Contu, Rafaele ( Tortolì (OG), 1895 - Roma (RM), 1952 )

Tipologia: Persona

Profilo storico / Biografia

Rafaele Contu nacque ad Arbatax di Tortolì, in Sardegna, il 18 marzo 1895. Frequentò l’Istituto tecnico di Cagliari e la Scuola d’ingegneria del Politecnico di Milano.
Dal 17 settembre 1915 al 25 dicembre 1919 venne assegnato al 12° reggimento di fanteria per il servizio di prima nomina, e successivamente congedato con la promozione a capitano per meriti di guerra, essendosi distinto per qualità militari, per coraggio e capacità organizzativa.
Umanista educato agli studi scientifici, uomo di cultura e di grande generosità intellettuale e umana, Rafaele Contu unì alla passione per l’arte e la poesia quella per la scienza e la tecnica. Nel 1921 scrisse la Storia del 12° Reggimento di Fanteria di linea della Brigata Casale, mentre l’amore per la scienza lo induceva alle prime traduzioni, insieme a Tomaso Bembo, dell’opera di Einstein pubblicata nel 1922 con il titolo Prospettive Relativistiche dell’Etere e della Geometria.
Nell’Italia degli anni Venti e Trenta, in cui non c’erano, né potevano esserci, contatti fra l’alta cultura e la cultura “di massa”, Contu si fece ottimo conoscitore di quello che il pubblico voleva e di quello che al pubblico bisognava dare per elevare sempre più il tono della cultura italiana, fine perseguito attraverso il suo metodo di divulgazione del sapere.
Tra le opere scientifiche di cui Contu curò la traduzione, e quindi la divulgazione in Italia, ricordiamo L’Evoluzione dello spazio e del tempo del chimico-fisico francese Paul Langevin, e tre edizioni italiane dell’opera di Harry Schmidt, Il mondo secondo la Teoria della Relatività. Introduzione elementare allo studio delle teorie einsteiniane sullo spazio e sul tempo.
Dopo l’esperienza della traduzione dell’opera di Schmidt, Contu si dedicò alla divulgazione della teoria einsteiniana attraverso la traduzione dell’opera di August Kopff, autore dell’opuscolo La teoria della relatività di Einstein, pubblicato nel 1920, e de I fondamenti della relatività einsteiniana, edizione curata insieme a Tomaso Bembo e pubblicata nel 1923 dall’editore Ulrico Hoepli.
Da studioso e volgarizzatore delle “cose della scienza”, tra il 1931 ed il 1934 Contu curò per l’editore Ulrico Hoepli quattro edizioni del libro del geofisico norvegese Fredrik Carl Mulertz Stoermer dal titolo Dalle stelle agli atomi che conduceva il lettore in un viaggio ideale dai misteri dell’infinitamente grande a quelli dell’infinitamente piccolo. Contu non si accontentò di una semplice traduzione dell’opera di Stoermer, ma volle completarla inserendo la “Prefazione” di Giovanni Giorgi e un saggio di Giovanni Battista Angioletti intitolato “Arte e scienza”.
Allo scopo della divulgazione scientifica Contu prese in considerazione anche le opere di due scienziati inglesi, l’astrofisico Arthur Stanley Eddington, direttore degli Osservatorî di Greenwich e di Cambridge ed il premio Nobel per la fisica George Piaget Thomson. I misteri dell’atomo di George Piaget Thomson furono pubblicati nel 1934 per l’editore Ulrico Hoepli, seguirono una seconda edizione, nel 1938, ed una terza edizione, pubblicata postuma nel 1955, a cura di Michele Trova.
Del libro di Eddington “Stars and atoms” erano già uscite due edizioni nel 1927 per la Clarendon Press di Oxford, ed una terza nel 1928. Le prime due edizioni avevano avuto lo scopo di raccogliere una serie di conferenze tenute da Eddington nel 1926 al Congresso di Oxford della British Association ed al King’s College di Londra, nella terza Eddington diede notizia di altri studi da lui condotti e dell’identificazione del “nebulio”, nome in quel periodo dato ad un ipotetico elemento chimico supposto presente in alcune nebulose. Poiché il titolo “Stars and atoms” era