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Commissario del distretto di Canneto sull'Oglio

Commissario del distretto di Canneto sull'Oglio (1827 - 1860)

126 unità archivistiche di primo livello collegate

Fondo

Consistenza archivistica: 125 fascc., 1 unità documentaria

Oggi a Canneto sono conservate 126 unità archivistiche (125 fascicoli e 1 unità documentaria) prodotte dal Commissario distrettuale durante gli anni 1827−1860 (con antecedenti dal 1794) raccolte all¿interno di 11 buste che occupano circa 2 metri lineari di scaffalatura.

I documenti dei diversi titoli in cui è organizzato l'archivio riflettono pienamente l¿articolata attività del soggetto produttore, che è quella di segretario dei comuni del proprio distretto. Pertanto la documentazione qui conservata testimonia del suo ruolo di garante della correttezza e della regolarità dell¿azione amministrativa del comune, anche e soprattutto nei confronti dell¿autorità superiore.

Va segnalato che oltre alle carte prodotte dal Commissario nell¿ambito della propria attività di segretario del comune di Canneto, sono qui custoditi modesti lacerti pertinenti ad altri comuni del distretto che si è deciso di non collocare separatamente vista la loro esiguità. In particolare si tratta di carte dei comuni di Casalromano (una lettera afferente al titolo "Bilanci comunali" dell¿anno 1834 e un fascicolo del titolo "Imposte" dell¿anno 1839 sempre del comune di Casalromano), Acquanegra, Ostiano e Redondesco (fascicoli tutti afferenti al titolo "Polizia"). Inoltre, tra i fascicoli del titolo "Polizia", ne sono stati collocati alcuni che si riferiscono al distretto nel suo complesso (contenenti i rapporti politici amministrativi mensili trasmessi alla Delegazione provinciale e circolari delle autorità superiori).

Storia archivistica:

Nel 1851 la sede del Commissariato Distrettuale, che per trent’anni era stata verosimilmente presso il Palazzo ex pretoriale di proprietà del comune, viene spostata (1) nei locali che formavano il piano superiore della residenza comunale, appositamente adattati e rinnovati, comprese le opere da falegname eseguite da Giuseppe Ziliani (2). L’ufficio era composto da quattro locali oltre a un atrio d’ingresso: la camera di residenza del commissario e quella dell’aggiunto, la “camera dell’archivio e cancelleria” e la “camera del censo” (3). Per l’affitto delle quattro stanze “sufficienti al bisogno e in istato buono”, il comune percepiva un canone annuo di 137.93 lire fissato dal contratto d’affitto del 1 luglio 1852.

