1200 allievi, tra maschi e femmine, arrivando a più di 1500 negli anni trenta, con classi di più di 40 bambini.
Oltre alle scuole elementari diurne maschili e femminili, in sintonia con le indicazioni normative d’inizio secolo, presso l’istituto furono al tempo stesso attivati una serie di corsi per l’istruzione degli adulti semianalfabeti o lavoratori, come in particolare: le scuole festive elementari, le scuole serali maschili elementari e superiori, le scuole di avviamento maschili e femminili, trasformate poi in corsi di avviamento professionale. Queste scuole rimasero in funzione fino all’inizio degli anni Trenta, quando, in seguito alla Riforma Gentile del 1923, il compito di provvedere alla formazione adulta fu progressivamente affidato all’iniziativa privata, fino a venire poi definitivamente ignorato nella “Carta della scuola” del 1939 del ministro Giuseppe Bottai.

Gli interventi architettonici principali
L’attuale struttura consente di riconoscere ancora l’impianto originario, che ha subito nel tempo solo poche modifiche. Articolato su due piani – oltre al terreno – intorno alla grande corte centrale, comprendente ad Ovest la sezione maschile e ad Est quella femminile (separate per diversi anni nel mezzo da una cancellata in metallo), il complesso era dotato fin dai primi anni di 33 aule, servizi e impianti di docce per maschi e femmine, un gabinetto medico, una grande palestra (1912), con tre refettori sottostanti, e in seguito un museo didattico e una sala per proiezioni.
Fu inoltre tra le prime scuole milanesi ad accogliere nel 1924 il monumento ai martiri della Grande Guerra che ancora oggi si trova nell’atrio dell’Istituto, con incisi i nomi di 60 caduti sul campo, fra allievi ed insegnanti, opera dello scultore Angelo Montegani. Tra il 1926 e il 1927 poi le aule stesse delle classi furono intitolate ad eroi caduti per la patria, scegliendo per la sezione femminile alcune eroine vittime delle battaglie dalmate.
Sempre nel 1927, a queste testimonianze celebrative si aggiunse infine il busto in bronzo di Ugo Pepe, il caduto fascista a cui fu intitolata la sezione maschile della scuola, realizzato anch’esso da Montegani e collocato in origine accanto al monumento in memoria della guerra del 1915-18. Il busto sorretto dal piedistallo in pietra, oggi non più conservato, fu rimosso durante le devastazioni compiute tra il dicembre 1944 e l’aprile 1945 dalla Legione Repubblicana della Polizia ausiliaria “Pietro Caruso”, che per pochi mesi occupò l’edificio. Di fianco al monumento è oggi visibile invece il grande quadro realizzato nel 1935 per l’ingresso della sezione femminile, con la raffigurazione del monumento ad Antonio Stoppani che si trova a Lecco, sullo sfondo delle montagne.
Accanto agli interventi decorativi, i lavori e le trasformazioni più consistenti si concentrarono nella seconda metà degli anni Trenta (1933-1939), espressione delle crescenti esigenze di spazi da destinare alla didattica e dei necessari adeguamenti tecnici. In un primo tempo fu ad esempio realizzato un sopralzo nella parte centrale della facciata, in corrispondenza del terrazzo antistante ai locali della presidenza, per unire con un passaggio chiuso le due sezioni maschile e femminile altrimenti divise, seguito poco dopo dall’aggiunta di tre grandi aule scolastiche nuove sopra la palestra (1933). Tra il 1938 e il 1939 venne poi trasformato l’impianto di riscaldamento, con nuove caldaie a vapore in prossimità delle docce, e con l’abbattimento dell’alta ciminiera in disuso, posta al centro del lato Sud del cortile, fino allora visibile da lontano in tutto il quartiere.
Come nel caso di molte scuole della città, negli stessi anni anche la Stoppani iniziò infine a dotarsi di rifugi antiaereo nei sotterranei della scuola, destinati a proteggere allievi e insegnanti, in vista di possibili degenerazioni della situazione politica generale, minacciata già dall’eventualità di conflitti bellici, e dal timore di futuri attacchi o bombardamenti.

