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Archivio Tremelloni Roberto

Archivio Tremelloni Roberto (1906 - 1987)

1.606 unità archivistiche di primo livello collegate

Archivio

Consistenza archivistica: 1.708 unità archivistiche in 205 buste.

L'Archivio di Roberto Tremelloni conserva tutta la documentazione prodotta e raccolta dall'uomo politico e studioso nel corso della sua vita: corrispondenza, appunti, relazioni, studi, atti parlamentari, pubblicazioni, ritagli stampa, fotografie.

Storia archivistica:

L’Archivio Roberto Tremelloni (1900-1987)

L’8 settembre 1987 si spegneva Roberto Tremelloni, figura di spicco del panorama politico del dopoguerra e uno dei protagonisti della ripresa economica del nostro Paese, ma anche eccellente giornalista, attento e curioso verso i problemi economici e sociali. Per mantenere viva la sua memoria sua figlia, Laura Comelli Tremelloni, volle donare il suo archivio al Centro italiano di ricerche e d’informazione sull’economia pubblica, sociale e cooperativa (Ciriec), Centro che lo ebbe come presidente proprio agli esordi della sua attività di ricerca nel 1956. Questo lascito risulta essere molto prezioso perché testimonia oltre quarant’anni di storia italiana, vissuta da Tremelloni in maniera non conformista durante il ventennio fascista e, in seguito, in un’ottica di grande apertura liberale e democratica negli anni della ricostruzione.

Sebbene un archivio personale non possa che offrire un contributo parziale alla ricostruzione storica e politica, esso costituisce in ogni caso una fonte originale di notizie e, nel caso particolare, rappresenta un cospicuo patrimonio documentario, unico e irripetibile nel suo genere, non solo per la sua collocazione storica, ma soprattutto per lo spessore intellettuale del suo autore.

Il Ciriec organizzò sin dalla fine degli anni Ottanta un primo intervento di riordino, allo scopo di mettere a disposizione degli studiosi le carte di Tremelloni. I primi archivisti incaricati di vagliare le carte constatarono che la distinzione basata sul luogo di provenienza (le carte si trovavano in origine nell’abitazione milanese e nella casa di campagna) coincideva a grandi linee con due tipologie documentarie distinte: i documenti recuperati dalla casa cittadina consistevano soprattutto in materiale relativo all’attività pubblicistica di Tremelloni (bozze di articoli, saggi, scritti e riflessioni varie, nonché materiale propedeutico e ritagli di giornali), mentre le carte provenienti dalla casa di campagna, oltre a rappresentare la parte più voluminosa, erano in prevalenza attinenti alla sua attività politico-governativa. Questa prima fase di lavoro si concretizzò in una ricognizione e catalogazione sommaria delle carte, che tuttavia permise la fruibilità dei documenti.

Grazie a un successivo intervento, voluto dal Ciriec in occasione dell’anniversario del centenario dalla nascita dello statista e concretizzatosi in un inventario informatizzato, l’Archivio Tremelloni è stato organizzato tenendo conto della disposizione originaria del fondo – cronologica e tematica – e ponendo in risalto i molteplici aspetti dell’attività e del pensiero di Tremelloni. Questa operazione, tecnicamente, ha comportato in un primo momento la presa in esame di tutti i documenti, a cui è seguita la loro schedatura; infine, la fase più complessa ha teso, per quanto possibile, alla ricostruzione attendibile del loro ordinamento storico originario.

Sin dal primo sopralluogo fu rilevata l’eterogeneità della documentazione dell’Archivio, dovuta non tanto all’ampiezza dei temi trattati – che vedremo essere infatti ben delineati e sviluppati lungo tutto il corso della vita di Tremelloni – quanto al differente grado di significatività dei documenti conservati, comprendenti sia la nota autografa che il ritaglio di giornale raccolto a titolo di informazione, sia i resoconti di riunioni o promemoria, ma anche le carte preparatorie per una seduta parlamentare o un intervento pubblico. Il fondo, costituito da 185 buste d’archivio per un totale di quasi 1.500 fascicoli, risulta ragguardevole non solo nelle dimensioni, ma anche nei contenuti. Esso infatti segue piuttosto fedelmente le vicende biografiche di Tremelloni, che si possono idealmente dividere in due grandi momenti: il primo risalente al periodo fascista, in cui egli si dedicò soprattutto al giornalismo, coerente con le sue idee antifasciste ma senza mai un vero e proprio intento di ribellione; il secondo, che prese il via dal dopoguerra, con il suo impegno politico concreto nell’interesse del Paese.

