Congregazione di carità di Melegnano ( 1524 - 1897 )

Tipologia: Ente

Tipologia ente: Ente di assistenza e beneficenza

Sede: Melegnano

Codici identificativi

  • MIDB000A33 (PLAIN) [Verificato il 22/10/2013]

Profilo storico / Biografia

La Congregazione di carità di Melegnano subentrò nel 1861 al Luogo Pio Elemosiniero, già erede di una solida tradizione di beneficenza sostenuta da diversi conventi e confraternite operanti sul territorio dal medioevo.
Il Luogo Pio di Melegnano era stato fondato in seguito alla scomparsa di alcune istituzioni di antica data. Nel 1769, nell’ambito delle riforme giuseppine, un Rescritto imperiale stabilì la soppressione di tutte le Congregazioni monastiche e di tutti gli ordini religiosi che non attendevano all’istruzione, all’assistenza degli ammalati o ad altri uffici di pubblica utilità.
In Melegnano, con decreto di Maria Teresa del 31 maggio 1770, vennero soppresse tre istituzioni, su proposta dell’arcivescovo di Milano:
- il Convento di S. Maria del Carmine anche detto Convento del Carmine o dei PP. Carmelitani della Congregazione di Lombardia;
- l’Ospedale dei Pellegrini;
- il Pio Legato Gallina, istituito nel 1767 per la distribuzione di medicinali ai poveri (1).
Per volontà imperiale tutti i beni vennero incamerati dall’Ufficio di Economato Generale con istrumento di possesso del vacante e inventario del 29 maggio 1771 e in seguito alienati con pubblica asta dei beni, sia mobili che immobili, il 21 giugno di quell’anno. Buona parte del patrimonio immobiliare dei Carmelitani fu acquistato dal conte Carlo Annone di Melegnano. Con il ricavato vennero pagate le spese di soppressione, estinti i debiti del Convento e dell’Ospedale e dedotti i vitalizi a favore dei frati dimoranti nel Convento soppresso. Il rimanente, su proposta dell’Arcivescovo di Milano, fu versato sul Monte Camerale di Santa Teresa. Con i redditi ricavati dalla vendita e dalle rendite maturate sulle cedole in deposito, per intervento del Prevosto di Melegnano Giovanni Candia, fu eretto il Luogo Pio di Carità di Melegnano, istituito formalmente con istrumento del 18 febbraio 1775, rogato dal notaio di Milano Francesco Antonio Lugani. L’Ente così istituito assumeva il patrimonio mobile, immobile e le rendite dei tre enti soppressi allo scopo di provvedere al servizio medico-chirurgico e alla somministrazione di farmaci agli infermi indigenti.
Insieme alla sostanza delle tre istituzioni il Luogo Pio ereditò anche l’onere di adempimento di una serie di legati di culto e assistenziali di fondazione più antica, vincolati al patrimonio del Convento dei Carmelitani; tra questi i più cospicui erano costituiti dal Legato Visconti don Alessandro istituito nel 1706 per la celebrazione di messe, ma, soprattutto, per il mantenimento del maestro comunale e per l’erogazione di una dote annua; il Legato Securi, per la celebrazione di messe e la distribuzione di riso alla vigilia di Natale (istituito nel 1748); il già citato Legato Gallina del 1767 per la distribuzione di medicinali ai poveri.
La stessa fondiaria del 1775 disponeva che, per volontà dell’arcivescovo di Milano, una parte della sostanza del nuovo ente venisse corrisposta annualmente ai medici condotti comunali a titolo di compartecipazione allo stipendio.
Gli amministratori del Luogo Pio così fondato erano quattro: il parroco locale pro tempore; uno dei canonici della Collegiata della Parrocchia; uno dei confratelli della Scuola di San Pietro e Biagio; uno dei deputati dell’estimo dell’amministrazione comunale. Il primo presidente designato fu don Giovanni Candia.
Durante la dominazione francese si realizzò un riassetto dei Luoghi Pii, nel tentativo di regolare e di uniformare gli istituti di beneficenza pubblica su tutto il territorio nazionale, e, nel 1807 una generale riforma dell’assistenza istituì in ogni borgo la Congregazione di Carità, quale organo centrale preposto all’amministrazione di tutte le istituzioni benefiche e caritative locali. A Melegnano, il Governo italico soppresse la Collegiata e la Scuola dei SS. Pietro e Biagio, riorganizzando gli istituti preposti alla beneficenza sotto il titolo di Congregazione di Carità di Melegnano, amministrata da sei membri, nominati dal Governo, sotto la presidenza del Podestà locale; l’istituzione subentrò per legge nei diritti e obblighi già stabiliti dalla fondiaria (2).
