Comune di Monza ( sec. XI - )

Tipologia: Ente

Tipologia ente: Ente pubblico territoriale

Sede: Monza

Codici identificativi

  • MIDB0017EF (PLAIN) [Verificato il 22/10/2013]

Profilo storico / Biografia

Le origini del comune di Monza vanno ricercate nel secolo XII, nei “vicendevoli patti stipulati tra il console, che nell’atto di entrare in carica annunciava come avrebbe reso giustizia durante l’anno di attività, ed il popolo, che prometteva di sottostare alle sue decisioni”: è lecito infatti pensare che il “Liber Statutorum Communis Modoetiae”, redatto al tempo di Azzone Visconti, sia per gran parte un’opera di riordinamento e revisione – soprattutto politica, data la tendenza accentratrice del governo visconteo – di materiale già esistente (1).

La documentazione in cui per la prima volta viene citata la magistratura consolare, testimoniando così l’avvenuta instaurazione del regime comunale, è rappresentata dall’istrumento datato 19 febbraio 1174 con cui l’archiprete della chiesa di Monza, alcuni abitanti del borgo ed i consoli notificavano gli accordi presi relativamente alla fondazione dell’Ospedale di San Gerardo (2).

Negli “Statuti delle acque e delle strade del contado di Milano fatti nel 1346” il borgo di Monza risulta incluso nella corte omonima e viene elencato tra le località cui spettava la manutenzione della “strata da Monza” come “el borgo da Monza” (3).

Secondo quanto stabilito nel “Liber Statutorum Communis Modoetiae” alla soglie del XIV secolo la comunità monzese era retta da un capitano – detto capitano di Monza e più tardi capitano di giustizia – e da due organi collegiali: il consiglio maggiore, composto da 150 membri con a capo un rettore, spesso chiamato anche vicario, ed il consiglio dei dodici sapienti “della Camera del Comune”, che collaborava strettamente col rettore esaminando petizioni, ambasciate ed in generale tutti gli affari del comune. Capitano e consigli erano inoltre affiancati da altri ufficiali a cui venivano attribuite particolari mansioni: “canepari” addetti alle attività finanziarie, procuratori, notai, stimatori, “rationatores”, annunciatori, trombettieri (4).

Ancora nei primi secoli dell’età moderna l’organizzazione della comunità monzese risultava ancorata ai precetti statutari del secolo XIV: il consiglio maggiore, detto anche generale, di durata annuale e detentore del potere decisionale, continuava ad essere affiancato, nell’adempimento di mansioni si carattere esecutivo e di compiti di controllo, dal consiglio dei dodici sapienti, che a sua volta coordinava l’azione di tre reggenti procuratori, chiamati a rappresentare la comunità e soprattutto a mettere in pratica le direttive del consiglio generale. “Tuttavia, nonostante la proclamata immobilità delle istituzioni e l’insistente quasi monotono riallacciarsi dei monzesi alla normativa codificata al tempo di Azzone Visconti, l’organizzazione cittadina, già allo schiudersi dell’età moderna, si andava lentamente strutturando secondo modalità che meglio rispecchiavano le mutate condizioni della società locale” (5).

Sullo scorcio del secolo XV la generale tendenza accentratrice del governo milanese incominciava a manifestarsi anche nell’organizzazione delle strutture amministrative monzesi. Le ripetute “riforme” relative alla composizione degli organi di governo rispecchiano infatti la tendenza alla limitazione delle forze chiamate a dirigere la politica locale: nel 1492 il consiglio maggiore o generale, fino ad allora composto da 150 membri, veniva ridotto a 60 così distribuiti: 45 consiglieri, 12 sapienti e 3 reggenti. La riduzione del numero di consiglieri lasciava sussistere ancora una numerosa presenza nell’organo decisionale ma sanciva il definitivo passaggio dell’amministrazione locale nelle mani dei soli cittadini “idonei e capaci”.