assai simile al titolo del libro dello Stoermer “Dalle stelle agli atomi”, Contu ebbe il consenso dall’autore di dare alla versione italiana del libro un titolo diverso, Luci dall’infinito, di cui uscì la prima edizione nel 1933 ed una seconda edizione nel 1934. Il titolo “Luci dall’infinito” fu suggerito a Contu da Adriana Castelnuovo Tedesco, che collaborava con lui per la pubblicazione dei “Manuali Hoepli”. Per le edizioni del volume Contu si avvalse anche della collaborazione del direttore dell’Osservatorio astronomico di Arcetri-Firenze, Giorgio Abetti, che consigliò Contu durante il lavoro di revisione delle bozze dell’intero libro e redasse l’articolo introduttivo intitolato “Invito all’astronomia”.
Perseguì l’intento di servire la causa della cultura italiana attraverso l’opera di divulgazione scientifica anche grazie al giornalismo di divulgazione. Argomenti di astronomia, zoologia, fisica, botanica, medicina, biologia, ma anche fisica atomica, trovarono nelle sue riviste un’eccellente trattazione, che portarono a conoscenza del grande pubblico l’oscuro lavoro di insigni uomini di scienza.
Collaborò a diversi giornali tra cui “Il Giornale d’Italia”, “Il Resto del carlino”, fondò e diresse il settimanale “Battaglia” nel 1924 a Cagliari e dal 1926 condiresse la rivista “Fontana viva” insieme al suo fondatore Raffa Garzia. Ricoprì la carica di redattore capo del “Giornale di Sardegna” dal 1925, fino alla fusione con “L’Unione sarda”, di cui assunse la direzione nel 1929, anno in cui fu nominato segretario del PNF a Cagliari ed il giornale diventò organo di partito. Fu collaboratore del periodico “L’Italia che scrive” e, per la casa editrice Sonzogno di Milano, della rivista “La Scienza per tutti”, per la quale scrisse numerosi articoli di divulgazione scientifica.
Una delle caratteristiche essenziali di quest’opera divulgativa fu uno stile semplice e trasparente, scevro di dettagli eccessivi che, tramite un’esposizione compiuta con chiarezza e facilità, stimolavano nel lettore una naturale curiosità verso la materia scientifica e le sue scoperte fino al punto da farle entrare nella vita quotidiana
Contu fu anche socio della sezione di Scienze militari della Società Italiana per il Progresso delle Scienze. Nel periodo fra il 1930 e il 1935 maturò l’idea di una biografia interpretativa di Benito Mussolini che, da lui suggerita all’allora giornalista politico, poi senatore, Ugo D’Andrea, fu da questi realizzata nel 1936 con il libro Mussolini motore del secolo, libro di cui Contu volle curare personalmente l’indice dei nomi. Allo scoppio della seconda guerra mondiale assunse, con il grado di Colonnello, la direzione dell’Ufficio Stampa e Propaganda dello Stato Maggiore delle Forze Armate, che manterrà fino al settembre 1943.
Nel 1935 pubblica la sua edizione critica delle opere di D’Annunzio per l’Oleandro.
Nei due anni che seguirono l’armistizio dell’8 settembre 1943, Contu divenne assiduo frequentatore della Biblioteca Vaticana, dove si dedicò allo studio dei Codici di Leonardo da Vinci ed alla trascrizione di alcuni manoscritti dello stesso. La teoria della relatività, i misteri dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo, il percorso della mente dalle profondità dell’universo all’interno dell’atomo, sino agli studi su Leonardo condotti nell’ultimo periodo della sua attività, furono le direttrici del pensiero scientifico di Rafaele Contu, corrispondenti a conseguenti momenti speculativi che lo portarono a seguire assiduamente il corso delle vicende della cultura del suo tempo. Come ebbe a raccontare più volte all’amica e compagna di lavoro Maria Luisa Astaldi, il contatto con gli scritti di Leonardo gli servì per trovare conferma e spiegazione del suo doppio e concatenato amore per le manifestazioni del talento artistico e di quello scientifico.