Nel 1815, con la cessazione del governo italico, venne riattivata la legislazione austriaca che, con una ulteriore riforma degli istituti di beneficenza, sostituì alla Congregazione di Carità una nuova forma d’amministrazione, fortemente semplificata rispetto al passato. Per ordine superiore vennero ritirate tutte le carte della municipalità comunale di Melegnano, e, fra queste, con ogni probabilità, anche quelle della Congregazione locale, in seguito depositate presso la Commissaria distrettuale (3).
La nuova amministrazione, rimasta in vigore fino alla legge sabauda del 20 novembre 1859, fu costituita da un solo Amministratore per tutti gli affari che riguardavano il buon andamento del patrimonio e da un Direttorio Elemosiniero per l’erogazione delle elemosine. Quest’ultimo si componeva di due membri: il parroco locale ed un deputato comunale dimorante nel comune. Risulta che a Melegnano già prima dell’istituzione di tale Direttorio esistesse un analogo organo responsabile della somministrazione delle elemosine.
Nel 1830 il Luogo Pio si dotò di un regolamento per avere una “norma direttiva nell’adempimento delle disposizioni contenute tanto nella Fondiaria, che negli altri particolari legati”; il testo rimarcava quanto stabilito dall’istrumento di fondazione a proposito delle elemosine, concedendo diritto di priorità alle puerpere, poi agli infermi, infine agli indigenti; disciplinava l’erogazione delle doti alle nubende povere (4).
Poichè il Direttorio allora in carica riconobbe che sarebbe stato più opportuno affidare la distribuzione delle elemosine al parroco e ai suoi due coadiutori curati, perchè i più vicini alla popolazione e ai bisogni degli indigenti, il regolamento sancì l’istituzione di un nuovo Direttorio elemosiniero e conferì anche ai suddetti la facoltà di individuare e distribuire i sussidi, portando di fatto ad una progressiva esautorazione del deputato comunale e all’eliminazione dell’ingerenza dell’autorità comunale nell’amministrazione dei LL.PP. Da quel momento, infatti, fino alla ricostituzione della Congregazione di Carita di Melegnano, nel 1861, il Direttorio appare sempre costituito dall’Amministratore e dal Parroco preposto, o da uno dei due curati, in sua assenza; non mancarono momenti di tensione e disaccordo nello svolgimento dell’incarico. Nel 1832, in seguito ad una vertenza tra i due membri del direttorio (il parroco e l’amministratore Andrea Spernazzati) nell’amichevole componimento voluto dalla I.R. Delegazione Provinciale vennero introdotte alcune modifiche al regolamento per quanto riguarda la distribuzione delle elemosine; le disposizioni erano in vigore ancora nel 1861 (5).
Prima ancora dell’emanazione della nuova legge sulle Opere Pie del 3 agosto 1862 n. 753, che andava a sostituire la precedente legge sull’assistenza del 20 novembre 1859, venne a cessare in Melegnano la vecchia amministrazione elemosiniera e fu istituita la nuova Congregazione di Carità, per la gestione delle Opere Pie in generale; infatti, in forza del decreto del Regio governo n. 23329 del 16 luglio 1861, era stato inaugurato il nuovo ente. Con il processo verbale di passaggio, atti e patrimonio passarono dall’Amministratore uscente Antonio Spernazzati al nuovo consiglio costituito da quattro membri (un Presidente e tre consiglieri).
La Congregazione assunse la direzione di tutte le opere pie esistenti nel luogo. Uno statuto e un nuovo regolamento non furono pubblicati prima del 1875 e del 1877 (6).
Nel frattempo l’Ente aveva acquisito diversi altri lasciti e legati aventi scopi e finalità molteplici (per doti, per la distribuzione di riso, per elemosine ai poveri o agli infermi o ai vecchi, per la distribuzione gratuita di medicinali, per messe ecc.); inoltre, amministrava direttamente alcune Opere Pie (Opera Pia Ciceri, Opera Pia Majocchi, Opera Pia Buttafava ecc.).
