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Pia Casa degli incurabili di Abbiategrasso

Pia Casa degli incurabili di Abbiategrasso (1785 - 1968)

1.267 unità archivistiche collegate (totale del complesso)

Fondo

Metri lineari: 56.0

Consistenza archivistica: 227 registri e 343 buste

Storia archivistica:

La prima notizia pervenutaci sull’archivio della Pia casa degli incurabili di Abbiategrasso è contenuta in un appunto unito ad una comunicazione dell’ispettore della Pia casa, Francesco Bonelli, al cancelliere censurio di Abbiategrasso, datata 17 maggio 1816, dal quale si apprende che “nel 1792 le carte tutte formanti l’archivio di questo stabilimento furono trasportate ed unite all’archivio dell’allora Capitolo centrale de’ LL.PP.EE. di Milano” (1).

Ciò spiega la quantità estremamente esigua di documentazione risalente ai primi anni di vita dell’Istituto ancora presente nell’archivio. Non troppo diversa risulta del resto la presenza di materiale prodotto negli anni immediatamente successivi; circostanza che potrebbe essere spiegata anch’essa con un successivo versamento, ma di ciò non esiste nessuna prova documentale.

La prima notizia riguardante l’ordinamento dell’archivio risale invece al 1826. Nel protocollo riservato di quell’anno è infatti conservata una tabella con le “variazioni nella nomenclatura di archivio ordinate dal f.f. di delegato provinciale di Pavia in occasione della sua visita a questo Pio stabilimento”. La tabella è formata da quattro colonne, dove sono indicati i titoli vecchi e nuovi di registratura e il numero delle cartelle corrispondenti; dati da cui emerge l’intenzione di operare una semplificazione nella “nomenclatura”, effettuando l’accorpamento e la riduzione di alcune delle voci, mentre altre sono state semplicemente corrette nella forma.

La schematicità di questo ordinamento si rivelò tuttavia ben presto un limite per un archivio che si andava facendo sempre più complesso; divenne quindi necessaria l’introduzione di una nuova classificazione più sistematica e organica nella struttura, in base alla quale fu operato il riordino dell’archivio.

“Perché nelle frequenti occorrenze fosse pronto e facile il rinvenimento delle carte in quest’archivio ho trovato necessario il riordinamento del medesimo, adottando un nuovo piano di classificazione”. Con queste parole ha inizio la comunicazione, datata 27 dicembre 1836, indirizzata dal direttore della Pia casa degli incurabili, Francesco Bonelli, all’I.R. Delegazione provinciale di Pavia, con la quale veniva annunciato il compimento del lavoro e richiesta l’autorizzazione al pagamento di una gratifica al suo autore, il rag. Gaetano Redaelli, giudicato “persona esperta in tale materia, essendo stata impiegata con soddisfazione per alcuni anni presso l’archivio della in allora Congregazione della carità di Milano”.

La comunicazione, interessante perché ci segnala il periodo nel quale fu predisposta la nuova classificazione e perché rende noto il nome e i precedenti del suo autore, lo è inoltre perché fa conoscere a chi spettasse la cura dell’archivio dell’Istituto. “A tale riordinamento in vero – premetteva infatti il direttore – avrebbe dovuto dar mano questo segretario, essendo a di lui carico la tenuta del Protocollo e dell’Archivio”, ma la mancanza di una “speciale perizia” in materia e gli impegni inerenti la sua posizione avevano fatto preferire Redaelli, il cui lavoro, giudicato “lodevole” dall’I.R. delegato, durante la visita compiuta agli uffici della direzione, venne premiato con una gratifica di lire 150 (2).

La nuova classificazione prevedeva la ripartizione degli atti in sette serie principali (Uffici, Ospitalità, Servizio ospitaliero, Servizio di culto, Origine e dotazione, Amministrazione patrimoniale, Economia), suddivise a loro volta in un numero diverso di sottoserie: una struttura molto simile a quella in vigore negli stessi anni presso la Pia casa d’industria e rintracciabile in qualche misura anche nel fondo amministrazione della Pia casa degli incurabili dei Luoghi Pii Elemosinieri.

Dotata di un impianto sistematico ed organico, essa rimase in uso per più di cinquant’anni, durante i quali subì solo leggere modifiche e l’aggiunta di qualche partizione inizialmente non prevista.