Fu forse per questo motivo che il traduttore degli “aridi matematici”, come Einstein o Langevin, sentì il bisogno di tradurre l’opera di “un poetico matematico”, Paul Valéry, Eupalinos, ou L’Architect, una prosa in francese dedicata all’arte dell’architetto che dalla maestria artigiana del muratore trae la “libera musicalità di un’aerea creazione di pietre”. La versione italiana che Contu fece del libro di Valéry, intitolata Eupalino o dell’Architettura, testimonia come la sua opera di traduttore si svolse con pari perizia tecnica e sensibilità stilistica in due campi così diversi, lo scientifico ed il letterario. Del libro uscirono tre edizioni, con nota dell’autore e commento di Giuseppe Ungaretti: nel 1931 e 1932 uscirono le prime due edizioni per l’editore R. Carabba, facenti parte della collezione “Antichi e moderni in versioni scelte da Giuseppe Antonio Borgese”, nel 1933 uscì la terza edizione, facente parte della collezione dei “Quaderni di Novissima”, che presentava anche una lettera scritta dallo stesso traduttore.
Contu lavorò alla collezione dei Quaderni fino al 1935, anno in cui curò l’edizione critica delle opere di D’Annunzio per la serie “Il Sodalizio dell’Oleandro”, edita a Roma da Il Vittoriale degli Italiani e stampata nelle officine Bibliografiche dello Stato. Nel corso di questa nuova edizione delle opere di D’Annunzio, Contu diede prova ancora una volta della sua innata passione del dettaglio e grazie all’amore della distinzione, della catalogazione, dello schedario, furono colte le molte sfumature, curiosità lessicali e variazioni grafiche nella poesia di D’Annunzio.
Nel 1935 fondò, insieme all’editore Ulrico Hoepli, la prima pubblicazione periodica italiana di divulgazione scientifica e tecnologica, “Sapere”, rivista quindicinale che Contu diresse dal 1935, anno stesso della morte di Ulrico Hoepli, fino al 1939. È con “Sapere” che Contu iniziò a veder avverato il desiderio di una vera informazione scientifica in Italia, da lui indirizzata a un pubblico di lettori di cui seppe interpretare le esigenze.
Nel 1939 fondò, per l’editore Mazzocchi, la rivista mensile “Panorama”. Essa rappresentava un’armoniosa sintesi tra l’amore di chiarezza e di odine e lo slancio di interessi verso i campi più vari.
Contu curò anche l’"Antologia Universale dei Classici" per l’editore Calogero Tumminelli, istituì i premi “Cortina” e “Ulisse” e, nell’ultimo periodo della sua vita diresse la libreria della “Bussola” di Roma, a Piazza Madama, dove amava custodire le rarità bibliografiche, le novità e le pubblicazioni scientifiche apparse sotto qualunque insegna editoriale. Dal maggio 1947 assunse la condirezione con Maria Luisa Astaldi di “Ulisse”, rivista bimestrale di “cultura internazionale, informativa e formativa, attenta ai moti dell’individuo e della società quali si esprimono nel tempo e nelle più varie manifestazioni dell’intelligenza”, edita dalla Società Riviste Rassegne Periodici, stampata dalla Tipografia di Novissima. In seguito a quest’esperienza volle anche impegnarsi nella direzione della redazione italiana della rivista francese “Science et vie”, pubblicata in Italia con il titolo “Scienza e vita”, di cui Contu curò personalmente una rubrica dedicata alla corrispondenza con il pubblico, appartenente alle categorie di artigiani, meccanici e studenti.
Durante tutta la sua carriera, Contu associò al forte ardore e fuoco polemico un’onestà intellettuale intransigente che lo rendevano tenace verso ogni ideale che si fosse costituito naturalmente in lui. Non è un caso che una delle ultime fatiche della sua laboriosa esistenza fu la rivista che porta il nome del navigatore per antonomasia, “Ulisse”, che riassumeva il mito della ricerca e dell’ardimento.
Rafaele Contu morì nel 1952.

