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Pollini Leo

Pollini Leo (1874 novembre 5 - 1959 novembre 30)

188 unità archivistiche collegate (totale del complesso)

Fondo

Consistenza archivistica: 54 unità archivistiche in 24 buste

Abstract:

Dalla prima ricognizione del materiale si è individuata immediatamente la serie “corrispondenza”. Questa si presentava, dopo il recupero, parzialmente suddivisa per mittenti e in alcuni casi selezionata e segnalata (mediante nota scritta dai familiari) in base agli avvenimenti o alle persone particolarmente importanti citate all’interno delle lettere. Queste operazioni, effettuate dai cugini Pollini, e il probabile intervento di Alfredo nel momento in cui sistemò le lettere nel proprio studio, già straripante di materiale, possono aver causato la perdita dell’ordine originario. Sono soprattutto lettere inviate o ricevute da L. Pollini e dai suoi familiari più stretti (la moglie, i figli, i genitori, la sorella e il suocero), dunque corrispondenza privata. Nella maggior parte delle lettere compare come mittente o destinatario Pollini, pertanto si sono costituiti quattro fascicoli relativi ai suoi scambi epistolari con la moglie Velleda, con la famiglia d’origine Pollini-Pini, con la famiglia acquisita Diaz de Palma e con persone diverse (soprattutto amici, conoscenti, personalità pubbliche, collaboratori). All’interno di quest’ultima unità è possibile rintracciare un “velato” volto pubblico di Leo, in quanto vi sono anche missive pertinenti la sua attività pubblica, politica o lavorativa.
Questo carattere strettamente privato della corrispondenza spiegherebbe l’assenza di un ordinamento originario chiaro e funzionale al ritrovamento del materiale da parte del diretto interessato. Infatti, fondamentale per la famiglia era ed è l’esistenza di tale materiale e la sua consegna alla memoria delle nuove generazioni. Le lettere, testimonianza dei legami e degli affetti, hanno unito persone lontane, separate dalla guerra e dagli impegni professionali; fanno pertanto parte di una storia familiare di cui si vuole mantenere traccia.
La restante parte dell’archivio (ventotto scatole originarie) è stato direttamente organizzato e sistemato dallo stesso Pollini: gran parte dei contenitori recano un cartiglio/intestazione e una numerazione originale.
La stesura di un primo elenco di consistenza ha permesso di verificare che i cartigli collocati da Leo su gran parte dei contenitori originali corrispondevano al contenuto dei medesimi e ciò è servito come base per la fase successiva di schedatura analitica.
Considerata la natura dell’archivio, e la necessità di dar conto dell’attività del soggetto produttore attraverso le sue carte, le scatole originarie sono state considerate come unità archivistiche aventi al loro interno dei sottofascicoli quasi sempre raccolti da Pollini in camicie con un titolo e più raramente con un numero di classificazione. Possiamo elencare alcune denominazioni delle scatole/unità in modo da chiarire quanto appena detto: “Storia e politica. Storia per i licei, Bonifacio VIII […]”, “5. Poesia […]”, “6. Filosofia, morale, politica […]”, “9. Lavori e frammenti I. Letterature […]”, “Risorgimento […]”.
Partendo dunque da queste unità base, così identificate da Pollini, si è cominciata ad intuire la struttura dell’archivio.
