Novello, Giuseppe ( 1897 - 1988 )
Tipologia: Persona
Abstract
Giuseppe Novello nasce a Codogno nel 1897. Dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Pavia nel 1920, si dedica alla pittura e all’illustrazione, formandosi presso lo studio dello zio Giorgio Belloni e presso l’Accademia di Belle arti di Brera.
La sua attività artistica, tra vignette satiriche, illustrazioni e pittura, si sviluppa lungo tutto il Novecento tra collaborazioni con importanti testate, pubblicazioni di successo ed esposizioni, fino alla sua morte nel 1988.
Profilo storico / Biografia
Giuseppe Novello nasce a Codogno il 7 luglio 1897 da Eugenio Novello, veneziano trasferitosi alla Banca Popolare di Codogno, e Antonietta Belloni, sorella de pittore Giorgio Belloni. Cresce in un ambiente familiare colto e benestante, insieme alle sorelle Carlotta, detta Lotti – con cui manterrà sempre un legame profondissimo – ed Emilia, che nel 1919 sposa Enrico Zucchelli, da cui avrà le due figlie Maria e Carla e che morirà prematuramente di parto.
Nel 1912 si iscrive al Regio Liceo Berchet di Milano e nel 1916, inizialmente orientato verso la carriera giuridica per volontà del padre, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Pavia, dimostrando tuttavia, fin dai primi anni, una vocazione artistica incontenibile, sostenuta dallo zio Giorgio Belloni.
La Prima guerra mondiale interrompe bruscamente il suo percorso: dopo l’addestramento a Parma, entra nel corpo degli Alpini come ufficiale e combatte nella 46° compagnia del battaglione Tirano, esperienza che ispirerà i suoi primi disegni pubblicati su “L’Alpino”.
Rientrato dalla guerra, nel 1920 completa gli studi in legge e consegue una laurea con una tesi sul diritto d’autore nelle arti figurative. Assecondato dalla famiglia, si dedica pienamente all’arte, formandosi nello studio dello zio e iscrivendosi all’Accademia di Belle Arti di Brera già nel 1919, dove studia pittura con Ambrogio Alciati e si diploma nel 1924. Poco dopo prende parte all’esposizione di Brera, vincendo il Premio Fumagalli con il dipinto Interno borghese, che segna l’avvio della sua carriera artistica.
Nel 1927 trasferisce il proprio studio da via Piave al palazzo di Foro Bonaparte, dove lavorerà per quasi cinquant’anni. Due anni dopo pubblica, con Paolo Monelli – compagno alpino conosciuto sull’altipiano di Asiago e amico per tutta la vita – La guerra è bella ma è scomoda (1929) e inizia la collaborazione con il periodico “Guerin Meschino”.
Dal 1932 collabora stabilmente con “La Gazzetta del popolo” – per la quale pubblica Monumenti più brutti d’Italia (1932) e Il ghiottone errante (1935) insieme a Paolo Monelli – e successivamente con “La Stampa”, con cui lavora fino agli anni Sessanta
Nel frattempo, pubblica raccolte di vignette di grande successo come Il signore di buona famiglia (1934) e Che cosa dirà la gente (1938) ed espone i suoi dipinti in occasione di quasi tutte le esposizioni allestite presso la Permanente di Milano – dalle mostre sociali alle Sindacali e Biennali nazionali d’arte di Milano – alla I Quadriennale del 1931 e a diverse edizioni della Biennale di Venezia, partecipando attivamente alla vita culturale milanese e veneziana – in particolare al circolo di Bagutta e alla Scuola di Burano – intessendo legami con altri artisti e intellettuali quali Mario Vellani Marchi, Dino Buzzati, Mario Soldati, Luigi Santucci o Anselmo Bucci, Guido Tallone, Carlo Dalla Zorza e Pio Semeghini.
Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, viene chiamato alle armi nel V Reggimento alpini e partecipa alla Campagna di Russia, rifiutando tuttavia la proposta del Ministero della Marina di imbarcarsi quale “artista di bordo”, un incarico privilegiato che gli avrebbe consentito di osservare la guerra in sicurezza. Sceglie invece il fronte, prendendo parte alla battaglia di Nikolaevka, per la quale viene decorato con una medaglia d’argento al valore militare.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, rifiuta di aderire alla Repubblica di Salò e viene catturato e deportato nei campi di prigionia polacchi e tedeschi di Czestochowa, Benjaminowo, Sandbostel e Wietzendorf, condividendo la prigionia con personalità quali Giovannino Guareschi e Roberto Rebora (da queste esperienze nascerà l’album di disegni Steppa e gabbia, pubblicato nel 1957 da Mondadori).
Dato per morto da varie cronache giornalistiche, nel 1934 rientra in Italia e ricomincia a dividere la sua vita tra Milano e Codogno, alternando l’illustrazione umoristica alla pittura. Riprende con grande intensità l’attività espositiva ed editoriale, pubblicando numerose vignette e volumi di successo, tra cui Dunque dicevamo (1950), Sempre più difficile (1957) e Resti tra noi (1967) in cui affronta con tagliente ironia i cambiamenti della società italiana, il conformismo e la mediocrità borghese. Nel frattempo espone in importanti gallerie, come la Galleria Gian Ferrari di Milano (1950) – cui seguiranno mostre alle gallerie Gussoni, Cortina Cavour e Ponte Rosso – e si dedica alla tutela e promozione dell’arte presso la città natale, dove si impegna nel recupero del Teatro Sociale e collabora all’allestimento della Raccolta d’arte Lamberti di Codogno.
Tra il 1963 e il 1981 disegna le “matricole d’onore” per l’ALAT (Associazione laureati ateneo ticinese), per la quale realizza “papiri” illustrati destinati alle lauree honoris causa dell’Università di Pavia, dedicati a personalità quali Riccardo Bacchelli, Giulio Natta, Herbert von Karajan, Enzo Ferrari, Federico Fellini, Georges Simenon, Giorgio de Chirico o Norberto Bobbio. Nel 1978 pubblica Coda al loggione e nel 1987 le sue celebri “cartoline lametta” vengono raccolte dalle edizioni Archinto.
Nel 1984 viene insignito dal Comune di Milano della civica benemerenza Ambrogino d’oro.
Rientrato stabilmente a Codogno negli ultimi anni, sempre al fianco dell’amata sorella Carlotta, si spegne il 2 febbraio 1988.
Complessi archivistici
- Fondo Giuseppe Novello (1897 - 2024)
Compilatori
- Inserimento dati: Carlotta Ghiretti - CAeB (Archivista) - Data intervento: 20 marzo 2026
Link risorsa: http://lombardiarchivi.servizirl.it/groups/UniPV/creators/9171