Non molti anni dopo, nel 1859, con l’annessione al Regno di Sardegna delle province lombarde, il Commissario cessava le sue funzioni; a Canneto si insediava il Commissario straordinario alla intendenza generale della provincia di Mantova con sede a Canneto Giuseppe Finzi. Nel 1860 le commissarie smettevano di avere ingerenza nell’amministrazione comunale e conservavano solo le attribuzioni relative alle scritture censuarie e alle imposte dirette. Dalla lettura del carteggio intercorso negli anni 1861-1864 tra il Verificatore distrettuale delle contribuzioni e del catasto in Canneto sull’Oglio e l’Intendenza del circondario di Castiglione delle Stiviere, conservato presso l’Archivio di Stato di Mantova (4), sappiamo che il Commissariato restituiva, secondo le prescrizioni, gli atti d’amministrazione degli anni 1832-1859 ai diversi municipi che formavano l’antico distretto (5), per primo quello di Ostiano (6); tuttavia gli atti “interessanti in complesso tutti i municipi dell’antico distretto commissariale”, ossia quelli prodotti dal Commissariato nell’ambito del disbrigo delle proprie funzioni tutorie, ammontanti a circa 120 cartelle (7), restavano presso l’archivio dell’Ufficio di verificazione. Nella corrispondenza vengono menzionati anche gli atti anteriori al 1832 (8), documenti di “nessunissima importanza” secondo il Verificatore, la cui restituzione ai rispettivi comuni richiedeva un’attività di spoglio tanto lunga e faticosa (9), da farne auspicare una vendita come carta da macero. Una prima volta nell’agosto del 1862 e ancora nell’aprile del 1864 il Verificatore sollecitava il ritiro delle carte del cessato Commissariato, ma invano. La Sotto prefettura di Castiglione delle Stiviere rispondeva infatti di non disporre dei locali adatti per collocare atti, carte e registri. Venivano invece spediti a Castiglione, oltre ai mobili e alle suppellettili dell’ufficio, 130 volumi del bollettino delle leggi degli anni 1802-1856 e i timbri e suggelli d’ufficio; l’archivio rimaneva ancora una volta presso l’Ufficio di verificazione. Intanto, nel 1868 avveniva l’ultima trasformazione della provincia di Mantova (10) e Canneto da Brescia ritornava a far parte del territorio amministrativo mantovano. Nel 1868 veniva riattivato l’ufficio del Regio Commissario distrettuale retto dal nobile Pietro Dolfin e la Giunta municipale si preoccupava immediatamente di “designare i locali necessari […] nella località centrica del capoluogo”. Delle tre stanze scelte quale sede dell’ufficio, tutte situate al piano terreno del palazzo municipale, in contrada della piazza, una era per il commissario, un’altra serviva come sala d’aspetto; non mancavano “tutti gli accessori di corte, cesso e pozzo” (11). La pigione, per le tre stanze, ammontava a 110 lire all’anno. Nel 1871, viste le cattive condizioni di quegli ambienti, vengono destinati al Commissariato tre locali situati al pianterreno del Palazzo Pretoriale. Il 6 dicembre di quell’anno, eseguite le necessarie opere di “restauro e di abbellimento” e forniti i mobili in quantità maggiore rispetto a quelli che arredavano la sede precedente, il commissario prese possesso dei locali che costavano alla Provincia un canone di 250 lire all’anno, 200 per l’affitto dei locali e 50 per i mobili (12).

Qualche anno dopo, nel 1876, la Prefettura sollecitava il trasferimento dell’archivio, insieme alle “mobiglie” appartenute al cessato commissariato, nei locali del municipio, onde si potesse procedere al più presto alla spedizione a Mantova delle carte (13). In una nota di servizio in calce alla lettera con cui la Prefettura, due anni dopo, dava disposizioni per il ritiro, leggiamo che nel frattempo, “in pendenza della promessa di ritiro”, tutte le carte erano state poste nell’armadio che si trovava ai piedi dello scalone (14). Tuttavia dovette passare ancora del tempo prima che il comune effettuasse la consegna degli atti al Regio Archivio di Stato di Mantova, soggetto preposto alla conservazione degli archivi degli organi centrali e degli uffici locali e periferici degli Stati pre-unitari. È ancora una volta a Mantova, nel fondo della Direzione dell’Archivio di Stato, che troviamo la testimonianza del travagliato passaggio delle carte nell’istituto di conservazione (15). Il 19 marzo 1886 il segretario comunale Ferruccio Manfredini trasferisce finalmente nel capoluogo, su incarico del sindaco, otto sacchi contenenti gli atti del soppresso commissariato, accompagnati da una nota sommaria che li descrive. Tuttavia non passano molti giorni dalla consegna che, in una lettera indirizzata alla Prefettura, il direttore dell’archivio Antonino Bertolotti lamenta come non avendo potuto “verificare d’un subito gli atti che andava ricevendo” solo dopo un più attento riscontro si fosse accorto della mancanza dei suggelli d’ufficio (16), della collezione dei bollettini delle leggi dall’epoca napoleonica in avanti, degli atti dello stato civile del comune di Ostiano, ma soprattutto dell’assenza di altri documenti pertinenti all’archivio del Commissariato non inviati perché ritenuti “di poco conto”. Un anno dopo, il 15 aprile, il Prefetto avverte il direttore dell’archivio che il comune di Canneto ha spedito un “collo contenente vecchi documenti […] e il timbro dell’ufficio” (17); era stato impossibile invece rinvenire la raccolta delle leggi che si supponeva fossero andate perdute “in causa dei frequenti trasmutamenti di luogo cui furono soggetti i documenti in parola” (18). Il sacco conteneva “un ammasso informe di carte” non accompagnate da alcun elenco, più un registro dei matrimoni del comune di Acquanegra dell’anno 1812 e il famoso sigillo (19). Come osserva Bertolotti, “il modo confuso col quale furono spedite” impediva ancora una volta di stabilire subito e con certezza l’epoca e la giusta derivazione delle carte (20). Così per oltre un secolo una consistente porzione della documentazione prodotta dal commissariato distrettuale è rimasta pressoché “invisibile” presso l’archivio comunale di Canneto (21). Non fanno cenno all’esistenza del fondo lo stesso Bertolotti, che qualche anno dopo descrive nella sua opera “I comuni e le parrocchie della provincia mantovana” (22) l’archivio municipale di Canneto (23), né l’archivista della Prefettura Luigi Tognacci che nel 1914 è chiamato a riordinare l’archivio comunale. Quando poi, negli anni Cinquanta del Novecento, le carte sono state oggetto, insieme a quelle propriamente prodotte dal comune, di un intervento di riordino “d’ufficio”, il mancato riconoscimento della loro natura di fondo aggregato, diverso da quello del comune, fece sì che i fascicoli del commissariato venissero ordinati e descritti (24) insieme a quelli del comune. Una frammistione che è stato possibile riconoscere (25) solo in occasione dell’attuale intervento che, con la separazione delle carte prodotte dai due soggetti ha portato a una corretta individuazione dei due fondi, nel rispetto del metodo storico e del principio della provenienza delle carte. La collocazione di copia dell’inventario delle carte conservate a Canneto presso l’Archivio di Stato (e viceversa) consentirà una fruizione più completa del fondo, diviso tra le due sedi di conservazione (26).

