Comune di Castel Goffredo ( - )

Tipologia: Ente

Tipologia ente: Ente pubblico territoriale

Sede: Castel Goffredo

Codici identificativi

  • MIDB000A25 (PLAIN) [Verificato il 22/10/2013]

Profilo storico / Biografia

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Già parte integrante del bresciano, aggregato una prima volta alla giurisdizione del distretto di Mantova nel 1337, e, dopo aver subìto le alterne fortune dei Visconti, dei Malatesta, della Repubblica di Venezia e dei Gonzaga, Castel Goffredo è unito allo stato gonzaghesco nel 1441 1). In particolare, come territorio di nuova acquisizione, rientra fra quei possedimenti che costituivano il cosiddetto “mantovano nuovo”, caratterizzato dal godimento di privilegi, di facilitazioni ed esenzioni fiscali e di autonomia amministrativa e giudiziaria 2), "dando vita ad una entità autonoma alla cui guida si alternano il ramo principale e le linee cadette della famiglia che per secoli tenne la signoria di Mantova 3).
Solo tre anni più tardi, nel1444, alla morte di Gian Francesco Gonzaga, I marchese di Mantova, inizia una serie di suddivisioni, smembramenti e successive riunificazioni e accorpamenti dello stato mantovano, secondo una concezione patrimoniale dello stato, cara anche ai Gonzaga, per cui il territorio governato è considerato come un qualsiasi altro bene privato in loro possesso. In quest’ottica anche Castel Goffredo, insieme a Canneto sull’Oglio, Redondesco, Mariana Mantovana, Medole, Ostiano e Castiglione delle Stiviere, diventa oggetto di spartizione e viene assegnato all’erede legittimo, il figlio Alessandro, che ottiene l’investitura imperiale del feudo nel 1457.
Alla morte, senza eredi, di Alessandro (1466), il cui nome è legato alla promulgazione del cosiddetto “statuto alessandrino” del 1456, che rappresnta la fonte di diritto fondamentale per l’amministrazione di queste comunità sino al secolo XVIII 4), il feudo ritorna al ramo principale dei Gonzaga, nella persona del marchese di Mantova, Ludovico II, che ottiene l’investitura imperiale nello stesso anno (8 ottobre 1466).
Dodici anni dopo, nel 1478, alla sua morte, il marchesato viene smembrato ancora una volta e diviso fra i cinque figli maschi, per Castel Goffredo, insieme a Canneto sull’Oglio, Redondesco, Ostiano, Castiglione delle Stiviere e Solferino, fa parte del patrimonio assegnato ai fratelli Rodolfo e Ludovico, che a loro volta, l’anno successivo (1479), si accordano per una ulteriore divisione dei territori, assegnando Castel Goffredo, Castiglione delle Stiviere e Solferino a Ludovico, vescovo eletto di Mantova.
Nel 1511 al marchese-vescovo succede, per sua designazione testamentaria, il nipote Luigi (Aloisio) Alessandro Gonzaga, figlio di Rodolfo, capostipite della linea dei Gonzaga di Castiglione delle Stiviere, che, ottenuta l’investitura imperiale nel 1521 5), elegge a sua dimora Castel Goffredo 6), dove muore nel 1459. Ancora una volta il già piccolo feudo viene ulteriormente diviso frai tre figli, assegnando Castel Goffredo ad Alfonso, il primogenito, Castiglione delle Stiviere a Ferrante e Solferino ad Orazio.
Con Alfonso Gonzaga Castel Goffredo diventa un’entità statale autonoma, riconosciuta con investitura imperiale nel 1563, anche se di fatto dipendente dal ramo principale dei Gonzaga, che regge il ducato di Mantova. Nel 1592 la signoria di Alfonso ha un epilogo tragico, con l’assassinio del marchese e l’usurpazione del possesso di Castel Goffredo da parte del nipote Rodolfo, marchese di Castiglione delle Stiviere, a sua volta vittima di un attentato mortale l’anno successivo.
