Cellula e Sezione del Partito Comunista Italiano del “Corriere della Sera” ( 1943 - 1991 )
Tipologia: Ente
Tipologia ente: Partito politico, organizzazione sindacale
Profilo storico / Biografia
L’organizzazione periferica del PCI: cellule e sezioni
Subito dopo la scissione il PCd’I (Partito Comunista d’Italia) mutuò parte della propria organizzazione dal partito socialista. Esistevano sezioni territoriali che facevano capo alle federazioni, ma, accanto a queste, anche una struttura “illegale” militarizzata cui la tradizione socialista era stata estranea. Le innovazioni organizzative più consistenti sopraggiunsero dopo l’ondata di arresti del 1923 condotta dal nascente regime fascista, che condussero alla decapitazione dei vertici del partito e all’elezione a segretario di Palmiro Togliatti. Per garantire l’autoconservazione del partito di fronte all’offensiva fascista si realizzò una separazione netta tra gli aspetti organizzativi e quelli politici : vennero costituite “cellule” territoriali con un massimo di 10 membri, dirette da un capogruppo che rispondeva alla sezione di riferimento. La sezione territoriale, ultimo retaggio della tradizione socialista, concluse così il proprio ciclo vitale, poiché le assemblee plenarie, considerate troppo rischiose, vennero sostituite dalla riunione dei capicellula.
La nascita della cellula clandestina comunista del Corriere delle Sera data con certezza ai giorni immediatamente successivi alla caduta del fascismo. Glauco Licata ne attribuisce la fondazione al giornalista Corrado De Vita, il quale militava già nel partito comunista e che al momento del suo passaggio in clandestinità ne delegò, per ordine del partito, la responsabilità a Ugo Zacchetti, operaio, uno dei pochissimi comunisti prima del 25 luglio 1943. De Vita, oltre che impiantare la cellula che all’inizio annoverava appena tre persone, 1’8 settembre aveva organizzato nella tipografia del Corriere, la composizione e la stampa di un numero clandestino dell’Unità che usci il 9 settembre col titolo L’Armistizio è stato firmato. Non più un soldato tedesco in Italia! . Secondo il racconto di Licata l’attività antifascista al Corriere durante la Resistenza fu sempre abbastanza scarsa, soprattutto tra i giornalisti, ma anche tra gli operai, e certamente meno diffusa che in altre fabbriche milanesi. Nonostante questo, l’organizzazione del PCI affidò alla cellula del Corriere non soltanto il compito di salvaguardare gli impianti da eventuali trafugamenti o guasti da parte dei tedeschi, non soltanto il compito di assicurare assistenza alle maestranze tutelando la sicurezza fisica anche degli antifascisti non iscritti al partito, ma anche lo specifico compito di raccogliere, e poi smistare, le armi e le munizioni fornite alla Resistenza dagli operai della fabbrica milanese Brown Boveri. L’incarico di gestire questo traffico venne affidato ad Ugo Zacchetti, che però nel febbraio del 1945 venne arrestato e deportato in Germania, da dove tornò a Liberazione avvenuta.
La cellula del Corriere dovette godere della massima fiducia presso i vertici del Pci poiché ai militanti venne affidata la sicurezza fisica dei personaggi comunisti più importanti della Resistenza: Luigi Longo e Pietro Secchia. Tra il ‘43 e il ‘45 la cellula venne finanziata clandestinamente dalla famiglia Crespi, proprietaria del quotidiano, e dal direttore amministrativo, Mario Palazzi.
Sappiamo da Licata (che lo vide) che la cellula teneva un regolare libro mastro in cui venivano registrate in modo molto preciso entrate e uscite a partire dall’ottobre 1943 fino a maggio 1945 . Di tale libro non è rimasta alcuna traccia nelle carte da noi rinvenute, ma da interviste effettuate è presumibile che sia conservato presso un ex militante della sezione.
