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Merini, Alda

Merini, Alda (1948 - 1999)

329 unità archivistiche di primo livello collegate

Fondo

Metri lineari: 3.0

Consistenza archivistica: 329 unità archivistiche conservate in 34 fascicoli e, a loro volta, contenuti da 6 scatole lignee

Abstract:

Il Fondo Alda Merini, conservato dal Centro Manoscritti di Pavia, è costituito principalmente da una serie di invii di materiali fatti dalla poetessa a Maria Corti: lettere della Merini accompagnate, nella maggior parte dei casi, da poesie e prose in allegato, lettere di altri inviate per conoscenza, riviste, scritti e poesie del marito Michele Pierri.
Sotto molti aspetti il Fondo pavese di Alda Merini si forma e costituisce quindi grazie alla sedimentazione del rapporto epistolare tra Maria Corti e Alda Merini: le opere della Merini costituiscono, in qualche modo, sempre un allegato alla corrispondenza con Maria Corti.
La consistenza complessiva è di 329 unità archivistiche conservate in 34 fascicoli e, a loro volta, contenuti da 6 scatole lignee.

L’intervento di riordino e inventariazione del Fondo è stato avviato dalla Cooperativa CAeB di Milano nel 2018. Al momento dell’avvio dei lavori, il Fondo Alda Merini aveva una consistenza di 24 fascicoli e di 3 faldoni, per un totale stimato di circa 5.000 carte. Il lavoro di riordino e inventariazione è stato preceduto, vista la complessità di sedimentazione delle carte, da una prima fase di cartulazione e preschedatura (senza che fosse effettuato alcun riordino delle carte) che ha portato all'elaborazione di 310 schede/unità archivistiche in Archimista contenenti i dati principali relativi a ogni tipologia di documento.
Già dal principio della schedatura preliminare è parso evidente il legame e il debito ontologico del Fondo Alda Merini, come già anticipato, con il rapporto epistolare della poetessa con Maria Corti. Il corpus documentario è costituito, infatti, principalmente dalle lettere inviate dalla poetessa al direttore del Fondo manoscritti e contenenti, nella maggior parte dei casi, poesie e prose in allegato (quasi sicuramente con la speranza di ottenerne una pubblicazione), ma anche da materiale documentario diverso consegnato alla Corti: è presente infatti un grosso nucleo documentale relativo a Michele Pierri, marito della Merini dal 1983, tra cui poesie, scritti e corrispondenza tra Pierri e altri.
In alcuni casi il materiale è stato consegnato fisicamente dalla Merini alla Corti. Sono presenti, infatti, poesie e scritti conservati all’interno di una busta da lettera senza timbro postale o nuclei documentali consegnati sotto forma di “spedizioni”.
Vista la complessità del fondo, in termini di ricostruzione dei versamenti e di formazione di una struttura logica delle carte, si è deciso in primis di cartulare le carte e quindi apporre, a matita, un numero progressivo in modo da poter ricostruire, anche virtualmente e se necessario, l’ordinamento precedente, per quanto sulla maggior parte dei fogli fosse già presente una numerazione a matita (alcune volte dell’autrice, altre no) relativa al fascicolo.
In quasi tutte le unità su cui è stata effettuata la schedatura preliminare convivevano lettere di diversi anni e relative a differenti mittenti insieme a poesie o prose (inedite o appartenenti a diverse raccolte) e altre tipologie documentarie; solo in qualche caso l’organizzazione manteneva una coerenza di contenuto (per esempio la Cartellina II era relativa alla raccolta “La Terra promessa”) ma nella grande maggioranza l’organizzazione era letteralmente per “accumulo” di carte.
Dopo la prima fase di cartulazione e preschedatura, è stata effettuata un’opportuna valutazione ed è stato aperto un dialogo con la dott.ssa Sara Anselmo della Soprintendenza archivistica e bibliografia per la Lombardia sull’organizzazione del Fondo per serie archivistiche.
La struttura scelta per il Fondo meriniano prevede una netta distinzione tra la mera corrispondenza di Alda Merini a Maria Corti, gli scritti e le poesie di Alda Merini inviati alla Corti e i materiali consegnati dalla poetessa al Centro manoscritti e destinati alla Corti.
L’organizzazione finale dell’archivio consente di mantenere, nel modo più scrupoloso possibile e rispettoso, le peculiari modalità di trasmissione di un corpus cartaceo così fragile e delicato. Particolare rilievo è stato dato alla corrispondenza con Maria Corti, che costituisce l’occasione culturale e umana intorno a cui si coagula, tramite spedizioni e consegne, anche manuali o casuali, l’intero Fondo.
Pur rimanendo nel solco della dottrina e della prassi archivistica, non è stato possibile applicare alle carte meriniane le tradizionali modalità ordinative di un archivio di persona. Imporre una struttura troppo rigida avrebbe significato schiacciare le carte con una logica quasi violenta e irrispettosa della storia e della peculiarità produttiva di Alda Merini. Le tracce meriniane e del suo particolare modus operandi sono presenti sia nella struttura finale che il Fondo presenta, sia nella descrizione delle unità archivistiche costruita ad hoc.
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L’attività di inventariazione ha prodotto 318 unità archivistiche che sono state riordinate e organizzate nelle seguenti serie e sottoserie:
Serie / Sottoserie Unità archivistiche
Serie 1 − Lettere di Alda Merini a Maria Corti 39 Unità archivistiche
Serie 2 − Poesie e scritti inviati da Alda Merini a Maria Corti 135 Unità archivistiche
Serie 3 − Testi consegnati da Alda Merini a Maria Corti 138 Unità archivistiche
Sottoserie 3.1 − Poesie di Alda Merini 65 Unità archivistiche
Sottoserie 3.2 − Scritti e prose di Alda Merini 43 Unità archivistiche
Sottoserie 3.3 − Corrispondenza di Alda Merini con terzi 17 Unità archivistiche
Sottoserie 3.4 − Scritti di Michele Pierri 5 Unità archivistiche
Sottoserie 3.5 − Lettere di terzi a terzi 8 Unità archivistiche
Serie 4 − Lettere di altri a Maria Corti su Alda Merini 6 Unità archivistiche
Appendice 11 Unità archivistiche