1) Per consegnare i locali del palazzo sito in contrada Maggiore detta del castello all’autorità giudiziaria. Archivio Storico del Comune di Canneto sull’Oglio (d’ora in poi ASCCO), sezione Regno Lombardo-Veneto, Carteggio e atti ordinati cronologicamente, Busta 16, 1.

2) ASCCO, Archivio del Commissariato distrettuale di Canneto sull’Oglio (d’ora in poi ACDC), Busta 4, 10.

3) Una descrizione dell’ufficio commissariale si legge nell’atto di visita eseguita dal Delegato provinciale il 22 settembre 1853. ASCCO, Sezione Regno Lombardo-Veneto, Busta 8. 1.

4) Archivio di Stato di Mantova (d’ora in poi ASMn), Commissariato distrettuale di Canneto sull’Oglio, busta 30, “Archivi comunali – Canneto”.

5) Ibidem, lettera del Verificatore del catasto all’Intendenza del circondario, lettera 12 ottobre 1861.

6) Ibidem, lettera 9 ottobre 1861.

7) Ibidem, lettera 28 ottobre 1861.

8) Ammontanti all’incirca a 40 pesi. Ibidem.

9) Essendo gli atti “tutti affastellati in un’unica cartella”. Ibidem, lettera 12 ottobre 1861.

10) R. Navarrini, Mutamenti territoriali della provincia di Mantova dal secolo XVIII al secolo XIX, in “Civiltà mantovana”, III, n. 16, 1968, pp. 264-273.

11) ASCCO, Sezione Regno Lombardo-Veneto, Busta 39. 8, lettera alla Prefettura del 13 agosto 1868.

12) Ibidem, lettera alla Prefettura del 31 dicembre 1871.

13) ASCCO,Sezione Regno Lombardo-Veneto, busta 41.11, lettera della Prefettura di Mantova al sindaco del 24 settembre 1876.

14) Ibidem, lettera della Prefettura di Mantova al sindaco del 21 luglio 1878.

15) ASMn, fondo della Direzione dell’Archivio, busta 112, “Versamenti 1881-1890. Fascicolo 2 – II Commissariati distrettuali, d) Canneto sull’Oglio”.

16) Che – come spiega – andavano consegnati per scongiurare casi di falsificazione di documenti.

