Comune di San Vigilio ( s.d. )
Tipologia: Ente
Tipologia ente: Ente pubblico territoriale
Profilo storico / Biografia
Il paese di S. Vigilio, nei documenti redatti in latino è variamente indicato, dal 1119 al 1435, come “terra Sancti Vizilii”, “de Sancto Vizilio o Vezilio”, “de Sancto Vigilio” oltre che “de sancto Vèrzilio”. Secondo lo storico don Simone Weber, tale denominazione sembra essere venuta dal titolo dell’antichissima chiesa dedicata a S.Vigilio, tuttora esistente sul colle. Non manca l’indicazione toponomastica della parlata popolare del ‘600, espressa in “San Verzèle”, insieme a quella del primo ‘900 di “San Veglio o Velgio” che ai nostri giorni indica la chiesetta dominante l’abitato.
L’estimo visconteo nel 1385 include il Comune “de Sancto Vigilio” nella Quadra di Nave – insieme a Nave, Caino, Lumezzane e Concesio- mentre l’estimo di Pandolfo Malatesta del 1406 lo indica nella Quadra di Lumezzane di cui, oltre ai comuni ricordati, fanno parte anche Collebeato e Urago.
Nel 1435 la “squadra de Valle lunga” comprende Nave, Caino, Bovezzo, Concesio, Collebeato, Urago e “S. Verzilio”.
Secondo il Catastico Bresciano del podestà veneto della città Giovanni da Lezze, compilato nel 1609-1610, S. Vigilio è: “Terra situata nel piano a piè del monte detto di S. Vigilio discosta dal fiume Mella, un miglio confina con Cailino, et la chiesa di Celadega, che si ritrova fabbricata di novo sopra il monte detto della Madona. Circonda mezo miglio per esser longo come borgo. Il suo territorio si estende per longhezza un miglio et per larghezza mezo. Le terre sono generose et vagliono le più fertili cento ducati, le altre inferiormente.
Piò di terra nel territorio 800 in circa. Fuoghi n. 50. Anime 600, de quali utili 150.Nobili bressani: signori Nassini, signori Sali: con buona entrada. Dei contadini il più commodo il Cochet, li altri sono povere persone, che lavorano in campagna. Chiesa di santa Giulia sopra il monte officiata qualche volta, et ogni giorno è officiata la chiesa della terra da un prete.
Tre ruote de molini di raggione del commune, il quale fa massaro et sindico con salario per governo della terra. Detti molini sono posti sopra le seriole, che sono cavate dal fiume Mella, et passano per di sotto la terra. Una rasega posta sopra detta seriola.
Bovi pera n. 12, cavalli n. 5, carri n. 6.”
Il governo della Quadra capeggiata da Nave ed abitata da 720 famiglie con 5050 anime di cui “utili 1410” consiste in 10 uomini (tre eletti dal comune di Nave, due da Caino ed uno ciascuno dagli altri), che a Natale (considerato il principio dell’anno) eleggono un cancelliere che scrive le cose che occorrono per la Quadra e che, grazie ad informazioni raccolte, determina il calmedro del pane, del vino e delle carni ricevendo un salario di L. 24 l’anno.
Il massaro, chiamato anche sindico ha il compito di riscuotere e pagare le gravezze, cioè le tasse; egli può maneggiare intorno ai mille ducati l’anno e rende conto ogni quattro mesi ai soprascritti 10 uomini, i quali eleggono un Provisore che ha il compito di recarsi nei paesi della Quadra a pesare il pane e a denunciare le frodi, che sono giudicate dai dieci rappresentanti suddetti ricevendo un salario di L. 10 all’anno (1).
Inserito nel 1797 nel cantone del Mella, S. Vigilio passa nel distretto del Garza Occidentale nel 1798 e rimane incluso nello stesso distretto ai sensi della legge dell’ottobre dello stesso anno; nel 1801 viene incorporato nel distretto I, di Brescia, per fare poi parte del cantone II di Brescia del distretto III di Brescia con la legge del giugno 1805. Viene concentrato in Concesio a partire dal 1 gennaio 1810. Sul piano istituzionale, in osservanza della legge del 24 luglio 1802 ed in virtù dei 548 abitanti, viene classificato nella terza classe dalla citata legge 8 giugno 1805.
Il catasto di S. Vigilio (2) datato 30 novembre 1810, indica i vari possessori e i loro beni, specificandone la località in cui sono posti, la qualità e la quantità. Questi sono i luoghi sacri e religiosi elencati: la chiesa parrocchiale di S. Vigilio sotto il titolo di S. Gregorio, il piazzale davanti alla chiesa, la chiesa “campestre” sotto il titolo di S. Vigilio, la chiesa parrocchiale, il santuario della Madonna della Stella ed il piazzale intorno al medesimo.
