Archivio storico del comune di Abbiategrasso - sezione 1483-1870 (1483 - 1870)
538 unità archivistiche di primo livello collegateSezione
Metri lineari: 26.6
Consistenza archivistica: 538 unità archivistiche
INTRODUZIONE
"L'incarico per il riordino dell'archivio comunale di Abbiategrasso ci venne affidato con determinazione n. 99 del 3 ottobre 2000; con la nostra collaborazione l'Amministrazione comunale intendeva ultimare le operazioni di riordino e di inventariazione, iniziate nel 1997 dagli archivisti M. Clara Veronese e Paolo Biressi e dagli stessi interrotte nel 2000 per motivi di salute.
In particolare il nostro intervento ha avuto per oggetto il completamento delle operazioni di scarto e la ricondizionatura dei fascicoli in nuove cartelle. Facendo ciò, abbiamo verificato anche la corrispondenza tra la documentazione, materialmente presente nei diversi depositi dell'archivio, e l'inventario già abbozzato degli archivisti Veronese e Biressi.
Rispetto all'impianto dell'inventario, così come a noi pervenuto, sono state apportate solo alcune modifiche; si è variata, ad esempio, la numerazione delle cartelle, eliminando alcuni faldoni vuoti, collocati provvisoriamente nella speranza, disattesa, di ritrovare la loro documentazione. Successivamente si é spostato al 1960 il termine della sezione storica e sono state scorporate le pratiche del personale, su indicazione dell'impiegata comunale, addetta alla quotidiana organizzazione dell'archivio.
Nonostante il considerevole volume di documentazione scartata (1), che ha reso disponibile lo spazio fisico per una più ordinata collocazione degli atti conservati, la mole di fascicoli prodotta dall'Amministrazione e la sua difficile gestione, anche per il frazionamento in diverse sedi degli uffici comunali, come dei depositi d'archivio, fa sì che sia ancora oggi difficoltoso muoversi nella ricerca dei documenti.
Infine, perché questo inventario potesse offrire una visione sufficientemente completa della documentazione conservata nel Comune di Abbiategrasso, è stato allegato, al termine del primo volume, l'inventario delle pergamene presenti nel
deposito di p.zza Marconi, di cui, però, non ci è noto il compilatore".
(1) Lo scarto, avvenuto in due tempi, è stato approvato dall'Amministrazione comunale con le determine n.6 del 28.01.2000 e n. 33 del 28.3.2003 e successivamente autorizzato dalla Soprintendenza archivistica per la Lombardia l'11.2.2000 e il 30.5.2002.
[Abbiategrasso, 31.12.2003 Dr. Paola Mariani − Dr. Manuela Vassali].
In base a quanto descritto nella scheda progetto, collegata alle tre sezioni dell'Archivio storico del Comune di Abbiategrasso (sezione 1483−1870, 1871−1949, 1950−1970), il nuovo intervento è frutto di un bando finanziato da Regione Lombardia nel 2019−2020 e compiuto da Caterina Antonioni, Carolina Capozzi e Lavinia Parziale.
CRITERI DI RIORDINO
"Sia il nostro intervento, che quello dei nostri immediati predecessori ha sostanzialmente cercato di conservare l'organizzazione dell'archivio data dai riordini precedenti (2).
La sezione storica, tuttavia, è stata ampliata fino al 1960, in ottemperanza all'art. 30 del D.P.R. n. 1409 del 30 settembre 1963, che considera storica, quindi inseribile nella sezione separata, previo scarto, la documentazione anteriore agli ultimi quarant'anni. Attualmente, dunque, tale sezione risulta suddivisa in tre parti. Le prime due, relative agli anni 1483−1870 e agli anni 1871−1949, sono descritte nel primo volume dell'inventario, in quanto esse organizzano la documentazione in categorie. L'inventario della terza sezione dello storico, relativa agli anni 1950−1960, con gli atti riordinati in serie annuali, è stato suddiviso in due volumi, il secondo e il terzo, per la sua consistenza.