Struttura dell’Archivio

Sin dal primo esame delle carte di questo archivio, ci è parso un tratto saliente il fatto che ogni tappa della vita di Tremelloni fosse più o meno definita e accompagnata dalla presenza di documentazione. Un altro fatto degno di nota è stata la constatazione di una massiccia presenza di documentazione relativa al periodo postbellico dal 1945 al 1949, momento storico e politico di transizione per l’Italia ma anche per Tremelloni, il quale – come abbiamo visto – divenne uno dei maggiori protagonisti della ricostruzione.

Questi due elementi distintivi dell’Archivio ci hanno indotto – pur nel rispetto della sedimentazione originaria e dell’organizzazione impressa all’Archivio dall’autore stesso – a creare una suddivisione delle carte in otto serie. Nelle prime tre serie sono confluite le carte provenienti dalla casa milanese dello statista che comprendono, oltre a una sorta di diario scritto in tarda età, i documenti personali (fra cui un passaporto del 1926 e certificati di varia natura) e tutto ciò che attiene alla sua attività giornalistica.

Le memorie di Tremelloni sono di notevole interesse, in quanto hanno il pregio di scaturire dall’animo dell’autore, in certi casi senza seguire un percorso controllato. La consultazione di questa parte d’archivio è resa difficile dall’aspetto poco omogeneo degli appunti, la maggior parte dei quali è in brutta copia. Questa sorta di diario o, per usare un’espressione dell’autore stesso, questi “appunti di cronaca vissuta”, non solo ricostruisce la sua vita sin dai tempi dell’infanzia (tracciando anche un quadro storico della sua famiglia di origine), ma hanno anche il pregio di trasmettere a chi li legge delle acute riflessioni e riletture a posteriori di avvenimenti politici ed economici della storia italiana dai tempi del fascismo fino alla fine degli anni Ottanta, talvolta con annotazioni critiche sui protagonisti della politica italiana del dopoguerra. Fra i vari argomenti toccati in questo insieme di ricordi, pensieri mischiati con ritagli di libri o giornali, ritroviamo anche dei fascicoli che ricostruiscono il caso “Sid-Sifar”, scoppiato nel periodo in cui Tremelloni era ministro della Difesa.

La corrispondenza privata, che egli conservò fin dal 1924 (in parte ordinata alfabeticamente e in parte cronologicamente), merita una attenzione particolare. Qui è possibile, infatti, ritrovare le lettere relative alle sue consulenze presso l’Istituto Cotoniero Italiano o l’Ente nazionale della Moda, quando Tremelloni raggiunse la notorietà attraverso la monografia storica sull’Industria tessile in Italia. Una selezione di lettere – effettuata dallo stesso Tremelloni (si tratta di 27 fascicoli nominativi contenenti talvolta anche ritagli di giornale o appunti) – ricevute nel corso della sua vita da eminenti protagonisti della vita pubblica, suoi cari amici o conoscenti, come Giuseppe Saragat, Alcide De Gasperi, Gaetano Stammati, Amintore Fanfani, Pietro Nenni e altri ancora, potrebbe far luce sui rapporti che lo legavano a questi personaggi.

Le tappe dell’attività giornalistica di Tremelloni sono ben distinte nel materiale conservato nella seconda serie dell’archivio. Egli, come abbiamo già detto, iniziò a scrivere quando era ancora studente e dirigeva “L’Avvenire”, di cui si conservano otto copie risalenti al 1916 e 1918. Due voluminosi registri raccolgono, invece, gli articoli degli anni Venti, in particolare quelli del periodico “La Sera”, delle riviste edite dalla sua casa editrice “Aracne”, de “La Giustizia”, di “Battaglie Sindacali” e de “La Voce della Repubblica”.