17) Un sigillo d’ottone, per inchiostro, recante dicitura in scrittura capitale intorno allo stemma sabaudo “R(EGI)O COMMISSARIO DISTRETTUALE IN CANNETO”, fu esposto a Mantova, insieme ad altri che fanno parte della collezione di sigilli e tipari conservata in Archivio di Stato, in occasione di una mostra allestita presso l’istituto nel settembre 1985. Fantini D’Onofrio F., Ferrari D., Inventario di sigilli e tipari conservati nell’Archivio di Stato di Mantova, in “XXV Convegno e mostra filatelico-numismatica”, Mantova, 1985, pp. 85-97, n. 64.

18) Egli ignorava infatti che i bollettini delle leggi erano stati a suo tempo inviati alla Sotto prefettura di Castiglione delle Stiviere.

19) ASMn, fondo della Direzione dell’Archivio, Elenco sigilli non più validi, versati per art. 66 Legge 27 maggio 1875.

20) Ibidem, busta 112, “Versamenti 1881-1890. Fascicolo 2 – II Commissariati distrettuali, d) Canneto sull’Oglio”, lettera del 18 aprile 1887.

21) Allo stesso tempo una parte importante dell’archivio storico del comune è finita, frammista alle carte del Commissariato, in Archivio di Stato dove è tuttora conservata, descritta all’interno dell’elenco di consistenza del fondo del Commissariato. Adele Bellù osservava – nel contributo presentato in occasione del Convegno storico sul Lombardo Veneto del 1977- come gli archivi commissariali “hanno subito defalcazioni nei vari trasporti, mentre per converso contengono atti delle precedenti cancellerie censuarie distrettuali non sempre pertinenti e molto lacunosi”. Nel contempo invitava a completare le fonti d’archivio per i commissariati attraverso un’indagine presso gli archivi comunali che “conservano prova dell’attività coordinatrice e di controllo di questo ente periferico”. A. Bellù, Le fonti archivistiche cit., p. 280.

22) A. Bertolotti, I comuni e le parrocchie della provincia mantovana – Cenni archivistici, archeologici, storici, artistici, biografici e bibliografici dal 1881 al 1892, Tip. G. Mondovì, Mantova, 1893.

23) Riferendo che l’archivio del Commissario distrettuale è stato versato in Archivio di Stato al momento della soppressione. Ibidem, p. 25.

24) Nell’elenco di consistenza esito di quel lavoro.

25) La presenza, sulle cartelline che raccoglievano alcuni dei fascicoli, di indicazioni risalenti ad un intervento di parziale riordinamento compiuto negli anni Ottanta (che tuttavia non produsse alcun inventario), testimonia come queste carte avessero già ricevuto attenzioni.

26) Il fondo del Commissariato distrettuale di Canneto sull’Oglio conservato in Archivio di Stato comprende 57 buste ed è descritto da un elenco di consistenza intitolato “Inventario degli atti del Commissariato distrettuale di Canneto sull’Oglio dall’anno 1443 al 1875” (Inventario n. 139). I documenti riguardanti Canneto sono custoditi nelle buste: 1-6 (atti afferenti al titolo “Polizia”), 7-19 (“Pubblica Sicurezza”), 20 (“Carceri”), 21-24 (“Ordine pubblico”), 30 (“Debito pubblico” e “Affari generali”). Le buste 34-35 e 38-49 riguardano invece gli altri comuni del distretto: Acquanegra, Casalromano, Mariana, Redondesco, Ostiano; le altre contengono carte prodotte propriamente dal comune di Canneto.

Criteri di ordinamento

Ad aver consentito una puntuale ricostruzione del sistema di ordinamento dell¿archivio è stato in primo luogo il preciso apparato di classificazione riconoscibile sulle carte che, tutte, recavano sul verso indicazione di titolo/materia, numero di cartella e di fascicolo di appartenenza e, in secondo luogo, la possibilità di recuperare le camicie originali che avvolgevano i fascicoli (le cartelle), riutilizzate (dopo averle semplicemente rovesciate) in occasione dell¿ultimo ordinamento dell¿archivio comunale, compiuto negli anni Cinquanta. Anche grazie a queste carpette, recanti intitolazione originale, è stato infatti possibile ricostituire fisicamente i fascicoli smembrati dall¿ordinatore novecentesco, aiutati dalla presenza di scrupolosi elenchi dei numeri di protocollo dei documenti che formavano la pratica.