Castel Goffredo, occupato dalle truppe del duca di Mantova, Vincenzo Gonzaga, diviene oggetto della vertenza tra quest’ultimo e il nuovo marchese di Castiglione delle Stiviere, Francesco Gonzaga, fratello di Rodolfo, risolta con la transazione stipulata da detti contraenti il 7 novembre 1602, con la quale viene stabilita l’aggregazione del feudo di Castel Goffredo al ducato di Mantova e la cessione in contropartita di Medole e dei diritti sulla rocca di Solferino 7) al marchesato di Castiglione delle Stiviere.
Castel Goffredo, ottenuta la riconferma dei suoi privilegi da parte del duca Vincenzo I 8), entra a far parte definitivamente del ducato dei Gonzaga, di cui segue le vicende sino alla caduta del casato (1707) e alla sua integrazione nell’impero asburgico.
Queste successioni di governanti e principi non hanno variato l’organizzazione amministrativa del territorio e le forme di autogoverno della comunità di Castel Goffredo, le cui magistrature, “pur riconoscendo la propria autorità nella volontà del signore e nell’investitura imperiale, svilupparono un sistema organico facente capo allo stauto alessandrino riconosciuto come legge fondamentale, riflettendosi in esso l’’omnimoda iurisdictio’, il ‘merum et mixtum imperium’, lo ‘ius gladii’”9). A Castel Goffredo, l’autorità centrale, sia essa il duca di Mantova, il marchese locale o il governatore/vice-governatore, nel periodo austriaco antecedente le riforme catastali, era rappresentata dal vicario e, dopo il primo decennio del ‘500, dal pretore o podestà, cariche rivestite dall medesimo funzionario che si qualifica a seconda svolga funzioni di carattere prevalentemente giudiziario piuttosto che amministrativo 10).
Con l’amministrazione degli Asburgo, ad una restrizione progressiva dei privilegi e delle esenzioni della comunità di Castel Goffredo, e ad un aumento del controllo del potere centrale su di essa, corrisponde una lenta erosione dell’autonomia del mantovano, anche se questo mantiene sia il titolo di ducato che le antiche magistrature, aprendo una polarità fra conservazione delle antiche prerogative e subordinazione alle direttive generali dello stato. Questa azione erosiva prende forma nel 1737 con l’unione del ducato di Mantova a quello di Milano nella persona del governatore, il quale delega la sua rappresentanza in loco ad un vice-governatore, con il graduale inserimento di funzionari asburgici nelle magistrature cittadine 11), con l’assorbimento nel 1740 di uffici ed enti di governo da parte dell’amministrazione lombarda 12), e culmina con la sua aggregazione al ducato di Milano nel 1745 e la conseguente perdita delle proprie magistrature.
Il “Piano de’ Tribunali ed uffici della città e ducato di Mantova” del 15 marzo 1750 13), che segna il ritorno all’amministrazione autonoma del ducato, dopo l’aggregazione temporanea al milanese, con “la restituzione de’ propri tribunali, tanto per l’amministrazione della giustizia, secondo le proprie leggi e consuetudini, anche in grado supremo, quanto la direzione delle materie camerali e civiche mediante ancora l’istituzione del corpo pubblico”, stabilisce una nuova organizzazione territoriale ed amministrativa del mantovano, diviso in 19 circoscrizioni amministrative, a capo di ciascuna delle quali viene nominato un pretore. La pretura di Castel Goffredo conserva la potestà di “mero e misto imperio” e allarga la sua giurisdizione sul territorio di Piubega.
Sono tuttavia le operazioni catastali degli anni ottanta del ‘700 e le riforme ad esse collegate che imprimono un colpo decisivo alla configurazione dell’antico ducato, che viene assimilato ad una delle otto province in cui è divisa la Lombardia. L’estimo dei beni immobili, oltre che garantire una più equa politica tributaria, fa luce su una situazione di particolarismi e anacronistiche sperequazioni (terre “civili”, terre “ecclesiastiche” e terre “rustiche”; “mantovano nuovo” e mantovano vecchio"), appianate con la divisione del territorio in 16 distretti (Mantova, Ostiglia, Roverbella, Goito, Castiglione delle Stiviere, Castel Goffredo, Canneto sull’Oglio, Marcaria, Borgoforte, Sabioneta, Viadana, Suzzara, Gonzaga, Revere, Sermide), ciascuno dei quali diviene sede di un regio cancelliere del censo.
