Unione femminile nazionale ( 1899 - )

Tipologia: Ente

Tipologia ente: Ente di cultura, ricreativo, sportivo, turistico

Sede: Milano

Codici identificativi

  • MIDB0010F0 (PLAIN) [Verificato il 22/10/2013]

Profilo storico / Biografia

L’associazione fu fondata a Milano nel 1899 da un gruppo di donne diverse per estrazione sociale e formazione culturale, tra le quali E. Majno Bronzini, moglie dell’avvocato e deputato socialista L. Majno, e la poetessa A. Negri.

L’Unione si diffuse rapidamente in tutta Italia con un proprio progetto politico per un femminismo caratterizzato dall’impegno pratico per la salvaguardia delle lavoratrici – operaie, maestre, impiegate, insegnanti di scuola media – e per l’affermazione del valore sociale della maternità. Fin dal primo anno, la sua attività si articolò su varie problematiche: dalla lotta contro la prostituzione di Stato e quella per il diritto di voto, alla costituzione di strutture di assistenza ed auto-formazione per donne di ogni età. L’Unione diede anche il proprio valido supporto alla fondazione dell’Asilo Mariuccia, la seconda istituzione (autonoma) voluta dalla Majno in ricordo della figlia Mariuccia, deceduta appena adolescente nel 1901.

Nel 1911 le socie dell’Unione acquistarono nel centro di Milano un grande palazzo per farne la loro sede, che dotarono di una ricca biblioteca comune, sale per riunioni, una pista di pattinaggio per i bambini, un dormitorio, un grande spazio utilizzato per recite, concerti, convegni.

L’attività quotidiana dell’Unione femminile si svolgeva soprattutto nell’ufficio di consulenza legale e burocratica, rivolto in particolare alle donne, ma aperto anche agli uomini; nei consultori pediatrici; nella scuola di disegno professionale per le bambine che lavoravano nelle botteghe di modisteria (le cosiddette “piscinine”); nelle scuole di “preparazione sociale” per ragazze di media cultura; nella Cassa di maternità per le lavoratrici in puerperio.

La Prima guerra mondiale vide l’Unione impegnata a favore dei combattenti e delle loro famiglie. L’avvento del fascismo costrinse l’ente a ridurre la propria presenza politica, anche se l’istituzione riuscì a mantenere l’impegno sociale a favore delle madri lavoratrici e della legalizzazione dei contratti di lavoro delle domestiche.

Nel 1938, in seguito alle leggi razziali, il regime fascista decretò lo scioglimento dell’Unione a causa della presenza di varie socie di estrazione ebraica, le quali avevano trovato nell’Unione la sede per continuare il loro impegno politico – sociale. Grazie a un cavillo legale studiato dall’avvocato E. Majno, figlio di Ersilia, l’ente riuscì a conservare la proprietà del palazzo milanese.

Nel 1948 l’associazione fu ricostituita e riprese immediatamente la propria attività (1).

Attualmente l’Unione femminile opera nel solco della tradizione da sempre seguita sin dalla fondazione oltre un secolo fa, disponendo di attività e servizi quali lo Sportello famiglia, che offre assistenza legale gratuita rivolta a donne e uomini in difficoltà, il Centro di documentazione, costituito da una biblioteca multimediale specializzata sui temi della storia, dell’identità e della condizione femminile e la conservazione e consultazione di archivi storici, e lo Spazio dell’Unione, in cui si svolgono incontri e dibattiti su temi di attualità e di interesse culturale, sociale, politico, oltre a concerti e serate di prosa.

(1) Notizie tratte da “UFN nel tempo. Breve storia dell’unione femminile nazionale” nel sito ufficiale dell’Unione femminile, <http://www.unionefemminile.it>, risorsa Internet verificata il 4 gennaio 2008.

Complessi archivistici

Fonti

  • Buttafuoco 1986 = A. Buttafuoco, Solidarietà, emancipazionismo, cooperazione. Dall'Associazione generale delle operaie all'Unione femminile nazionale, in L'audacia insolente. La cooperazione femminile 1886 - 1986, Venezia, 1986, pp. 79 - 110
  • Cinquant'anni 1948 = Cinquant'anni di vita dell'Unione femminile, senza note tipografiche, 1948

Compilatori

  • Eleonora Saita (archivista)