I Quaderni di Novissima

Le origini della Società editrice di “Novissima” risalgono ai primi mesi del 1900 quando Edoardo Camis de Fonseca ebbe l’idea di fondare a Milano il periodico “Novissima. Albo d’Arti e Lettere”, per molti considerata come l’espressione più elegante del liberty italiano. Nell’articolo di apertura del primo numero, uscito nel 1901, e intitolato “Al secolo XX Salute!”, l’editore De Fonseca precisava quale fosse lo scopo della Società:
“Noi, Novissima, sorgiamo col nuovo secolo. Di questo, anno per anno, vogliamo essere l’illustrazione, il commento. Non cattedra, non tribuna. Genialità ci accompagni. Il nostro intento fu quello di far opera alta e degna. Così ci associammo i maggiori artisti, di cui diamo ‘cose nuove’, inedite, in relazione al neutro latino che abbiamo scelto per titolo. Così volemmo che tutta l’edizione avesse un decoro grafico insolito. Illustrare l’annata in tutte le opere migliori; guardare con occhio intento al presente; intuire quanto di grande ci prepari il domani; cogliere i più bei fiori dell’arte; affermare con garbo e senza pretensione il gusto delle genti, ecco il compito nostro”.
L’annuale continuò a uscire fino al 1910 (nel 1913 apparvero altri dodici fascicoli), affiancato da sporadiche ma splendide edizioni.
Fu grazie a Giorgio de Fonseca, figlio di Edoardo, che riprese la pubblicazione insieme alla nascita di una delle esperienze editoriali più affascinanti e sofisticate degli anni Trenta: la collana dei Quaderni di Novissima. Lanciata nel 1933, a dirigere la Collana troviamo, accanto all’editore Giorgio De Fonseca, Ungaretti e Rafaele Contu, che risulta essere il vero animatore dell’impresa. Un ruolo di consulente e collaboratore svolse anche Enrico Falqui, che in un volume della collana raccolse una scelta di suoi articoli sotto il titolo di Rosso di sera, e Lidia Serventi, in qualità di segretaria di redazione. L’amicizia tra Contu e Ungaretti, nata negli anni Trenta con la traduzione di Eupalino, si concretizza attraverso i “Quaderni di Novissima” pubblicati dalla casa editrice Novissima tra il 1933 e il 1936. Essi rappresentano un’esperienza editoriale molto interessante nel panorama culturale italiano di quegli anni. Si trattava di opere elitarie e di nicchia stampate con arte impareggiabile, e rivolte a un pubblico non di massa, come si intuisce dalle tirature offerte, dalle tecniche distributive, nonché dalle stesse strategie artistico culturali. Il loro interesse storico è legato sia all’importanza degli autori che vicollaborano, fra i quali si annoverano Ungaretti, Cardarelli, Alvaro, De Libero, Savinio, Bontempelli, sia alle figure dei suoi ideatori, sia, infine , alla formula studiata e utilizzata per inserirsi nel panorama letterario in un periodo di generale e non duraturo sviluppo dell’editoria.
I volumi misuravano circa 20×27 cm, avevano diverse copertine monocromatiche e un numero variabile di pagine compreso tra le 60 e le 200, ed erano venduti mediante sottoscrizione a un prezzo di 50 lire a volume che si riduceva a 40 prenotando almeno 10 delle 50 opere previste, suddivise in due serie successive, la seconda delle quali caratterizzata, almeno nelle intenzioni, dalle traduzioni. Le opere si ridussero, in realtà, a soli 20 volumi monografici della prima serie, con le uniche 18 pubblicazioni rintracciabili uscite tra il 1933 e il 1935.
Moltissimi furono, infatti, i Quaderni annunciati e mancati per le più svariate ragioni. Alcuni rimasero solo alla fase dei primi contatti tra curatori e autori, come nel caso di Umberto Saba, Aldo Palazzeschi, Eugenio Montale; altri si spinsero fino alla fase di correzione delle bozze, come nei casi del Viaggio in Sardegna di Elio Vittorini o di Nascita dei personaggi di Luigi Pirandello. Il reportage di Vittorini, pubblicato nel 1936 da Parenti, sembrò al giornalista sardo poco rispettoso nei confronti dei suoi conterranei e della sua isola, di cui veniva descritta l’arretratezza, in netta discordanza con la propaganda fascista che ne accreditava invece la crescente e rapidissima modernizzazione.
Altri volumi ebbero iter burrascosi che giunsero a ridosso degli anni ‘40 senza portare a nulla, come nel caso di Primo tempo di Berto Ricci. Quaderni come Sotto il segno di Clio, Itinerario italiano, Solstizio, Sentimento del tempo, Libro di preghiere, insieme a opere diverse degli autori della collezione, furono invece riediti nella collana comune delle “Edizioni di Novissima” fino al 1937, anno che segnò una battuta d’arresto con la dichiarazione del fallimento della casa editrice.
Era abitudine di Contu però presentare nei bollettini pubblicitari, come di uscita imminente, autori e titoli poi non pubblicati. Quindi, in ordine sparso, si ufficializzavano sotto la dicitura “usciranno in seguito” libri di Stuparich, Cecchi, Loria, Tecchi, addirittura Palazzeschi e Montale, ai quali però non erano attribuiti titoli definitivi.
Di seguito l’elenco dei volumi pubblicati nella collana dei Quaderni:
1. Benito Mussolini, Vita di Arnaldo
2. Carlo C. Visconti Venosta, Libro di preghiere
3. Giuseppe Ungaretti, Sentimento del tempo
4. Giovanni Gentile, La Profezia di Dante
5. Corrado Alvaro, Itinerario italiano
6. Mario Puccini, Ritratti e interni
7. Nino Savarese, Operette
8. Vincenzo Cardarelli, Giorni in piena
9. Paul Valéry, Eupalino o Dell’architettura
10. Alberto Savinio, Capitan Ulisse
11. Ottone Rosai, Dentro la guerra
12. Massimo Bontempelli, Stato di grazia
13. Rodolfo De Mattei, Polvere di Roma
14. Giorgio Vigolo, Il silenzio creato
15. Pietro De Francisci, Sotto il segno di Clio
16. Libero de Libero, Solstizio
17. Enrico Falqui, Rosso di sera
18. Leone Vivante, Grazia e arbitrio