In particolare sono conservate alcune collezioni di riviste – purtroppo incomplete – fra cui “Critica Sociale”, “Mondo Economico”, “Fiera di Milano”. Riguardo alla rivista “Quarto Stato”, e alla già citata collaborazione con Rosselli, si conserva un unico fascicolo, che raccoglie le riflessioni di Tremelloni in occasione dell’anniversario della morte dei fratelli Rosselli. Mentre dell’ideazione di “Borsa” e poi del più conosciuto “24 Ore”, riviste economiche pensate da Tremelloni su modello anglosassone, non rimangono precise tracce in archivio.

L’archivio di Tremelloni offre tuttavia anche una ricca serie di appunti riconducibili ai suoi studi e ai suoi scritti, che spaziano dai problemi economici a quelli più strettamente sociali. Le tematiche più care a Tremelloni furono quelle legate alla ripresa e allo sviluppo economico del Paese, e perciò lo studioso potrà analizzare il suo pensiero in merito alla produttività, al progresso industriale, all’inflazione, ai consumi e all’occupazione.

La terza serie è dedicata alle carte riconducibili all’attività accademica: oltre a documentazione di tipo amministrativo (orari delle lezioni, comunicazioni con l’università o con il suo assistente) è ancora possibile esaminare alcuni appunti risalenti al corso tenuto a Ginevra. Più numerosi sono invece gli appunti del corso sulla storia del movimento sindacale, tenuto all’Università Bocconi, e quelli delle lezioni svolte al Politecnico.

Per quanto attiene alla vita politica e parlamentare, le cariche di governo che scandirono la sua ascesa nella vita pubblica sono ben rappresentate nelle cinque serie successive. L’importanza scientifica di questa parte di archivio è indiscutibile, per questo motivo ogni partizione segue e delinea piuttosto chiaramente il cammino politico percorso da Roberto Tremelloni. E’ da notare che una prima distinzione, in questo gruppo di carte, è stata operata separando l’attività parlamentare da quella di governo. Nel nucleo delle carte relative all’attività politica parlamentare spiccano le carte di partito: si tratta di documentazione che copre il periodo dal 1946 al 1973 e che attraverso i discorsi pronunciati in diverse occasioni, la corrispondenza e gli appunti dà conto della sua azione politica e del suo modo di concepire il ruolo dell’uomo politico.

Formalmente, Tremelloni rimase nel partito socialista unitario solo quattro anni, dalla sua costituzione nel 1922 fino al forzato scioglimento da parte del regime fascista nel 1926. In realtà non abbandonò “neanche un giorno il partito durante tutto il ventennio fascista e me ne allontanai solo nel 1972 …”. Tremelloni, come già altrove ricordato, legò il suo nome alle sorti del partito guidato da Giuseppe Saragat, contrario alla “bolscevizzazione” del partito socialista e condivise il suo disegno politico seguendolo nel Psli, futuro partito socialdemocratico.

In un altro gruppo di carte sono stati raccolti gli appunti e i testi di alcuni discorsi che egli tenne, a partire dalla Costituente in poi nelle successive legislature e che, secondo noi, segnano alcune tappe fondamentali del suo percorso politico. Specialmente la documentazione relativa alla Assemblea Costituente e le bozze relative alla preparazione della Costituzione possono essere utili a ricostruire il clima di quegli anni; ma anche i discorsi tenuti alla Camera riguardanti la promulgazione del Piano Marshall sono concreti strumenti per focalizzare il pensiero di Tremelloni sul modo di agire per risollevare le sorti del Paese.

Tremelloni fu il primo a sostenere la necessità delle inchieste parlamentari sui principali problemi economico-sociali dell’Italia. Nel 1952, sotto il suo impulso, come già ricordato, prese il via l’inchiesta sulla disoccupazione, un’importante analisi delle condizioni di lavoro in Italia condotta allo scopo di far luce sulla situazione economico-sociale del Paese e tentare così di risolvere, con interventi legislativi adeguati, le situazioni più problematiche emerse da tale esame. In Archivio si ritrovano molte delle carte preparatorie (appunti, interventi, schemi e materiali di ricerca) del lavoro conclusivo pubblicato due anni più tardi in ben diciotto volumi.