La Serie 1 – Lettere di Alda Merini a Maria Corti e la Serie 2 – Poesie e scritti inviati da Alda Merini a Maria Corti sono costituite da corrispondenza in entrata. Sono presenti, infatti, le lettere inviate da Alda Merini a Maria Corti dal 29 aprile 1980 al 9 aprile 1994 (si tratta spesso di invii continuativi, effettuati a intervalli di pochi giorni l’uno dall’altro) e le poesie e gli scritti inviati dal 1981 al 1998. Tutti gli scritti sono accompagnati dalla busta di spedizione, mentre manca la lettera di accompagnamento (in certi casi la lettera di accompagnamento è composta da qualche frase relativa all’invio appuntata sul verso di una poesia).

La Serie 3 – Testi consegnati da Alda Merini a Maria Corti, articolata in 5 sottoserie, conserva, invece, tutti i testi e i documenti consegnati direttamente alla Corti. Nello specifico, la serie contiene poesie e scritti manoscritti, dattiloscritti e in fotocopia di Alda Merini (in alcuni casi appartenenti a raccolte pubblicate o inedite, come “Canti per Charles”, “Le più belle poesie” o “Le rime petrose”) senza busta di spedizione, scritti di Michele Pierri, corrispondenza di Alda Merini con terzi, lettere di terzi a terzi e documenti vari (fotografie, riviste, biglietti, appunti). Si tratta di materiale consegnato, nella maggior parte dei casi, fisicamente dalla Merini alla Corti.
A differenza, quindi, della Serie 1 e della Serie 2, la Serie 3 non presenta gli elementi formali tipici della corrispondenza attribuibili ad invii effettuati dalla poetessa a Maria Corti. La differenziazione tra una consegna brevi manu, come nella Serie 3, e una consegna tramite spedizione postale, come nelle Serie 1 e 2, è di particolare importanza per il corpus meriniano perché permette la datazione delle lettere e dei testi e la testimonianza di una unitarietà del versamento da parte di Alda Merini, utile a ricostruire quel vincolo archivistico tra i documenti apparentemente privi di connessione ma in origine legati tra loro dalla volontà della poetessa.
Per ogni lettera inviata alla Corti è stato costituito un fascicolo contenente la lettera, la busta di spedizione quando presente, e i relativi allegati ed è stata creata una scheda in Archimista.
I fascicoli relativi alle poesie e agli scritti inviati o consegnati alla Corti non sono stati oggetto di riordino, integrazioni o accorpamenti. Sono state mantenute intatte le unità fisiche esistenti che rispecchiavano probabilmente gli invii e le “consegne” effettuate dalla poetessa.
Per ogni fascicolo di poesie e/o scritti è stata creata una scheda in Archimista. Anche per i fascicoli che riportavano la stessa data, come ad esempio i fascicoli delle poesie inviate il 16 ottobre 1984, il 2 gennaio 1985, il 27 agosto 1985, etc., è stata creata una scheda in Archimista e non sono state effettuate unificazioni.
Il Fondo conserva un corpus costituito da circa 1.800 poesie. Per tutte le poesie è stato indicato il titolo, l’incipit (cioè il primo verso della poesia) e l’explicit (cioè l’ultimo verso della poesia) nella scheda di descrizione di Archimista.
La costituzione della scheda unità per le poesie così composta permette di tenere separata la descrizione prettamente archivistica da quella filologica, scindendo così l’aspetto informativo da quello critico ma mettendo il primo al servizio del secondo.
Gli incipit e gli explicit riportano il testo così come si trova stampato: molte volte si presenta errato, con lettere mancanti, con errori causati principalmente, come anche riportato da Maria Corti, da un particolare utilizzo della macchina da scrivere (usata spesso senza nastro).
Esempi sono: (unità 225) “Filan le Parche il tenro divario” probabilmente “Filan le Parche il tenero divario”; (unità 154) “Rendimi pa baco e fendimi parola” probabilmente “Prendimi la mano e fendimi parola”.
Per ciascuna poesia è stato, inoltre, indicizzato il titolo, e nei casi in cui il titolo era assente, l’incipit e l’explicit.
I 1.168 incipit e i 1.187 explicit estratti saranno di grande utilità per ogni tipo di ricerca filologica che dovesse venire effettuata (il numero degli incipit è diverso da quello degli explicit perché molte volte l’incipit risulta il medesimo per una stesura differente di un componimento).
Per le poesie di Michele Pierri, considerate in qualche modo “aggregate” al Fondo, sono stati schedati solo i titoli delle poesie, realizzando pertanto l’indicizzazione degli incipit ed explicit esclusivamente sui testi meriniani.

