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Camera confederale del lavoro di Milano e provincia

Camera confederale del lavoro di Milano e provincia (s.d.)

3.057 unità archivistiche collegate (totale del complesso)

Archivio

Consistenza archivistica: fascicoli e registri (60,90 m.l.)

Storia archivistica:

INTRODUZIONE ARCHIVISTICA

L’Archivio della Camera del Lavoro di Milano è attualmente conservato a Sesto S. Giovanni nella sede dell’Associazione Archivio del lavoro. Riconosciuto nel 1976 di notevole interesse storico da parte della Soprintendenza archivistica per la Lombardia (1), consta di 370 buste per il periodo 1945-1981 e di circa 600 buste per il periodo 1982-2006 (2). Il presente inventario descrive la documentazione del periodo 1945-1981. Il termine cronologico ultimo, il 1981, è stato scelto, oltre che per un motivo pratico, cioè il fatto che in un archivio aperto occorre determinare un elemento cronologico di chiusura, soprattutto per il fatto che proprio in quell’anno giunge al termine il processo di riforma organizzativa della CGIL, che aveva visto come momento significativo il convegno di Montesilvano del 1979. Tale riforma prevedeva il superamento della delimitazione provinciale con lo scopo di avvicinare le camere del lavoro alla tipologia del territorio e anche di rispecchiare l’attuazione di una riforma amministrativa del Paese, in realtà mai compiuta.

Il primo nucleo di carte era collocato nelle cantine della sede della Camera del Lavoro, in corso di Porta Vittoria 43. La Segreteria, nella persona di Lucio De Carlini, chiede nel 1974 la consulenza di Adolfo Scalpelli, direttore dell’Istituto milanese per la storia della Resistenza e del movimento operaio, il quale indica come soluzione migliore quella di una gestione diretta della documentazione, con l’istituzione di un archivio camerale in sede e il conferimento dell’incarico di riordino e inventariazione a persone individuate appositamente. L’inizio dei lavori avviene il 7 dicembre 1974: il primo incarico conferito prevede un lavoro di soli sei mesi, quando in realtà una mole di documentazione di queste proporzioni avrebbe sicuramente implicato, come di fatto poi accade, un lavoro di anni.
La cantina non rappresenta certo il luogo ideale per la conservazione delle carte, come risulta dalla relazione del 5 dicembre 1974 in cui si sottolinea la forte umidità presente che ha deteriorato parte del materiale documentario e la necessità di una disinfestazione generale (3), per cui la documentazione, relativa agli anni ‘40, ’50 e ’60, viene traslocata in locali posti al sesto piano (4) e suddivisa, laddove possibile, per ufficio di produzione: si tratta delle carte della Segretaria, dell’Ufficio amministrazione e dell’Ufficio vertenze, conservate nei contenitori originali e delle carte dell’Ufficio organizzazione, del Centro studi di economia e di Solidarietà democratica, collocate in pacchi in modo disordinato.
Nel corso del lavoro emerge che la documentazione camerale più recente è conservata presso gli uffici produttori, oltre a materiale dei sindacati di categoria e di natura personale (5): anche queste carte vengono recuperate e portate in archivio, che continua ad accrescersi in seguito a successivi reperimenti e versamenti di documenti. Una comunicazione dell’Archivio del marzo 1975 (6) rende nota la decisione della Segreteria di avviare la costituzione di un Centro di documentazione sindacale con il conseguente riordino della documentazione camerale e invita tutte le federazioni di categoria a favorire il riordino dei loro fondi, mettendoli a disposizione delle incaricate. Finalmente, il 22 ottobre 1976, si svolge l’inaugurazione ufficiale dell’Archivio (7) alla presenza del sindaco di Milano Carlo Tognoli, del segretario generale della Camera del lavoro Lucio De Carlini, del segretario della CGIL Aldo Bonaccini e di numerosi rappresentanti del mondo culturale e universitario. Dal 1976 al 1979 l’Archivio risulta dotato di una Commissione scientifica (8) composta da rappresentanti di istituti di ricerca storica e da docenti universitari, oltre che dalla Segreteria della Camera del lavoro, con compiti di indirizzo dell’attività, di consulenza in materia di ricerca storica, di contributo per la raccolta di finanziamenti e di fondi archivistici. Da non dimenticare che nel corso di questi anni (1976-1980), l’Archivio ottiene dei finanziamenti regionali per il lavoro di riordino (9).
Nel corso degli anni, a causa dello spazio sempre più ridotto e via via sempre meno fruibile, si prende in considerazione la possibilità di trasferire l’Archivio in una sede esterna appositamente strutturata, dotata di armadi compatti: dal 1992 l’Archivio è collocato a Sesto S. Giovanni, in via Breda.