Per il medesimo motivo anche l'inventario dell'archivio di deposito è stato ripartito in tre volumi, 1963−1970, 1971−1980,1981−87. Tutta la documentazione è stata riordinata ed inventariata applicando le 15 categorie previste dalla circ. ministeriale 17100/2 del 1 marzo 1997 ed attraverso un titolario usato negli uffici comunali di Abbiategrasso sino al 1998, dopo di che è stato adottato quello elaborato dalla Soprintendenza archivistica per la Lombardia.
Il titolario, di cui si fornisce copia nel primo volume dell'inventario, presenta qualche variazione rispetto alle classi, ma l'elemento più significativo è dato dall'indicazione della sottoclasse. Ogni fascicolo resta così individuabile attraverso il numero della cartella, della categoria, della classe, della sottoclasse, dal numero di fascicolo, dalla descrizione del medesimo ed infine dagli estremi cronologici. L'abbreviazione rif., dopo il numero di fascicolo, indica che esso è un riferimento, in quanto la documentazione, coprendo più anni, è stata collocata nell'anno di chiusura della pratica.
La numerazione di fascicoli è progressiva all'interno di ogni sottoclasse, indipendentemente dalla cartella in cui sono contenuti. L'uso della sottoclasse permane fino al 1962.
Nella cartella n. 1/0 vi sono i documenti manoscritti e gli stampati storici ritrovati dopo un furto e resi al comune dal custode giudiziario successivamente all'inventariazione del '98; in accordo con la Soprintendenza sono stati raccolti in una sola cartella" [intervento del 31.12.2003].
(2) La scelta di conservare la classificazione per categorie applicata alla documentazione degli anni 1483−1949 fu fatta dagli archivisti Veronese e Biressi concordemente con la Soprintendenza archivistica per la Lombardia, come attesta una comunicazione della medesima del 24 aprile 1998, conservata presso l'ufficio segreteria del Comune.
L’intervento del 2019−2020 ha avuto come oggetto la revisione degli inventari esistenti, con adeguamento delle informazioni ai parametri archivistici e, ove necessario, una integrazione del contenuto delle unità archivistiche.
La revisione ha interessato le banche dati dei seguenti fondi archivistici:
− Archivio storico comunale − sezione anni 1483−1870 (538 unità archivistiche); sezione anni 1871−1949 (2.889 unità archivistiche); sezione anni 1950−1970 (17.122 unità archivistiche).
L’intervento è stato articolato nelle seguenti fasi:
− riversamento degli inventari esistenti nel software Archimista (versione 3.1);
− consultazione e aggiornamento della bibliografia di riferimento per l’integrazione del profilo storico del Soggetto produttore;
− realizzazione delle schede di: Soggetto produttore, Soggetto conservatore, Complesso archivistico, Serie, Classe, Unità archivistiche;
− normalizzazione delle unità archivistiche compilando o integrando i seguenti campi:
− attribuzione della tipologia (ove non presente);
− compilazione del titolo;
− indicazione degli estremi cronologici quando presenti (tra parentesi quadre se desunti);
− uniformazione e integrazione del contenuto;
− indicazione della segnatura archivistica;
− descrizione fisica;
− compilazione di eventuali note riportanti tutti gli elementi atti a fornire ulteriori specificazioni relative alle unità.
Sono state revisionate e corrette in totale 20.549 unità archivistiche, per questa sezione 538 unità.
La descrizione è stata effettuata sulla base delle ultime versioni delle norme ISAD (G) (International Standard Archival Description) e ISAAR (CPF) (International Standard Archival Authority Records).
[Caterina Antonioni, 2019−2020].
Storia archivistica:
BREVI NOTIZIE SUI PRECEDENTI RIORDINI
“Lo stesso archivio di Abbiategrasso rende possibile ricostruire una propria storia, sia pur breve, attraverso la documentazione relativa ai riordini che lo hanno interessato.
Il documento più antico relativo all’archivio di Abbiategrasso e alla sua organizzazione è un “Inventario delle scritture esistenti nell’archivio 1760-1785” (1), un volumetto cartaceo, composto da 5 fascicoletti rilegati insieme per un totale di 412 pagine in discrete condizioni di conservazione, con la sola eccezione di un’evidente foro e di alcune macchie sulla copertina.