Castel Goffredo diventa così capoluogo del distretto VI 14), con giurisdizione anche sui territori dei comuni di Piubega e Ceresara, e sede del regio cancelliere del censo, al quale viene demandata la funzione di rappresentante dell’autorità centrale. Egli ha facoltà di riunire il “convocato generale dei censiti” 15), con il compito di assistervi e rogarne le deliberazioni, pena la nullità delle sedute, in un libro “distinto per ognuna delle comunità del suo distretto”, e farne in seguito relazione dettagliata al tribunale del censo. Il regio cancelliere del censo del distretto VI deve tenere anche un regolare carteggio con i sindaci delle comunità non sede di distretto (Ceresara e Piubega) riguardo ad ogni affare comunitativo, con facoltà di delegare loro la rappresentanza in caso di necessità.
Il regio cancelliere svolge inoltre una funzione di controllo sulla gestione amministrativa di dette comunità, intervenendo nella formazione dei quinternetti delle esazioni, da consegnarsi all’esattore per la riscossione, sottoscrivendo i mandati di pagamento. Al cancelliere distrettuale è demandato infine anche il compito di conservare e custodire le scritture e gli atti delle comunità.
Questa organizzazione territoriale viene scompaginata nel decennio successivo dall’arrivo delle truppe francesi, che entrano in Castel Goffredo nel maggio del 1796 16). Le terre del mantovano che via via i francesi tolgono agli austriaci, sono aggregate alle circoscrizioni territoriali della repubblica cisalpina, confinanti con l’ex provincia di Mantova, per cui il distretto di Castel Goffredo, insieme a quello di Castiglione delle Stiviere, Acquanegra ed Asola, viene aggregato al dipartimento del Benaco, con sede a Dezenzano del Garda 17). A capo di questa suddivisione territoriale, tipica dell’ordinamento francese, acquisita nella costituzione della repubblica cisalpina proclamata il 9 luglio 1797, vi è "una amministrazione centrale di cinque membri, eletta dall’assemblea del dipartimento stesso, soggetta direttamente ai ministri e preposta, a sua volta, al controllo delle amministrazioni municipali 18), secondo quanto predisposto dalla legge del 19 luglio 1797, relativa alle amministrazioni dipartimentali.
Il referente territoriale di Castel Goffredo muta ancora nell’agosto del 1798, quando viene integrato nel dipartimento del Mincio, sotto la giurisdizione del distretto di Asola 19), e un’altra volta quando, dopo la pace di Lunèville del 9 febbraio 1801, seguita al ritorno delle armate austro-russe in Lomabrdia (Castel Goffredo viene rioccupato dagli austro-russi tra l’aprile del 1799 e l’ottobre del 1800), viene ripristinato il dipartimento del Mincio (23 maggio 1801) 20), secondo una “distrettuazione provvisoria […] in esecuzione del decreto governativo 14 novembre 1802”, in cui il distretto XXIII risulta formato da Castel Goffredo, Ceresara, Piubega, Redondesco, Mariana Mantovana 21).
Nel frattempo vengono riformati anche gli organi dipartimentali. Il decreto del 6 maggio 1802 istituisce le prefetture e le vice-prefetture che svolgono la loro azione rispettivamente nell’ambito del dipartimento e del circondario (suddivisione amministrativa del dipartimento). La legge del 24 luglio 1802 precisa ulteriormente il sistema di rappresentanza dell’autorità centrale nelle circoscrizioni territoriali periferiche, imperniato sul prefetto, sul vice-prefetto e sul cancelliere censuario 22).
Un’ultima riorganizzazione del dipartimento del Mincio si registra nel 1803, per il quale Castel Goffredo, inserito nel distretto III di Castiglione delle Stiviere, è residenza del cancelliere e sede del cantone III, formato da Catel Goffredo, Ceresara, Piubega, Asola, Casalmoro, Casaloldo 23).