La gestione didattica
Dirette da un’unica presidenza, le due sezioni – maschile e femminile – della scuola elementare di via Stoppani furono gestite a lungo separatamente dal punto di vista didattico, distinte fin dalle origini anche nella denominazione. La sezione intitolata al geologo lecchese Antonio Stoppani (da cui prese il nome nel 1902 anche la nuova via coeva alla scuola) riguardò fino al secondo dopoguerra solo la scuola femminile. La sezione maschile, denominata in origine semplicemente “Maggiore”, fu intitolata nel 1924 a Ugo Pepe, giovane fascista militante ucciso a Milano, nei pressi di Porta Vittoria, il 24 aprile 1922, durante una rappresaglia di una squadra di Arditi del popolo.
Fonte ricchissima ancora inesplorata, la documentazione riguardante la scuola Stoppani consente di ripercorrere le tappe che nell’arco del Novecento segnarono i cambiamenti più complessi in materia di istruzione in ambito sia milanese che nazionale, offrendo al tempo stesso spunti significativi sull’evoluzione politica, sociale e del costume, riflessa puntualmente nell’amministrazione e nella quotidianità scolastica.
La progressiva centralizzazione della scuola e il rafforzamento dell’autoritarismo burocratico e didattico avviate con la legge Credaro (L.n. 487, 4 giugno 1911) e ribadite dalla riforma introdotta nel periodo fascista dalla legge Gentile (1923) trovano riscontro nella riorganizzazione amministrativa, a cominciare dal passaggio di controllo dal Comune di Milano alle diverse istituzioni scolastiche del Ministero, quali il Regio Provveditorato agli studi, e gli Ispettorati scolastici locali (passaggio allo Stato che per i capoluoghi di provincia divenne effettivo solo con il T.U. sulla finanza locale del 1931).
Come è noto, con la riforma Gentile, attuata con 12 regi decreti tra febbraio e dicembre 1923, l’obbligo scolastico fu innalzato – almeno sulla carta – al quattordicesimo anno d’età, e la scuola elementare fu portata a cinque anni, tre di grado inferiore e due di grado superiore.
L’affermarsi dell’ideologia fascista espressa in modo più esplicito dalla “Carta della scuola” del Ministro Bottai (1939) si tradusse nelle modifiche che interessarono pesantemente la didattica e la vita scolastica in generale fino alla caduta del regime e alle riforme repubblicane del dopoguerra e degli anni Sessanta.
Tra le diverse istituzioni, un ruolo non secondario fu rivestito anche dai patronati scolastici, creati inizialmente in ogni comune per permettere ai bambini bisognosi di frequentare la scuola. Soppressi nel 1930 (R.D. n. 394, 17 marzo 1930), le loro competenze passarono all’Opera Nazionale Balilla (O.N.B.), per poi essere ricostituiti nel 1947 (D.L. del Capo provvisorio dello Stato 24 gennaio 1947, n. 457).
Il processo di fascistizzazione dell’educazione scolastica, documentato fedelmente anche nelle carte dell’archivio della Stoppani, vide, accanto alla trasformazione ideologica dei programmi di studio, l’inquadramento dei giovani – organizzati in balilla e avanguardisti, i maschi, piccole italiane e giovani italiane, le femmine, e figli della Lupa, i più piccoli – e il rigido disciplinamento degli insegnanti, con il controllo delle attività didattiche e la creazione dell’Associazione Nazionale Insegnanti Fascisti (ANIF) del 1925, confluita nel 1931 nell’Associazione Fascista della Scuola (AFS).

La parentesi bellica
La documentazione consente di ricostruire anche i momenti drammatici che sconvolsero la vita della scuola, come l’intera città, durante il periodo bellico e negli anni immediatamente successivi, in particolare tra il 1942 e il 1947.
Le attività didattiche della Stoppani riuscirono infatti a svolgersi regolarmente in sede solo fino al 5 dicembre 1942, sia pur con classi sempre più ridotte dallo sfollamento delle famiglie e nonostante le minacce degli attacchi aerei e dei bombardamenti che dal 1940 cominciarono a colpire gravemente le zone nevralgiche di Milano.
Da quella data al 14 febbraio 1943 la scuola fu trasformata per un paio di mesi in centro di assistenza per i pochi alunni rimasti con le famiglie in città, utilizzando due sole aule, oltre alla sala di canto adibita a refettorio. Il bombardamento della zona di metà febbraio convinse tuttavia ben presto anche alla chiusura del centro di assistenza. Gli allievi furono convogliati per alcune settimane nelle vicine scuole di viale Romagna e di viale Brianza, fino alla parziale ripresa delle attività didattiche in via Stoppani nella seconda metà di aprile 1943, per la conclusione della travagliata annata scolastica.
Il successivo anno 1943-1944 vide il trasferimento temporaneo presso la Stoppani della Scuola “Leonardo” (di viale Romagna 16-18), la cui sede fu nel frattempo adibita a centro di ricovero per i profughi e i sinistrati: le lezioni dovettero quindi svolgersi a giorni alterni per le classi delle due scuole, fino ai primi mesi dell’anno scolastico seguente, segnati a fine novembre dalla brusca interruzione delle lezioni e dallo sgombero degli spazi.
Il 4 dicembre 1944 la scuola di via Stoppani fu infatti occupata dal reparto della Polizia Repubblicana ausiliaria “Pietro Caruso”, che, senza risparmiare danni e distruzioni di arredi scolastici e suppellettili, utilizzò gli spazi come magazzino di mobili rastrellati negli edifici sinistrati. Da quel momento le attività didattiche delle classi ormai decimate della Stoppani, insieme a quelle della Scuola “Leonardo” e delle elementari di via Casati-Tadino, subirono diversi trasferimenti.
Inizialmente confluirono tutte presso la sede delle scuole di via Pisacane 9-11, poi tra fine marzo e il 26 giugno 1945 presso la “Leonardo”, in viale Romagna 16-18.
Dalla fine di giugno 1945 all’aprile 1947 le classi della Stoppani dovettero infine condividere per quasi due anni la sede delle scuole di piazza Leonardo da Vinci 2.
Nel frattempo, con la Liberazione, a fine aprile 1945 era venuta a cessare anche l’occupazione della Stoppani da parte del corpo di Polizia “Caruso”.
Il 31 maggio 1945 l’edificio venne requisito dal Comando militare alleato che fino al 26 novembre 1946 destinò le 40 aule e gli uffici della scuola alle truppe britanniche in transito.
Subito dopo la partenza degli alleati, già dal 27 novembre 1946 il complesso scolastico della Stoppani venne restituito al Comune di Milano, che iniziò quindi il ripristino generale degli spazi pesantemente danneggiati dalle occupazioni.
La scuola poté rientrare finalmente presso la sede originaria di via Stoppani nei giorni tra il 13 e il 16 aprile 1947. Come già accennato, a questa data risale anche la nuova intitolazione della sezione maschile ad Antonio Stoppani che, sancita ufficialmente il 13 ottobre, venne a cancellare la memoria divenuta ormai inaccettabile del martire fascista Ugo Pepe.
Il 1947, oltre alla ripresa progressiva delle regolari attività didattiche, vide anche lo smantellamento definitivo del rifugio antiaereo.
Per qualche tempo negli anni del dopoguerra continuò inoltre ad essere ospitata presso alcune aule al piano terreno del lato verso via Linneo anche una parte della Scuola di Avviamento Industriale “Antonio Locatelli”, avente sede principale in via Pisacane 11 e insediatasi presso la Stoppani già nel 1940.