All’insaputa degli altri gruppi antifascisti e addirittura del CLNAI il PCI aveva costituito in via Solferino un deposito di armi da utilizzare per eventuali azioni anche dopo la Liberazione . Il 26 aprile 1945 uscì il Nuovo Corriere, e in quei giorni, la tipografia e le attrezzature del giornale furono utilizzate gratuitamente per far uscire l’Unità, l’Avanti! e il Giornale Lombardo, organo del Psychological Warfare Branch diretto dal maggiore inglese Michael Noble.
Dal triennio ‘44 –‘ 47 si realizza il passaggio al “partito nuovo” teorizzato da Palmiro Togliatti dopo la svolta di Salerno. Ricompaiono le sezioni territoriali che, secondo il modello mutuato dai partiti socialisti, dovrebbero diventare strumento per realizzare l’ideale togliattiano della “democrazia progressiva”.
L’organizzazione per cellule viene però mantenuta, nelle sue molteplici forme di cellula di fabbrica, di strada e di villaggio. Secondo lo statuto provvisorio del giugno 1944, la sezione rappresenta un’istanza superiore ed ha funzioni di coordinamento e raggruppamento delle cellule . L’iscrizione del militante avviene non nella sezione, ma nella cellula e il congresso è formato dai rappresentanti delle cellule di base. Tutte le sezioni dipendono poi dal comitato direttivo della Federazione. Si tratta quindi di un’organizzazione rigorosamente inserita in una struttura gerarchica che poco o nulla ha più a che fare con la vecchia sezione socialista, del tutto autonoma. Questa organizzazione rigida si mantiene almeno fino all’8° Congresso (1956), quando si apre una campagna per il rinnovamento democratico del partito che porterà al progressivo svuotamento delle prerogative politiche della cellula a favore della sezione .
La cellula del Corriere della Sera faceva parte della sezione “Palmiro Togliatti” di via Palermo, nata il 27 aprile 1945 con il nome di “sezione Pci Garibaldi”. Le carte ritrovate non consentono di delineare quali fossero i rapporti tra cellula e sezione che potranno essere chiariti dalle testimonianze dirette degli antichi militanti.
Il 1o marzo 1977 il congresso di cellula stabilisce la costituzione di una sezione autonoma all’interno del Corriere, che nei giorni successivi verrà intitolata a Emilio Sereni. Uno dei due registri ritrovati si riferisce proprio alla fase di costruzione del nuovo soggetto politico che si dota di una struttura dirigente (segretario e direttivo) e di una struttura di base (micro cellule in ogni reparto). Durante i primi direttivi vengono costituite anche le commissioni (organizzazione, lavoro di massa, commissione femminile, stampa e informazione), del cui operato, ad eccezione del settore “stampa e informazione”, non è rimasto quasi nulla .
Dalle carte ritrovate possiamo monitorare l’incremento degli iscritti alla cellula / sezione dal 1943 al 1980: il periodo dal ‘43 al ‘59 vede solo 3 nuovi “reclutati” , dal ‘60 al ‘69 si arriva a 14, per salire a 86 dal ‘70 al ‘76 e scendere a 49 nel periodo ‘77 – ’80. Disponiamo anche di dati sul numero complessivo di iscritti alla sezione per gli anni 1981 (275) e 1984 (172).
Come dimostrano le carte la cellula e, più tardi, la sezione “Sereni” operarono , certamente fino al’inizio degli anni ’80 in stretta relazione con altre realtà politiche e associative presenti in azienda: il Comitato Antifascista, l’Anpi Corriere e la Cgil. Molto spesso vi era anche una somma di incarichi che rendeva impossibile una netta distinzione dei ruoli.
La sezione fu attiva sino allo scioglimento del Partito Comunista sancita dal 20° congresso il 3 febbraio 1991.
(a cura di Cristina Bariani)
Complessi archivistici
Link risorsa: http://lombardiarchivi.servizirl.it/groups/UniPV/creators/9249