A questo nuovo riparto territoriale segue la ridefinizione degli ordinamenti degli organi periferici dello stato, sancita con il decreto dell’8 giugno 1805 24). In esso si stabilisce che a capo di ogni dipartimento è posto un prefetto (a Mantova il prefetto del Mincio), “incaricato dell’amministrazione”, un consiglio di prefettura e un consiglio generale. Il dipartimento è diviso in distretti, nei quali risiedono i vice-prefetti (vice-prefetto del distretto III di Castiglione delle Stiviere), delegati del prefetto, e un consiglio distrettuale. A loro volta i distretti si suddividono in cantoni (cantone III di Castel Goffredo), in ognuno dei quali vi è un giudice di pace e, “per le materie censuarie un Cancelliere del Censo, che custodisce i libri censuari de’ comuni compresi nel cantone e vi fa le opportune annotazioni in caso di traslazione di dominio” 25).
Il ritorno dell’Austria segna la costituzione del regno Lombardo-Veneto 26), diviso “in due territori governativi”, il governo milanese e il governo veneto, a loro volta ripartiti in province, distretti e comuni 27). L’amministrazione della provincia viene affidata ad una regia delegazione, dipendente direttamente dal governo, mentre quella del distretto ad un cancelliere del censo (sostituito dal 1819 dal regio commissario distrettuale), “sotto gli ordini immediati della regia delegazione della provincia” 28). In questo modo Castel Goffredo ridiventa capoluogo del distretto VI, con giurisdizione sui territori dei comuni di Piubega e Ceresara, sede del regio cancelliere del censo e del regio commissario distretuale dopo il 1819 29).
Dopo le rivoluzioni del 1848 e la I guerra di indipendenza, l’organizzazione territoriale della provincia viene ridisegnata “per effetto della sovrana risoluzione 28 gennaio 1853, con cui il Mantovano fu diviso negli attuali 11 distretti” 30), e Castel Goffredo viene unito al distretto V di Asola, insieme ad Acquafredda, Casalmoro, Casaloldo, Ceresara, Piubega 31).
Il compartimento territoriale del mantovano varia ancora una volta in seguito alle guerre per l’unità politica dell’Italia del 1859 e del 1866. A seguito del trattato di Zurigo del 20 ottobre 1859, la provincia di Mantova viene divisa in due parti, ponendo all’incirca il corso del fiume Mincio come linea di confine nazionale fra il Regno di Sardegna (regno d’Italia dal 1861) e l’impero d’Austria 32). Castel Goffredo entra così a far parte del regno sabaudo, poi italiano, e viene aggregato alla provincia di Brescia, nel circondario di Castiglione delle Stiviere. Questa variazione della compagine territoriale cambia anche i referenti amministrativi del comune di Castel Goffredo, dipendente ora dal governatore della provincia di Brescia, ovvero dall’intendente del circondario di Castiglione delle Stiviere, trasformati rispettivamente in prefetto e sottoprefetto dal R.D. del 9 ottobre 1861, n. 250 33).
Questa organizzazione amministrativa periferica dello stato viene confermata dalla legge del 20 marzo 1865, n. 2248, che consolida “la posizione del prefetto come rappresentante del potere esecutivo e supremo organo dell’amministrazione statale nella provincia, nonchè diretto partecipe dell’amministrazione locale come presidente della deputazione provinciale” 34).
La definitiva riorganizzazione della provincia di Mantova, viene sancita con la legge del 19 febbraio 1868, n. 4322, che stabilisce la ricostruzione della compagine territoriale anteriore ai trattati di Villafranca e di Zurigo. Il R. D. del 9 febbraio 1868, n. 4236 perfeziona la medesima legge, ripartendo il territorio provinciale in undici distretti 35), per cui Castel Goffredo viene riaggregato al distretto di Asola, insieme a Casalmoro, Casalpoglio, Casaloldo, Ceresara, Piubega 36).
Con la ricostituzione della provincia di Mantova, si conclude la vicenda del compartimento territoriale del comune di Castel Goffredo, la cui sintetica descrizione, che si configura piuttosto come una mera cronologia di fatti che una vera esposizione organica, offre un quadro di riferimento degli organi e degli uffici periferici dello stato che hanno direttamente influito sulla vita della comunità di Castel Goffredo e quindi anche sulla formazione del suo archivio.

