Borgese, Giuseppe Antonio ( Polizzi Generosa (PA), 1882 novembre 12 - Fiesole (FI), 1952 dicembre 4 )

Tipologia: Persona

Abstract

Giuseppe Antonio Borgese nacque a Polizzi Generosa nel 1882. Dopo il liceo a Palermo, si trasferì a Firenze per studiare all’Istituto di Studi Superiori e si laureò con Pasquale Villari con una tesi di Laurea su Francesco De Sanctis. I primi anni Dieci sono quelli in cui, accanto all’attività di pubblicista, proseguita dal 1912 con «Il Corriere della Sera», si dedica alla scrittura di saggi di critica letteraria e co-fonda con De Lollis e Festa «La Nuova Cultura» (1913) che poi diventa sotto la sua direzione «Il Conciliatore» (1914-15). Trasferitosi a Milano negli anni Venti, all’inizio degli anni Trenta lasciò l’Italia per trasferirisi negli Stati Uniti. Il 1938 è un anno cruciale, prende, tra i primi esuli europei, la cittadinanza americana. Dopo il divorzio con la prima moglie Maria Freschi, nel 1939 convola a nozze con Elisabeth, la più giovane figlia di Thomas Mann. Torna in Italia tra il 1948 e 1952. Muore nella casa a Fiesole nel dicembre 1952.

Il Fondo Giuseppe Antonio Borgese documenta l’attività professionale, politica e accademica del germanista italiano a partire dal 1908 fino alla sua scomparsa.

Profilo storico / Biografia

Profilo biografico (a cura di Ilaria de Seta, pubblicata in Le poesie di G. A. Borgese, Amsterdam, Istituto Italiano di Cultura, 2020)

24 agosto 1925
Notizie biografiche? nacqui per gli altri il 12 nov. ’82 a Polizzi Generosa in Sicilia; nacqui per me alla fine del ’920 quando ebbi finito Rubè. Altre notizie? Come si fa a narrare in poche righe la propria vita, specie quand’è una vita in massima parte interna?(1)

Siciliano, nativo delle Madonie, dopo il liceo a Palermo, Giuseppe Antonio Borgese nell’anno 1900, già iscritto a Giurisprudenza per volontà del padre e poi a Lettere a Palermo, si trasferì a Firenze per studiare all’Istituto di Studi Superiori. A ventun anni si laureò con Pasquale Villari con una tesi di Laurea su Francesco De Sanctis, la Storia della critica romantica in Italia, che pubblicò nel 1905 a Napoli per i tipi de «La Critica» grazie a Benedetto Croce. Raccontò la vivace e controversa seduta di laurea in una lunga lettera indirizzata proprio a Croce: «M’hanno dato il centodieci e lode, e nessuno meglio di lei sa quanto poco mi commuova questa benignità dell’accademia» (2). A Firenze frequentava gli ambienti delle riviste, Papini, Prezzolini, Corradini e fu co-fondatore di «Hermes». Fin dai primissimi anni del Novecento, quella di essere riconosciuto come poeta era un’ambizione (e tallone di Achille). Le poesie sono il côté artistico a cui Borgese da giovane ambiva con consapevole inadeguatezza. Sempre a Croce chiedeva l’assenso fino all’automortificazione. Emblematica in tal senso la cartolina postale del 4 gennaio 1904:

Più assai mi interessa il vostro giudizio intorno ai miei sonetti. Le lodi certo mi piacciono di più del biasimo, ma se voi avete da condannarmi, fatelo pure rudemente ed aspramente. Vi sarete acquistata la mia gratitudine. Insomma, la domanda che vi faccio è questa: sono o non sono un poeta? (3)