Dal frontespizio ricaviamo ulteriori informazione sul contenuto del libro. Si tratta dell’lnventario delle scritture esistenti nell’Archivio della Comunità di Abbiategrasso con Castelletto di Lugagnano ed Uniti; Ozero, Rovello con Osteria di Castelletto, Robecco con Casterno, pieve di Corbetta dall’anno 1760 a tutto aprile 1785" (2).
Il manoscritto fu redatto da Francesco Antonio Nicolini, regio cancelliere, che terminò il proprio lavoro il 18 maggio 1785 nella cancelleria del Regio Borgo di Abbiategrasso.
Gran parte della documentazione doveva avere la sua naturale collocazione nella cancelleria di Abbiategrasso, tuttavia una parte si trovava anche altrove.
Al termine dell’inventario, infatti, il Nicolini, facendo riferimento alle carte esistenti fuori dalla cancelleria, dice che “nel vecchio archivio della comunità di Abbiategrasso, posto in vicinanza della sala del Consiglio di detta comunità, vi sono li recapiti dal 1759 retro disposti in buon ordine e rubricati dall’infrascritto cancelliere”.
_A Robecco, in un armario riposto nell’eccellentissima Casa Durini vi sono diverse scritture vecchie, disposte in buon ordine e rubricate, ma di poco o nessun valore.
_Ad Ozero, in un armario riposto nell’illustre Casa Cagno/a vi sono diverse scritture vecchie, tutte confuse e di poco o nessun valore (3).
La documentazione riguardante le esazioni di imposta doveva essere conservata dagli esattori, che allo scadere del loro mandato avrebbero dovuto consegnarla alla cancelleria. Il Nicolini prosegue, infatti, dicendo che “dallo scaduto esattore Giulio Antonio Miglio si deve consegnare il quinternetto del personale del 1780 e li quinternetti de mercimonio 1778-1779”, mentre “presso l’esattore Gian Francesco Sacchi si trovano li quinternetti del personale e prediale dei comuni di Lugagnano, Ozero, Robecco e Rovello ‘81, ’82, ’83, ’84, ’85, per Abbiategrasso ’83, ’84, ’85 ed i quinternetti del mercimonio di detti due anni.
Presso la Regia Camera dei Conti esistono tutti li confessi della Cassa della Provincia e mandati pagati dall’Esattore e li foglietti delle contrapposizioni alla Cassa suddetta dei cinque comuni, per gli anni 1782 e 1783, così pure li recapiti e i decreti originali, marcati fogli 181 e 254”. (4)
L’organizzazione data dal Nicolini alle carte conduce ad alcune riflessioni sul criterio usato dal riordinatore.
Secondo l’inventario tutta la documentazione degli anni 1760-1785 fu suddivisa in XXIV caselle, ognuna delle quali tratta una materia; ciascuna casella contiene, poi, un certo numero di cartere (cartelle), al cui interno gli atti sono raccolti in fascicoli.
Ad ogni anno corrispondono uno o più fascicoli, a cui il riordinatore ha attribuito un numero progressivo; la numerazione dei fascicoli inizia col numero l, dato al fascicolo del 1760, non si interrompe con il cambio della cartera, ma prosegue sino al completamento degli anni da riordinare, cioè sino al 1785.
Anche le caselle sono numerate progressivamente cominciando da 1, le prime cartere di ogni casella hanno, invece, numeri diversi, quasi mai cominciano da 1, probabilmente proseguono la numerazione data alle cartere della documentazione anteriore al 1760.
Ad una prima osservazione si potrebbe quasi pensare ad una corrispondenza tra il numero delle caselle e la materia trattata dai documenti, così da potere quasi ricostruire il titolario usato dal Nicolini.
Ad esempio la casella I contiene, ripartiti nelle cartere 49-51, atti relativi alle vettovaglie. La cartera 49 comprende documentazione dal 1760 al 1776, il fascicolo n. 1 riguarda la documentazione prodotta nel 1760 in materia di vettovagliamento e la troviamo così descritta:
“Lettera di Carlo Federico Valli, primo giuresperito per il panebianco.
_Ricorso per la privativa amministrazione delle vettovaglie.
_n. 2 mete del pane.