Anche le modalità di formazione del consiglio dei XII sapienti – detto anche consiglio di provvisione – riflettevano i sintomi di apertura a forme istituzionali rinnovate che meglio rispecchiassero le mutate condizioni sociali della società monzese. Nel 1520 veniva ribadita la disposizione statutaria, accantonata nel corso del tempo, che ordinava il rinnovo totale dei membri del consiglio dei XII sapienti ogni sei mesi e che affidava la nomina ad una commissione formata dal capitano, dai due reggenti e da quattro notai: con questo ritorno al passato si voleva sottrarre al consiglio dei XII quel potere di cooptazione che, sostituitosi alla disposizione statutaria, aveva facilitato la continua chiamata di una ristretta cerchia di cittadini alla carica di sapiente. Era una precauzione contro l’installarsi negli organi di governo comunale di chiusi gruppi oligarchici.

L’organizzazione amministrativa del borgo veniva completata da una schiera di officiales e servitores, nominati dai due consigli, il consiglio generale e quello dei XII sapienti, a cui venivano attribuiti in prevalenza incarichi di natura finanziaria e di piccola amministrazione.

Nel corso del secolo XVII le istituzioni amministrative che regolamentavano la vita politica del borgo subirono ulteriori evoluzioni. Nel 1625 un giureconsulto monzese presentava al consiglio generale una nuova normativa, gli “Ordines” che dava vita ad una rinnovata regolamentazione della vita amministrativa del comune: il consiglio generale, organo che godeva di poteri decisionali ed esecutivi, già ridotto, come si è detto, a 60 membri, veniva limitato nelle sue competenze alle sole funzioni di nomina; a sostituirlo si prevedeva l’elezione, da parte del consiglio generale, di 4 funzionari detti conservatori, con carica quadriennale che, radunandosi due volte alla settimana, avrebbero affiancato i due reggenti, oramai unici responsabili dell’amministrazione monzese, nella concreta gestione degli affari comunali.

Ciò che più differenziava i nuovi “Ordini” del 1625 dalla antica “reformazione” del 1492 era il rilievo dato agli organi esecutivi rispetto a quelli decisionali: le decisioni spettavano oramai sempre più al rappresentante del potere centrale: il capitano di giustizia o podestà (6).

L’intenso processo di rinfeudazione, fenomeno già noto al mondo milanese dai tempi del duca Sforza ma accentuato con la dominazione spagnola e proseguito a ritmo serrato soprattutto nel corso del Seicento, per ragioni legate in particolare alla sempre più precaria situazione finanziaria in cui versava lo stato milanese, portò anche a Monza una più intensa ed attiva presenza del potere feudale. Nel 1648 “Monza e la sua Corte”, già infeudata intorno agli anni Trenta dal Cinquecento al conte Antonio De Leyva, condottiero di Carlo V, passava nelle mani dei conti Durini. Ai discendenti del militare, feudatario assenteista, si sostituiva una famiglia esponente della nuova nobiltà, le cui benemerenze verso la corona non consistevano in servigi al sovrano bensì nella capacità di sovvenzionare la Camera: i Durini erano milanesi, ricchi finanzieri, proprietari immobiliari e titolari di un non trascurabile patrimonio terriero ed immobiliare nella corte di Monza e nelle zone limitrofe, che li rendeva particolarmente influenti. L’investitura feudale non fece altro che accrescere tale influenza, assicurando alla famiglia feudale anche la possibilità di limitare la libertà d’azione dei notabili locali: la formula di investitura mero et misto imperio delegava infatti al feudatario la facoltà di nominare il podestà o – come veniva chiamato a Monza – capitano di giustizia.

La vita cittadina veniva così a subire sempre più l’influente volontà del feudatario da un lato e del potere centrale dall’altro: in quegli stessi anni il potere centrale cercava infatti di scavalcare gli organi municipali per giungere ad un loro maggior controllo ed il capitano di giustizia, giudice penale e civile di primo grado e organo di controllo delle amministrazioni locali, ne rappresentava lo strumento (7).