Al termine della schedatura si è reso evidente che Leo non aveva scelto un criterio di sistemazione delle carte cronologico o per periodi di attività bensì tematico. Questo è facilmente spiegabile se si considera che il nostro fu contemporaneamente insegnante, studioso, scrittore, uomo politico e conferenziere. La biografia dell’autore e la disposizione originaria delle carte evidenziano che una divisione gerarchica e/o cronologica delle sue attività non è possibile e costituirebbe una forzatura. E’ più corretto affermare che il sovrapporsi delle differenti attività, lungo il corso della sua vita, abbia indotto Pollini a organizzare gran parte della documentazione in base agli argomenti e alle materie affrontate. Se prendiamo, ad esempio, i suoi scritti, le traduzioni e i commenti letterari, notiamo che egli utilizzò tale materiale sia per svolgere lezioni, conferenze, ma anche per pubblicare articoli, libri e opuscoli (il medesimo discorso vale per le riflessioni politiche, storiche e filosofiche). Leo studiava, si documentava, appuntava e scriveva su infiniti fogli le proprie idee; il suo materiale dunque poteva essere adoperato in diverse occasioni, soprattutto pubbliche.
Questo vale soprattutto per la più cospicua delle sottoserie della serie “Attività professionali e private” alla quale ho dovuto necessariamente attribuire un titolo più ampio e comprensivo di diverse attività: “Didattica, letteraria, storico-politica”. All’interno di queste sottoserie le unità archivistiche hanno mantenuto i titoli originali dati da Leo; in pochi casi si è dovuto spostare dei documenti che erano stati collocati in modo errato presumibilmente da Pollini stesso.
Distinguere chiaramente i documenti afferenti ad un ambito professionale piuttosto che ad un altro è stato possibile solo nel caso in cui Pollini abbia chiaramente specificato il motivo esatto della stesura di un determinato scritto; in questo caso si è potuto nominare le sottoserie “Conferenze e discorsi” e “Giornalismo” della serie “Attività professionali e private”.
Si è cercato di rispettare quanto più possibile l’impianto dato da Leo al proprio archivio, cercando allo stesso tempo di rendere chiaro il suo modo di agire in vita e nella tenuta delle carte. Infatti, scindere il materiale legato all’attività didattica da quello di natura strettamente intellettuale o politica avrebbe significato perdere quell’unità di intenti e d’azione che animò la vita di Pollini.
Discorso diverso bisogna fare per le altre serie, apparse più strutturate fin dall’inizio della schedatura.
Leo Pollini conservò in un fascicolo denominato “Dati su L.P” documenti che descrivevano o attestavano attività e comportamenti da lui tenuti nel corso della sua esistenza. Questo materiale, congiuntamente alle fotocopie di documenti riguardanti la “Scuola libera Dante Alighieri” ha formato la serie “Documenti personali e familiari”.
Il materiale a stampa (interi numeri di periodici, ritagli stampa) identificato e suddiviso dall’autore in “Stampa. Profili, citazioni”, “Stampa. Annunci e relazioni, conferenze e discorsi” e “Stampa. Recensione di libri miei”, ha costituito la serie “Rassegna stampa su Leo Pollini e le sue opere”. Questa sezione dell’archivio offre un panorama sulla diffusione, circolazione e valutazione delle opere di Pollini a livello locale, nazionale e in parte internazionale. Non solo, vi è la possibilità di ricostruire, attraverso i ritagli di giornale, i luoghi dove egli tenne conferenze, discorsi e lezioni, nonché gli anni durante i quali svolse queste sue attività.
Con il titolo “Ritagli stampa” si è voluta identificare la serie costituita da una raccolta di articoli di esclusivo interesse privato.
A questo punto, per concludere, il prospetto delle serie è il seguente: “Documenti personali e familiari”, “Corrispondenza”, “Attività professionali e private”, “Rassegna stampa su Leo Pollini e le sue opere”, “Ritagli stampa” e “Miscellanea”. All’interno di questa struttura le unità archivistiche sono state ordinate seguendo le segnature di Pollini (spesso alfanumeriche), dove presenti, altrimenti sistemate in ordine cronologico. Lo stesso discorso vale per i sottofascicoli.

