Monte di Pietà

I Monti di pietà si costituiscono verso la fine del secolo XV per iniziativa dell’ordine Francescano Minore per favorire il piccolo credito ai ceti più disagiati della popolazione. Infatti il prestito ad interesse, condannato dalla Chiesa e ufficialmente praticato solamente dalla popolazione ebraica, scadeva molto spesso nell’usura con tassi di interessi altissimi che potevano portare alla rovina piccoli commercianti, artigiani e salariati.
Queste istituzioni operavano prevalentemente nelle aree urbane, dove gran parte della popolazione spesso viveva in condizioni di pura sussistenza; il prestito veniva erogato dietro garanzia, con il deposito presso il Monte di beni di valore equivalente che venivano restituiti dopo che il debito era stato estinto.
I primi Monti di pietà nacquero nell’Italia centrale e presto tale pratica si diffuse in particolare in Lombardia, Veneto, Toscana, Liguria, Umbria, Marche e Romagna, soprattutto grazie alla predicazione appunto dei frati francescani e in particolare di Bernardino da Feltre.
Le funzioni dei Monti di pietà con le proprie caratteristiche furono definite e normate dalla bolla Inter multiplices (1515) di papa Leone X che, ribadendo la ferma condanna dell’usura, sanciva la liceità del modesto tasso d’interesse, giungendo così anche a placare in merito le controversie tra i vari ordini religiosi (francescani, domenicani e agostiniani).
Il massimo sviluppo di queste istituzioni si ebbe nel Settecento, quando, in alcuni casi, ebbero la dimensione di vere e proprie banche.
In seguito alla dominazione francese furono per la maggior parte spogliati dei patrimoni, confiscati dal governo.

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