L’evoluzione degli ultimi decenni
Negli anni postbellici si assiste qui come in tutto il Paese al lento ridimensionamento dell’impronta gentiliana che ancora segnava profondamente l’istruzione di base, intesa quale dispositivo per il controllo sociale attraverso la scuola. Gli effetti di un cambiamento cominciarono tuttavia a concretizzarsi solo dall’inizio degli anni Sessanta, con l’affermazione della scolarizzazione di massa e l’allargamento dell’accesso scolastico.
L’ultima importante modifica che interessò la Stoppani è riconducibile infine all’anno scolastico 2000-2001, quando, in seguito al ridimensionamento previsto dall’art. 21 della legge n. 59 del 1997 e dal DPR n. 297 del 1999 che sancivano l’autonomia scolastica, la scuola elementare fu trasformata nell’attuale Istituto Comprensivo Stoppani, comprendente anche la scuola primaria Bacone, sorta nel 1975, e la scuola secondaria di primo grado Santa Caterina da Siena, fondata già nel 1910 nella sede all’angolo tra via Andrea Costa e piazza Durante, accorpate nel nuovo complesso realizzato tra piazzale Bacone e via Matteucci (1973-75).

Bibliografia
AAVV., Milano nell’Italia liberale 1898-1922, editore Cariplo, Milano 1993, pp. 453
Casalini, Mario, Le istituzioni culturali di Milano. Monografia edita sotto il Patronato della Federazione Fascista degli Enti Culturali di Milano, Milano – Roma, Arti Grafiche Bertarelli, 1937
Dal Passo, Fabrizio, Storia della scuola italiana, in Il Codice della scuola, a cura di L.B. Corsetti, E. Ciarrapico, D. Croce, La Scuola, Brescia 2003.
D’Ascenzo, Mirella, Linee di ricerca della storiografia scolastica in Italia: la storia locale, in Espacio, Tiempo y Educación, v. 3, n. 1, January-July 2016, pp. 249-272.
Ghizzoni, Carla, Scuola e lavoro a Milano fra Unità e fascismo: le civiche scuole serali e festive superiori (1861-1926), Pensa Multimedia, Lecce, 2015
Sani, Roberto, Scuola e istruzione elementare in Italia dall’Unità al primo dopoguerra. Itinerari storiografici e di ricerca, in Sani, R. e Tedde, A. (a cura di), Maestri e istruzione popolare in Italia tra Otto e Novecento: interpretazioni, prospettive di ricerca, esperienze (pp. 4-17), in Vita e Pensiero, Milano 2003.

Funzioni e occupazioni

  • Istituto scolastico

Complessi archivistici

Fonti

  • Biblio_01 = Casalini, Mario, Le istituzioni culturali di Milano. Monografia edita sotto il Patronato della Federazione Fascista degli Enti Culturali di Milano, Arti Grafiche Bertarelli, 1937
  • ASCo-MI = Lavori pubblici, 364, fasc. 172/1947
  • ASCo-MI = Finanze Beni comunali - edifici scuole, b. 242, 1900-1955
  • ASCo-MI = Lavori pubblici, 2268, fasc. 1 /1940
  • ASCo-MI = Lavori pubblici, 364, fasc. 402/1955