_n. 1 d. per gli macellari, cervellari e postari” (5).
Facendo scorrere tutti i fascicoli annuali, leggendo l’oggetto degli atti conservati, grosso modo ricaviamo non solo come veniva gestito il vettovagliamento dalla Comunità di Abbiategrasso, ma anche un’ipotesi di classificazione della casella I.
Sebbene non tutti gli anni contemplino la stessa qualità e quantità di atti, possiamo comunque individuare i seguenti temi:
a questioni di carattere generale, come lettere di deputati , ricorsi, …
b mete e bollette del pane;
c macellari, cervellari e postari;
d tribunale di Provvisione di Milano;
e citazioni ai contravventori in materia di vettovaglie;
papele di citazione;
papele di condanna;
f casi particolari, come recapiti, promemoria, scritture d’obbligo, relazioni di sopralluoghi.
Tuttavia, operando questo tipo di osservazioni, si ha come l’impressione di sovrapporre al lavoro del Nicolini un criterio ordinatore, diremmo assoluto, che in realtà non pare trovare troppe conferme.
Che non esista una precisa corrispondenza tra il numero di casella e la materia della documentazione, infatti, pare evidenziato dal fatto che già la casella IV e la V trattino lo stesso oggetto, cioè la contabilità delle confraternite e delle chiese sia di Abbiategrasso, che dei comuni limitrofi, ripartendosi gli atti sotto l’aspetto cronologico. Ugualmente si può dire per le caselle IX, XVI e XVII che trattano i quinternetti del personale, le tasse di case e prediale. E’ possibile, perciò, anche ipotizzare, molto più semplicemente, che la casella indicasse una sorta di scaffalatura (6) all’interno della quale la documentazione venisse raccolta in cartere secondo un ordine disposto dal riordinatore, indubbiamente condizionato dalla realtà della Comunità di Abbiategrasso e delle Comunità ad essa riferentesi, probabilmente convalidato dalle consuetudini.
Forse una lettura più attenta e meticolosa del documento potrà chiarire i dubbi e meglio illuminare sulle modalità di lavoro del cancelliere abbiatense.
Nella prima metà dell’Ottocento la Deputazione comunale di Abbiategrasso avvertì nuovamente l’esigenza di mettere ordine tra le confuse carte del suo archivio. In una lettera del 16 settembre 1827 (7), indirizzata a Girolamo Ravarino, aggiunto d’ufficio della R. Commissaria ducale, si comunica l’intenzione del Consiglio comunale di affidargli il delicato incarico del riordino, in quanto persona esperta e già al corrente delle condizioni dell’archivio.
Nonostante il Ravarino si fosse dichiarato disponibile e il Consiglio comunale ne avesse approvato il progetto con i relativi costi, l’operazione venne bloccata dall’I.R. Delegazione provinciale (8). Essa, infatti, considerati gli oneri economici dovuti all’intervento di un collaboratore esterno, ricordava agli amministratori del comune che la conservazione ordinata delle carte d’archivio era un compito del segretario comunale e che, se questi per motivi di salute, non era in grado di attendere agli obblighi della sua mansione, era meglio procedere alla sua sostituzione.
Così in effetti avvenne: il segretario Alberto Redaelli, che aveva lamentato le sue precarie condizioni di salute, fu sostituito da Carlo Gabaglia.
Tuttavia in una lettera dell’8 maggio 1831 (9), e poi in un’altra del ‘33 (10), anche il nuovo segretario dichiara di non potere svolgere nelle ore d’ufficio sia il lavoro ordinario che la tenuta dell’archivio.
Il Consiglio comunale nel 1833 (11) incaricò perciò i consiglieri Siro Cattaneo e Antonio Marzoli di “fare le opportune ricerche a Milano per avere a spese del comune un esperto archivista cui affidare l’importante operazione” del riordino.
Le ricerche individuarono nel perito archivista, Luigi Canevari, la persona idonea.
Questi, risiedendo in Milano, propose anche che la documentazione venisse trasportata nella dimora milanese di qualche primo estimato di Abbiategrasso, ad esempio in casa Arconati o Annoni.
