Ottieri, Ottiero ( Roma, 1924 marzo 29 - Milano, 2002 luglio 25 )

Tipologia: Persona

Altre denominazioni: Lucioli Ottieri della Ciaja, Ottiero [nome all'anagrafe]

Codici identificativi

  • MIDC00072D (PLAIN) [Verificato il 22/10/2013]

Profilo storico / Biografia

Nasce a Roma, dove compie studi letterari, per poi trasferirsi a Milano nel 1948, dove trova lavoro presso l’Ufficio stampa della casa editrice Mondadori e dove colalbora con l’”Avanti!”. Nel 1950 sposa una nipote di Valentino Bompiani, Silvana Mauri, figlia di Umberto, presidente delle Messaggerie italiane, da cui avrà due figli, Maria Pace e Alberto. Nel 1953 è assunto presso l’Ufficio per la selezione del personale della Olivetti di Ivrea. Subito dopo viene colpito da una forte meningite, che lo costringe ad un ricovero di quattro mesi, al termine del quale gli viene confermato il precedente incarico, presso la sede di Pozzuoli della società, dove si trasferisce nel 1955 con la famiglia. Prosegue, frattanto, la collaborazione a riviste e quotidiani: dalla metà degli anni Cinquanta scrive per “Il Contemporaneo”, “Il Mondo” e “Il Giorno”. Cresce parallelamente l’interesse dell’Autore – che già si era sottoposto a un trattamento di psicoterapia con Cesare Musatti – per la psicologia del profondo; la competenza acquisita in questo campo gli consente di collaborare anche alla rivista specialistica “Psiche”. Il primo romanzo di Ottieri, pubblicato da Vittorini nella collana “I gettoni” di Einaudi, Memorie dell’incoscienza (1954), è di fatto un’"analisi generazionale [(] un’autocoscienza [(] privata ed esistenziale" (G. Barberi Squarotti, La letteratura italiana dopo il 1945, Rocca San Casciano 1968, vol. I, p. 213). L’Autore si cimenta, dunque, fin dagli esordi in un ritratto psicologico, con evidenti connotazioni autobiografiche, che mira alle profondità dell’inconscio, pur rimanendo ancorato a una struttura narrativa di impianto naturalistico.
I successivi romanzi, Tempi stretti (1957) e Donnarumma all’assalto (1959), lo impongono, invece, come uno dei principali esponenti della narrativa di tematica aziandale. Il successo del secondo di tali libri lo convincono a rinunciare all’incarico a tempo pieno presso la Olivetti, per dedicarsi totalmente alla letteratura.
Frattanto Ottieri si cimenta anche nella scrittura per il cinema, collaborando con Tonino Guerra ed Elio Bartolini alla sceneggiatura del film L’eclisse (1962) di Michelangelo Antonioni, di cui solitudine e incomunicabilità dell’uomo contemporaneo costituiscono i temi portanti.
I primi anni Sessanta lo vedono fortemente coinvolto nel dibattito culturale sui rapporti fra letteratura e industria. Tuttavia, nel successivo romanzo, L’impagliatore di sedie (1964), la tematica induistriale e sociologica sfuma nell’analisi delle nevrosi che insorgono nell’individuo dopo che le difese razionali sono state travolte dalla forza degli eventi. Trattasi di romanzo dalla decisa connotazione autobiografica e diaristica, connotazione che sottende, del resto, tutta la produzione dell’Autore.
D’ora in avanti l’indagine di Ottieri si concentra sulla descrizione, sia pure trasposta nei personaggi creati di volta in volta, del proprio disagio psichico, affidando alla scrittura un ruolo quasi terapeutico, senza tuttavia abbandonare l’osservazione attenta e ironica della realtà sociale. Così è nel saggio romanzesco L’irrealtà quotidiana (1966, Premio Viareggio per la saggistica di quell’anno) e, soprattutto, nella prima prova poetica dell’Autore, Il pensiero perverso (1971), dove pensiero ossessivo, disamina della nevrosi, legame con l’analisi psicoanalitica, angoscia del mondo esterno avvertito come una minaccia, tornano con ancora maggior vigore.
Tra gli anni Settanta e Ottanta la nevrosi consente all’Autore, tra alti e bassi, di continuare a scrivere: escono così opere quali Campo di concentrazione (1972), diario clicnico di un ricovero in casa di cura, e Contessa (1976), una delle prove narrative migliori di Ottieri, in cui il dato autobiografico è trasposto nella figura della protagonista, affetta da gravissime crisi d’ansia che le devastano la vita.
La prolifica attività letteraria subisce all’inizio degli anni Novanta una battuta d’arresto, dovuta all’aggravarsi della depressione. Nel 1991 l’Autore è ricoverato presso la clinica psichiatrica San Rossore di Pisa, nella quale resta per un lungo periodo. Da questa esperienza nascono la raccolta di versi L’infermiera di Pisa (1991, Premio Mondello nello stesso anno) e Il palazzo e il pazzo (1993).
Nella produzione letteraria degli anni Novanta l’autoanalisi si fa ancora più ossessiva, fino a sfiorare il narcisismo, come in La psicoterapeuta bellissima (1994), Il diario del seduttore passivo (1995) e Il poema osceno (1996), incentrati esclusivamente sulla propria patologia e sulle fantasie malate che ne derivano. Il disagio di vivere e il fastidio per la realtà intellettuale e mondana, di cui pure l’Autore è stato pienamente partecipe, esplodono in una rabbia lucida e violenta nell’ultima prova narrativa: Un’irata sensazione di peggioramento (2002).

[Cfr. Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 66 (2006); Dizionario della Letteratura Italiana, Garzanti, p. 527]

Funzioni e occupazioni

  • narratore
  • poeta
  • sceneggiatore cinematografico
  • collaboratore editoriale

Complessi archivistici

Compilatori

  • Silvia Albesano
  • Integrazione successiva: Gabriele Rossini - Data intervento: 11 dicembre 2017