Note
1) Vedi Bonfiglio F., “Notizie storiche di Castel Goffredo, Brescia”, tipo-litografia f.lli Geroldi, 1922, p. 18; vedi anche Berselli C., “Castelgoffredo nella storia, Castel Goffredo”, Cassa rurale e artigiana di Castel Goffredo, 1978, pp. 26 e segg.. Sulla organizzazione politico-amministrativa del territorio nel periodo precedente, oltre ai sopracitati autori, vedi anche Colorni V, “Il territorio mantovano nel Sacro Romano Impero, I, Periodo comitale e periodo comunale (800-1274)”, Milano, Giuffrè, 1959; vedi inoltre Bologna S., “Castrum Vifredi: Castel Goffredo”, in “Il Tartarello”, n. 4, 31 dicembre 1978, pp. 3-10; Bologna S., “Castel Goffredo: la romanizzazione di un’area”, in “Il Tartarello”, n. 4, 31 dicembre 1984, pp. 7-12; Ferrari D. a (cura di), “Castel Goffredo. Quattro mappe dei secoli XVI-XIX”, Cremona, Turris-Cassa rurale ed artigiana di Castel Goffredo, 1991, p. 5.
2) Il “mantovano nuovo” era costituito da quei territori periferici ed eccentrici rispetto al capoluogo, acquisiti dalla signoria gonzaghesca tra la fine del ‘300 e i primi del ’400 e comprendenti Asola (passata nel 1515 a Venezia), Canneto sull’Oglio, Casalromano, Castel Goffredo, Dosolo, Fontanella, Gazzuolo, Guidizzolo, Mariana Mantovana, Ostiglia, Piubega, Redondesco, Serravalle, Villimpenta, Volongo, Castellaro Lagusello, Castiglione delle Stiviere, Solferino, Bozzolo, Ostiano, Isola Dovarese, Rivarolo, parte del Viadanase, Casalpoglio, Casaloldo, parte del Sabionetano. Circa questo argomento vedi Vaini M., “La distribuzione della proprietà terriera e la società mantovana dal 1785 al 1845”, I, “Il catasto teresiano e la società mantovana nell’età delle riforme”, Milano, Giuffrè, 1973, pp. 36 e segg.; vedi dello stesso “La società censitaria nel mantovano. 1750-1866”, Milano, Angeli, 1992, pp. 19-20; vedi infine Vivanti C., “Le campagne del mantovano nell’età delle riforme”, Milano, Feltrinelli, 1959, p. 66.
3) Vedi Navarrini R. (a cura di ), “L’archivio pubblico del principato di Castel Goffredo”, in “Il Tartarello”, n. 2, 30 giugno 1983, p. 8.
4) Circa lo "statuto alessandrino, una copia del quale era presente fra la documentazione dell’archivio comunale (vedi Bertolotti A., “I Comuni e le parrocchie della provincia mantovana. Cenni archivistici, archeologici, storici, artistici, biografici e bibliografici raccolti dal 1881 al 1892”, Mantova, tip. G. Mondov", 1893, p. 41), vedi Navarrini R. (a cura di ), “L’archivio pubblico del principato di castel Goffredo”, in “Il Tartarello”, n. 2, 30 giugno 1983, pp. 11-15; vedi anche Bonfiglio F.,“Notizie storiche di Castel Goffredo”, Brescia, tipo-litografia f.lli Geroldi, 1922, p. 95-98; vedi infine Gualtierotti P., “Torna a Castel Goffredo il codice alessandrino”, in “Il Tartarello”, n. 2, 30 giugno 1978, pp. 5-8.
5) Vedi Berselli C., “Castelgoffredo nella storia”, Castel Goffredo, Cassa rurale e artigiana di Castel Goffredo, 1978., p. 33; vedi anche Gualtierotti P., “Matteo Bandello alla corte di Luigi Gonzaga”, Mantova, Vitam (tip. Grassi), 1978, p. 31, in cui precisa che “Luigi venne investito del feudo nel 1511”, di cui “fu riconosciuto legittimo signore dall’Imperatore Massimiliano nel 1515”.