L’esigenza di procedere ad un nuovo riordino dell’archivio dell’Istituto venne manifestata durante l’estate del 1887 dall’allora dirigente Pio Marinoni. Egli, in una comunicazione alla Congregazione di carità di Milano, adducendo come “l’esattezza, la precisione e la pronta reperibilità delle diverse posizioni in un archivio sono lo specchio della maniera di governo d’uno stabilimento importante come questo”, faceva infatti presente l’urgenza di “dar mano a ricomporre in ben ordinata vicenda ogni scibile riflettente il servizio burocratico”; un’opera per la quale – sottolineava il dirigente – avrebbe potuto trarre “profitto dalla scuola avuta nel Ricovero di S. Marco sotto il valente suo maestro d. cav. Giuseppe Merlo” (3).

Il nuovo schema di ordinamento prevedeva due serie generali (Direzione ed Economia), la prima ripartita in circa 70 titoli e la seconda in due serie (Contratti e conti) di 37 titoli ciascuna.

In base ad esso fu completamente riordinato l’archivio fino ad allora organizzato secondo la classificazione del 1836: ciò ha comportato da un lato lo smembramento pressoché completo della documentazione compresa in alcuni dei sottotitoli preesistenti; sono tuttavia presenti anche casi di partizioni comuni ai due titolari o di altre interamente inglobate in nuove sottoserie.

Il nuovo schema classificatorio servì inoltre per la classificazione degli atti a partire dal 1888 e fino al 1897.

Già dieci anni dopo la sua attivazione lo schema, scarsamente strutturato e disorganico, venne infatti riconosciuto non più corrispondente alle esigenze dell’Istituto e sostituito con una nuova e più sistematica classificazione d’archivio, applicata a partire dal primo gennaio 1898 e rimasta in uso per alcuni decenni.

La classificazione, che ci è nota grazie ad un quadro compilato all’epoca per facilitare la ricerca d’archivio agli impiegati, conta 10 serie principali (Personale, Culto, Contabilità, Servizio sanitario, Ricoverati, Lavoranti esterni all’Istituto, Mobili, Immobili, Atti direttivi, Contratti e conti) suddivise in 59 voci, alle quali è aggiunta la sezione “Incartamenti personali dei ricoverati”, ripartita in “esistenti”, “dimessi” e “morti”.

Non ci è invece pervenuto un secondo quadro, collocato anch’esso nei locali dell’Ispettorato, che riportava “i numeri e la classificazione delle cartelle per tutto ciò che è anteriore al 31 dicembre 1897”.

Per raccogliere le pratiche esaurite furono allora collocati nel locale archivio due nuovi casellari con cassetti in legno, “uno dei quali riservato alle posizioni individuali dei ricoverati esistenti, morti e dimessi, l’altro alle pratiche tutte d’amministrazione colle nuove denominazioni”. Gli atti e le carte d’ufficio anteriori rimasero invece in buste di cartone con applicata sul dorso la classificazione del 1888 (4).

La classificazione introdotta nel 1898 cessa di essere indicata sulle pratiche negli anni Venti del Novecento; l’ordinamento dato al materiale nelle cartelle rimane comunque basato su quel titolario almeno fino al secondo dopoguerra.

Negli anni successivi fa infatti la comparsa un nuovo schema classificatorio, che è stato tuttavia possibile ricostruire solo parzialmente, perché le partizioni che ne fanno parte sono indicate solo su alcuni fascicoli degli anni Cinquanta e in pochissimi del decennio precedente, ai quali, peraltro, sono state con tutta probabilità attribuite a posteriori.

Le serie che si sono riuscite ad identificare – ma l’elenco è certamente incompleto – sono 10: Direzione, Personale, Immobili, Ospiti, Vitto, Mobilio, vestiario e letterecci, Servizio sanitario, Diverse di gestione, Contabilità, Azienda agricola. Ancora più incompleto, del resto, risulta l’elenco delle oltre 70 partizioni, che, numerate in serie continua, sono state identificate solo in circa metà dei casi.

In mancanza di una data precisa che segni la cesura tra l’uso della classificazione del 1898 e quella introdotta alla metà del Novecento si è deciso, pur con una inevitabile dose di arbitrio, di far coincidere questo termine con il 1950, che costituisce anche il confine cronologico dell’intervento di riordino e di inventariazione effettuato sull’archivio amministrativo della Pia casa degli incurabili, oggi Istituto geriatrico Camillo Golgi di Abbiategrasso.