L’economia del paese risulta legata allo sfruttamento dei boschi cedui, molti dei quali costituiti da piante fruttifere di castagno, dei terreni arativi “vitati” con “moroni” (cioè arricchiti di gelsi, le cui foglie sono indispensabili per l’allevamento dei bachi da seta), dei ronchi, dei pascoli, dei prati, e delle tre vigne poste in località denominata Sonzaiolle di proprietà dell’Arciprebenda di Marmentino. Le seriole derivate dal Mella permettono l’attività di due molini in contrada Rassega e una filanda, in contrada Cimaschi, di proprietà di Francesco Morandi
In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito nel 1859, il comune di S. Vigilio con 721 abitanti, retto da un consiglio di 15 membri e da una giunta di 2 membri, viene incluso nel mandamento III di Brescia, circondario I di Brescia, provincia di Brescia.
Alla costituzione del Regno d’Italia nel 1861, il comune comprende una popolazione residente di 737 abitanti (Censimento 1861). In base alla legge sull’ordinamento comunale del 1865 il comune viene amministrato da un sindaco, da una giunta e da un consiglio. Popolazione residente nel comune: abitanti 893 (Censimento 1871); abitanti 931 (Censimento 1881); abitanti 1.144 (Censimento 1901); abitanti 1.379 (Censimento 1911); abitanti 1.546 (Censimento 1921).
Nel 1924 il comune risulta incluso nel circondario di Brescia della provincia di Brescia.
In seguito alla riforma dell’ordinamento comunale disposta nel 1926 il comune viene amministrato da un podestà. Nel 1927 S. Vigilio viene aggregato al comune di Concesio (R.D. 29 dicembre 1927, n. 2664).
La più antica attività artigianale sembra essere stata quella degli intagliatori di lime. Un lavoro comunque legato alla tradizione valtrumplina della lavorazione del ferro, in particolare delle armi, che esigevano appunto quelle finiture che allora erano opera solo di esperti limatori.
Il censimento industriale del 1911 registra 11 occupati nelle industrie estrattive, 22 nelle industrie che lavorano prodotti di agricoltura, caccia e pesca, 32 nelle industrie che lavorano metalli, 3 operanti nel settore della lavorazione dei minerali e nelle costruzioni edili, stradali e idrauliche mentre 147 sono quanti lavorano nell’industria tessile. La ditta Succ. Pietro Sorlini nel 1923 occupa 2 impiegati e 246 operai –4 uomini, 90 donne e 152 ragazze . La filanda è in un certo modo un’attività direttamente legata all’agricoltura, e cioè all’allevamento del baco da seta, che però viene per lo più praticato presso le famiglie stesse di S. Vigilio, le quali poi consegnano i bozzoli –ripuliti alla filanda. La filanda Sorlini cessa la sua attività nel 1932. I locali della filanda ospitano più tardi la lavorazione delle pelli della conceria Gavezzoli, che tratta pelli per lo più adatte a ricavare cuoio per suole e tacchi e dura fino alla metà degli anni ottanta.
Alla fine della guerra 1940-1945 l’attività primaria dell’economia è ancora l’agricoltura. Nel breve volgere di un quindicennio però la situazione cambia radicalmente. All’inizio degli anni ’60 infatti l’esodo dai campi è ormai un fatto compiuto e la stragrande maggioranza delle persone in età di lavoro entra nel mondo delle fabbriche industriali o piccole officine, che cominciano a sorgere proprio a partire dagli anni ’50. In seguito, la manodopera verrà impiegata oltre che nelle piccole e medie industrie nelle piccole imprese artigianali e nel settore del terziario al di fuori del paese.
Oggi il settore agricolo è fortemente ridimensionato, basti dire che le oltre 150 famiglie di coltivatori che si contavano nel 1950 sono ridotte a 15 nel 1996.
Sono stati comunque introdotti miglioramenti continui nella tenuta dei frutteti, la frutta di S. Vigilio infatti tiene ancora banco sui mercati, così come persiste la coltivazione più antica e tradizionale che è quella della vite.
Note
(1) Catastico Bresciano manoscritto queriniano H.V. 1-2, ff. 294 r.-297 v., 304 r., -305 v.
(2) A.S.B. catasto Napoleonico, S. Vigilio, n. 392
Bibliografia
- Giovanni Da Lezze, Il catastico bresciano (1609-1610), a cura di Carlo Pasero, Brescia, 1969 –1973.
- Atlante valtrumplino. Uomini, vicende e paesi delle valli del Mella e del Gobbia, Grafo, Brescia, 1982.
- Viaggio in Valtrompia, a cura di Livio Bettari, Ernesto Pintossi, Carlo Sabatti, Edizioni Brixia, Brescia, 1994.
S. Vigilio nella storia e nell’arte, a cura di Carlo Sabatti, Editrice La Rosa S. Vigilio 1998.
- Le istituzioni storiche del territorio lombardo: XIV-XIX secolo. Brescia. Progetto Civita, Regione Lombardia, Milano, 1999.
- Le istituzioni storiche del territorio lombardo: 1859-1971. Progetto Civita, tomo II, Regione Lombardia, Milano, 2001.
Complessi archivistici
- Comune di San Vigilio (1790 - 1928)
Link risorsa: http://lombardiarchivi.servizirl.it/groups/UniPV_Cen-/creators/9303