In archivio si possono poi trovare anche documenti relativi alle inchieste parlamentari sulle zone alluvionate del Polesine e, negli anni Sessanta, sui monopoli e la concorrenza.

Negli anni del suo ultimo impegno in Parlamento, come Presidente della Commissione Bilancio, restano pochi fascicoli, fra cui alcuni documenti e appunti riguardanti il progetto per la riforma della pubblica amministrazione, il cosiddetto Progetto 80, che possono risultare utili per uno studio sull’evoluzione della pubblica amministrazione e sottolineano la sua battaglia contro la burocrazia, vista come un intralcio allo sviluppo.

La parte dell’archivio che conserva le carte relative alla sua azione di governo, specialmente gli atti legati ai suoi primi incarichi alla fine della guerra, presenta spunti di riflessione e studio di grande rilievo: lo studioso potrà affrontare e analizzare la situazione italiana postbellica e i rapporti con gli Stati Uniti nei primi anni del secondo dopoguerra, rapporti che, in quella fase, raggiunsero il loro culmine nell’attuazione del Piano Marshall, programma di aiuti che Tremelloni seguì da vicino soprattutto al suo avvio.

Una serie importante di documenti testimoniano un’attività frenetica al fine di accertare i fabbisogni italiani e ricreare la rete produttiva ed economica del Paese. L’archivio, in questo caso, rappresenta una fonte estremamente ricca di dati concernenti la ricostruzione economica italiana nell’ambito dell’European Recovery Program (Erp).

Oltre alle carte di lavoro, ai promemoria e agli appunti a partire dalla prima serie di documenti riguardanti l’incarico di Commissario, possiamo consultare i verbali delle riunioni del Clnai, i dati statistici riguardanti la situazione produttiva del Paese e i suoi fabbisogni, documenti che ci rendono vivida la situazione di estrema necessità che sussisteva in Italia. Assai rilevante, a tal proposito, è la serie riguardante il compito svolto da Tremelloni come Sottosegretario: oltre alle carte d’ufficio, oltre cinquecento fascicoli intestati a persone o società ricostruiscono il clima di necessità del dopoguerra e le strategie adoperate per superare la crisi.

Il piano economico a lungo termine e la questione della liberalizzazione degli scambi fra i Paesi europei emergono come problemi impellenti fin nei documenti relativi alla Conferenza di Parigi (in Archivio sono conservati, oltre ai questionari e ai rapporti di lavoro, anche i dati della cosiddetta Missione Lombardo del giugno 1947). Un unico filo conduttore porta alle carte di lavoro del Ministero e successivamente a quelle relative alle riunioni, ai carteggi e ai dati raccolti da Tremelloni a capo del Cir e poi in qualità di ministro senza portafoglio per la Cooperazione economica.

Dalle carte che delineano il suo percorso politico emerge chiaro il suo intento di risolvere i problemi economici ma anche il suo costante pensiero rivolto alle persone, al loro benessere e alla loro sicurezza sociale, perché, come egli stesso ebbe modo di puntualizzare, il “problema centrale è quello del comportamento degli uomini e della loro capacità di scegliere, della loro formazione, della loro scorta di fantasia e del loro allenamento alla libertà”.

L’abbondanza della documentazione sul fondo-lire e sul problema dei fondi per l’Eca (Ente comunale di assistenza), così come la parte che studia gli aspetti dell’economia internazionale e gli accordi sulla liberalizzazione degli scambi, testimonia quanto queste questioni furono rilevanti nel primo decennio postbellico.

Sebbene la documentazione relativa agli anni trascorsi ai ministeri delle Finanze, del Tesoro e della Difesa risulti lacunosa, anch’essa offre allo studioso alcuni spunti di riflessione. In archivio sono conservate, fra l’altro, le lettere che Tremelloni scrisse a Scelba, durante il primo incarico alle Finanze, le carte di lavoro preparatorie alla Legge Tremelloni del 1956, il carteggio con Aldo Moro durante il secondo governo da lui formato.