Il metodo con cui i Commissari dovevano tenere le carte dell¿archivio distrettuale era già indicato con chiarezza nelle istruzioni fornite ai regi cancellieri del censo – immediati predecessori del commissario nell¿articolato apparato amministrativo austriaco – quando, nel 1816, assunsero l¿esercizio delle loro funzioni. L¿articolo 11 della circolare del 23 aprile (1) specificava che «tutti gli esibiti con le relative spedizioni» andavano conservati in archivio, suddivisi per comune e organizzati in una serie più o meno fissa di nomenclature o materie principali cui ogni cancelliere poteva aggiungere quelle dimostratesi necessarie nel rispettivo comune, secondo «esperienza». Le materie erano: Acque e strade, Bilanci consuntivi, Censo, Consigli e convocati comunali, Esattorie, Militari, Polizia, Quinternetti d¿esazione, Sovrimposte comunali, Stati preventivi, Tassa personale, Uffici ed impiegati comunali, Petizioni di trasporti, Contravvenzioni al regolamento de¿ trasporti, Oggetti vari. A queste il Commissario di Canneto aveva unito quattordici altre materie a formare un titolario di 29 voci (ordinate alfabeticamente) che è stato possibile ricostruire in maniera quasi completa; manca infatti la documentazione afferente ai titoli collocati alle posizioni 2, 6, 14, 19, 20, 22 e 25 di cui non si conosce nemmeno la denominazione. Gli articoli 11 e 13 indicavano con chiarezza come si dovessero distinguere da un lato le carte di ciascun comune del distretto, dall¿altro gli ordini e gli atti riguardanti il distretto in generale, questi ultimi da ripartirsi secondo le consuete nomenclature ma in filze separate da quelle dei comuni. Gli articoli 14 e 15 descrivevano con precisione le modalità di ordinamento e di fascicolazione delle carte: gli atti relativi a ciascuna nomenclatura, riposti nelle rispettive filze, dovevano essere suddivisi «in subalterni fascetti a misura della diversità degli affari», ogni fascetto segnato con numero progressivo. Gli atti andavano poi inseriti in un foglio sul quale si scriveva in testa la nomenclatura generale, il numero del fascetto, un breve cenno dell¿oggetto delle carte e a seguire i numeri che esse avevano ricevuto dal protocollo. La ricostruzione dell¿ordinamento originale di queste carte – prima confuse con quelle del comune e scorrettamente collocate all¿interno di titoli a loro non consoni – consente oggi di affermare con sicurezza che a Canneto l¿organizzazione appena descritta era stata rigorosamente applicata. Il ritrovamento di puntuali foglietti di rimando (dove venivano indicati i documenti estratti dalla pratica e collocati in altra posizione) lasciano intuire una accorta gestione dell¿archivio. Sappiamo d¿altronde che erano impegnati in questa attività funzionari istruiti (Angelo Franceschi, commissario nel 1853, ha compiuto l¿intero corso filosofico e legale e conosce la lingua francese), affiancati da subalterni forniti di una preparazione di grado superiore (scrittore e alunno d¿ordine nel ¿53 hanno compiuto entrambi almeno il corso ginnasiale) (2).

Le unità (fascicoli) sono state da chi scrive ordinate per materia e, all¿interno di ciascuna materia, per numero di fascicolo. La sequenza dei fascicoli è cronologica. Il numero di segnatura comprende l¿indicazione della busta e, all¿interno di questa, del numero di corda del pezzo (sia esso un fascicolo, un registro o un¿unità documentaria). Il numero all¿interno delle buste ricomincia sempre da uno.

(1) “Raccolta degli atti del governo e delle disposizioni generali emanate dalle diverse autorità in oggetti sì amministrativi che giudiziari”, vol. I, Milano, Imperial regia stamperia, 1816, circolare n. 26 del 23 aprile 1816, pp. 52-58.

(2) ACDC, Busta 8.1, titolo “Polizia”, dal verbale della visita eseguita il 22 settembre 1853 dal Delegato provinciale all¿ufficio del Commissariato distrettuale di Canneto.

Codici identificativi:

  • MIBA01B1DA (PLAIN) | Annotazioni: Verificato il 18/10/2013

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