Nei cinquant’anni compresi tra la pace di Aquisgrana (1748) e la discesa degli eserciti giacobini in Italia (1797) lo stato di Milano – o meglio la “Lombardia austriaca” secondo la nuova denominazione introdotta a designare le province rimaste sotto il governo della monarchia absburgica – vide radicali mutamenti nelle istituzioni politico – amministrative. Le riforme che caratterizzarono quel periodo, agirono in profondità sulla vecchia organizzazione che aveva continuato a reggere il dominio milanese, “sconvolsero il differenziato particolarismo delle diverse tradizioni locali per creare strutture omogenee, spezzarono la poliedricità degli uffici che convergevano nelle varie magistrature, stroncarono le autonomie provinciali per immettere tutta la regione nel più vasto circuito burocratico del grande stato centralizzato” (8).

Dalle risposte ai 45 quesiti della giunta del censimento del 1751, compilati al fine di disporre di un quadro riassuntivo delle realtà amministrative locali, emerge che il comune di Monza, che contava a quell’epoca circa 6.300 anime, era ancora regolato dal consiglio generale, detto consiglio dei LX decurioni o consiglieri, a cui erano attribuite competenze decisionali in materia soprattutto finanziaria e facoltà di nominare altri ufficiali, dal consiglio dei XII sapienti e da tre reggenti, ai quali erano affidati compiti esecutivi.

Dal consiglio dei XII dipendevano poi altri ufficiali: due giudici delle vettovaglie, due giudici delle strade, due protettori dei carcerati, tre tampari “o sia mietatori del pane venale”, due estimatori ed infine i deputati della Chiesa Maggiore e dei luoghi pii di Monza.

La comunità era inoltre assistita da un “notaro cancelliere”, un “ragionatto” ed un fattore, tutti e tre nominati dal consiglio generale e residenti in loco.

A metà del XVIII secolo il borgo, ancora infeudato alla famiglia Durini, era subordinato alla giurisdizione del giusdicente feudale, residente in loco “col rispettabile titolo di capitano di giustizia”, a cui la comunità non corrispondeva alcun onorario: essa era tuttavia “obbligata alla providenza e mantenimento delli utensiglj di cucina, letti, scanni e simili come altresì alla manutenzione e restaurazione del Pretorio e Carceri; soggiace inoltre la comunità solo al pagamento del salario del baricello e quatro fanti che continuamente servono in detti Pretori”.

Dalle suddette risposte ai 45 quesiti emerge inoltre che gli organi amministrativi monzesi estendevano la loro giurisdizione anche a diverse cascine ad essa aggregate, " cioè le cascine dette Boatti e Caprotti, parte del luogo della Santa e parte del luogo di Brugherio [¿] inoltre che relativamente al circuito della parte di detto luogo di Brugherio aggregata alla comunità di Monza si trova una Cassina detta la Torrazza" e che la “giustizia minuta” era infine amministrata da sette consoli tenuti ogni anno a prestare l’ordinario giuramento presso la banca criminale del capitano di giustizia (9).

Con la “Riforma al Governo ed Amministrazione delle Comunità” del 1757, alla molteplicità di metodi e norme particolari il governo centrale opponeva un sistema uniforme valido per tutte le comunità minori dello stato: la riforma, che in generale rivoluzionava gli antichi sistemi che fino ad allora avevano retto le città ed i maggiori centri, non arrivò però all’abolizione immediata di tutti i vecchi organi amministrativi monzesi ma giunse ad un compromesso: inutile risultava “cancellare con un colpo di spugna il passato, abolire l’antico sistema di cui Monza era tanto orgogliosa, abrogare totalmente lo schema di governo che rendeva Monza non inferiore a qualsivoglia provinciale città, alienarsi le simpatie di sudditi tranquilli e fedeli” (10).