Per la sezione comprendente gli incartamenti dei ricoverati è stato invece scelto come anno di chiusura dell’intervento il 1965, che coincide con l’abbandono dell’ordinamento del materiale per serie pluriennali e l’inizio delle serie annuali. Anche alcuni registri sono posteriori al 1950; si tratta comunque di poche unità, che si è pertanto preferito mantenere unite al resto del nucleo.

L’archivio era collocato in un piccolo locale dell’Istituto Golgi di Abbiategrasso, dal quale, tra il 1999 e il 2001, è stato trasferito a Milano presso la sede dell’archivio storico dell’Ente per poter effettuare l’intervento di riordino e la successiva inventariazione.

Il trasferimento, e dunque il riordino e l’inventariazione, non hanno tuttavia interessato l’intero archivio ma il nucleo amministrativo fino al 1950 (l’archivio relativo ai due decenni successivi è stato anch’esso traslocato ma non rientra nel lavoro di riordino e inventariazione fino ad ora effettuato), i registri e gli incartamenti personali dei ricoverati fino al 1965.

Prima dell’intervento l’archivio amministrativo era formato da circa 180 buste, oltre a materiale sparso in cassettiere e contenitori vari.

Al suo interno erano individuabili un primo nucleo formato dalla documentazione relativa al periodo 1785-1897, un secondo riguardante gli anni compresi tra il 1898 e la metà del Novecento; vi era poi un terzo nucleo con materiale per lo più successivo al 1950.

Il primo nucleo, comprendente oltre 70 buste, era organizzato secondo il titolario introdotto nel 1888 per la classificazione delle pratiche correnti e per il riordino dell’archivio, fino ad allora organizzato in base alla classificazione del 1836.

La sezione d’archivio relativa al periodo compreso tra il 1898 e la metà del secolo successivo si trovava invece condizionata in circa 90 tra buste, cassetti e cartelline. In particolare 57 buste contenevano pratiche ordinate in base alla classificazione introdotta nel 1898; gran parte della documentazione restante si trovava invece priva di ordine o sommariamente organizzata secondo le voci: “Direzione, questioni varie riguardanti il personale”, “Direzione, questioni varie riguardanti l’istituto”, “Direzione, questioni varie riguardanti gli ospiti”, parzialmente frammista a materiale successivo il 1950; vi erano inoltre alcune buste contenenti fascicoli personali di dipendenti dell’Istituto ed altre con fatture e corrispondenza commerciale stralciata dalle pratiche di appartenenza risalenti quasi per intero al periodo 1912-1918.

I registri rinvenuti presso l’Istituto abbiatense e trasferiti a Milano sono complessivamente 220, di cui 81 tra protocolli e rubriche relativi al periodo 1785-1966; vi sono poi registri dei ricoverati, dei morti, registri nosologici, oltre un certo numero di mastri, di altri registri amministrativi e contabili e di volumi di ordinazioni e regolamenti.

L’archivio comprendeva inoltre un nucleo di circa 500 tra buste (468) e cassetti con incartamenti personali dei ricoverati. L’intervento di riordino e inventariazione ha riguardato le prime 181 buste, nelle quali i fascicoli, relativi agli anni precedenti il 1966, sono organizzati per serie pluriennali. Da quell’anno in poi la ripartizione è invece per serie annuali. All’interno delle serie i fascicoli si trovano ordinati alfabeticamente secondo i titoli “morti” e “dimessi” e, generalmente, in base al sesso dei ricoverati.

L’intervento di riordino e di inventariazione ha interessato l’archivio amministrativo fino al 1950, i registri e gli incartamenti dei ricoverati fino al 1965. L’archivio amministrativo e quello dei ricoverati sono stati anche completamente ricondizionati.

Il primo nucleo dell’archivio amministrativo, come si è già ricordato, raccoglieva la documentazione fino al 1897, ordinata in base al titolario predisposto nel 1887. In realtà solo una parte del materiale risultava correttamente ordinato secondo tale schema classificatorio; spesso la documentazione si trovava infatti fuori posto, talvolta anche nella sezione successiva dell’archivio. Vi erano inoltre alcune buste contenenti materiale del tutto disomogeneo e parte delle carte autografe di Camillo Golgi estrapolate dagli atti di appartenenza. Ad aumentare il disordine contribuiva poi il gran numero di pratiche mancanti della seconda carta e dunque i molti allegati sparsi per le cartelle.