Le lettere di altri a Maria Corti, presenti nella Serie 4 – Lettere di altri a Maria Corti su Alda Merini, seguono un ordine alfabetico per destinatario. Per queste lettere è stato costituito un fascicolo per mittente ed è stata creata una scheda in Archimista all’interno della quale sono state elencate le lettere conservate nel fascicolo, con indicazione della data cronica, della data topica e se si tratti di lettera dattiloscritta o manoscritta.
La consistenza complessiva è di 318 unità archivistiche, conservate in 34 fascicoli e, a loro volta, contenuti da 6 scatole lignee collocate all’interno di una cassaforte. A queste si aggiungono 11 unità archivistiche inserite in Appendice.
Si tratta di un testo critico realizzato da Annalisa Gimmi, conservato fisicamente nel Fondo Merini. A questo testo si aggiungono, inoltre, 10 lettere già inventariate e collocate nell’Archivio Maria Corti prima del presente intervento.
L’inventario meriniano è costituito, quindi, da un totale di 329 unità archivistiche, di cui 319 unità fisiche e 10 unità presenti solo con una scheda di descrizione: si tratta di 10 lettere inviate da Alda Merini a Maria Corti che, pur rimanendo fisicamente nell’Archivio Maria Corti, potranno essere di ausilio al ricercatore.
La ripartizione delle 329 unità nelle serie e sottoserie è sintetizzata nella tabella 1, presente nelle pagine seguenti.
Durante la fase di inventariazione sono stati eliminati materiali potenzialmente dannosi per le carte (graffette, plastiche, elastici); ogni unità archivistica è stata raccolta da una fascetta di carta non acida su cui è stata apposta un’etichetta.
La segnatura assegnata a ciascuna unità archivistica è costituita dalla sigla MER (che identifica all’interno del Centro Manoscritti il soggetto produttore Alda Merini) seguita dal numero di serie (da 01 a 04) e da un numero progressivo di fascicolo per ogni serie.

Storia archivistica:

Il Fondo Alda Merini, conservato dal Centro Manoscritti di Pavia, è costituito principalmente da una serie di invii di materiali fatti dalla poetessa a Maria Corti: lettere della Merini accompagnate, nella maggior parte dei casi, da poesie e prose in allegato, lettere di altri inviate per conoscenza, riviste, scritti e poesie del marito Michele Pierri.
Sotto molti aspetti il Fondo pavese di Alda Merini si forma e costituisce quindi grazie alla sedimentazione del rapporto epistolare tra Maria Corti e Alda Merini: le opere della Merini costituiscono, in qualche modo, sempre un allegato alla corrispondenza con Maria Corti.
Il Fondo si è costituito, quindi, grazie al rapporto personale e intenso, frutto di una forte delega fiduciaria, della poetessa con Maria Corti; a tratti si presenta più come un archivio di “pertinenza meriniana”, originato da un groviglio esistenziale che si riverbera pedissequamente sulle carte e sulle relazioni, fondandosi sulla “necessità della scrittura”, “che porta la Merini ad annotare, trascrivere, reinterpretare sulla carta ogni pensiero, sensazione, esperienza”.
La maggior parte delle carte conservate al Centro Manoscritti risulta afferente a raccolte o carteggi degli anni Ottanta, acquisiti dal Centro tra il 1983 e il 1986.
Precedentemente all’intervento in corso, il Fondo disponeva di due strumenti di corredo:
- uno presumibilmente databile al 2014, contenente un’elencazione dettagliata e di impronta critico-filologica del contenuto delle cartelline e dei faldoni. L’elenco dettagliato del 2014 riproduceva l’originale ordinamento delle carte, cioè quello di versamento e arrivo al Centro Manoscritti e ne proponeva una descrizione, organizzata per cartelline rappresentate non consecutivamente (il lavoro cominciava, infatti, dalla cartellina IV, proseguiva poi con la XVI, con l’VIII etc.), e completamente disaggregata, priva di ordine e di struttura, di difficile consultabilità per gli studiosi e pubblicabilità su qualsiasi sistema informativo;
- uno relativo agli anni Ottanta, contenente una descrizione sommaria del Fondo, probabilmente priva degli ultimi versamenti, e corredato da analisi relative alla sua formazione e acquisizione. Sul testo, dattiloscritto e intitolato “Annalisa Gimmi, per la Vetrina di Alda Merini”, si legge infatti:
Il materiale pavese è costituito da una considerevole quantità di testi in prosa e in poesie talvolta riconducibili a raccolte a stampa, talaltra (ed è la maggior parte) ancora inediti. La caratteristica che prima colpisce è l’aspetto di incompiutezza e di generale disordine che traspare da questi gruppi di fogli che vanno da stesure dattiloscritte, incomplete e spesso con fitti errori di battitura corretti a mano, riproducenti testi editi o no, comunque dotati di una certa organicità di scrittura, a fogli sparsi in prosa o, più spesso, in versi, dai temi più vari che possono comparire anche in diverse stesure. […]
Il materiale è stato generalmente inviato dalla stessa Merini al direttore del Fondo, Maria Corti, in momenti successivi, senza tener conto né di eventuali legami tra i testi, né della cronologia, per cui l’opera di riordinamento ha presentato difficoltà molte volte insuperabili.