La riforma della comunità di Monza, emanata il 30 settembre 1757 mediava così le richieste di continuità ed autonomia avanzate dai decurioni monzesi: consiglio generale e reggenti procuratori venivano mantenuti e continuavano a svolgere funzioni di ordinaria amministrazione e rappresentanza, affiancati però dal nuovo convocato generale degli estimati, a cui erano demandati le questioni di carattere finanziario, e dal cancelliere del censo, funzionario del governo a cui, oltre alle funzioni di controllo precedentemente svolte dal capitano di giustizia, erano affidate la conservazione dell’archivio e la compilazione degli atti amministrativi (11).

Nel compartimento territoriale dello stato di Milano (12) Monza, che aveva aggregata una porzione di Brugherio, Sant’Ambrogio e Cassina della Santa, risulta a capo della corte omonima compresa nel ducato di Milano.

Nel 1771 il comune aveva una popolazione di 11.219 abitanti, di cui 7.639 risiedevano a Monza, 1.943 nella porzione di Brugherio, 616 a Sant’Ambrogio e 1.021 alla Cassina della Santa (13).

Con il successivo compartimento territoriale della Lombardia austriaca (14) Monza e la sua corte furono inclusi nella provincia di Milano.

In base al nuovo compartimento territoriale per l’anno 1791, il comune capocorte di Monza venne compreso nel XIII “distretto censuario” della provincia di Milano (15).

Secondo quanto disposto dalla legge 26 marzo 1798 di organizzazione del dipartimento d’Olona (16) il comune di Monza, che comprendeva porzione di Brugherio Sant’ Ambrogio e Cassina della Santa, faceva distretto a sé ed era indicato come seconda ripartizione del dipartimento.

Con la legge 26 settembre 1798 di divisione territoriale dei dipartimenti d’Olona, Alto Po, Serio e Mincio (17), Monza, sempre compresa nel dipartimento d’Olona, divenne capoluogo del distretto XXXIII, comprendente 10 comuni.

In forza della legge 13 maggio 1801 di ripartizione territoriale della Repubblica Cisalpina (18), con la quale il numero dei distretti compresi nel dipartimento d’Olona fu ridotto da 36 a 4, Monza venne designata come capoluogo del distretto terzo, formato da 94 comuni.

Nel compartimento territoriale del Regno d’Italia (19) Monza risulta a capo del distretto III del dipartimento d’Olona e, al suo interno, del cantone I: sede pertanto del viceprefetto, del consiglio distrettuale e del cancelliere del censo. Comune di I classe, Monza contava allora 10.621 abitanti.

In seguito al decreto di aggregazione e unione dei comuni del dipartimento d’Olona (20) Monza rimase capoluogo di cantone e di distretto: la sua popolazione era nel frattempo salita a 12.715 unità.

Con il successivo decreto di concentrazione e unione dei comuni del dipartimento d’Olona (21) a Monza – sempre a capo del distretto III e, al suo interno, del cantone I – vennero aggregati i comuni soppressi di Lissone, Moncucco con l’unita San Fiorano, Muggiò, Vedano, Villa San Fiorano e Sant’Alessandro, in precedenza unito a Sesto San Giovanni: il comune raggiunse pertanto i 18.090 abitanti.

Con il compartimento territoriale delle province lombarde del regno Lombardo-Veneto (22) Monza – che comprendeva porzione di Brugherio Sant’Ambrogio e la frazione Cassina della Santa – venne designato come capoluogo del distretto VI della provincia di Milano.

In quello stesso anno Monza fu innalzata al rango di città con congregazione municipale (23).

Il comune, che aveva consiglio comunale e congregazione municipale, rimase a capo del distretto VI anche in seguito al successivo compartimento territoriale delle province lombarde (24).

Nel compartimento territoriale della Lombardia (25) Monza risulta ancora a capo del distretto VI della provincia di Milano. La sua popolazione ammontava a 19.362 abitanti.