6) Circa la corte di Castel Goffredo, vedi Gualtierotti P., “Piero Aretino, Luigi Gonzaga e la corte di Castel Goffredo”, Mantova, 1976; vedi anche Gualtierotti P., “Matteo Bandello alla corte di Luigi Gonzaga”, Mantova, Vitam (tip. Grassi), 1978; vedi infine Gualtierotti P., “Luigi Gonzaga, e la sua corte di Castel Goffredo”, in “Postumia”, anno1- n.1, (1989), pp. 132-139.
7) Cfr. le versioni riportate in Bonfiglio F.," Notizie storiche di Castel Goffredo", Brescia, tipo-litografia f.lli Geroldi, 1922, p. 32; Navarrini R. (a cura di ), “L’archivio pubblico del principato di Castel Goffredo”, in “Il Tartarello”, n. 2, 30 giugno 1983, p. 10; Navarrini R. , “Strutture politiche e organizzazione amministrativa nella formazione dell’alto mantovano”, in “Postumia”, anno1- n.1, (1989), p. 10; Marocchi M., “Storia di Solferino”, Castiglione delle Stiviere, Stampa Litograph Castiglione, 1993, p. 101.
8) Vedi introduzione al titolo 1.1.3.18, “XVIII. Oggetti vari”.
9) Vedi Navarrini R. , “Strutture politiche e organizzazione amministrativa nella formazione dell’alto mantovano”, in “Postumia”, anno1- n.1, (1989), p. 9.
10) Vedi introduzione al titolo 1.1.3.17, “XVIII. Oggetti vari”.
11) Vedi Mazzoldi L., “Da Guglielmo III duca alla fine della prima dominazione austriaca”, in “Mantova. La storia”, Mantova, Istituto Carlo D’Arco per la storia di Mantova (stamperia Valdonega di Verona), 1963, vol.III, pp. 208-209.
12) Vedi Vivanti C., “Le campagne del mantovano nell’età delle riforme”, Milano, Feltrinelli, 1959, p. 40.
13) Vedi ASCCG, XVI. Leggi e pubblicazioni. 3. Decreti, avvisi, notificazioni, regolamenti, proclami, istruzioni generali, circolari interne. “Decreti, avvisi, notificazioni, istruzioni generali. Austriaci”, b. 204, 3. Vedi anche Navarrini R., “Mutamenti territoriali della provincia di Mantova dal se. XVIII al sec. XIX”, in “Civiltà mantovana”, anno III, 1968, n. 16, p. 266.
14) “Nel 1786 è stato posto nella comune il regio cancelliere censuario (nuova autorità) per mezzo del quale il governo comunica tutti gli affari pubblici, amministrativi e politici. La comune presentemente non può cosa alcuna senza l’approvazione o direzione di questo nuovo governativo impiegato, il quale può servire siccome serve infatti di segretario alla comune medesima”, in Gozzi C., Raccolta di documenti per la patria istoria, ms. conservato presso l’ASCCG, vol. III, pp. 159-160.
15) Al riempasto della compagine territoriale dell’ex ducato gonzaghesco corrisponde la riorganizzazione amministrativa degli organi comunali. Vedi intrduzione al titolo 1.1.2.1, “Libri provisionum communis et hominum Castrigufredi”.
16) Vedi Gozzi C., “Raccolta di documenti per la patria istoria”, ms. conservato presso l’ASCCG, vol. III, p. 196.
17) “Le terre separate dal mantovano venivano distribuite fra le nuove circoscrizioni territoriali della repubblica cisalpina, i dipartimenti, confinanti con la provincia di Mantova” in Navarrini R. , “Strutture politiche e organizzazione amministrativa nella formazione dell’alto mantovano”, in “Postumia”, anno1- n.1, (1989), p. 17; vedi anche Navarrini R., “Mutamenti territoriali della provincia di Mantova dal se. XVIII al sec. XIX”, in “Civiltà mantovana”, anno III, 1968, n. 16, p. 268. Tuttavia il territorio di Castel Goffredo viene occupato dalle truppe francesi nel maggio del 1796, più di un anno prima della proclamazione ufficiale della repubblica cisalpina, avvenuta il 29 giugno 1797.