Fin dalle prime analisi sulle carte è parso evidente come l’organizzazione del Fondo Merini risultasse influenzata, oltreché dalle modalità di versamento, dal modus operandi del soggetto produttore, cioè dalla metodologia creativa della Merini, per cui la scrittura costituiva una necessità e, allo stesso tempo, una terapia.
Pur senza voler entrare in un ambito critico-filologico o clinico-psichiatrico, ambiti che non pertengono a un lavoro archivistico, le esigenze di scrittura terapeutica sono state rivendicate dalla stessa Merini in più circostanze e in più opere, come, per esempio, in “L’altra verità. Diario di una diversa” (Milano, Scheiwiller, 1986, pagg. 53-54), pubblicato proprio in un periodo di particolare intensità di trasmissione di poesie dalla Merini alla Corti: Un giorno senza che io avessi detto mai niente del mio scrivere, mi aperse lo studio e mi fece una sorpresa: “Vedi disse quella cosa là? È una macchina da scrivere. È per te per quando avrai voglia di dire le cose tue”. Io rimasi imbarazzata e confusa… Quando avevo scritto il mio nome lo guardai sbalordita. Ma lui con fare molto paterno, incalzò: “Vai, vai, scrivi”. Allora mi misi silenziosamente alla scrivania e cominciai: “Rivedo le tue lettere d’amore… Il dottor G. si avvicinò a me e dolcemente mi sussurrò in un orecchio. Questa poesia è vecchia. Ne voglio delle nuove”. E gradatamente, giorno per giorno, ricominciarono a fiorirmi i versi nella memoria, finché ripresi in pieno la mia attività poetica. Questo lavoro di recupero durò circa due anni.”
Partendo dal presupposto, ormai consolidato anche nella dottrina, che gli archivi di persona e di personalità (più di altre tipologie), per il proprio legame con esperienze interiori e profili psicologici, invitino a procedere a un lavoro di riordino fondato su scelte, ‘ricostruzioni’, modifiche personali (prestandosi a manipolazioni ben prima che entri in gioco l’archivista, ma anche, e in particolare, in tempi precedenti, non appena inizia a sedimentarsi, come teorizzato da Hobbs 2001, 127−128; Wells 2012, 174), si è ritenuto che il Fondo meriniano conservato a Pavia meritasse una metodologia cucita in modo sartoriale, anche in considerazione delle peculiarità compositive di Alda Merini e delle modalità di versamento.

Lingua della documentazione:

  • ita

Documentazione collegata:

Fondo Maria Corti, conservato presso il Centro Manoscritti di Pavia.

Condizione di accesso:

accessibile previa autorizzazione

Condizione di riproduzione:

consentita per uso studio

Stato di conservazione:

ottimo

Soggetti conservatori

Soggetti produttori

Progetti

Fonti

  • Zorat2001-2002 = Ambra Zorat, Nei giardini del manicomio. "La Terra Santa" di Alda Merini, tesi di laurea, Università di Trieste, a.a. 2001-2002 (relatore: prof.ssa Cristina Benussi)

Compilatori

  • Revisione: Gabriele Locatelli (Archivista) - Data intervento: 04 novembre 2021
  • Prima redazione: Stefany Sanzone (Archivista) - Data intervento: 04 novembre 2021