Dopo un soggiorno a Berlino tra il 1907 e il 1908, dove conobbe quello che sarebbe stato un amico per tutta la vita, Benno Geiger («La tua amicizia è uno fra i pochi e grandi beni a cui tenga») – e con lui Hugo von Hofmannsthal e Stefan Zweig – corrispondente de «Il Mattino» di Napoli, dove era caporedattore, e «La Stampa» di Torino, nel 1909 pubblicò il volume La nuova Germania, che ne raccoglieva le corrispondenze e la monografia Gabriele d’Annunzio. Nello stesso anno ottenne, più giovane accademico d’Italia, la cattedra di Letteratura tedesca all’Università di Torino. E già nel 1910 avveniva il trasferimento a Roma, dandogli l’occasione di stringere un intenso sodalizio letterario con Pirandello e Tozzi (4). I primi anni Dieci sono quelli in cui, accanto all’attività di pubblicista, proseguita dal 1912 con «Il Corriere della Sera», si dedica alla scrittura di saggi di critica letteraria (La vita e il libro, 1910, 1911, 1913 e Studi di letterature moderne, 1915) e co-fonda con De Lollis e Festa «La Nuova Cultura» (1913) che poi diventa sotto la sua direzione «Il Conciliatore» (1914-15).
Il 1917 è un anno chiave: in attesa del trasferimento a Milano, nella primavera/estate, svolge alcune missioni diplomatiche per conto di Vittorio Emanuele Orlando, più precisamente a Parigi, in Albania e Macedonia, e a Berna. A questo periodo appartengono relazioni e opuscoli storico-politici: Italia e Germania, 1915; Guerra di redenzione, 1915; La guerra delle idee,1916; L’Italia e la nuova alleanza, 1917; Il patto di Roma, 1919. Quest’ultimo era la pubblicazione derivante dal Congresso delle nazionalità oppresse dall’Austria-Ungheria che si era tenuto a Roma nel 1918 su iniziativa dello stesso Borgese, che si prodigava in favore della creazione del nascente stato jugoslavo. Seppure fosse stato interventista durante la prima guerra mondiale (e una sublimazione letteraria di quello spirito sarà nel suo primo romanzo), sui confini orientali e sulla questione balcanica assunse una posizione anti-imperialista, cosa che gli si sarebbe rivolta contro negli anni a venire.
Una volta a Milano, gli ospiti che passarono per il salotto Borgese di Palazzo Crivelli in Via Pontaccio lasciarono la propria firma su una tovaglia che la moglie, la letterata fiorentina Maria Freschi, a cui l’edizione delle poesie che qui si riproduce è dedicata, ripassava con ago e filo.
Docente di Letteratura tedesca dal 1917 al 1925 e poi di Estetica (fino al 1931), alle soglie dei quarant’anni pubblicava i due romanzi (Rubè, 1921 e I vivi e i morti, 1923) e l’importante saggio di critica letteraria Tempo di edificare (1923), in cui affermava l’importanza del romanzo e faceva una dichiarazione di intenti: «Questo volume conclude in qualche modo la mia attività di critico professionale o militante» (5). E non aveva lasciato da parte la produzione poetica, la raccolta Mondadori delle poesie va alle stampe nel 1922.
Furono anni di crescente celebrità ma la posizione presa su confini orientali e questione balcanica aveva innescato una miccia d’odio che esplose alla fine degli anni Venti. Il memoriale del rettore del [Politecnico di Milano], Gaudenzio Fantoli, del novembre 1928, diede avvio a una catena di episodi di violenza verbale e fisica da parte dei GUF (Gruppi Universitari Fascisti) contro di lui e i suoi allievi. Pertanto, persa la libertà, alle soglie dei cinquant’anni, nell’estate del 1931, Borgese lasciò l’Italia fascista alla volta degli Stati Uniti. Trovandosi già oltreoceano, nel 1931 non prestò il giuramento di fedeltà al fascismo imposto ai docenti universitari. L’opposizione al fascismo fu dichiarata nel 1933 con la prima lettera a Mussolini, ribadita con la seconda nel 1934 (le due lettere divennero pubbliche nel 1935 a Parigi sui «Quaderni di Giustizia e Libertà», poi in Italia su «Il Ponte» nel 1950) e infine argomentata nel Goliath. The March of Fascism 1937 (poi pubblicato in Italia nel 1946).
L’anno della partenza, il 1931, vanno alle stampe il romanzo breve, Tempesta nel nulla e il saggio Il senso della letteratura italiana. In America arriva grazie all’invito a Berkeley di Lauro De Bosis, che proprio quell’anno perde la vita nel suo eroico volo antifascista. Dopo l’Università della California (Storia della critica ed Estetica, 1931-’32) è la volta dello Smith College a Northampton (Letteratura italiana e Letteratura comparata, 1932-’36) e, infine, dell’Università di Chicago (Letteratura italiana, 1936-’48). Il desiderio inappagato di farsi riconoscere in quanto poeta, emerge un po’ ovunque, e ancora negli anni Trenta nelle pagine dei diari:

9 maggio 1933.
[…] Ho letto alcune pagine dell’Introduzione di Lauro De Bosis alla sua antologia di poesia italiana: The poet of the new age is still to come, negli ultimi righi, pur nominando Pirandello e Svevo, ha taciuto di me; e comprendo il suo silenzio. (6)
Continua la «poligamia intellettuale» (7): è corrispondente del «Corriere della Sera» e gli articoli sono poi raccolti nel volume intitolato Atlante americano, che, retrodatato di dieci anni, sarà invece pubblicato in Italia solo nel 1946; fino al 1938 è appassionato ideatore e direttore della «Biblioteca Romantica», collana mondadoriana di classici stranieri tradotti da scrittori; nel 1934 esce Poetica dell’unità. Scrive ancora a Croce: «1° maggio 1934. È primavera e scrivo poesia. Sono felice. Vi saluto».
Il 1938 è un anno cruciale, prende, tra i primi esuli europei, la cittadinanza americana. Dopo il divorzio con la prima moglie, nel 1939 convola a nozze con Elisabeth, la più giovane figlia di Thomas Mann. Le sue energie in America sono crescenti per l’attivismo politico a cui si dedica in una ampia rete di intellettuali, italiani, europei e americani, tra cui Gaetano Salvemini, Arturo Toscanini, Hermann Broch, Erich Kahler, Lewis Mumford, Robert Hutchins. In particolare dal 1939 al 1946 è membro e animatore dell’antifascista Mazzini Society nonché firmatario dei Manifesti – Manifesto for Free Man, City of Man e Un Manifesto italiano –, e nel 1946 fondatore del Committee to Frame a World Constitution.
Nel dopoguerra, con due figlie piccole (8), inizia a pianificare il rientro. Tra il 1948 e il 1952 compie ben sei viaggi in Europa e Italia. In quegli anni è fitta la corrispondenza con Arnoldo e Alberto Mondadori, con i quali preparava la pubblicazione dell’‘opera omnia’, mai realizzata, nonché con il Ministero dell’Istruzione e con le Università in vista della reintegrazione. Il 13 settembre 1949 torna in cattedra a Milano. Il 21 ottobre del 1952 Mondadori organizza un ricevimento di bentornato presso l’Hotel Excelsior di Roma con consegna del prestigioso premio Marzotto.
Da poco compiuti i settant’anni, il 26 novembre 1952 annota nell’ultima pagina di diario: «Così dunque la casa (Il Nido – Via Vecchia Fiesole, 60) è stata acquistata oggi». Borgese si spegne il 4 dicembre, a due settimane dalla morte di Croce, che lo ha molto turbato.