18) Vedi Rotelli E., “Gli ordinamenti locali della Lombardia preunitaria (1755-1859)”, in “Archivio Lombardo”, 1974, p. 194. Vedi anche Roberti M., “Milano capitale napoleonica. La formazione di uno stato moderno. 1796-1814”, Milano, Fondazione Treccani, 1947.
19) Durante l’agosto 1798, “nella nuova e definitiva organizzazione dei dipartimenti cessò quello del Benaco e Castel Goffredo posto d bel nuovo sotto Mantova, dipartimentale del Mincio. In quanto poi alla distrettuazione venne sottoposto ad Asola, che cessò in questa occasione di essere bresciana”, in Gozzi C.," Raccolta di documenti per la patria istoria", ms. conservato presso l’ASCCG, vol. III, pp. 278-279.
20) Vedi Navarrini R., “Mutamenti territoriali della provincia di Mantova dal se. XVIII al sec. XIX”, in “Civiltà mantovana”, anno III, 1968, n. 16, p. 269.
21) Vedi “distrettuazione provvisoria delle comuni del dipartimento del Mincio stabilita in esecuzione del decreto governativo 14 novembre 1802”, in ASCCG, XVI. Leggi e pubblicazioni. 3. Decreti, avvisi, notificazioni, regolamenti, proclami, istruzioni generali, circolari interne. “Decreti, proclami, avvisi, istruzioni, regolamenti. Repubblica Italiana”, b. 204, 4. Cfr. Bonfiglio F., “Notizie storiche di Castel Goffredo”, Brescia, tipo-litografia f.lli Geroldi, 1922, p. 106.
22) Vedi Rotelli E., “Gli ordinamenti locali della Lombardia preunitaria (1755-1859)”, in “Archivio Lombardo”, 1974, p. 195.
23) Vedi Navarrini R., “Mutamenti territoriali della provincia di Mantova dal se. XVIII al sec. XIX”, in “Civiltà mantovana”, anno III, 1968, n. 16, p. 269. Cfr. il decreto dell’8 giugno 1805, che conferma questa organizzazione del territorio, in ASCCG, “VIII. Consigli comunali. 6. Oggetti vari”, b. 171, 1.
24) Vedi il decreto dell’8 giugno 1805, in ASCCG, “VIII. Consigli comunali. 6. Oggetti vari”, b. 171, 1.
25) Vedi l’art. 7 del decreto dell’8 giugno 1805, in ASCCG, “VIII. Consigli comunali. 6. Oggetti vari”, b. 171, 1.
26) Vedi Sandonà A., “l Regno Lombardo-Veneto. 1814-1859. La Costituzione e l’Amministrazione”, Milano, Cogliati, 1912, pp. 77-79.
27) Circa l’organizzazione del comune vedi introduzione al titolo 1.1.3.8, “VIII. Consigli comunali”.
28) Vedi Meriggi M., “Amministrazione e classi sociali nel Lombardo-Veneto”, Bologna, Il Mulino, 1983, pp. 288-291.
29) Il 3O aprile 1816 “si restitu” a Castel Goffredo l’antico ufficio del censo e vennero restituite da Canneto per ordine governativo tutte le carte, libri protocolli spettanti a questo ufficio", in Gozzi C., Raccolta di documenti per la patria istoria, ms. conservato presso l’ASCCG, vol. IV, p. 141. Secondi il Gozzi infatti nel 1812 l’ufficio del censo di Castel Goffredo era stato incorporato in quello di Canneto sull’Oglio, “ove si trasportano i protocolli, con le carte e i libri”, in Gozzi C., “Raccolta di documenti per la patria istoria”, ms. conservato presso l’ASCCG, vol. IV, p. 84. Ancora il Gozzi riferisce che gli atti della cancelleria censuaria, cambiata nel 1818 in imperial regio commissariato distrettuale, formato “d’un commissario, d’un aggiunto, d’un scrittore e di un alunno gratuito”, furono trasportati nel 1820 dalla casa municipale (vedi il fascicolo relativo ai lavori di ristrutturazione dell’archivio censuario in ASCCG, “II. Amministrazione comunale. 3. Bilanci e consuntivi. a,b,c) preventivi, consuntivi, mandati e pezze giustificative”, Oggetti vari, b. 80, 1.5) al palazzo Beffa-Negrini, in Gozzi C.," Raccolta di documenti per la patria istoria", ms. conservato presso l’ASCCG, vol. IV, p. 173.