La Congregazione di Melegnano finì presto per essere coinvolta, proprio per il suo ruolo istituzionale di riferimento per tutto quanto riguardava lasciti benefici, anche nella fondazione e amministrazione dell’Ospedale Predabissi, inaugurato nel 1875 (7). Parimenti, si trovò ad amministrare per un breve periodo, fino al decreto di costituzione ufficiale e alla erezione in corpo morale nel 1890, il lascito che Stefano Busnè aveva disposto a favore della locale Società operaia (8).
Con la Legge Crispi del 17 luglio 1890 n. 6972 lo Stato italiano intervenne nuovamente nell’organizzazione della beneficenza elemosiniera, con l’intenzione di rendere più economiche le amministrazioni, semplificare il lavoro degli amministratori, omogeneizzare e razionalizzare l’intervento statale in campo benefico.
La conseguenza più evidente fu il concentramento delle istituzioni elemosiniere nelle Congregazioni di Carità.
Nella Congregazione di Melegnano furono concentrate le amministrazioni separate del Legato Ciceri (1892), Legato Buttafava (1892), Legato Lapis (Giuseppe) (1895) e Legato Restelli-Schiaffinati (1895) (9).
In seguito alla nuova normativa e ai concentramenti, nel 1897 si rese necessario emanare un nuovo statuto organico (10).
Questo stabiliva che la Congregazione amministrasse le rendite patrimoniali provenienti dall’antico Luogo Pio, a sua volta subentrato al Convento del Carmine, nell’adempimento dei seguenti lasciti:
1) Visconti don Alessandro (contributo per il mantenimento dei maestri comunali, una dote);
2) Securi (distribuzione di riso);
3) Cremonesi (distribuzione di riso);
4) Gallina Pietro (distribuzione gratuita di farmaci);
5) Bertuzzi Rosa (distribuzione gratuita di farmaci);
6) fondiaria del 1775 (compartecipazione al salario del medico condotto);
7) Sesti Giovanni (elemosine per gli infermi indigenti, una dote);
8) Buttafava sac. Antonio (tre doti);
9) Senna dottor Felice (distribuzione gratuita di farmaci);
10) incognito (elemosine);
11) Lapis sac. Giovanni (tre doti, elemosine ai poveri);
12) Legato di S. Giuseppe (una dote);
cui si sommano una serie di rendite per legati di culto (messe, uffici religiosi e funebri ecc.).
A questi lasciti si aggiungevano quelli acquisiti direttamente dalla Congregazione dopo la sua istituzione:
1) Frassi Isabella (elemosine ai poveri dimessi dall’ospedale);
2) Melli Carlo (elemosine);
3) Spernazzati Antonio (distribuzione gratuita di farmaci);
4) Martinenghi Gaetano Sebastiano (distribuzione di riso alla Cascina Majocca);
5) Saresani sac. Ferdinando (una dote);
6) Fondi d’avanzo della Causa Pia Majocchi sac. Gerolamo (elemosine agli infermi e ai vecchi).
La Congregazione amministrava inoltre le seguenti istituzioni pubbliche di beneficenza concentrate e aventi patrimonio separato:
1) Buttafava sac. Andrea (elemosine);
2) Ciceri sac. Francesco (elemosine ai convalescenti);
3) Lapis Giuseppe (una dote);
4) Schiaffinati-Restelli (due doti).
La Congregazione di Carità di Melegnano fu sciolta nel 1937, in ottemperanza alla L. 3 giugno 1937 n. 847, con cui le Congregazioni furono soppresse a livello nazionale e sostituite dall’ECA (Ente Comunale di Assistenza), in cui furono concentrate le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza di ogni Comune.
Note
(1) Le notizie relative alla istituzione del L.P. sono ricavate dall’articolo di AMELLI Cesare, “Le soppressioni di Giuseppe II e il Luogo Pio di Carità” in Rivista storica melegnanese, a. III (1991), n. 3 (gennaio-marzo), pp. 7-8, da AMELLI Cesare, Storia di Melegnano, Melegnano, 191984, p. 240 e soprattutto dall’Atto di fondiaria del 18 febbraio 1775 conservato in Archivio storico del Comune di Melegnano, Carteggio anteriore al 1889,89, Tit. 2- Opere pie e beneficenza, b. 10, fasc. 17; importanti notizie, sia sulla fondazione che sulla storia amministrativa dell’Ente, sono state recuperate da diversi atti conservati nel medesimo titolo di carteggio, di cui si cita in b. 11, fasc. 10, il Prospetto indicante l’origine, la natura e la situazione amministrativa del Luogo Pio e della Causa Pia Ciceri 1833 e, in particolare, in b. 22, fasc. 2, la Relazione del 13 settembre 1861 trasmessa al R. Governo della Provincia di Milano. D’ora in poi Archivio del Comune di Melegnano verrà abbreviato in ASCM.