BIBLIOGRAFIA
Chiara Boschetti, Per una storia di Novissima, in “Bollettino di storia dell’editoria in Italia”, anno XVIII 2/2012
Patrizia Epistolari, Ungaretti, Contu e Valéry: nuove luci in Giuseppe Ungaretti: culture et poésie in “Revue de ètudes italiennes” n. 1-2, 2003

SITOGRAFIA
Giuseppe Jannaccone, Le varie vite di Novissima al seguente link https://blog.maremagnum.com/le-varie-vite-di-novissima/

Complessi archivistici

Fonti

  • Rosato1995 = Italo Rosato, Voci europee dall'archivio Rafaele Contu, "Autografo", 30 (1995) , pp. 113-27, 1995
  • Rosato1994 = "I "Quaderni di Novissima", una collana d'élite" in "Fonti e studi di storia dell'editoria" pp. 251-71, Baiesi, 1994
  • RafaeleContu1953 = Rafaele Contu, Edizioni di Novissima, 1953
  • Barani1992 = Valeria Barani, "Lettere di Enrico Falqui a Raffaele Contu (1934-1937)", in "Autografo", 25 (1992), pp. 87-102, 1992

Compilatori

  • Prima redazione: Stefany Sanzone - CAeB (Archivista) - Data intervento: 07 marzo 2018
  • Revisione: Gabriele Locatelli - CAeB (Archivista) - Data intervento: 08 marzo 2018