Giolli, Raffaello ( Alessandria (AL), 1889 aprile 3 - Mauthausen, 1945 gennaio 6 )

Tipologia: Persona

Profilo storico / Biografia

Nato ad Alessandria il 3 aprile 1889, da padre toscano e madre piemontese, Raffaello Giolli frequentò a Milano il ginnasio e a Novara il liceo. Seguì il corso di Lettere alle Università di Pisa e di Bologna. Quando era ancora studente, collaborò a Novara con diverse riviste, insieme al fratello Federigo, con il quale si legò agli ambienti nazionalisti. Mentre era iscritto all’Università, lavorò presso Alfieri e Lacroix in qualità di redattore delle riviste “Pagine d’arte”, “Vita d’arte”, “Rassegna d’arte”. Coadiuvò attivamente l’avvocato Melzi nella fondazione del Circolo d’alta cultura, che organizzò – nel breve lasso di tempo della sua attività – importanti mostre quali quella d’arte orientale e quelle dedicate ai pittori Ranzoni e Magnasco. In qualità di professore aggiunto, insegnò storia dell’arte nei licei milanesi “Berchet”, “Parini”, Beccaria”. Essendosi rifiutato di iscriversi al Partito fascista, dovette lasciare l’insegnamento nelle scuole di Stato. Passò però a insegnare all’Accademia libera del professor Vincenzo Cento, e vi rimase fino alla vigilia della seconda guerra mondiale, quando fu mandato in confino per antifascismo, insieme al figlio Paolo, allora diciassettenne, a Istonio Marittimo [Vasto], in Abruzzo. A causa della sua incompatibilità con il regime, era già stato obbligato a cessare la sua collaborazione con i giornali “La Sera” e “L’Ambrosiano”, nonché quella con la rivista “Domus”. Giolli aveva avuto anche una attività editoriale propria, sia pure di breve durata, pubblicando il periodico “Il Poligono” e la rivista “Colosseo”. Liberato dall’internamento di Istonio, fu inviato in domicilio coatto a Senago, nel Milanese. Riuscì tuttavia a frequentare la vecchia casa di famiglia a Vaciago, sul lago d’Orta, dove tenne periodicamente conferenze d’arte, con la partecipazione dei numerosi sfollati che là risiedevano. In questo periodo, tentò anche di istituire un corso di lezioni di storia dell’arte per i giovani contadini e operai della zona, ma ne fu impedito, essendo sempre soggetto a sorveglianza politica. Nonostante gli evidenti rischi, cominciò a collaborare con il gruppo partigiano dell’architetto Beltrami di Omegna (Beltrami era stato allievo di Giolli al liceo). Dopo il 25 luglio 1943, tornò a Milano, dove, con il nome di battaglia di Giusto, cercò di costituire un gruppo aderente al movimento di liberazione formato da artisti dissidenti. Il figlio maggiore Paolo, già militare in Grecia, fu imprigionato dai tedeschi dopo l’8 settembre. Il secondogenito Nando, scappato dapprima in Svizzera per sfuggire alla leva, si arruolò in seguito con i partigiani della Val d’Aosta. Pur essendo passato a militare a sinistra, Raffaello Giolli non si iscrisse a nessun partito, collaborando tuttavia con Mazzali a “L’Avanti” e a diversi giornaletti e fogli clandestini. Arrestato a Milano il 14 settembre 1944 dalla brigata delle camicie nere «Ettore Muti» insieme alla moglie Rosa Menni, alla quale si aggiunse, il giorno successivo, anche il figlio minore Federigo – di soli quattordici anni – subì un drammatico interrogatorio durante il quale venne brutalmente percosso. Per sfuggire a un secondo interrogatorio dandosi la morte o cercando disperatamente di evadere, si gettò da un cavedio e cadde sopra un mucchio di sabbia, fratturandosi però due costole e riportando una lesione alla colonna vertebrale. Nuovamente bastonato quasi a morte, alla presenza della moglie, fu poi abbandonato a sé stesso in uno stanzino privo di finestre; dopo alcuni giorni, fu consegnato insieme alla moglie alle S.S. e condotto all’Hôtel Regina. La moglie Rosa fu liberata dopo un mese di detenzione nel carcere di San Vittore. Il figlio Nando, intanto, dopo essere stato catturato in combattimento, era stato fucilato. Rosa Menni tentò di perorare la causa del marito recandosi a Roma e ottenendo dei colloqui con il comm. Pennetta della Direzione generale di pubblica sicurezza e incontrando a Milano un funzionario del Ministero dell’interno, ma riuscì solo a conoscere in dettaglio le accuse mosse a Giolli, e cioè: «I.) diffusione, sotto la specie della critica d’arte, di idee pericolose e difesa, invece che dell’arte fascista, di correnti straniere moderne, anarcoidi, dissolvitrici, ebraiche; II.) riunioni, in casa dell’internato, di elementi non fascisti, con discussioni di natura politica». Raffaello Giolli, condannato a morte, fu destinato dapprima al campo di concentramento di Bolzano, dove fu trattenuto almeno fino al 18 novembre, prima di essere deportato in Germania, e precisamente a Mauthausen. Trasferito presto nel campo di Gusen, fu assegnato a lavorare nelle cave. Morì di polmonite – secondo la testimonianza rilasciata in seguito dai compagni di prigionia – il 6 gennaio 1945.

