"Beni, diritti e redditi" (1816 - 1859)
88 unità archivistiche di primo livello collegateTitolo
Consistenza archivistica: 88 fascicoli
Le 88 unità archivistiche (86 fascicoli, un registro e un’unità documentaria) degli anni 1816−1859 (con successivi al 1875) ordinate sotto questo titolo costituiscono l’insieme documentale più consistente, significativo e caratteristico di tutto l’archivio. Oggetto delle carte è la gestione del patrimonio della comunità costituito, nel caso di Tignale, non solo dai proventi derivanti dalle consuete voci di entrata (capitali a mutuo, affitto o vendita di terreni e stabili quali i mulini alle valli e gli edifici di Droane e Campione), ma specialmente da quelli derivanti dalla vendita enfiteutica di fondi boschivi e terreni incolti e, in misura minore, dall’affitto delle «ripe pesche» al Prato della fame dove si praticava la «pesca delle aole» e la raccolta delle canne. Le grandi proprietà comunali, cui la popolazione locale ricorreva da sempre per integrare la propria stentata economia − attraverso la raccolta di legne, pattume, cimali per produrre carbone, il pascolo degli animali e gli «svegri» (1) −, vennero interessate, a partire dall’inizio del XIX secolo, da un crescente fenomeno di
privatizzazione. L’archivio conserva memoria di questi eventi: inizialmente della resistenza degli abitanti di Tignale al fenomeno; quindi − con la Sovrana Risoluzione del
16 aprile 1839 che ordinava la sollecita alienazione di tutti i terreni comunali incolti − delle pratiche che accompagnavano tali vendite.
«Quanto è antico il Comune di Tignale […] altrettanto vanta un diritto di poter andare nei fondi comunali a pascere col proprio grege, a raccogliere legna morta, patumi, e foglia onde i poveri che formano i due terzi di questa popolazione, forse più, possano fruire di questo beneficio, e per servirsi nelle proprie occorrenze dei primi oggetti, e per alimentare il grege, unico mezzo di loro sostentamento» (2). Così si legge in una delle intense suppliche indirizzate al «Serenissimo Arciduca Viceré del Regno Lombardo Veneto» da numerosi «comunisti» negli anni Quaranta dell’Ottocento per ottenere l’interruzione della pratica delle alienazioni ai privati i quali, «come lupi mai saci di sangue», erano riusciti ad acquistare «per un vil prezzo» e senza asta pubblica i migliori fondi castanili «con danno immenso del comune e dei comunisti» (3).
A poco valeva l’opposizione di chi avversava le vendite se già alla fine degli anni Venti i locali periti agrimensori, richiesti dall’amministrazione comunale, si applicavano a produrre perizie di stima e disegni necessari per definire estensione e prezzo dei fondi al fine di avviare le procedure d’asta.
Nei documenti leggiamo che i fondi erano di natura boschiva, cedui misti e cedui forti, coperti di roveri, faggi, noccioli, carpini e frassini. Nel 1824 i monti Bondai, Grette o Via bianca, Carbonere, Granelle sopra la strada, Miai, Terre alte e basse, Val del Pomo e Bore, Mughere, Somas, Val dal Covel o Carpenè, Bianchetto o Noae − per la maggior parte destinati alla produzione di carbone, alcuni di fascine − erano oggetto di locazioni pluriennali, durante le quali i conduttori potevano fare un solo taglio di legna all’anno, mentre potevano tagliare a piacimento coloro che affittavano fondi destinati alla produzione di fascine. A seguito di pubbliche aste, gli acquisitori livellari entravano nel possesso e godimento utile dei boschi tramite la stipula di contratti di vendita e successiva consegna dei beni e contro il pagamento di un canone annuo. I deliberatari avevano facoltà di alienare, tanto per atto di ultima volontà, quanto per atto tra vivi, il dominio utile ad una serie di condizioni, stante il diritto di prelazione spettante all’Amministrazione comunale. Avvisi, offerte e processi verbali d’asta, contratti di locazione, verbali di consegna, capitoli d’affittanza, elenchi di fondi, relazioni peritali di stima, disegni: tutti questi documenti conservano memoria dell’iter complesso che seguivano queste pratiche. A differenza degli altri titoli di questa sezione, tutti formati da serie ininterrotte di fascicoli annuali, il titolo "Beni, diritti e redditi" raccoglie, oltre alla solita sequenza di fascicoli annuali dall’anno 1816 all’anno 1859, un insieme di pratiche, numerate da 1 a 18 (mancano però i numeri 1−2 e 8) tutte relative alla vendita enfiteutica di boschi, ciascuna intitolata a un bosco particolare. Seguono inoltre alcuni fascicoli tematici, già formati in antico come si desume
dalle modalità di condizionamento (camicia e scrittura delle intitolazioni), per esempio quelli intitolati «Prato della fame − Squadre» e «Vendita di fondi castenili », e altri di più recente formazione e forse frutto dell’intervento di riordino intrapreso nella prima metà del Novecento e mai portato a compimento.
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(1) Arbitrarie occupazioni di terreni incolti di ragione comunale fatte per coltivarli e senza la corresponsione di alcun canone, occupazioni contro le quali l’autorità comincerà presto a emanare disposizioni.
(2) Archivio storico del Comune di Tignale, sezione Periodo francese e Restaurazione, busta 44, 10.
(3) Ibidem.
Link risorsa: http://lombardiarchivi.servizirl.it/groups/UniPV_CentroMano-/fonds/37119