Note alla biografia
1. Questo passo è tratto da una lettera che Borgese inviò da San Vigilio di Marebbe (Trento) alla sua amica lettone Olga Resnevič Signorelli. L’epistolario Borgese-Resnevič Signorelli, 46 lettere 1911-1949, è custodito nel Fondo Signorelli, Centro Studi Teatro e Melodramma, Fondazione Cini, Venezia. Ora in Ilaria de Seta, American Citizen, Roma, Donzelli, 2016.
2. Fondazione Biblioteca Benedetto Croce, Archivio di B. Croce, Carteggio per anno e corrispondente, 1903, n. 114. Il carteggio con Croce, conservato a Napoli, è tuttora inedito. Sono circa duecento lettere dal 24 maggio 1903 al 31 luglio 1936. Si ringrazia Si ringrazia la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce per l’autorizzazione alla pubblicazione degli stralci di lettere inedite.
3. Fondazione Biblioteca Benedetto Croce, ora in Ilaria de Seta, Borgese germanista in esilio, Mann e Zweig, Roma, Aracne, 2020. In una lunga lettera del 12 aprile 1908, inviata da Berlino, chiede a Croce un parere sulle Elegie pazienti: Fondazione Biblioteca Benedetto Croce, Archivio di B. Croce, Carteggio per anno e corrispondente, 1908, n. 127. La raccolta di liriche, pronta per le stampe nel 1908, per volontà dell’autore viene commercializzata con due anni di, ritardo con il titolo La Canzone paziente 1902-1908, a cura di R. Ricciardi, Morano, Napoli, 1910. Ecco un passaggio della lettera: «L’opera a cui lavoro da tre mesi, è un dramma poetico […] Per andar oltre, ho voluto liberarmi di me stesso, e ho raccolto, migliorandola qua e là, buttando nel fuoco molta roba, aggiungendo pochissimo, la lirica svenevole e nostalgica ch’ero andato esalando nella mia prima giovinezza. Voi avete riconosciuto qualche cosa di buono nell’Inno alla nuova madre e […]. Vi mandai del volume un esemplare a macchina. Desideravo vivamente di conoscere – minutamente, se vi riuscisse di trovare un’ora di tempo – la vostra opinione. Voi non mi avete scritto. Fatelo, vi prego, caro Croce, non vi ostinate a tacere: la mia volontà di arte è troppo alta, perché io creda di meritar parole di ammirazione per le Elegie pazienti. […] Datemi il vostro giudizio e il vostro consiglio: siate, come sempre, aperto e crudele con me. A che serve la pietà?»: Fondazione Biblioteca Benedetto Croce, Archivio di B. Croce, Carteggio per anno e corrispondente, 1904, n. 101, ora in Ilaria de Seta, Esilio americano e attivismo creativo in Borgese, in R. Camurri (a cura di), Esilio e creatività, Roma, Donzelli, 2021.
4. Il carteggio tuttora inedito con lo scrittore senese è punteggiato dalla richiesta di parere sulle poesie dell’uno e dell’altro. Il primo a chiedere un parere all’altro deve essere stato Tozzi, abbiamo la risposta di Borgese che è la prima missiva del carteggio (1913-1920): «11-07-13 Caro amico, volevo scriverLe per chiederLe scusa se finora, preso dell’ingranaggio di una operosità senza respiro, non ho potuto occuparmi delle sue poesie e della sua antologia. Entro l’estate le farò certamente sapere qualcosa. Intanto sarei lieto di vederla in Liguria». Ecco come invece il nostro si esprime a proposito della propria produzione poetica con Tozzi, in cui ritroviamo, anche se in un rapporto più alla pari, la ricerca di approvazione come con Croce: 06-09-1919 «In questo mese salto il fosso. Due mie poesie nuove, a te ignote, appaiono, una nell’Illustrazione (credo il 14), una in Liedel (il 25). Ti prego di leggerle e di dirmi tutto il pensiero tuo. Dalla poesia alla prosa… poetica». L’entusiasmo si manifesta infatti dopo che Tozzi (da pari a pari) approva l’operato poetico di Borgese: 31/09/19: «Come ho preso la tua lettera sulla Rondine [sic] e il Castagno? Come una testimonianza che mi inorgoglisce, come il collaudo minuzioso di un artigiano all’opera di un altro artigiano. Il Mattarone, che mi pare, se non sono impazzito, una cosa quadrangolare, è passato interamente inosservato. Buon segno. Vuol dire che è nuovo. Un paio di letterati mi hanno detto: è interessante. Un altro paio: è bello (un po’ genericamente). Il primo giudizio interamente assertivo mi viene da te, ed è per me una festa. Scrivimene a lungo e mi farai felice». Smorzato è invece l’entusiasmo nella successiva lettera, quella del 15 dicembre 1919: «Ebbi la tua lettera sulla lirica del Liedel. Molto bella (dico la lettera) per quanto ci siano parecchie osservazioni su cui avrei da ridire se ne valesse la pena. Non ne vale la pena perché internamente sono molto più in là di quella lirica». Archivio Tozzi, Castagneto (Siena). Ringrazio Silvia Tozzi, erede dello scrittore e curatrice dell’Archivio privato di Castagneto, per l’autorizzazione alla pubblicazione degli inediti. Ringrazio inoltre Benedetta Livi per avermi fornito la sua trascrizione dell’epistolario Borgese-Tozzi, 18 missive dall’11 luglio 1913 al 24 febbraio 1920.
5. Giuseppe Antonio Borgese, Tempo di edificare, Milano, Treves, 1923, (poi a cura di M. Rizzante, Trento, Università degli Studi di Trento, 2008).
6. Il passo è tratto da uno dei primi cinque diari custoditi nel Fondo Borgese presso la Biblioteca umanistica dell’Università di Firenze, ora in Giuseppe Antonio Borgese, Cinque diari americani (1928-1935), a cura di M. G. Macconi, Firenze, Gonnelli, 2020.
7. Lettera a Federigo Tozzi, 24-03-1919, in Archivio Tozzi, cit.
8. Ringrazio sentitamente Dominica Borgese, e gli eredi tutti, per l’autorizzazione alla pubblicazione degli stralci di lettere inedite del padre qui presenti.

Complessi archivistici

Compilatori

  • Inserimento dati: Giulia Celegato, CAeB (archivista) - Data intervento: 03 novembre 2025