30) “In Castelgoffredo ebbe sede il commissariato distrettuale, cui sottostavano i comuni delle terre di Piubega e Ceresara e cessò per effetto della sovrana risoluzione 28 gennaio 1853, con cui il Mantovano fu diviso negli attuali 11 distretti”, in Arrighi B., “Mantova e la sua provincia”, in “Grande illustrazione del Lombardo-Veneto” diretta da Cesare Cantù, Milano, 1861, vol. V, parte I, , p. 515.
31) Vedi il compartimento territoriale della provincia di Mantova alla data del 7 maggio 1853, in Gabrieli M., “Cento anni del consiglio provinciale di Mantova”, Mantova, tip. f.lli Tedioli, 1967, pp. 207-208. Vedi anche la carta topografica del “Regno Lombardo-Veneto, diviso in due luogotenenze, 17 provincie e 180 distretti, secondo il nuovo compartimento territoriale”, Milano, Vallardi, s.d.. I nuovi distretti della provincia di Mantova sono: I Mantova, II Bozzolo, III Viadana, IV Castiglione delle Stiviere, V Asola, VI Canneto sull’Oglio, VII Volta Mantovana, VIII Revere, IX Gonzaga, X Sermide, XI Ostiglia.
32) Vedi Navarrini R., “Mutamenti territoriali della provincia di Mantova dal se. XVIII al sec. XIX”, in “Civiltà mantovana”, anno III, 1968, n. 16, pp. 271-272. Vedi anche Navarrini R. , “Strutture politiche e organizzazione amministrativa nella formazione dell’alto mantovano”, in “Postumia”, anno 1- n.1, (1989), p. 19. Vedi infine Gabrieli M., Cento anni del consiglio provinciale di Mantova, Mantova, tip. f.lli Tedioli, 1967, pp. 15-16.
33) Vedi Astuti G., “L’unificazione amministrativa del regno d’Italia”, in “Atti del XL congresso di storia del Risorgimento italiano”, p. 143.
34) Vedi Astuti G., “L’unificazione amministrativa del regno d’Italia”, in “Atti del XL congresso di storia del Risorgimento italiano”, p. 144.
35) La legge sull’amministrazione comunale e provinciale del 20 marzo 1865, n. 2248, che viene estesa alle province venete e al mantovano con il R.D. 2 dicembre 1866, n. 3352, prevede alcune modificazioni rispetto al testo originario come il manteNimento del “distretto” in luogo del “circondario”, in Gabrieli M., “Cento anni del consiglio provinciale di Mantova”, Mantova, tip. f.lli Tedioli, 1967, p. 11.
36) Vedi il compartimento territoriale della provincia di Mantova alla data del 9 febbraio 1868, in Gabrieli M., “Cento anni del consiglio provinciale di Mantova”, Mantova, tip. f.lli Tedioli, 1967, pp. 210-211.
37) Vedi ASCCG, Registri delle deliberazioni, bb. 3-9, deliberazioni del 3 gennaio 1640, 3 gennaio 1645, 3 aprile 1646, 1 marzo 1648, 3 gennaio 1650, 5 aprile 1657, 1 gennaio 1658, 12 marzo 1662, 10 luglio 1667, 14 gennaio 1669, 21 aprile 1697, 3 gennaio 1718, 14 febbraio 1723, 4 gennaio 1732, 21 aprile 1739, 5 dicembre 1739, 3 marzo 1741, 1° e 3 gennaio 1750.

Complessi archivistici

Compilatori

  • Gianfranco Cobelli