In un primo tempo si era pensato di effettuare il riordino utilizzando per tutta questa sezione di archivio il titolario del 1888. La scarsa sistematicità con la quale era stato applicato, la disorganicità e incoerenza del suo impianto, che furono presumibilmente le ragioni che ne decretarono l’abbandono dopo soli dieci anni di utilizzo, insieme alla organicità che contraddistingueva, al contrario, la classificazione predisposta nel 1836 e utilizzata fino al 1887, hanno invece fatto preferire la ricostituzione delle due sezioni distinte: la prima, comprendente la documentazione fino al 1887, organizzata in base alla classificazione del 1836, la seconda, dal 1888 al 1897, ordinata secondo le voci del titolario attivato nel 1888; scelta resa peraltro possibile dalla presenza della classificazione su gran parte delle pratiche. Tale scelta rende inoltre nuovamente possibile l’utilizzo per la ricerca degli originali registri di protocollo con le relative rubriche.

Il “Carteggio 1898-1950”, a differenza del precedente, è riconducibile ad un’unica classificazione, quella attivata cioè nel 1898. Il riordino, in questo caso, non ha dunque comportato la ricostituzione di sezioni d’archivio preesistenti ma soltanto la ricollocazione del materiale fuori posto.

Come si è già ricordato, mancando una data esatta cui riferire l’introduzione della nuova classificazione riportata su alcune pratiche degli anni Cinquanta del XX secolo, come anno di chiusura della sezione d’archivio si è scelto il 1950, inteso come anno di apertura delle pratiche: il loro svolgimento e l’archiviazione spesso interessano dunque anche gli anni seguenti.

Per facilitare la ricerca tra le tre sezioni d’archivio si è predisposta una tabella, collocata al termine dell’inventario, con le corrispondenze tra gli schemi classificatori. Ordinata in base al primo di essi, quello cioè relativo al periodo 1785-1887, essa consente di individuare le partizioni corrispondenti nei due schemi successivi o quanto meno quelle contenenti documentazione analoga. Ad esempio i fascicoli personali dei direttori dell’istituto, che nella prima sezione, si trovano alla sede “Uffici, Direttorato, Direttori”; nel “Carteggio 1888-1897” sono classificati “Direzione, Impiegati cessati (7), Dirigenti” e nella sezione relativa al periodo 1898-1950 “Personale, 3. Impiegati cessati e loro eredi, Amministrativi, Direttori”.

Per ciò che riguarda i registri ci si è limitati alla ricostituzione delle diverse serie e alla verifica dell’ordinamento cronologico interno.

L’intervento sulla sezione d’archivio formata dai fascicoli personali dei ricoverati è invece consistito principalmente nella ricollocazione del materiale fuori posto. Per renderne più agevole la consultazione, si è tuttavia operata anche una lieve modifica nell’impianto della serie dei “dimessi”, le cui prime 4 partizioni, non omogenee con le altre, sono state riunite in una partizione unica (morti fino al 1887). Anche ai pochi casi dove già non fosse prevista è stata inoltre estesa la divisione delle pratiche per sesso dei ricoverati.

La consultazione dei registri dei ricoverati e dei fascicoli personali dei ricoverati è consentita solo per la documentazione esaurita da oltre settant’anni.

(1) Carteggio 1785-1887, Ospitalità, Oggetti generali, Prospetti statistici 1785-1814.

(2) Carteggio 1785-1887, Uffici, Ragioneria, Ragioniere, Gaetano Redaelli, prot. 883/1836.

(3) Carteggio 1785-1887, Economia, Convenzioni per condotte e lavori, Cartolaio, prot. 214/1887.

(4) Carteggio 1898-1950, Atti direttivi, 30. Norme direttive in genere, b. 124, prot. 1/1898.

Codici identificativi:

  • MIBA003B2F (PLAIN) | Annotazioni: Verificato il 18/10/2013

Soggetti conservatori

Soggetti produttori

Progetti

Compilatori

  • Giorgio Sassi (Archivista)