Solo una decina di fascicoli testimoniano il periodo che Tremelloni trascorse al ministero del Tesoro, che non aiutano particolarmente a ricostruire questa fase della sua vita, trattandosi per lo più di copie di alcuni discorsi da lui pronunciati e di raccolte di dati sulla congiuntura economica. Infine, nella sezione delle carte risalente al periodo in cui Tremelloni fu ministro della Difesa, di cui rimane soprattutto un’abbondante rassegna stampa, segnaliamo un fascicolo contenente alcuni documenti che servirono alla stesura del Libro Bianco (1968).

La sesta serie comprende tutte le carte suddivise per attività che hanno la loro origine dalle cariche pubbliche. Qui sono stati collocati, oltre ad alcuni fascicoli relativi alle conferenze organizzate dal Bit e alla documentazione relativa alla vice presidenza alla Banca Popolare di Milano nel 1946, anche i fascicoli che raccolgono la documentazione sull’attività svolta all’Aem.

Anche le carte relative alla fondazione dell’Istituto per le Pubbliche Relazioni (Ipr) sono state riordinate in questa partizione e coprono un ventennio di storia. Oltre allo statuto del 1952 e alle carte della prima riunione, sono conservati gli appunti e le carte relative ai convegni organizzati dall’Istituto e quelle relative ai premi che l’Ipr aveva istituito (premio Oscar di Bilancio, premio Vanoni).

Le carte relative alla presidenza del Ciriec, raccolte in questa serie, sono poche e meno particolareggiate di quelle relative all’Ipr. Esse riguardano soprattutto le cerimonie dei premi istituiti dal Centro (premio Luigi Einaudi e la Targa D’Oro) dal 1962 al 1974 e le carte preparatorie del IV Congresso internazionale sull’economia collettiva, tenutosi a Belgrado nel 1959. La sezione dedicata agli impegni pubblici termina con la documentazione relativa alle cerimonie presenziate da Tremelloni.

Nelle ultime due serie dell’Archivio è confluito il materiale sparso, come i ritagli di giornale e le rassegne stampa che Tremelloni raccolse e conservò sin dagli anni Venti e che rappresentano una finestra sugli eventi italiani e mondiali di maggiore spicco dei suoi tempi, nonché il materiale raccolto ai diversi congressi a cui partecipò.

Un cenno merita la raccolta fotografica che costituisce parte integrante dell’Archivio Tremelloni. Essa raccoglie immagini realizzate dal 1951 al 1969 che seguono per così dire i momenti salienti della sua vita pubblica in veste di ministro delle Finanze e della Difesa, in occasione di manifestazioni e visite pubbliche.

Il riordino

Le carte di Tremelloni giunsero al Ciriec inscatolate e furono, in occasione del primo riordino, trasferite in faldoni, in gruppi più o meno omogenei. Durante la fase di riordino, esse sono state ricondizionate e talvolta rifascicolate. I documenti sono stati puliti da spilli e fermagli arrugginiti, stesi e, quando possibile, sistemati in ordine come in uso archivistico (parte della corrispondenza), altrimenti lasciati come si sono sedimentati. Si è constatato che le carte sono tutte in buono stato di conservazione a parte quelle del dopoguerra che presentano maggiormente i segni del tempo. Alcuni documenti, sbiaditi dal passare degli anni, sono stati fotocopiati per la consultazione e posti in una camicia per evidenziarli.

La tipologia delle carte è assai varia, specialmente nella serie dedicata alle memorie: si possono trovare fogli e foglietti sciolti di diverse dimensioni, parti di bloc-notes e veline. Si è provveduto alla formazione di nuovi fascicoli e/o sottofascicoli laddove si rendeva necessario questo tipo di intervento, per facilitare la consultazione (per esempio sono stati riavvicinati fascicoli, riferentisi allo stesso periodo storico, che trattavano il medesimo argomento). Lo scarto è stato praticato solo per eliminare i duplicati a stampa.

Soggetti conservatori

Soggetti produttori

Compilatori

  • Schedatura: Alberto De Cristofaro (archivista) - Data intervento: 18 giugno 2020
  • Schedatura: Alessandra Rapetti (archivista) - Data intervento: 18 giugno 2020