CRITERI REDAZIONALI E METODOLOGICI

Il primo intervento ha riguardato la schedatura a mano delle carte, che presentavano alcune lacune cronologiche, dovute non a incuria di conservazione, ma a mancanza di attenzione in sede di formazione dell’archivio. La documentazione si presentava in discrete condizioni, nonostante la conservazione in cantina.
Tenuto conto della disomogeneità in cui si presentava la documentazione, si è deciso di ricostruire uno schema per il riordino che rispecchiasse la struttura organizzativa della Segreteria e degli uffici camerali (10). In base a tale schema si è condotto il riordino procedendo per ufficio: i primi a essere riordinati sono stati l’Ufficio amministrazione e l’Ufficio organizzazione, i più organici e consistenti, oltre che i meglio conservati.
La divisione del materiale per competenza ha anche consentito di individuare le carte prodotte dagli organismi dirigenti, tra cui la Commissione esecutiva e il Congresso, carte tra le prime a essere riordinate.
Un discorso a parte merita la documentazione prodotta dalla Segreteria, organo decisionale e nello stesso tempo struttura esecutiva che, come tale (11), ha avuto responsabilità politiche di fatto esplicitatesi in un sistema accentratore di gestione dell’attività: i segretari responsabili dei diversi settori sovrintendevano a tutte le decisioni da prendere. Il titolario elaborato nella sua versione definitiva risulta articolato in divisioni che ricostruiscono la struttura dell’ente a partire dagli organismi dirigenti di carattere politico (e più generali) quali il Congresso, il Consiglio generale delle leghe, l’Esecutivo e il Direttivo per arrivare alla Segreteria, della quale vengono individuati due precipui ‘rami di attività’: uno più tecnico strutturato in uffici e l’altro più a carattere politico strutturato in competenze.
Nel corso degli anni l’Archivio si è occupato sia di far confluire il materiale archivistico via via prodotto dalla struttura nella sede ad hoc predisposta sia di proseguire nel riordino dei diversi fondi qui collocati, fino ad arrivare, in tempi relativamente recenti, alla conclusione del riordino.
Il grande lasso di tempo intercorso tra le prime fasi del riordino e quelle conclusive ha reso necessaria un’operazione di revisione dell’inventario, durante la quale è emerso in maniera evidente il ‘ripetersi’ nei fascicoli delle stesse problematiche gestite sia dalla Segreteria sia dagli uffici. Se ne deduce che la struttura sindacale è organizzata in modo assai complesso, molto di più di quel che potrebbe a prima vista sembrare: il che sottolinea da una parte la difficoltà di ‘ricostruire’ un titolario rispecchiante totalmente la struttura, senza stravolgerla o forzarla e, dall’altra, la difficoltà derivante da ciò per lo studioso che intende occuparsi di storia sindacale. In un archivio sindacale è abbastanza comune che percorsi diversi di studio conducano a un medesimo risultato, come se esistesse un’organizzazione dell’attività ‘concentrica’. La classificazione della documentazione non avviene ovviamente su base annuale, ma i fascicoli sono quasi sempre pluriennali (nel caso di fascicoli per competenza) oppure tematici e seriali (nel caso, ad esempio, di fascicoli riguardanti i congressi o i verbali degli organismi dirigenti).
Generalmente le voci di titolario riferite ai singoli uffici sono strutturate in ‘Affari generali’, indicanti l’attività di organizzazione interna dell’ufficio e in ‘Affari particolari’, rispecchianti l’insieme delle attività di competenza dell’ufficio.
Per carte personali non si intendono documenti relativi alla vita privata dei singoli esponenti sindacali, bensì carte inerenti l’attività di dirigente all’interno della struttura sindacale, che si frammischiano a materiale documentario di natura politica. Spesso infatti i dirigenti conservano documenti del partito politico cui appartengono, senza distinzione di competenza. Inoltre si possono trovare anche carte di natura privata: per l’archivista risulta spesso impossibile distinguere l’ambito di formazione dei fondi personali. Quando è stato possibile individuare l’autore del fascicolo, nel campo ‘Note’ è stato indicato ‘Carte’ seguito dal nome.

All’interno di ogni partizione la numerazione dei fascicoli riparte da 1, seguendo un ordine cronologico sulla base del primo estremo, salvo diverse indicazioni riportate nella scheda struttura relativa; al termine di ogni partizione sono descritti gli eventuali fascicoli senza data. Alcuni fascicoli si presentano ulteriormente suddivisi (es. fasc. 1.1-2): i numeri dopo il punto indicano la presenza di sottofascicoli (12).
Le voci di classificazione o i fascicoli non consultabili sono evidenziati da un asterisco.

CRITERI DI INDICIZZAZIONE

Sono state indicizzate solo le voci relative alle istituzioni, ai nomi di persona e ai toponimi presenti nei campi ‘Titolo’ e ‘Contenuto’ delle schede unità, a esclusione delle voci frequentemente ripetute (CCdLMi e Milano non sono voci indicizzate (13)).
Per quanto riguarda le istituzioni si sottolinea che:
- le sigle sono indicizzate come tali, rimandando per il loro scioglimento alla legenda degli acronimi,
- i nomi delle istituzioni sono stati riportati come presenti nel testo, senza specifica di luogo nel caso non fosse indicato,
- i nomi delle istituzioni indicate nel testo al plurale non sono state indicizzate (es. gli SMAL),
- le voci non ulteriormente specificate relative a organismi sindacali si intendono riferite alla CCdLMi (es. Comitato direttivo),
- con CGIL, CISL, UIL e Federazione CGIL-CISL-UIL si intendono le strutture nazionali.
Per i nomi di persona si fa presente che:
- i nomi di persona senza cognome sono all’inizio dell’indice con il cognome ‘sostituito’ dalle parentesi quadre, nel caso di mancanza del nome anch’esso è ‘sostituito’ allo stesso modo,
- i nomi dei sindacalisti della CGIL sono indicizzati solo come tali, negli altri casi, dove possibile, si è indicato il titolo/qualifica.
Infine per i toponimi si rileva che hanno indicato tra parentesi la sigla della provincia coeva al fascicolo, che può anche non corrispondere a quella attuale.

Note sullo stato di conservazione:

discreto

Soggetti conservatori

Soggetti produttori

Progetti

Compilatori

  • Revisione: Primo Ferrari (Archivista) - Data intervento: 12 marzo 2014