Il Consiglio comunale in prima battuta approvò, successivamente su richiesta del presidente avviò la ricerca di nuovi preventivi da confrontare con quello del Canevari (12). Venne quindi contattato anche il dott. Giuseppe Velini, aggiunto provvisorio all’archivio dell’Ospedale dei LL.PP. Elemosinieri di Milano.
A bloccare l’assegnazione dell’incarico a personale esterno all’Amministrazione comunale intervenne ancora una volta la Delegazione provinciale di Pavia (13), contraria sia alle spese, sia al trasferimento del materiale documentario.
Si giunse così al 1834 senza che alcun intervento significativo per l’archivio fosse stato fatto e con le reiterate dichiarazioni del segretario Gabaglia sull’impossibilità di svolgere tutte le attività che l’amministrazione del comune richiedeva insieme con la tenuta dell’archivio (14).
Per venire incontro a queste difficoltà si dispose che al segretario venissero affiancati gli impiegati comunali, Biaggio Colombo e Felice Galli, perché fuori dall’orario di lavoro si dedicassero all’archivio. Nel 1837 il Colombo chiederà di essere esonerato dall’incarico per motivi di salute (15), al suo posto sarà assunto Fortunato Casirani (16).
Nel ‘38 (17) l’Amministrazione cercò nuovamente un collaboratore esterno e lo individuò in Luigi Scalzi, da sei anni addetto dell’I.R. Direzione generale degli archivi in Milano, il quale, però, per ragioni d’ufficio non potrà accettare l’incarico.
Infine, nel 1846 (18), venne assunto in qualità di diurnista di prima classe Carlo Grassi con l’obiettivo, sempre, di coadiuvare il Gabaglia nella coordinazione dell’archivio.
Gli incarichi più volte rinnovati nel tempo al Grassi consentirono di realizzare un discreto riordino dell’archivio se nel 1849, dopo più di vent’anni da che si era ravvisata l’urgenza di un riordino dell’archivio, si giunse ad acquistare la nuova scaffalatura.
Di un nuovo intervento di riordino per l’archivio comunale si tornerà a parlare circa un secolo dopo"
[Paola Mariani].
(1) Archivio Storico di Abbiategrasso, cart. l, fasc. 4.
(2) Ibidem.
(3) Ibidem.
(4) Ibidem.
(5) Ibidem.
(6) A comprova di questo potremmo leggere le parole stesse del Nicolini quando scrive di altra documentazione contenuta in un armarietto o delle notificazioni dei grani dal 1760 a tutto il 1779 poste superiormenti agli armari o, ancora, delle mappe del comune di Abbiategrasso, di Lugagnano, di Ozzero, di Ravello e di Robecco collocate in un angolo della cancelleria. Archivio storico di Abbiategrasso, cart. l, fasc.4.
(7) Archivio Storico di Abbiategrasso, cart. l, fase I. Vedi anche lettera del 6 ottobre 1827.
(8) Archivio Storico di Abbiategrasso, cart. l, fase. l, 31 marzo 1829.
(9) Ibidem.
(10) Ibidem, 26 febbraio 1833.
(11) Ibidem, 28 febbraio 1833.
(12) Ibidem, estratto del Consiglio Comunale del 17 giugno 1833.
(13) Ibidem, 21 luglio 1834.
(14) Ibidem, 30 luglio 1834.
(15) Ibidem, 15 novembre 1834.
(16) Ibidem, 2 marzo 1937.
(17) Ibidem, 8 maggio 1838.
(18) Ibidem, 15 aprile 1846.
Soggetti conservatori
Soggetti produttori
- Comune di Abbiategrasso 1859 - 1971
Progetti
Compilatori
- Rielaborazione: Caterina Antonioni (Archivista) - Data intervento: 01 giugno 2020
- Rielaborazione: Paola Mariani (Archivista) - Data intervento: 31 dicembre 2003
- Rielaborazione: Manuela Vassali (Archivista) - Data intervento: 31 dicembre 2003
- Prima redazione: M. Clara Veronese (Archivista) - Data intervento: 31 dicembre 2000
- Prima redazione: Paolo Biressi (Archivista) - Data intervento: 31 dicembre 2000
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