Dopo la Liberazione, Rosa Menni partecipò alla politica attiva nel Partito socialista italiano di unità proletaria, e sempre dal 1945 assunse la direzione di “Noi donne”, organo quindicinale dell’U.D.I., edizione lombarda. Sempre nel dopoguerra, sia pure per un breve periodo di tempo fece parte, con Antonio Banfi, Giorgio Strehler, Samuele Polistina e Aldo Carpi, dell’associazione Gli Amici della Francia, fondata a Milano nel 1945 per promuovere gli scambi culturali italo-francesi. Alla fine del 1946 si recò a San Paolo, in Brasile, dove abitava da tempo la sorella Lina, e dove strinse rapporti con l’architetto Lina Bo, che era stata vicedirettrice di Domus nel 1944.

Rientrò in Italia nel 1949, si applicò alle traduzioni e scrisse un’autobiografia, ma la sua attività di pubblicista rimase inedita. Nel 1964, dopo circa un decennio dedicato alla ripresa e sistemazione delle carte di Raffaello, promosse la prima edizione del Premio Raffaello e Ferdinando Giolli, che intendeva incoraggiare la critica d’arte e i giovani poeti. Rosa Menni morì a Melzo il 13 novembre 1975.

Profili biografici di Raffaello Giolli

- ROSA MENNI GIOLLI, Notizie su Raffaello Giolli, datt. di 3 ff. con correzioni mss., indirizzato al «Gentilissimo Dott. Foà», s.d. [post 1945]
- Id., Note Biografiche di Raffaello Giolli ad uso interno della Casa editrice Giulio Einaudi, datti. di 4 ff. con correzioni e addende mss., s.d. [1957 ca.]
- VINCENZO CENTO, Raffaello Giolli, datt. di 7 ff. con correzioni mss., s.d. [post 1945]

Profili biografici di Raffaello Giolli disponibili sulla rete Internet

- Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Raffaello_Giolli
- Pietre d’inciampo Milano
https://www.pietredinciampomilano.it/biografia/?ricerca=82
- Associazione nazionale partigiani d’Italia – A.N.P.I.
https://www.anpi.it/biografia/raffaello-giolli
- Istituto nazionale Ferruccio Parri
https://www.italia-liberazione.it/novecento/Giolli_1.htm
- Gedenkstatte Mauthausen
https://raumdernamen.mauthausen-memorial.org/?id=4&p=61707&L=3

Fonti archivistiche

- Civiche raccolte storiche del Comune di Milano, fondo Raffaello Giolli, cartt. 1-14

Fonti archivistiche correlate

- Archivio digitale della Galleria nazionale – G.N.A.M.C., fondo Ugo Ojietti, Corrispondenti: artisti, lettera G
https://opac.lagallerianazionale.com/gnam-web/fondi/detail/IT-GNAM-ST0010-000997/giolli-raffaello-scrittore-d-arte.html?currentNumber=36&startPage=21&gridView=false
(lettere manoscritte, lettere dattiloscritte, cartoline, biglietti, telegrammi, inviti, bozze di statuto, docc. 91, cc. 116)

Bibliografia di Raffaello Giolli

- Appunti d’arte novarese: Oleggio, Roma, E. Calzone, 1911
- Un fratello spagnuolo di rata langa: Ignacio Zuloaga di fronte alla storia, Roma, Tip. Unione ed., 1912
- Elaborazioni paesistiche della pittura lombarda, Siena, Alfieri & Lacroix], 1914
- L’architettura di Conconi, «Vita d’arte», 1914, p. 136-144
- Impressioni di architettura indiana, Milano, Alfieri & Lacroix, 1919
- P. Troubetzkoy, Milano, Alfieri & Lacroix, 1919
- Lo zar Lazzaro: leggende serbe, Milano, Sonzogno, 1919
- La guerra di Paul Emile Colin, Siena, [s.n.], 1919
- Luigi Conconi, architetto e pittore. Prospetto biografico critico, con numerosi documenti inediti, Roma-Milano, Alfieri e Lacroix, 1921
- Eso Peluzzi: mostra personale, Milano, Bottega di poesia, 1924
- La Milano di Mosè Bianchi, Milano, T.C.I., 1924
- L’Erodiade del Morazzone, Milano, Libreria Antiquaria F. Perrella & C., 1934
- La Trivulziana e Milano, Milano, F. Perrella & C., 1935
- B. Gadio e l’architettura militare sforzesca: 1. La rocca di Cassano d’Adda, Milano, F. Perrella & C., 1935
- La disfatta dell’Ottocento, Torino, Einaudi, 1961, [postumo], prefazione di Rosa Menni e introduzione di Claudio Pavone
- Arte e architettura 1910-1944, a cura di Cesare De Seta, Archivio Cattaneo, 2012

Bibliografia su Raffaello Giolli

- ILARIA M. P. BARZAGHI, Dalla critica d’arte a Mauthausen, «Storia in Lombardia», 2006/2, p. 23-62

Complessi archivistici

Compilatori

  • Prima redazione: Saverio Almini (archivista) - Data intervento: 19 dicembre 2025