Confraternite
Le confraternite, nate come gruppi di persone, prevalentemente laici, che si riuniscono secondo regole precise per condurre la loro vita religiosa in comune, sorgono nell’alto medioevo da moti anche spontaneisti di rinnovamento ecclesiale; nel codice di diritto canonico antico venivano definite come “associazioni di fedeli erette anche ad incremento del culto pubblico” e si differenziavano dalle pie unioni che, erette con lo scopo precipuo dell’esercizio di qualche opera di carità, venivano poi a chiamarsi sodalizi se costituite come “corpo organico” (Can. 707) (1).
Nel corso del Cinquecento, a seguito delle spinte riformiste poste in atto dalla Chiesa, conoscono una nuova fase di espansione: i vescovi provvedono perché si diffondano capillarmente in tutte le parrocchie, diventando così uno strumento agile ed articolato di mobilitazione e di controllo di larghe masse di fedeli; perdono però, in questo modo, quegli spazi di autonomia ed iniziativa laicale per cui si erano distinte fino ad allora: vengono in un certo modo sottoposte ad un processo di ‘normalizzazione’ (2).
Chiamate in Lombardia e in area veneta anche “scuole”, si diffondono a tal punto che si può affermare che alla fine del secolo XVI ogni parrocchia in Italia avesse almeno una confraternita (3). Esse si differenziano a seconda delle finalità per cui si sono formate: una delle più diffuse era quella del SS.Sacramento o del Corpo di Cristo – come viene più spesso nominata dal Cinquecento in poi – che era sorta per incoraggiare la pratica della comunione e per diffondere la devozione ai sacramenti; i confratelli si assumevano il compito di curare l’altare del Santissimo con fornitura di olio e cera, di curare e custodire il Santissimo, di accompagnare i moribondi, di partecipare alle processioni mensili e a quella annuale del Corpus Domini, di coordinare l’attività caritativa della parrocchia e soprattutto di adempiere all’obbligo della comunione frequente (4).
Accanto a quella del SS. Sacramento vi era la scuola del SS. Rosario diffusasi in seguito alla rinnovata devozione mariana del Cinquecento e soprattutto dopo la battaglia di Lepanto in cui la vittoria sui turchi venne riconosciuta dal papa Pio V come grazia della Vergine Maria invocata nella pratica del rosario (5).
Un’altra confraternita che conosce un largo sviluppo soprattutto dopo il Concilio di Trento, è quella della Dottrina cristiana che aveva come finalità precipua la diffusione dei primi rudimenti di educazione cristiana in forma catechetica (6).
Abbastanza ricorrente era, per quasi tutte le confraternite, l’impegno nell’attività assistenziale, settore in cui svolsero un’azione vicariante e concorrenziale nei confronti delle istituzioni pubbliche e di quelle ecclesiastiche: dalla distribuzione di cibo e indumenti alla gestione di ospizi, ospedali, orfanotrofi, monti di pietà, monti frumentari; se per un verso furono elemento non trascurabile di coesione del tessuto sociale, per altro verso ebbero anche un ruolo nell’educazione alla convivenza civile, al rispetto delle regole, all’osservazione delle norme di una convivenza ‘democratica’(7).
Per quanto riguarda la Lombardia, l’attività delle confraternite proseguì con caratteristiche analoghe anche nei secoli successivi, fino agli inizi dell’Ottocento, quando con la Repubblica Cisalpina i beni delle confraternite vennero incamerati dallo Stato ed esse, private della fonte principale di reddito (affitto degli immobili ricevuti in donazione), persero una delle principali ragioni di sussistenza. I compiti di beneficenza e assistenza passarono alle istituzioni civili, invece l’amministrazione delle chiese, la cura degli edifici di culto e degli altari passarono alle fabbricerie (8).
Note:
(1) G. Angelozzi, Le confraternite laicali. Un’esperienza cristiana tra medioevo ed età moderna, Queriniana, Brescia, 1978, p. 7.
(2) Angelozzi, Le confraternite laicali, p. 40.
(3) C. Black, Le confraternite italiane del Cinquecento, Rizzoli, Milano 1992, pp. 72-73.
(4) Angelozzi, Le confraternite laicali, p. 42; D. Zardin, Le confraternite bresciane al tempo della visita apostolica di San Carlo Borromeo, in San Carlo Borromeo e Brescia, Atti del Convegno di Rovato 27 ottobre 1984, Rovato 1987, pp. 123-151.
(5) Black, Le confraternite italiane del Cinquecento, pp. 48-49.
(6) Angelozzi, Le confraternite laicali, p. 43.
(7) Angelozzi, Le confraternite laicali, p.65.
(8) L. Ghidinelli, Quattro secoli di carità: dalle confraternite religiose alla Congregazione di carità, in Idro e il suo lago, Grafo, Brescia 1996, p. 241.
Soggetti produttori
- Confraternita altare del SS. Rosario di Lodrino 1602 - 1729
Link risorsa: http://lombardiarchivi.servizirl.it/institutions/413