In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Monza con 22.106 abitanti, retto da un consiglio di trenta membri e da una giunta di quattro membri, fu incluso nel mandamento II di Monza, circondario III di Monza, provincia di Milano. Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 25.970 abitanti (26). In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Nel 1866 dal comune di Monza vennero staccate le frazioni di Brugherio, Bindellera, Casena, Gelosa, San Paolo e Torrazza aggregate al nuovo comune di Brugherio (27). Nel 1867 il comune risultava incluso nello stesso mandamento, circondario e provincia (28). Popolazione residente nel comune: abitanti 25.228 (Censimento 1871); abitanti 27.314 (Censimento 1881); abitanti 42.124 (Censimento 1901); abitanti 52.659 (Censimento 1911); abitanti 55.740 (Censimento 1921). Nel 1924 il comune risultava incluso nel circondario di Monza della provincia di Milano. In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1926 il comune veniva amministrato da un podestà e da una consulta. Nel 1928 al comune di Monza venne aggregata una zona di territorio, staccata dai comuni di Biassono, Vedano al Lambro e Villa San Fiorano, attualmente denominato Villasanta (29). Nel 1928 dal comune di Monza venne staccata la frazione La Santa. aggregata al comune di Villa San Fiorano, attualmente denominato San Fiorano (30). Popolazione residente nel comune: abitanti 59.984 (31). Nel 1935 al comune di Monza venne aggregata una zona di territorio, staccata dai comuni di Concorezzo e Agrate Brianza. Popolazione residente nel comune: abitanti 63.922 (32).

Nel 1938 al comune di Monza venne aggregata una zona di territorio, staccata dal comune di Sesto San Giovanni e dal comune di Monza venne staccata una zona di territorio, aggregata al comune di Sesto San Giovanni. In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1946 il comune di Monza veniva amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Popolazione residente nel comune: abitanti 73.114 (33); abitanti 84.445 (34); abitanti 114.327 (35).

Nel 1971 il comune di Monza aveva una superficie di ettari 3.303.

(Informazioni tratte da “Progetto Civita, Le istituzioni storiche del territorio lombardo”, Regione Lombardia, 2000 e 2002, Milano, a cura di Cooperativa CAeB per le notizie fino al 1859 e di Caterina Antonioni per le notizie dal 1859 al 1971).

Note:

1. G. L. Barni, Le vicende politiche dalla preistoria all’età sforzesca, Storia di Monza e della Brianza, a cura di A. Bosisio, G. Vismara, Milano, v. I, 1975.

2. M. Gazzini, Ospedali a Monza nei secoli VIIIXIII: spazi, uomini, istituzioni, in “Studi di storia medievale e diplomatica”, 16, (1996), pp. 7-37.

3. Compartizione delle fagie 1346.

4. Statuti di Monza.

5. I. Superti Furga, Le vicende politiche dal dominio straniero all’età napoleonica, Storia di Monza e della Brianza, a cura di A. Bosisio, G. Vismara, vol. III, Milano, 1979.

6. I. Superti Furga, Le vicende politiche dal dominio straniero all’età napoleonica, Storia di Monza e della Brianza, a cura di A. Bosisio, G. Vismara, vol. III, Milano, 1979.

7. I. Superti Furga, Le vicende politiche dal dominio straniero all’età napoleonica, Storia di Monza e della Brianza, a cura di A. Bosisio, G. Vismara, vol. III, Milano, 1979.

8. A. Annoni, I precedenti settecenteschi: la Lombardia Austriaca, in Austria e province italiane 1815-1918: potere centrale e amministrazioni locali. Atti del III convegno storico italo-austriaco, Trento, 21-24 settembre 1977.

9. Risposte ai 45 quesiti, 1751; cart. 3063.

10. I. Superti Furga, Le vicende politiche dal dominio straniero all’età napoleonica, Storia di Monza e della Brianza, a cura di A. Bosisio, G. Vismara, vol. III, Milano, 1979.