Dopo aver riunificato e trasportato l'archivio Pollini alla Fondazione Isec e dopo aver iniziato una prima ricognizione generale si è potuto immediatamente constatare che le tipologie documentarie preminenti nel fondo sono: la corrispondenza, il materiale preparatorio di lavoro e di studio di Pollini (manoscritti di opere e poesie edite e inedite, appunti, schemi di lezioni, testi di conferenze, discorsi e articoli, bozze dattiloscritte di contributi vari, taccuini di lavoro e diari di viaggi), la stampa periodica e i ritagli stampa. All'interno dell'archivio si sono trovati anche alcuni certificati e atti notarili, cartoline, fotografie, disegni, biglietti da visita e cimeli militari. Il materiale nel suo complesso è apparso subito inserito in un contesto "domestico" e informale, piuttosto che pubblico; pochissimi sono infatti i documenti ufficiali che attestano gli incarichi culturali e politici ricoperti da Pollini dagli anni Venti agli anni Quaranta del Novecento.

Storia archivistica:

Il fondo Pollini Leo è stato depositato presso la Fondazione ISEC tra la fine del 2009 e la primavera del 2010. Le carte sono giunte nell’attuale luogo di conservazione in due momenti differenti: il primo e più cospicuo nucleo (ventotto scatole originali) è stato consegnato da Federico Pollini, nipote di Leo Pollini; il secondo, costituito dalla corrispondenza di Pollini, è stato recuperato andando di persona a casa degli eredi (nipoti Pollini), nel febbraio-marzo 2010. Ripercorrere le vicende di questi due nuclei del medesimo archivio, può portare a capire anche il significato dato dalla famiglia alle carte del padre e nonno Leo.
Le ventotto scatole sono state ritrovate nella casa di Romeo Pollini (figlio di Leo Pollini), in piazza Castello a Chiavenna (provincia di Sondrio). Nel 2009, la necessità di sistemare il locale, da anni luogo di deposito di oggetti di ogni tipo, ha portato alla luce questo materiale. Attraverso la testimonianza dei due figli di Pollini, Lucia e Arnaldo, ancora viventi, si è ricostruito quanto segue.
A metà degli anni Ottanta, assieme alla vendita della casa di via Spartaco a Milano e della villa ad Alserio (di proprietà dei Pollini), i sei figli, dovettero pensare anche alle sorti dei documenti e della biblioteca del padre. Evidentemente, al momento delle divisioni tra i fratelli, l’archivio toccò a Romeo e quindi approdò nella città di Chiavenna.
Della corrispondenza personale e familiare, invece, se ne fece carico un altro figlio di Leo, Alfredo. I sopralluoghi effettuati dai cugini Pollini (nipoti di Leo), tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008 presso l’abitazione del geologo Alfredo, in località Olgiate Molgora, hanno permesso di ritrovare quest’importante materiale, insieme al vastissimo e variegato patrimonio attestante le attività professionali e di studio di Alfredo. Al momento dello sgombero dei locali, le lettere sono state suddivise arbitrariamente tra i cugini Pollini affinché provvedessero, ognuno per la sua parte, ad una rapida lettura, valutazione ed eventuale eliminazione (operazioni ovviamente del tutto soggettive ed estranee a qualsiasi criterio archivistico).
Dal momento in cui, grazie soprattutto all’intervento della Fondazione Isec, si è scelto di salvaguardare e conservare l’intero archivio Leo Pollini, si sono coinvolti, necessariamente, i parenti nell’operazione di accorpamento della corrispondenza e di questa con le ventotto scatole. Per quanto riguarda, infine, la biblioteca di Leo, di cui hanno chiaro ricordo i due figli, non si è conservato nulla. Questo patrimonio venne, probabilmente, gestito dal figlio Francesco, il quale ereditò l’attività del padre alla “Scuola libera Dante Alighieri” di Milano. Francesco, insegnante e direttore della scuola, ebbe una vita molto triste segnata da diverse sventure. E’ plausibile che i bei volumi del padre Leo siano stati venduti o perduti progressivamente con l’aggravarsi della situazione economica della famiglia di Francesco.
Discorso a parte va fatto per i libri scritti da Leo Pollini, di cui ciascun figlio ebbe in dono dal padre alcune copie.
I figli e i nipoti sono ancora in possesso di questi volumi e, dalla fine del 2009, in parte, anche la Fondazione Isec. Consultando il catalogo informatizzato della Biblioteca Sormani e il catalogo cartaceo a schede mobili della Biblioteca nazionale Braidense ho appurato che questi due istituti conservano un più ampio numero di opere di Pollini rispetto a quanto presente nelle case degli eredi e presso la Fondazione Isec.
Aspetto non trascurabile e visibile solo al termine della prima ricognizione sul materiale, riguarda invece le lacune. La maggior parte delle carte copre il periodo 1906-1943; vi sono però alcuni documenti del periodo precedente, 1874-1906, relativi all’infanzia di Leo (lettere ai genitori e ai nonni) e alla professione del padre di Leo. Considerando la fase successiva al crollo del fascismo e del regime, sembra che gli avvenimenti del 1943 abbiano avuto delle ripercussioni sia nella vita di Pollini che sul suo archivio. In generale, possiamo rilevare la presenza di poche carte per quanto riguarda il periodo 1943-1957, per lo più lettere, poesie, ritagli di giornale, e autodichiarazioni di Pollini. La motivazione più plausibile è da ricercare nella crisi personale e di ideali scatenata dalle sorti della guerra, nefaste per gli italiani e per lo stesso fascismo. Leo probabilmente, dopo il 1943, si ritirò progressivamente nei suoi studi storico-letterari conducendo una vita più appartata. A fronte di quanto detto fino ad ora possiamo affermare che nel caso specifico di questo archivio, non ci si è trovati di fronte a una “massa magmatica” di documenti, ma piuttosto al progetto consapevole di “confezionare l’immagine di sé da trasmettere ai posteri”.

Soggetti conservatori

Soggetti produttori

Compilatori

  • Aggiornamento scheda: Margherita Pollini (Archivista) - Data intervento: 06 giugno 2011