(2) ASCM, Carteggio anteriore al 1898, Tit. 2-Opere pie e beneficenza, b. 22, fasc. 2, Relazione del 13 settembre 1861 trasmessa al R. Governo della Provincia di Milano e ibidem, b. 10, fasc. 10, corrispondenza diversa da cui si apprende che durante il Regno d’Italia erano praticate delle ispezioni periodiche di Consiglieri di Stato, Ispettori Generali della Pubblica beneficenza. Una parte delle spese sostenute per le ispezioni era a carico della Congregazione di Carità del luogo.
(3) Ibidem, b. 22, fasc. 1, Lettera all’I.R. Delegazione dell’8 novembre 1857 e riscontro del 26 novembre 1857.
(4) Ibidem, b. 14, fasc. 2, Regolamento del Luogo Pio di Melegnano del 27 gennaio 1830.
(5) Ibidem, b. 22, fasc. 2, Relazione del 13 settembre 1861 trasmessa al R. Governo della Provincia di Milano.
(6) Ibidem, b. 29, fasc. 8, Statuto organico della Congregazione di Carità di Melegnano del 2 dicembre 1875; ricevette l’approvazione tutoria nel 1876. Il Regolamento è del 20 novembre 1877.
(7) L’Ospedale Predabissi venne eretto e istituito grazie al lascito della nobildonna Sofia Predabissi che dispose un terreno in Calvenzano per la sua costruzione. Dopo lunga diatriba sull’ubicazione dell’edificio, venne eretto in Melegnano e inaugurato nel 1875, pur essendo stato riconosciuto ente morale già dal 1872 ed essendosi dotato di uno statuto nel 1873. Si prefiggeva come scopo il ricovero e la cura degli ammalati poveri dei Comuni di Melegnano e di Vizzolo Predabissi; retto da un consiglio costituito da un presidente e da quattro membri, fu regolamentato solo nel 1878. Per notizie sull’Ospedale consulta l’ASCM, Carteggio anteriore al 1898, in particolare in b. 31, fasc. 6 il prospetto delle Opere Pie di Melegnano.
(8) La Società di mutuo soccorso degli operai, braccianti e contadini di Melegnano e dintorni, molto più comunemente denominata Società operaia, venne istituita nel 1872. Stefano Busnè nel 1885 dispose a suo favore un lascito di lire 4.000, perchè la rendita annualmente venisse divisa e distribuita ai quattro operai anziani più poveri della Società; in sostituzione nominò la Congregazione di Carità. Poichè, all’atto del lascito Busnè, la Società non era ancora stata legalmente riconosciuta ed era inabile all’accettazione del legato, la Congregazione amministrò di diritto la rendita e il disposto testamentario fino alla regolarizzazione dell’Ente nel 1890. ASCM, Carteggio anteriore al 1898, Tit. 2-Opere pie e beneficenza, b. 32, fasc. 2, Fascicolo relativo al lascito di Busnè Stefano. Cfr. anche Rivista storica melegnanese, a. III (1991), n. 4 (aprile – giugno), p. 6.
(9) Vi furono anche lunghe pratiche per il concentramento dell’Opera Pia Majocchi (Gerolamo) a partire dal 1894; furono coinvolti anche gli amministratori dell’Opera Pia Majocchi di Milano istituita con quella di Melegnano con un testamento del 1827. Poichè la Causa Pia di Melegnano era stata fondata presso i LL.PP. del luogo per l’amministrazione dei redditi derivati dai fondi d’avanzo che potessero pervenire dall’altra amministrazione, risultò sempre difficile emanciparla totalmente da quella milanese ed escludere le ingerenze della prima amministrazione. Ne seguirono anche controversie legali con gli eredi Majocchi e amministratori dell’altro lascito, tanto che ancora nel 1897 non si era riusciti a realizzare il concentramento. ASCM, Carteggio anteriore al 1898, Tit. 2-Opere pie e beneficenza, b. 26, fasc. 4.
(10) Ibidem, b. 37, fasc. 1, Statuto organico della Congregazione di Carità di Melegnano del 24 settembre 1897.

Complessi archivistici

Profili istituzionali

Fonti

  • AMELLI, Storia = AMELLI Cesare, Storia di Melegnano, Melegnano, ed. 1984.

Compilatori

  • Daniela Mastrogiuseppe
  • Sonia Gliera