11. Riforma al governo della comunità di Monza, 30 settembre 1757, ASMi, Censo p.a., cart. 1599; Riforma al governo della comunità di Monza, 30 settembre 1757, Raccolta degli editti, ordini, istruzioni, riforme e lettere circolari istruttive della real giunta del censimento generale dello stato di Milano riunita con cesareo dispaccio del dì 11 luglio 1749 e sciolta li 2 marzo 1758, Milano, 1760.

12. Riforma al governo della comunità di Monza, 30 settembre 1757, Raccolta degli editti, ordini, istruzioni, riforme e lettere circolari istruttive della real giunta del censimento generale dello stato di Milano riunita con cesareo dispaccio del dì 11 luglio 1749 e sciolta li 2 marzo 1758, Milano, 1760.

13. Statistica anime Lombardia, 1771.

14. Editto portante il compartimento territoriale della Lombardia austriaca, 26 settembre 1786, ASMi.15 – Compartimento Lombardia, 1791

16. Ripartizione in distretti e comuni del dipartimento dell’Olona, 26 marzo 1798, Direttorio esecutivo, “Raccolta delle leggi, proclami, ordini ed avvisi pubblicati in Milano nell’anno VI Repubblicano”, Milano, 1798, tomo V, pp. 3-4

17. Legge 5 vendemmiale anno VII.

18. Legge 23 fiorile anno IX.

19. “Decreto sull’Amministrazione pubblica, e sul Comparto territoriale del Regno”, 8 giugno 1805, Napoleone, Imperatore dei francesi e Re d’Italia, “Bollettino delle leggi del Regno d’Italia. Parte prima. Dal 1 Gennaio al 30 Giugno 1805”, Milano, 1805, pp. 141-304.

20. Aggregazione e unione dei comuni del dipartimento d’Olona, 4 novembre 1809, Eugenio Napoleone di Francia, Vice Re d’Italia, Arcicancelliere di Stato dell’Impero Francese, Principe di Venezia, e luogotenente di S. M. I. e Re per il comando in capo dell’Armata d’Italia, ASMi, Censo p.m., cart. 764.

21. Concentrazione e unione dei comuni del dipartimento d’Olona, 8 novembre 1811, Eugenio Napoleone di Francia, Vice Re d’Italia, Principe di Venezia, Arcicancelliere di Stato dell’Impero Francese, ASMi, Censo p.m., cart. 764.

22. “Compartimento territoriale della Lombardia da attivarsi col 1° maggio”, 12 febbraio 1816, Imperiale regio governo di Milano, “Atti del governo di Lombardia. Parte prima. Dal 1° gennaio al 30 giugno 1816”, Milano, 1816, pp. 62-176.

23. Innalzamento del Comune di Monza del rango di città, 2 aprile 1816, Imperiale regio Governo di Milano, “Atti del governo di Lombardia. Parte prima. Dal 1° gennaio al 30 giugno 1816”, Milano, 1816, p. 234.

24. “Pubblicazione del compartimento territoriale delle provincie lombarde rettificato a seconda delle variazioni sopravvenute dopo il febbraio 1816”, 1 luglio 1844, Imperiale Regio Governo, “Raccolta degli atti dei Governi di Milano e di Venezia e delle disposizioni generali emanate dalle diverse autorità in oggetti sì amministrativi che giudiziari divisa in due parti. Volume II. Parte prima. Patenti e notificazioni pubblicate dal 1° luglio al 31 dicembre 1844”, Milano,1844, pp. 83-127.

25. Notificazione del 1° luglio 1844.

26. Censimento del 1861.

27. R.D. 9 dicembre 1866, n. 3395.

28. Circoscrizione amministrativa 1867.

29. R.D. 29 novembre 1928, n. 2933.

30. R.D. 29 novembre 1928, n. 2933.

31. Censimento del 1931.

32. Censimento del 1936.

33. Censimento del 1951.

34. Censimento del 1961.

35. Censimento del 1971.

Complessi archivistici

Compilatori

  • Giorgio Sassi (Archivista)